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sabato 31 dicembre 2011

Travolti da un imprevisto

"Il senso comune suggerisce che è meglio evitare gli imprevisti. Eppure, duemila anni fa, una decina di pastori in una notte si sono imbattuti in un fatto che certamente non avevano messo in conto. Un imprevisto che sconvolge la vita, la riempie di significato. L’augurio più bello è che per questo Natale la nostra vita possa essere «travolta» da quell’imprevisto. Anche in un tempo più che mai incerto e difficile, la speranza è il segno della disponibilità del cuore a una nuova partenza ed è la posizione di chi vuole essere davvero protagonista della propria esistenza, ognuno con il suo ruolo e con responsabilità. Il richiamo del Papa ad Ancona alle nuove generazioni è stato un invito a non perdere la fiducia, a «non perdere mai la speranza», quella radice che ci fa guardare la realtà per quella che è: come ultimamente positiva anche quando ci pone di fronte alle difficoltà. Una crisi per un grande cambiamento. E uno slancio così coraggioso e profondo non può che partire dai giovani".
Valentina Bolis

venerdì 30 dicembre 2011

Senza paura

"Il cristiano non può che continuare a sperare e a non avere paura, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II. Pur avendo sotto gli occhi una situazione economica e sociale complessa, non possiamo arrenderci. È chiaro che ci sono disuguaglianze e ingiustizie non solo in posti lontani, ma anche qui a casa nostra. Basta saperle vedere.
Abbiamo il compito e il dovere di lottare per un’Italia migliore e più attenta a tutti: malati, anziani, bambini, portatori di handicap, ma anche a noi giovani, perché senza di noi non ci sarà futuro. Dobbiamo trovare il modo per essere protagonisti veri in politica, continuare a fare volontariato e riuscire a entrare nel mondo del lavoro in modo adeguato, perché non possiamo continuare a essere precari a vita. Il nostro Paese deve riuscire a mantenere i nostri giovani cervelli a casa, perché sono una ricchezza. In generale, la nostra voce deve contare. Forse è utopia, ma io ci credo".
Paola Fumagalli

giovedì 29 dicembre 2011

Almeno potrò dire di averci provato

In questi giorni di attesa del nuovo anno e in quelli immediatamente successivi, vi lascerò le riflessioni di alcuni giovani, pubblicate su Avvenire del 21 dicembre 2011.
Che possano aiutarci a "costruire" un buon 2012.

"Credo che sperare sia un dovere, per dare una chance alla vita di sorprendermi. Se non spero, vedrò le occasioni che la vita mi offre non come possibilità, ma come l’ennesima illusione. In questo modo, però, avrei perso in partenza. Se perdo dopo aver sperato, almeno potrò dire di averci provato, di non aver lasciato nulla d’intentato o al caso. Quanto dico «l’ho sperimentato», anche se con sorte alterna, sul piano lavorativo e affettivo ho già vinto... Ah, un’altra cosa: bisogna sperare anche perché così ci attiriamo amici capaci di alimentare ancora di più la nostra speranza, come in un circolo virtuoso".
Fabrizio Assandri

mercoledì 28 dicembre 2011

Mai più violenza!!!

"La violenza è una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte; il rispetto, la riconciliazione e l'amore sono la via per giungere alla pace".
(Benedetto XVI all'Angelus per la festa di Santo Stefano, ricordando il Natale di sangue in Nigeria)

martedì 27 dicembre 2011

La tenerezza di Dio

"Nel Natale noi incontriamo la tenerezza e l’amore di Dio che si china sui nostri limi­ti, sulle nostre debolezze, sui nostri peccati e si abbassa fino a noi. San Paolo afferma che Gesù Cristo «pur essendo nella condizione di Dio… svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando si­mile agli uomini» (Fil 2,6-7).
Guar­diamo alla grotta di Betlemme: Dio si abbassa fino ad essere adagiato in una mangiatoia, che è già preludio dell’abbassamento nell’ora della sua passione. Il culmine della storia di amore tra Dio è l’uomo passa attra­verso la mangiatoia di Betlemme e il sepolcro di Gerusalemme".
(Benedetto XVI, catechesi di mercoledì 21/12/2011)

domenica 25 dicembre 2011

La meraviglia del Natale

Auguri a tutti! Oggi è Natale.
Proviamo però a riscoprire il vero senso di questo giorno. Forse non ci rendiamo conto di quale grande meraviglia abbia compiuto Dio, che si è fatto come noi - così recita una canzone - per farci come lui.
Vi lascio l'editoriale di Luigi Ballerini pubblicato su Avvenire del 21 dicembre, che ci aiuterà a cogliere la meraviglia di questo giorno.
"Se in questi giorni di festa passeggiassimo per le strade di Tokio e varcassimo la soglia del Roppongi Hills Cafe, avremmo l’occasione di trovarci fra le braccia di Hug­ Chan che ci dà il benvenuto nel locale con un caloroso abbraccio. Davvero carino, se non fosse che Hug-Chan è un robot creato da Samsung come campagna pubblicitaria per il Natale. A metà strada fra il vecchio omino Michelin e il robottino del bel film Wall-E della Pixar, con i suoi cuscinetti di plastica gonfiata per non farci male, cerca di dispensare ai bambini un po’ di calore umano con il suo Christmas-hug (abbraccio­di- Natale). Gli occhioni che brillano sul Samsung Galaxy che fa da testa ispirano tenerezza e anche la postura delle braccia invita a contraccambiare il sentimento. Nello spot che lo accompagna, quando si stringono il robot e la bella bambina dai codini nerissimi e gli occhi a mandorla, viene infatti a tutti da dire «ohhh». In questi stessi giorni all’esposizione di robotica di Chongqing in Cina, un impressionante robot antropomorfo accoglie i visitatori con gesti gentili. È la risposta cinese al presunto primato nipponico sulle macchine. Le sue movenze sono flessuose e armoniche, proprio come le nostre; lontane anni luce dagli scatti meccanici cui siamo abituati nelle macchine. Ha la carnagione convincentemente naturale, i capelli veri sono ben pettinati, sembra quasi capace di abbozzare un sorriso sornione mentre invita a entrare nei padiglioni. Se prendo in mano il mio nuovo iPhone adesso posso anche parlare con Siri, una fedele amica che con la sua voce suadente e fluente risponde pazientemente a ogni mia domanda. Si tratta in realtà di un sorprendente programma di riconoscimento vocale e reperimento informazioni sul web, ma dai tratti molto umanizzati e in un certo senso convincenti. Posso chiederle di mandare un messaggio a mia moglie avvisandola che rientro a casa un po’ in ritardo e lei meticolosa esegue, ma posso anche porle quesiti più generali. Se ad esempio chiedo «cos’è il Natale», mi risponde con sicurezza «Natale è il 25 Dicembre 2011». Però non ho chiesto quand’è Natale, ho chiesto cos’è. E se provo a insistere chiedendo «cosa accade a Natale?», la povera Siri riesce solo a rispondermi «non hai fissato niente nel calendario per il giorno di Natale». In fin dei conti ha ragione, nessuno scrive Natale nell’agenda del 25 dicembre. Non lo si scrive perché accade, perché è un appuntamento che non fissiamo noi. È Qualcun altro che l’ha posto «in agenda», e non in modo esclusivo: è per ciascuno di noi come per tutti. Solo che Siri non può saperlo. Macchine e uomini, e la loro interazione; la questione si ripropone con sempre maggiore insistenza. Nuovi quesiti e nuove frontiere. Eppure tutto ciò accade a Natale, proprio nel momento in cui Dio si compromette con l’uomo. Gli sono piaciuti così tanto la natura umana e il nostro corpo da scegliersene uno, da decidere di incarnarsi, farsi come noi. È paradossale che cerchiamo consolazione e calore fra le braccia dei robot, che aneliamo un sorriso dalle loro facce di pixel e parliamo con i software proprio nell’istante del tempo in cui riceviamo il più grande abbraccio dopo il Big Bang, per parafrasare Jovanotti. L’unico Christmas-hug che conta non proviene da chi produce tecnologia, e nemmeno da microchip e bulloni. Arriva a noi da Dio. E dagli uomini, dalle donne, dai bambini, dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, dai sani e dai malati, purché in carne e ossa. Quella carne e quelle ossa che nella notte che verrà hanno assunto una dignità impensabile, un valore incalcolabile; hanno toccato una vetta inimmaginabile al pensiero umano. Ci poteva pensare solo Dio a una mossa così.
Davvero".

