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domenica 30 agosto 2009

L'insegnamento della religione in Germania

Durante l'estate ho avuto modo di ospitare nuovamente un'amica tedesca di mia figlia. Vive nel nord - ovest della Germania, a circa tre ore di autostrada da Berlino e a poco più di un'ora da Colonia. Anche per lei, come per mia figlia, questo è l'ultimo anno di scuola superiore e mi diceva che doveva preparare per l'esame una relazione di religione da discutere oralmente. A settembre, la prima volta che è venuta in Italia, mi parlava di una tesina, sempre di religione, su cui stava lavorando e che avrebbe dovuto concludere, una volta rientrata in Germania, per avere il voto. Curiosa come sono, figuratevi se non le ho chiesto come è organizzato l'insegnamento della religione da lei.
Come cattolica lei segue l'insegnamento della religione cattolica; in alternativa c'è lo studio della religione protestante e per chi non si riconosce in nessuna di queste due confessioni, c' è uno studio di etica. Vedete che tipo di soluzione è stata adottata dalla Germania? Ci sono ore curricolari (mi sembra che mi parlasse di circa tre ore la settimana) in cui si affrontano le questioni fondamentali della vita. Lo studente può scegliere in che modo affrontarle e con chi. E il tutto con voti ed esami, come per qualsiasi altra materia.
Si potrà arrivare ad una soluzione del genere anche in Italia? Riusciremo, finalmente, a parlare di religione con animo sereno, senza polemiche, pensando soltanto a ciò che può aiutare i nostri giovani a crescere culturalmente e umanamente?
Ci stiamo avviando a celebrare il 150esimo dell'unità d'Italia. Ce la faremo, anche attraverso una discussione serena e costruttiva sull'insegnamento della religione, ad arrivare alla composizione di una frattura che, mai come da noi, dopo la presa di Porta Pia (vi ricordate, ragazzi, la questione romana?), continua a persistere tra laici e cattolici? Verrà costruita una valida alternativa alla religione cattolica? Il collega Luca nel suo sito, denuncia le difficoltà che invece stanno nascendo per organizzare proprio l'attività alternativa. E a noi, insegnanti di religione, sta a cuore che la scuola faccia proposte formative, piuttosto che incentivare il disimpegno attraverso l'ora del nulla (che comunque, allo stato attuale, resta un diritto).
Ciò che come adulti ed educatori ci deve interessare è solo il bene dei ragazzi.
Su questo abbiamo il dovere di confrontarci.