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sabato 20 marzo 2010

Le religioni cristiane e il bene della società civile

La scorsa settimana ho letto che gli atei di tutto il mondo hanno partecipato al più grande raduno per non credenti, che si è tenuto a Melbourne in Australia. Tra i temi affrontati, quello della fede, a loro giudizio sempre meno credibile, dell'oppressione che, in nome della religione, è esercitata su metà della popolazione mondiale, e delle interferenze religiose nei settori dell'istruzione e della politica. Non è mia intenzione entrare in nessuna polemica, anche perchè non faccio nessuna fatica a riconoscere che i credenti non hanno sempre dato (e non danno)  buon esempio e che molte volte si sono barricati dietro al loro credo per giustificare persecuzioni o atteggiamentidi intolleranza. Spero solo che chi si definisce ateo non finisca per cadere nelle stesse trappole.
Approfitto di questo spazio per proporvi, come pungolo alla riflessione, alcuni passi del commento di Perluigi Barrotta pubblicato sul Quotidiano Nazionale di sabato 13 marzo. Parlando delle tesi oggetto delle riflessioni proposte a questo meeting internazionale, l'autore dell'articolo si esprime così: "(...) Più interessante è la tesi che le religioni conducano all'intolleranza e al fanatismo. In un'epoca in cui in nome della religione vi sono persone che commettono attentati suicidi, è questa una tesi che merita molta attenzione . Purtroppo, tra gli atei vi è la tendenza a rendere omogenee esperienze religiose assai diverse. Anche nella religione cristiana vi sono stati nella storia momenti di fanatismo. Ma il precetto di amare il prossimo richiede che la conversione debba essere raggiunta con la persuasione e l'aiuto della grazia divina, non certo con la violenza. Inoltre, è un dato di fatto che le persone religiose hanno un ruolo preminente nelle associazioni filantropiche e nel volontariato. Il desiderio di aiutare gli altri non sembra certo essere un sintomo di fanatismo.

In realtà, vi sono molti studi che mostrano come la fede religiosa sia associata a virtù civiche da cui la società non può che trarre giovamento. Si tratta di virtù come essere temperanti e previdenti, osservare le regole, avere rispetto per gli altri e avere il desiderio di associarsi per aiutare il prossimo. Si tratta di virtù già esaminate nell'Ottocento da Tocqueville nei suoi studi della democrazia americana e che trovano oggi ulteriori conferme.
E' questa un'epoca segnata da un diffuso scetticismo e dobbiamo con cura evitare di confondere gli atei con gli scettici. Al contrario, gli atei sono persone con ferme convinzioni. Non a caso rappresentano solo il 2,3 per cento della popolazione mondiale.
Le persone non religiose affermano in genere di essere agnostiche, cosa che in molti casi è solo un modo elegante per dire che il problema non li tocca affatto.
Da questo punto di vista i movimenti atei sono i benvenuti, perchè è proprio lo scetticismo ad essere pericoloso nelle società occidentali. Non a caso con l'ampliarsi degli atteggiamenti scettici è diminuita la diffusione delle virtù civiche già notate da Tocqueville, cosa di cui tutti noi oggi ci lamentiamo. Ciò non toglie che gli atei sbaglino nell'analisi. Le religioni cristiane non conducono affatto al fanatismo ed anzi oggi costituiscono un importante fattore di progresso civico".
Vi propongo di leggere anche:
Cristianesimo e sviluppo

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