venerdì 23 dicembre 2011

Un giovane appassionato della vita

Per continuare il nostro viaggio alla scoperta dei santi, uomini e donne ricchi di umanità, vi propongo un documentario su Pier Giorgio Frassati, un giovane appassionato della vita.

lunedì 19 dicembre 2011

Don Bosco

Mi piace pensare ai santi come uomini e donne testimoni di umanità. Noi, invece, il più delle volte li immaginiamo sempre a pregare e molto lontani dalla vita. Non è così, perchè la santità si "costruisce" nella passione per la vita donataci che deve dare frutto secondo il piano amorevole di Dio.
I santi hanno testimoniato l'amore verso Dio nella gioia di spendersi per gli altri.
Su questo stanno lavorando gli alunni delle classi seconde e a loro,e a chi dovesse visitare questo blog, offro alcuni video trovati nella rete che parlano di alcuni santi.
Incomincio con don Bosco, sacerdote che ha dedicato la sua vita all'educazione dei giovani.



seconda parte

terza parte

quarta parte

sabato 17 dicembre 2011

Il lavoro che fa per te

Come funzione strumentale per l'Orientamento sto organizzando un evento da proporvi, cari alunni di terza, una volta tornati dalle vacanze di Natale.
Mentre stavo cercando del materiale nel web, mi sono imbattuta in un test che vi propongo. Vi chiedo solo di lasciarvi pro-vocare, perchè come tutti i test non può e non deve essere predittivo, ma può offrire spunti per la riflessione personale e per l'eventuale condivisione con chi può consigliarvi, come i vostri insegnanti, i genitori, un counselour. A questo proposito, vi ricordo che lo Sportello di Ascolto è utile anche per confrontarsi sulla scelta della scuola superiore.
Ritornando al test, troverete che alcune situazioni vi pensano già usciti dalla scuola; adattatele a voi. Non dimenticate di dare  un'occhiata anche al sito in cui si trova il test. E' molto interessante.
Cliccate sull'immagine e provate a scoprire qual è il lavoro che fa per voi.

lunedì 12 dicembre 2011

Tra poco è Natale

Tra poco è Natale, e l'aria di festa è un po' forzata. La difficile situazione che stiamo vivendo ci rende seri, meno disponibili alla spensieratezza. Speriamo che non ci renda più diffidenti gli uni con gli altri.
Mi ha colpito la storia letta su Avvenire del 7 dicembre. Vorrei condiverla con voi.
«Ha all’incirca quarant’anni. È una bella donna dal volto sciupato e il sorriso spento.
Ben vestita, discreta, entra nella libreria cattolica dove mi trovo per comprare un libro. Nel negozio siamo solamente in tre: due sacerdoti e la commessa. La signora saluta sommessamente. Non è venuta per acquistare un Bambinello, ma per vendere qualcosa. Tira fuori dalla borsa, infatti, con estrema timidezza, una decina di accendini e chiede ai presenti la cortesia di prenderne qualcuno. Nessuno dei tre fuma, sicché l’invito cade nel vuoto. Di venditori di piccole cose inutili, a Napoli e dintorni, ce ne sono sempre stati tanti. In questi mesi di vacche scheletrite, logicamente, costoro sono più che triplicati. Tra di essi, tanti fratelli e sorelle dell’Europa dell’Est o dell’Africa nera, giunti in mezzo a noi ricolmi di speranze e costretti, poi, a mendicare o delinquere per non morire.
La signora, però, non è straniera, ma italiana, dall’accento napoletano appena percettibile. Si capisce da lontano che con quel 'lavoro' non ha dimestichezza alcuna. Quanto a noi, siamo già tornati a scrutare tra gli scaffali alla ricerca di ciò che ci interessa. La povera donna, però, non si arrende. Con la voce tremula e lo sguardo basso, farfuglia ancora qualcosa. Poi si fa coraggio, mette da parte gli accendini, e, chiamando a raccolta tutta la disperazione che la invade, implora: «Vi prego, fate la carità... fatela in suffragio dei vostri morti...».
L’improvvisata venditrice ambulante si è trasformata presto in una mendicante. Ma mendicare non è così facile come si crede. Occorre fare i conti con la vergogna, con il rossore che all’improvviso t’infiamma il volto, con la propria dignità che si ribella. Con il terrore di essere riconosciuti, e additati come pezzenti. A quelle parole avverto come un pugno nello stomaco. Un attimo. Solamente un attimo e già la mente corre al Vangelo della prima domenica di questo Avvento nuovo che ha già il sapore del Natale. Ricordo il monito di Gesù: «State attenti...». Attenti a chi? Attenti perché?
Mi sovviene il brano di una domenica precedente: Gesù accoglie nel suo regno i propri amici, felice di ricambiare la premurosa attenzione che, a suo tempo, hanno avuto per lui quando, malato, carcerato, solo, ha sofferto la fame, la sete, il freddo.
Anche oggi Gesù passa per le strade delle nostre città, delle nostre contrade. E si fa mendicante. E ci interpella. E ci sfida. Lo fa nascondendosi nei panni di questa donna dignitosa e povera. Una sorella venuta da chissà dove, che intercetta i miei passi e mi illumina il cammino. Non ho forse tante volte predicato: «I poveri? Saranno loro a salvare il mondo dalla noia e dal non senso. Loro che sanno conservare lo stupore per i mille miracoli che la vita mette sotto gli occhi nostri. I poveri? Ci sono così preziosi e necessari che occorrerebbe andarli a cercare e supplicarli in ginocchio di accettare il nostro aiuto...». Non ho forse chiesto, uscendo di casa stamattina: «Parla, Signore, che il tuo servo ascolta. Manda, ti prego, un angelo sul mio cammino»? Il Signore ha parlato con la voce imbarazzata di una sorella sconosciuta. Anch’io – ma lei non lo saprà mai – muoio dalla vergogna mentre le lascio scivolare qualcosa tra le mani, rammaricandomi di non aver capito prima.
«L’accendino, signora...». Lo voglio. Per non mortificarla. Mi sorride. Mi ritrovo in chiesa con l’accendino in mano e i pensieri che galoppano in libertà. Ho deciso. Sarà con l’accendino della signora sconosciuta che darò luce alle lampade che brillano davanti alla mangiatoia la notte di Natale, per ricordare al Dio Bambino tutti coloro che non riescono più a tenere il passo con questo mondo che corre tanto in fretta da dare l’impressione di essere impazzito».
Maurizio Patriciello


mercoledì 7 dicembre 2011

C'è sempre un frammento di gioia pura, anche nell'incubo più nero

Una parabola buddhista:
«Un uomo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre sempre tallonato dalla belva. Giunto davanti a un precipizio, si lasciò penzolare aggrappandosi a una vite selvatica posta sull’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto.Tremando, l’uomo vide che due topi avevano cominciato a rosicchiare piano piano la vite. In quel momento, però, egli scorse davanti a sé una stupenda fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola: com’era dolce!».
Ecco il commento di monsignor Ravasi, da Avvenire del 4 dicembre:
Anche nel pericolo più atroce e nel dolore più disperato, c’è sempre un frammento di gioia pura; anche nell’incubo più nero, si può accendere una scintilla di luce. È importante afferrarla: la paura e la sofferenza muteranno, senza per questo scomparire.
Meditiamo gente, meditiamo!

lunedì 5 dicembre 2011

Cosa è meglio per noi?

