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martedì 20 aprile 2010

Il seder pasquale

Ecco la seconda parte dell'articolo pubblicato su Popotus allegato ad Avvenire del 1° aprile. Troverete la descrizione del seder pasquale, cioè del rito che accompagna la pasqua celebrata dagli ebrei.

Ben 14 portate, anzi per la precisione si tratta di 14 riti. Così si compone il "seder", che significa "ordine", ovvero la cena tradizionale della Pasqua ebraica: una cerimonia complessa e ricca di simbologie che ancora oggi  milioni di ebrei celebrano in tutto il mondo ogni primo sabato di primavera ricordando l'Esodo. Si comincia con la benedizione di una coppa di vino, che poi si beve appoggiando il gomito sinistro su un cuscino di seta. Segue la prima lavanda delle mani. Poi si mangia una foglia di sedano intinta nell'aceto (segno amaro della schiavitù in Egitto) e si spezza il primo pane azzimo, metà del quale viene però nascosto sotto la tovaglia o in altro luogo.
Il quinto gesto consiste nella lettura del lungo racconto pasquale, l'"haggadah", fatta come un dialogo tra un padre e il figlio che gli domanda informazioni su che cosa avvenne davvero nella notte del passaggio del Mar Rosso. Quindi si procede con la benedizione di un altro calice di vino, una nuona lavanda delle mani e la divisione del secondo pane azzimo; dopo di che si mangia insalata amara condita con il "charoset" un composto denso di mele, frutta secca e vino che, avederlo, sembra la malta dei mattoni: anche questo indica i lavori forzati cui gli ebrei furono costretti dal faraone. Ancora si spezza poi un pane azzimo, il terzo, e lo si mangia. Ma finalmente siamo arrivati al momento più noto della cena ebraica: quello dell'agnello arrostito, che si gusta preceduto da un antipasto composto di uova e altri cibi.

L'undicesimo rito prevede la continuazione libera del pasto; è il momento in cui si libera la gioia, espressa anche da una specie di "caccia al tesoro" nella quale i bambini presenti si sfidano a trovare il mezzo pane azzimo precedentemente nascosto. Lavate per la terza volta le mani, segue quindi la benedizione e il brindisi con la terza coppa di vino, la più importante del rito perchè si tratta del "calice del memoriale" ed infatti viene decorato con fiori. subito dopo si recita l'"hallel", ovvero il ringraziamento per la liberazione dalla schiavitù contenuto nei salmi dal 114 al 118. Quindi è la volta della quarta e ultima coppa di vino: mentre si beve, si apre la porta della casa per permettere simbolicamente di entrare al profeta Elia, considerato dagli ebrei il precursore del Messia che ancora attendono. Il banchetto si chiude infine intorno alla mezzanotte con preghiere e canti sacri ma anche con canzoni tradizionali.
L'ultimo ringraziamento dice:
"Anche se la nostra bocca fosse ripiena di inni come il mare, anche se le nostre labbra fossero colme di lodi quanto è grande il cielo, o Signore nostro Dio, non potremmo mai ringraziarti abbastanza e benedire il tuo nome anche per una soltanto dei miliardi di meraviglie che hai compiuto per noi e per i nostri antenati".

Vi lascio, dal Principe d'Egitto, la ricostruzione della liberazione dalla schiavitù d'Egitto.


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