Quando in classe si parla di libertà vi si illuminano gli occhi. Eh sì, cari ragazzi, ognuno di voi già si immagina cosa farebbe se fosse veramente libero: niente più orari da rispettare, niente più doveri..."finalmente si fa come dico io!". Passata l'euforia iniziale, ecco che la fronte comincia a corrucciarsi (a qualcuno prima degli altri): "ma sarei proprio così bravo da non mettermi nei guai?!!". Eh sì, mica è facile essere liberi. Ecco che allora qualcuno, timidamente, incomincia a tirar fuori un'altra parolina: responsabilità. Va bene essere liberi, ma con responsabilità, perchè mica si può fare tutto ciò che si vuole. In che mondo vivremmo? Prevarrebbe la legge del più forte, e questo non piace a nessuno. La libertà ci chiede di scegliere ciò che è meglio per noi. Ma cos'è meglio?
Vi invito a cliccare qui. Vi si aprirà una pagina da leggere: si tratta delle riflessioni di alcuni ragazzi sul tema della responsabilità e di quello che è meglio per voi. Ci offrirà senz'altro una spunto per discuterne a scuola. A presto!

sabato 3 dicembre 2011

Il salto nella fede

A proposito di fede, dato che se ne sta parlando a scuola, vi propongo questa scena, dal mitico Indiana Jones.

A voi le riflessioni.

mercoledì 30 novembre 2011

La forza di rialzarsi

Chi di noi non ha fatto mai l'esperienza di un fallimento. O perlomeno di qualcosa che ci andava vicino: un brutto voto, un rimprovero, una sconfitta....
A scuola, di fronte alle difficoltà i ragazzi reagiscono in maniera diversa: c'è chi si immusonisce, chi ti rende impossibile fare lezione, chi sta lì, più o meno scomposto sulla sedia, ma abbastanza in silenzio, ad aspettare che suoni l'ora. E' ovvio, a nessuno piace ammettere di non essere capace, per cui è preferibile giocare sul fatto che, se solo avessi voluto, avrei fatto tutto bene. Eppure non c'è nulla di male nel non riuscire. Nessuno nasce imparato, ma è purtroppo non facendo che non si impara mai.
Vi lascio questo video in cui trovate la testimonianza di una persona a cui la vita non ha risparmiato nulla. Vi troverete forza d'animo, entusiasmo, capacità di mettersi in gioco, ogni giorno.

lunedì 28 novembre 2011

Fare il male non è segno di potenza

Gli essere umani sono proprio strani! Riflettevamo su questo qualche giorno fa a scuola, dopo che un ragazzo aveva dato della secchiona ad una compagna che era stata in grado di rispondere alle domande che rivolgevo alla classe. E' proprio strano, facevo notare ai ragazzi, come riusciamo a rivoltare il mondo con le nostre parole. A pensarci bene, infatti, a scuola si dovrebbe venire per imparare, e il "secchione", che non fa altro che fare il suo lavoro, dovrebbe essere lodato, ma invece viene preso in giro. Chi batte la fiacca, e quindi non fa il suo dovere, al contrario, è preso d'esempio dai compagni o comunque ammirato, perchè non è un secchione. Stiamo costruendo un mondo alla rovescia, dove il male diventa bene, e il bene è qualcosa di cui vergognarsi. A questo proposito vi offro una storia che riguarda il Buddha. Leggete:
Buddha s’era imbattuto in un criminale che voleva ucciderlo. Gli chiese solo di esaudire un suo ultimo desiderio: «Taglia un ramo da quest’albero!». Quello lo accontentò e disse: «E ora?».«Riattaccalo!», ordinò Buddha. Il bandito sghignazzò: «Sei pazzo a volere questo!».«No, lo sei tu: uccidere e far del male è una cosa da bambini e non un segno di potenza. Lo è, invece, creare e risanare!».
E' proprio vero: i prepotenti si illudono di essere forti perchè minacciano e usano la forza. Tutti i loro sforzi di trasformare il male nel loro bene non riescono però a celare un'amara verità: fare il male è roba da bambini e non è un segno di potenza.
Meditate gente, meditate!

sabato 26 novembre 2011

Cecilia si rispecchiò nel cielo

Cari alunni di seconda, all'inizio del cammino che vi ho proposto alla scoperta di alcuni santi, vi lascio queste due riflessioni. Una è di un poeta che ci presenta santa Cecilia, l'altra è di una donna di straordinaria intelligenza e spiritualità.

«Cecilia parlava spesso col cielo / e il cielo non le rispondeva, non poteva / e nel cielo Cecilia / continuò a rispecchiarsi / fino al giorno in cui la sua immagine / coincise con il celeste specchio». (Antonio Porta, 1935-1989)

«Per quanto cerchiamo di saltare o di volare in alto, noi non riusciremo mai a raggiungere il cielo. Se, invece, ci mettiamo a contemplarlo e a fissarvi il nostro sguardo, il cielo scenderà, ci avvolgerà e ci abbraccerà...».
(
Simone Weil, scrittrice ebrea).

Gianfranco Ravasi, su Avvenire del 22 novembre, ha commentato così queste riflessioni:
«Purtroppo noi ci siamo curvati sulla terra, ci dedichiamo esclusivamente alle cose, non possiamo perdere tempo fermandoci — nel silenzio di una notte — a guardare quegli spazi infiniti che turbavano Pascal e Leopardi e che evocano il mistero di Dio e dell’uomo, come cantava il Salmista: «Quando il cielo contemplo e la luna e le stelle che accendi nell’alto, io mi chiedo davanti al creato: cos’è l’uomo perché lo ricordi?» (8, 4-5). Chini sulle realtà materiali, senza mai uno sprazzo di luce, di contemplazione, di infinito, diventiamo simili a oggetti, governati dalla sola legge di gravità che ci appiattisce alla terra. Eppure noi viventi siamo fatti della stessa materia delle stelle e alle stelle va implicitamente il nostro “desiderare” (de sideribus)».
Si potrebbe dire che i santi non hanno rinunciato a guardare il cielo, non si sono appiattiti sulle cose materiali, hanno cercato la bellezza che viene dal riconoscere ciò che è vero, buono e giusto. Solo così hanno permesso a Dio di entrare nella loro vita e Dio li ha riempiti di sè.



 

mercoledì 23 novembre 2011

Il tesoro dell'amicizia

Vi rimando allo "Spazio di Profrel" per un questionario su quanto conoscete, a livello biblico e non, sull'amicizia.
Cliccate sull'immagine.

domenica 20 novembre 2011

Indovina chi

Ricomponi l'immagine e indovina a chi si riferisce.



Se vuoi saperne di più, clicca sui segnali qui sotto.

mercoledì 16 novembre 2011

L'amore non morirà mai

Alla faccia di Halloween, sono molti di più i "miei" alunni che hanno ricordato la festa dei Santi come Dio comanda. Da un veloce sondaggio fatto nelle classi, la maggioranza dei ragazzi si è recata con le famiglie a visitare i propri cari defunti al Cimitero. Novembre è il mese in cui la pietà popolare si esprime nel ricordare chi non c'è più, nella speranza di ritrovarci un giorno, tutti insieme, nella Gloria di Dio. Vi ricordo che la parola "cimitero" deriva dal greco κοιμητήριον (koimetérion, "luogo di riposo": il verbo κοιμᾶν ("koimân") significa "fare addormentare"), attraverso il tardo latino coemeterium. Il termine ha quindi una risonanza culturale decisamente diversa dal termine necropoli, che significa invece "città dei morti". Per i cristiani il luogo in cui seppellire i defunti non poteva più chiamarsi città dei morti, perchè per fede essi credevano e credono che dopo la morte ci aspetta una nuova vita, quella della resurrezione. La morte non è la fine di tutto, non è neanche interruzione del legame con i nostri cari.
Vi lascio una bella riflessione che ho trovato su Noi Genitori e Figli, supplemento ad Avvenire del 30 ottobre 2011:
«Che cosa bella. Quando un nostro caro muore e ritorna a Dio, egli ci porta nel suo cuore. Io sto in Dio attraverso il cuore di quelli che mi amavano e che in questo momento, sono già arrivati ad immergersi nel cuore di Dio. C'è un po' di noi nel cielo. Quando moriremo non andremo verso un luogo completamente estraneo, perchè una parte di noi sta già in Dio. Ci incontreremo tutti nel cielo. L'amore che viviamo non muore mai. L'amore non muore. L'amore si trasforma. Amare significa credere che l'altro non morirà, mai». (Leo Tarcisio Goncalves Pereira)
Che belle parole! L'amore non morirà mai e nell'amore noi saremo uniti a Dio.
Meditiamo, gente. Meditiamo!

sabato 12 novembre 2011

Ripassiamo l'argomento sull'adolescenza

Come ripasso e per verificare quanto avete imparato, vi propongo un esercizio. Cliccate sull'immagine, che vi porterà a "Lo spazio di Profrel" da cui potete accedere al quiz.
Buon lavoro!

venerdì 11 novembre 2011

La genialità e la pazienza

«La genialità come la santità non si eredita. Il genio non è altro che una grande attitudine alla pazienza».(Georges-Louis Buffon, naturalista francese del Settecento)
Nel nostro immaginario difficilmente associamo la pazienza alla genialità: il genio è un intuitivo, quindi, è un vulcano di idee, ma non uno paziente. Quanto ci sbagliamo! Se la genialità non viene pazientemente coltivata, si perde. L'esercizio è indispensabile. Tutti i grandi artisti, irruenti nella fase creativa, lo erano di meno nella fase operativa, dove, con pazienza e costanza, affinavano la tecnica, curavano l'esecuzione. Ho letto, per esempio, che Vivaldi fosse capace di comporre una partitura in meno tempo di quello che impiegava il segretario a ricopiarla; però su quella stessa partitura, il compositore lavorava instancabilmente a rifinire e rielaborare. Da questo un insegnamento per tutti: la fatica, l'addestramento sono necessari a ciascuno e in ogni attività.
Meditiamo, gente. Meditiamo!

giovedì 10 novembre 2011

Le otto regole dell'amicizia

In conclusione del nostro viaggio alla scoperta dell'amicizia, vi invito a completare questo testo che parla delle Otto regole dell'amicizia.


Testo tratto da Genisio M., Il tesoro che c'è. Corso di religione cattolica per la scuola secondaria di 1° grado, Marietti scuola 2006

mercoledì 9 novembre 2011

Conoscere la meta

"Si deve conoscere la meta prima del percorso.
Chi non ha uno scopo non prova quasi mai diletto in nessuna operazione".
(Jean Paul, scrittore tedesco nato nel 1763)
Avere chiara la finalità del nostro agire sembra scontato, ma non lo è.
Nella realtà siamo così poco ponderati nelle nostre scelte, che il più delle volte "partiamo" senza sapere dove esattamente ci condurrà l'azione intrapresa. La riflessione e la pacatezza non sappiamo cosa siano. Eppure avremmo bisogno di recuperare queste virtù, per ridare senso, il vero senso, al nostro agire quotidiano e, perchè no, anche alla nostra vita. Solo così potremmo ritrovare il gusto nelle cose che facciamo, senza che siano soltanto le emozioni a governarci la vita. Perchè, sappiatelo, le emozioni passano, si dileguano, a volte lasciandoci devastati e vuoti.
Pensare bene a dove si vuole arrivare, darsi ragione delle proprie scelte....non credete che valga la pena incominciare a provarci?
Meditate, ragazzi, meditate!

martedì 8 novembre 2011

Le classi e l'amicizia

Ecco le frasi delle classi sull'amicizia. Provate a costruire le vostre, mettendo insieme le parole utilizzate dai ragazzi.
classe 2A

classe2B

classe2B di Castelraimondo

classe 2C

classe2D

classe 2E

lunedì 7 novembre 2011

L'icona dell'amicizia

Quanto contava per Gesù l'amicizia? Andate a leggere i seguenti passi:

Lc 10,38-42; Gv 11,33-36; Gv 13,23.

Vi propongo un’icona copta del VII secolo che raffigura Cristo che abbraccia san Mena, abate del monastero di Alessandria. Questa immagine è comunemente denominata Icona dell’amicizia.
L’icona rappresenta Gesù che accompagna un discepolo. Gesù è ben riconoscibile dal nimbo (aureola) che attornia il capo con all’interno la croce luminosa. Questa aureola è segno della grazia divina che è comunicata al discepolo che cammina al fianco del suo Signore e dal contatto della mano destra che Gesù posa sulla spalla destra del discepolo. È la trasmissione della vita divina a chi segue Gesù via, verità e vita. Gesù è il maestro e Signore come indica il libro chiuso che regge nella mano sinistra, che è  il Vangelo, la lieta notizia, il dono prezioso (la copertina è ricca di pietre preziose) ed è il messaggio misterioso, il libro sigillato.
Il discepolo è guidato da Gesù che lo accompagna con la sua mano posta sulla spalla. Essa è sicurezza, protezione e anche dono di grazia che è espressa dal nimbo simbolo della santità; grazia che il discepolo non tiene per sé ma che dà in dono con il gesto della mano destra benedicente.
Nella sinistra egli tiene il rotolo, che può significare che egli ha fatto sua la Parola del Signore oppure che egli è nel numero dei salvati dalla grazia del Signore. Meno probabilmente può significare la regola del monastero che egli guida.
Le vesti sono di colori caldi che manifestano l’umanità e la povertà del Signore e del discepolo.
Forse la veste scura di Gesù può significare l’abito monastico.
I grandi occhi manifestano l’apertura del cuore (sono la finestra dell’anima), la disponibilità a lasciarsi leggere dentro, anzi il desiderio stesso di entrare in comunione con chi contempla l’icona.
Il fedele infatti nella contemplazione viene come assunto dal mistero della grazia che è comunicata dalla presenza del Signore, dal camminare al suo fianco, dal sentire quella mano che non solo dà sicurezza e conforto nel cammino, ma sembra anche essere come di sostegno alla stesso Signore Gesù; l’usura del tempo ha consumato nell’icona il colore e ha fatto sparire i piedi stessi di Gesù, che sembra ora camminare con i piedi del discepolo, sbigottito dall’esperienza stessa che sta vivendo.

sabato 5 novembre 2011

Ma il mondo non esploderà

Così ha intitolato il suo commento Cesare De Carlo sul Quotidiano Nazionale del 31 ottobre 2011. A cosa si riferiva? Alla notizia, di cui vi parlavo anch'io qualche giorno fa, della nascita del 7 miliardesimo abitante della Terra.
Sette miliardi di esseri umani abitano questo pianeta e c'è chi vede nero: scarsità di spazi, cibo, acqua, petrolio, carbone e altre fonti energetiche. Ma vediamo cosa dice l'autore del commento di cui vi parlavo:
"Insomma una catastrofe, anche perché la popolazione secondo le più pessimistiche proiezioni potrebbe più che raddoppiare da qui alla fine del ventunesimo secolo: dagli attuale 7 a 15 miliardi.
Andrà così? Non necessariamente. Perché se è vero che negli ultimi sessant'anni gli abitanti della Terra sono passati da 2,5 a 7 miliardi, è altrettanto vero che in Europa, nelle Americhe, in Asia cala il tasso di natalità. E di molto. In Cina, la politica di un figlio per famiglia sta determinando due fenomeni: mancano all'appello 100 milioni di donne e aumenta rapidamente l'età media. In Giappone, un cittadino su quattro ha più di 65 anni, mentre il tasso di natalità è a 1,2 bambini per donna. Ancora più basso (0,9) in Italia, che con il Sol Levante si rivela il Paese più vecchio del mondo, e nel resto della (appunto) vecchia Europa. La Russia è a 1. Gli Stati Uniti a 1,3.
Scrive Fred Pearce in un recente saggio: oggi la media della natalità mondiale è la metà rispetto alle madri e alle nonne delle attuali mamme: 2,5 contro 5. E questo nonostante la spaventosa bomba demografica del continente più povero del mondo: ai primi quattordici posti della classifica di numero di bambini per donna ci sono altrettanti stati africani, con in testa Niger (4) e Uganda (5).
Secondo le proiezioni dello studioso, la popolazione continuerà a crescere moderatamente sino alla metà del secolo per declinare rapidamente. Il mondo dunque non esploderà. Basterà a calmare i pessimisti a oltranza?

giovedì 3 novembre 2011

L'amicizia nella Bibbia

Nella Bibbia si narrano storie di amicizia, come quella tra Gionata e David o tra Rut e Noemi. Quest’ultima ci ha donato versetti colmi di commozione: «Perché dove andrai tu andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te» (Rt 1,16-18). Grazie a tale insistenza Noemi comprese quale dono fosse Rut per la sua vita, così partirono insieme per il loro viaggio.
L'amicizia lega Davide a Gionata, figlio di Saul, primo re d'Israele. Tale amicizia, pura e disinteressata, non si arresta neanche quando Saul inizia a perseguitare Davide, perchè comprende che il giovane gli succederà come re. Alla morte suicida di Saul, sconfitto dai Filistei sui monti di Gelboe, e alla notizia della fine di suo figlio Gionata, Davide si straccia le vesti dal dolore ed esclama questo lamento:
«Perchè son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Gionata, per la tua morte sento dolore,l'angoscia mi stringe per te, fratello mio Gionata!» (2Sam 1,25-26)
L’Antico Testamento ci invita a stare in guardia per individuare il vero amico, che è colui che «ama in ogni tempo, è come un fratello nei giorni tristi» (Prv 17,17). Il libro del Siracide dedica all’amicizia una sua parte, il cap. 6, e afferma: «Il parlare dolce moltiplica gli amici e la lingua affabile trova accoglienza. Prima di farti un amico, mettilo alla prova, non confidarti subito con lui. L’amico fedele è solido rifugio, chi lo trova, trova un tesoro. C’è chi è amico quando gli è comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura. C’è anche l’amico che si cambia in nemico e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi. C’è l’amico compagno a tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore»
«L’amico ama in ogni circostanza; è nato per essere un fratello nella avversità». (Prv 17,17), ma « l’uomo tortuoso fa nascere la discordia e chi diffama divide gli amici» (Prv.16:28), ed ancora « L’olio e il profumo rallegrano il cuore e la dolcezza di un amico consola l’anima.» (Prv 27,8).
Come vedete, in questi due libri dell'Antico Testamento, Siracide e Proverbi diverse sono le frasi sull'amicizia.
Anche se sembra impossibile, un uomo può diventare amico di Dio. Abramo lo diventò.
Nell’Esodo leggiamo anche come Mosé parlava al Signore, entrando nella tenda del convegno, cioè il luogo della loro amicizia.
In Giovanni troviamo le parole con cui Gesù definisce, in termini di amicizia, il suo rapporto con i discepoli: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi» (Gv 15,15).
Gesù è stato amico di Marta e Maria e del loro fratello Lazzaro a tal punto che davanti alla sua morte, dirà sant’Ireneo, Gesù pianse come uomo e amico e lo resuscitò come Dio.
Gesù vide la sua morte come un sacrificio di amicizia, perciò ha detto: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv.15,13).
L'amicizia è un valore importante, per questo la Bibbia ne parla.
Il Dio in cui credono i cristiani è un Dio che si è fatto amico dell'uomo, compagno di vita. Per questo  chiede anche a noi di vivere come amici.

mercoledì 2 novembre 2011

Cosa sono le icone

La parola "icona" significa "immagine" ed è un particolare tipo di arte figurativa sacra del cristianesimo orientale. L'icona si scrive perché i fedeli possano leggerla, Infatti, i cristiani, devono poter leggere nell'icona la verità della loro fede per stabilire l'incontro con la divinità, con Maria, con i santi... L'icona deve essere contemplata in silenzio e in preghiera. Nelle chiese ortodosse, le icone vengono collocate sulle pareti, ma soprattutto sull'iconostasi che è una specie di parete in legno che divide il presbiterio dalla navata.
L'icona, lavorata su una tavoletta di legno, è caratterizzata dal colore. I colori fondamentali sono il verde (la natura, la creazione), l'azzurro (il cielo, la trascendenza), il giallo (lo splendore, la luce divina), il rosso (l'umanità), il bianco (la divinità). Ma è fondamentale anche l'oro che, oltre a dare maggior pregio all'opera, garantisce all'icona una luce tutta sua, non una luce riflessa.
La copertura d'oro o d'argento, che è possibile vedere in alcune icone, si chiama "riza". Naturalmente al lavoro dell'artista si aggiunge, con la riza, il lavoro dell'orafo. Ecco perché in queste icone si possono riconoscere anche i punzoni con i quali si incide la data, il marchio della città di origine, la prova che garantisce la qualità dell'argento e le iniziali dell'orafo.
Nel cristianesimo orientale è grande la venerazione per Maria Madre di Dio e tutte le icone si richiamano ad alcuni prototipi. Secondo la tradizione ortodossa, fu l'evangelista Luca a dipingere le icone di Maria che le approvò e le benedisse. Da allora quasi tutte le icone di Maria vennero eseguite ispirandosi a quelle di Luca secondo questi prototipi:
1. Hodighitria (= Colei che indica la via): Maria e il bambino sono rappresentati frontalmente ed hanno un aspetto maestoso. Gesù, più che un bambino, è il "Dio con noi" e Maria non lo guarda, ma con la mano indica agli uomini il Figlio (Gesù è la Via che conduce al Padre) che li benedice.
2. Eléousa (= Tenerezza): Maria è la Madre tenera e nello stesso tempo sofferenza per la consapevolezza della Passione del Figlio che affettuosamente abbraccia.
(Tratto da: P. Troìa - C. Vetturini, L'Ora di Religione, Guida per l'insegnante, Le Monnier 2004).
L'immagine del post è un'icona di Maria Madre della Tenerezza. Ho fatto realizzare un'icona simile da una mia amica suora. Il lavoro per realizzare un'icona è rigorosamente a mano e non ha nulla a che fare con il decoupage. Non si tratta solo di un lavoro artistico, perchè un'icona è qualcosa di più: è una eco visuale dell’Incarnazione, la predicazione vivente della Chiesa, una traduzione per immagini della conoscenza teologica e spirituale.

martedì 1 novembre 2011

La festa delle zucche

Ieri sera, vigilia di Ognissanti, sembrava di essere a Capodanno o a Carnevale. In ogni angolo del paese frotte di ragazzini andavano sparando diavolerie varie, con botti più o meno rumorosi (minimo 10 euro a ragazzino andati in fumo; alla faccia della crisi!). Passino i gruppetti che girano per le case per il "dolcetto scherzetto", ma cosa c'entrano i botti? Halloween vuol dire Tutti i Santi, come ho avuto già modo di raccontare, e i santi non vanno certo cacciati a suon di botti!!!
E' proprio vero. Halloween sta sempre più diventando la Festa delle Zucche. Vuote!

lunedì 31 ottobre 2011

E tu che numero sei?

Nel mondo è nata la 7 miliardesima persona (si dice così? boh!!!). Voi a quale numero appartenete? Io so di essere stata la numero 3.042.264.493. Come faccio a saperlo? La BBC ha pubblicato uno strumento di analisi statistica intitolato 7 billion people and you: What’s your number?
Cliccando sull'immagine potete accedere a questo servizio. Vi basterà inserire la vostra data di nascita, la nazione in cui siete nati e il vostro genere. Saprete così non solo che numero siete tra i nati nel mondo, ma otterrete anche dati riguardo la popolazione mondiale e sulla vostra nazione (tasso di crescita, immigrazione, aspettative di vita secondo il sesso, ecc.).

domenica 30 ottobre 2011

Il caso o Dio?

«Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non si firma personalmente» (Jules Renard)

Chi crede sa che Dio parla attraverso la realtà.Nulla di ciò che accade è senza senso.
Dietro i fatti che ci capitano c'è sempre qualcosa che dobbiamo capire, prendere sul serio, e vivere appassionatamente. Se non sentiamo Dio, non è che Lui ha smesso di parlare, ma siamo noi ad aver cambiato frequenza.
Il caso, per chi crede, non esiste. E di destino ce ne è uno solo: l'incontro con Lui.

venerdì 28 ottobre 2011

Prof, ma sono adulti o bambini?

Noi adulti non siamo sempre di buon esempio per i nostri ragazzi. Eppure loro ci guardano, ci osservano, assorbono i nostri comportamenti. Non si può non educare e purtroppo a volte educhiamo male.  Mi indigno (ma il mio indignarsi non ha nulla a che fare con indignazioni viste qua e là), quando vedo la maleducazione, la prepotenza, l'inciviltà.
Vi lascio questa testimonianza tratta da Avvenire del 27 ottobre, con l'avvertenza di evitare comunque le generalizzazioni, che ci fanno vedere il peggio tutto da una parte, e ci fanno invece dimenticare il bene che vi si può trovare, anche da quella parte.
«Allora ragazzi, qui siamo in un luogo sacro, capite vero?
Non parlate, state attenti e siate educati...». Ligia al dovere, la professoressa di lettere Anna Eugenio catechizza i suoi alunni prima di salire sulle tribune di Montecitorio e assistere alla seduta dell’Aula. Ma poi... «Grida, risse, cordoni di sicurezza, e non mi faccia ricordare quelle facce livide dei deputati, arrabbiate, guardi che mica scherzavano! Se avessero potuto picchiarsi seriamente l’avrebbero fatto... I ragazzi mi guardavano, ma io stessa non sapevo cosa dire», confessa la 'prof' qualche ora dopo, quando la rabbia ha ormai lasciato il posto a un’amara ironia. Sono le 18.30, la classi di terza media dell’Istituto comprensivo statale di Scanzano Jonico, Matera, sono quasi tornate a casa dopo la gita nella Capitale.
Al telefono l’insegnante ha come un pudore, non vorrebbe offendere troppo quelle istituzioni che, senza troppi scrupoli, hanno scandalizzato 58 alunni. «Pensi, avevamo fatto un lungo percorso di preparazione... Ho la cartellina qui, aspetti, la apro... allora, in ordine: cos’è la democrazia, il ruolo del Parlamento, l’iter delle leggi, il rispetto della legalità». Tutto in fumo, prof? «No no, per amor del cielo. Con i ragazzi ne abbiamo già parlato, io e le altre tre insegnanti abbiamo spiegato che queste cose possono capitare, sono uomini anche loro, ciò non toglie nulla al valore delle istituzioni». Si prof, ma dei tredicenni mica si bevono tutto... «Che devo dirle? Una ragazza sa cosa mi ha chiesto? Prof, anche noi quando litighiamo mettiamo in mezzo le mamme, le sorelle. Voi ci mettete le note sul registro, ma pure loro litigano per le mogli, non ha sentito?».
Non tutti i giovanotti hanno trovato lo spirito giusto per una battuta, e la difficile spiegazione del litigio a distanza Bossi-Fini non li convince. Nei commenti, racconta l’insegnante, vincono i delusi: «Che schifo, questi non rappresentano proprio nessuno, a me sembrano più bambini che adulti, e se diventare grandi è questo, allora meglio non crescere». C’è stato però un gesto riparatore. «Si, la presidente di turno Bindi li ha richiamati all’ordine, ha fatto notare la nostra presenza, ha chiesto di farci un applauso per riparare. Gli stessi che si stavano azzuffando si sono alzati in piedi e si sono girati verso di noi. È una contraddizione, gli alunni se ne sono accorti, ma noi abbiamo detto loro: 'Forse hanno capito l’errore, meglio così'. E poi, fuori, la presidente si è avvicinata e ha chiesto scusa a una ragazza per tutti». Bilancio finale? «Delusione, certo, ma anche la voglia di vedere il positivo. I ragazzi hanno visto il peggio, ma nella loro vita, se vogliono, hanno la possibilità di costruire qualcosa di migliore. Anch’io in pullman ero un po’ giù, ma uno di loro mi ha tirato su: 'Prof, quelli non capiscono niente, la democrazia la facciamo noi, non vi preoccupate'».

giovedì 27 ottobre 2011

Ad Assisi, insieme per la pace

Dopo 25 anni, dalla prima Giornata di preghiera voluta da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha convocato ad Assisi rappresentanti delle varie religioni per una giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo. Sono stati invitati anche tutti coloro che, pur non riconoscendosi in un cammino religioso, sono sinceramente impegnati nella ricerca della verità, nella promozione del vero bene dell'umanità e nella costruzione della pace. "Pellegrini della verità, pellegrini della pace" è il titolo dato a questa Giornata. Dice il papa che "Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio".
Nella città di Francesco, umile e povero, apostolo della fratellanza universale, i cercatori della verità e della giustizia, uomini e donne di buona volontà, si ritroveranno insieme come pellegrini per testimoniare che la pace è una fatica comune, che richiede capacità di dialogo, rispetto per l'altro, chiarezza delle proprie ragioni e umiltà. I cristiani non devono mai cedere alla tentazione di diventare lupi tra i lupi; non è con la forza - sottolinea Benedetto XVI - che il regno di pace di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l'amore portato all'estremo, anche verso i nemici.

mercoledì 26 ottobre 2011

Cristiani e indù insieme per la libertà religiosa

In occasione della festa indù di Deepavali, che viene celebrata oggi, vi riporto un articolo di AVVENIRE, pubblicato il 21 ottobre 2011.
«La libertà religiosa è annoverata tra i diritti umani fondamentali, che si radicano nella dignità della persona umana. Quando essa viene messa a repentaglio o negata, tutti gli altri diritti umani sono in pericolo». Lo sottolinea il messaggio del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso in vista della festa indù di Deepavali, che quest’anno verrà celebrata il 26 ottobre. Quando è rispettata e promossa – aggiunge il testo firmato dal presidente del dicastero vaticano, il cardinale Jean-Louis Tauran e dal segretario, l’arcivescovo Pier Luigi Celata – «la libertà religiosa consente ai credenti di collaborare con maggior entusiasmo, con i propri concittadini, nella costruzione di un ordine sociale giusto ed umano». Di qui anche l’invito a collaborare insieme, cristiani e indù, per «dare un contributo specifico al bene comune». I campi non mancano: «solo per citarne alcuni», recita ancora il documento, riguardano «la difesa della vita e della dignità della famiglia, la solida educazione della gioventù, l’onestà nel comportamento di ogni giorno, la preservazione delle risorse naturali». Tuttavia sono ancora molte le realtà in cui professare il proprio credo è ostacolato o proibito. Sebbene infatti «l’esercizio di questo diritto» comprenda la facoltà «di ogni persona di professare, praticare e diffondere la propria religione o fede, sia in pubblico che in privato, individualmente o comunitariamente, esso implica anche un serio obbligo, da parte delle autorità civili, degli individui e dei gruppi, di rispettare la libertà degli altri. Esso – prosegue il messaggio – comprende, inoltre, la libertà di cambiare la propria religione». Cerchiamo quindi – aggiungono Tauran e Celata – «di unire i nostri sforzi per promuovere la libertà religiosa come una nostra comune responsabilità, chiedendo ai capi delle nazioni di non trascurare mai la dimensione religiosa della persona umana».

lunedì 24 ottobre 2011

Clip Art Gallery

Se avete bisogno di abbellire le vostre presentazioni o i vostri lavori con word od altri programmi, vi suggerisco di visitare il sito Discovery Education. All'interno vi trovate la sezione Clip Art Gallery che offre una enorme quantità di immagini di libero utilizzo per la didattica e il tempo libero.
Le immagini sono divise in varie categorie tra cui Arte, Lettere e Numeri, Musica, Scienze, Stagioni, Storia, Eventi speciali, Sport, Studenti, Insegnanti,Tecnologia. Per prelevare le Clip Art bisogna cliccare sopra la miniatura per ingrandirle e poi salvare con il tasto destro del mouse.
Se volete dare un'occhiata cliccate sull'immagine.

sabato 22 ottobre 2011

Abituarmi ad una vita senza te

Si può vivere senza Dio?
Sicuramente sì, ma a quale prezzo?
Non ho intenzione di entrare in polemica con nessuno, nè tanto meno di giudicare chi il problema Dio lo ha risolto, arrivando alla conclusione che non esiste nulla oltre questa realtà.
Mi ha colpito la canzone di Vasco Rossi "Manifesto Futurista Della Nuova Umanità". Il tono è ironico, ma vale la pena riflettere su alcune parole.
L'umanità nuova di cui parla la canzone si è liberata di Dio, riconosce la vita come una combinazione di fattori casuali, non ha bisogno di cercare certezze assolute nelle religioni, vive la sua esistenza giorno per giorno, facendo un patto con le proprie emozioni.
Eppure Dio, per come l'ho conosciuto io, non toglie nulla alla vita, nè chiede di essere dei poveri illusi. "Avete capito - dice Benedetto XVI - che Dio non vi toglie nulla, ma vi dà il “centuplo” e rende eterna la vostra vita, perché Dio è Amore infinito: l’unico che sazia il nostro cuore" (da un discorso del 4 luglio 2010).
Vi lascio il testo e la canzone. Se ne riparlerà a scuola.



La cosa più semplice
Ancora più facile
Sarebbe quella di non essere mai nato
Invece la vita
Arriva impetuosa
Ed è un miracolo che ogni giorno si rinnova
Ti prego perdonami ti prego perdonami
Ti prego perdonami se non ho più la fede in te
Ti faccio presente che
È stato difficile
Abituarsi ad una vita sola e senza di te

Mi sveglio spesso sai
Pieno di pensieri
Non sono più sereno
Più sereno Com’ero ieri
La vita semplice
Che mi garantivi
Adesso è mia però
È lastricata…Di problemi

Ho l’impressione che
La cosa più semplice
Sarebbe quella di non essere mai nato
In fondo la vita
È solo una scusa
È lei da sola che ogni giorno si rinnova
Ti prego perdonami ti prego perdonami
Ti prego perdonami se non ho più la fede in te
Ti faccio presente che
Ho quasi finito
Ho quasi finito anche la pazienza che ho con me

Sarà difficile
Non fare degli errori
Senza l’aiuto di
Di potenze Superiori
Ho fatto un patto sai
Con le mie emozioni
Le lascio vivere
E loro non mi fanno fuori

giovedì 20 ottobre 2011

Amare le catene

Leggendo il Mattutino di Gianfranco Ravasi pubblicato su Avvenire del 16 ottobre 2011:
"Tutto il mondo aspira alla libertà, e tuttavia ciascuna creatura è innamorata delle proprie catene. Tale è il primo paradosso e il velo inestricabile della nostra natura". Così scriveva il filosofo mistico indiano Sri Aurobindo (1872-1950).
Attorno alla parola «libertà», che è sulle labbra di tutti, in particolare di quelli che cercano di ferirla e piegarla, si consumano molti equivoci e contraddizioni.
La libertà autentica è impegnativa perché è sinonimo di rigore, di carità, di creazione. L’uomo preferisce seguire l’onda, non trovarsi solo con sé stesso e con le scelte da compiere, desidera essere quietamente condotto per mano dal suo istinto o dalla guida di un altro così da accomodarsi senza pensieri e domande. È questo «il velo inestricabile della nostra natura» nel quale ci avvolgiamo e ci sentiamo protetti dal rischio che la libertà comporta.
«Vincere l’intima servitù è più importante che vincere il mondo intero», si diceva nel Medio Evo.

Che ne dite?  è proprio vero che molte volte preferiamo seguire le strade più comode dell'istinto, piuttosto che riflettere e ragionare. Così facendo ci illudiamo di essere liberi, ma in realtà ci attorcigliamo ben bene nelle nostre catene. Ognuno ha le sue, ma in genere possiamo dare loro il nome di superficialità, ignoranza, egoismo, indifferenza, superbia, ecc...
La libertà autentica è impegnativa, meditiamo gente, meditiamo!!!

martedì 18 ottobre 2011

I giovani e la fede

Qual è ragazzi il vostro rapporto con la fede?
"Io, prof, non so a cosa serva la religione".
"Sa, prof, a volte mi vengono tanti dubbi sulla religione".
"Io credo, prof. Senza la religione mi mancherebbe qualcosa".
Ecco i dubbi e le certezze dei "miei" alunni.
Alla loro età la questione religione incomincia a farsi problematica. Dubbi ancora nascosti, non formalizzati, ma che incominciano a farsi strada. L'adolescenza, l'età in cui tutto viene messo in discussione, come potrebbe ignorare questo aspetto della vita?
Nel libro di Luciano Zanini, Adolescenti e la religione e la vita, EDB, trovo scritto:
"Credere in Dio aiuta a dare un senso alla vita, ad avere un punto di riferimento. Penso che credere in qualcuno che è più grande di te, come gli uomini fin dall'antichità hanno fatto, sia utile per stare meglio, per vivere con meno preoccupazioni e più serenità; aiuta a superare i problemi che si presentano davanti anoi. E' un riferimento per spiegare certi avvenimenti, ad esempio sapere cosa c'è dopo la morte".
Elisa in una sua canzone dice:
Tutto questo tempo a chiedermi
Cos'è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così
Come sono
Così
 
concludendo così
E miracolosamente non
Ho smesso di sognare
E miracolosamente
Non riesco a non sperare
E se c'è un segreto
E' fare tutto come
Se vedessi solo il sole


Ragazzi, cosa potrebbbe essere questo sole?
A voi il video e la canzone di Elisa "Qualcosa che non c'è".

domenica 16 ottobre 2011

L'amicizia nei film

Ho proposto ai ragazzi di seconda di leggere la trama di alcuni film che parlano di amicizia, per poi andare a ricercare la concezione cristiana di amore e amicizia. Ecco alcune scene dei film su cui i ragazzi hanno lavorato e su cui hanno individuato alcune idee chiave. Spero a breve di proporre la sintesi del loro lavoro che dovrebbe essere realizzata con tagxedo.
Ecco alcune scene tratte dai film oggetto della loro ricerca.


Il bambino con il pigiama a righe


Un ponte per Terabithia


Red e Toby nemiciamici


L'ottavo giorno


La gabbianella e il gatto



Stand by me

giovedì 13 ottobre 2011

Sull'adolescenza

Ho proposto alle classi terze un lavoro sull'adolescenza. L'intenzione è quella di riflettere su questo particolare momento della vita, di affrontare alcune tematiche, come l'amicizia o la sessualità alla luce della proposta cristiana.
Dal braistorming iniziale, è emerso come ogni classe veda questo momento della vita in modo diverso. Chi sottolinea le delusioni, la crisi, gli amori, le varie problematiche, chi, invece, considera l'adolescenza come l'età del divertimento, della spensieratezza, del gioco.
Ho pensato di provocare  i miei alunni proponendo la scena delle porte dal film Labyrinth, che penso esprima efficacemente la difficoltà nello scegliere, i cambiamenti continui, i dubbi e le false certezze che attraversano questa fase della vita.
A voi la scena.

martedì 11 ottobre 2011

Dal "testamento"di Steve Jobs

Non sto qui a dirvi chi era Steve Jobs. Ne hanno parlato in tanti in questi giorni. Vorrei invece proporvi alcune frasi tratte da quello che può essere definito il suo "testamento spirituale". Mi sono ritornate in mente quando, qualche giorno fa, un alunno mi diceva che la scuola non gli piaceva e che non aveva voglia di fare niente. Ho provato tristezza nel vedere quel ragazzo completamente arreso. Anche un po' di rabbia, a dir la verità, perchè non si può, a dodici anni, non avere sogni e progetti per il futuro.
«Ra­gazzi, siate affamati. Siate folli», disse Steve Jobs ai neolaureati dell’Università di Stanford, il 12 giu­gno 2005, aggiungendo «Ab­biate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qual­che modo loro sanno che cosa vole­te realmente diventare».
E parlando di sé, già malato, disse: «Ricordarmi che morirò presto è il più importan­te strumento che io abbia mai in­contrato per fare le grandi scelte del­la mia vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative, tutto l’orgoglio, tutti gli imbarazzi e i timori di fallire – semplicemente scompaiono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che è realmente impor­tante. Ricordarsi di dover morire è il modo migliore che io conosca per e­vitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perde­re. Siete già nudi. Non c’è quindi ra­gione per non seguire il vostro cuo­re ».
Eccovi il filmato di quel giorno. Vale proprio la pena riflettere su quelle parole.

domenica 9 ottobre 2011

Tre donne premio Nobel per la Pace

Il contributo delle donne allo sviluppo della pace sta diventando sempre più evidente e fecondo. Il premio alla presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, alla connazionale Leymanh Gbowee e all’attivista yemenita Tawakkul Karman è un segnale forte del riconoscimento dell’impegno costante e coerente di tante donne che sono particolarmente coinvolte nel processo della costruzione della pace e riconciliazione nei loro Paesi.
Le tre donne sono state premiate per «la loro battaglia non violenta per la sicurezza delle donne e per i diritti delle donne alla piena partecipazione all’impegno per la costruzione della pace». Ellen Johnson Sirleaf è la prima presidente donna di un Paese africano, Leymanh Gbowee è una costruttrice di pace che ha mobilitato donne cristiane e musulmane per superare le divisioni e gli odi tra i gruppi etnici del proprio Paese contribuendo così alla conclusione della lunga e sanguinosa guerra della Liberia e assicurando la partecipazione delle donne alle elezioni. Tawakkul Karman è una giornalista impegnata per i diritti delle donne, la democrazia e la pace del suo Paese. La commissione norvegese si augura che il premio Nobel «aiuti a porre fine all’oppressione delle donne, che ancora esiste in molti Paesi, e a realizzare “il grande potenziale” che le donne possono rappresentare per la pace e la democrazia.
Nell’anno in cui un altro premio Nobel per la Pace, una donna africana, Wangari Maathai è venuta a mancare, il riconoscimento al “genio femminile”, che opera con il suo contributo originale per una cultura della vita nella sua totalità, suona come un richiamo al mondo a valorizzare le forze migliori per il bene dell’umanità. Se è vero che molti uomini e donne operano ogni giorno per la riconciliazione e la pace, bisogna dire che le donne sanno trovare anche forme creative e insolite per riuscire nel loro obiettivo. Se «la pace è una caratteristica dell’agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell’umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato» (Messaggio per la Giornata mondiale della pace - 1 gennaio 2007), possiamo rilevare che le donne sanno agire con una visione alta della persona, in modo particolare dove e quando possono accedere all’educazione e alla formazione, ponendo così solide fondamenta all’instancabile lavoro che richiede coniugare la vita personale e familiare con il servizio per il bene della persona umana nella società.
Il commento del vescovo di Gbarnga, nel nordest della Liberia, monsignor Anthony Fallah Borwah, è di estrema gioia: «La presidente Sirleaf ha garantito la stabilità e il mantenimento della pace ed è stata promotrice di un forum d’espressione e di libertà mai visto in precedenza. Oggi in Liberia si può parlare senza temere di scomparire o di venire arrestato. C’è una totale libertà d’espressione»; e parlando di Leymah Gbowee: «È una donna eccezionale, come una sorella per me e per molti liberiani, nota da tutti per il suo impegno a favore della pace». Le parole del presule rendono omaggio e onorano le tante donne che nella quotidianità si spendono generosamente e spesso gratuitamente per costruire una società che ponga al centro la persona con i suoi inalienabili diritti umani.
Maria Giovanna Ruggieri, Presidente Generale UMOFC

sabato 8 ottobre 2011

Storicamente modificato

Prendo in prestito il titolo del post dall'articolo di Potus del 6 ottobre.
Leggete qui:
"Si scrive C.E. e sta per «Common Era», «era comune». È un modo per contare gli anni dalla nascita di Gesù… senza nominare Gesù. Sì, avete capito bene. Una soluzione un po’ strana, che diventa addirittura stranissima se ad adottarla è la Bbc, il famoso «servizio pubblico» della radiotelevisione britannica. Finora nei programmi della Bbc tutti si riferivano agli anni del calendario con le sigle A.D. («Anno Domini»: viene dal latino e vuol dire «anno del Signore») oppure A.C. («After Christ», che equivale al nostro «dopo Cristo»).
D’ora in poi, secondo le disposizioni dell’emittente, presentatori e opinionisti sono invitati ad adoperare una definizione più neutra: C.E., appunto. Poco importa se, per qualcuno, la stessa sigla potrebbe essere interpretata come «Christian Era» (era cristiana). Il punto è che la Bbc preferisce evitare qualsiasi riferimento al cristianesimo. Perché?
Perché in Gran Bretagna vivono molte persone che hanno una diversa fede religiosa e che, secondo i dirigenti della celebre tv, potrebbero sentirsi offese dall’allusione a Gesù. Strano, dicevamo. Anzi, stranissimo.Tra l’altro, i precedenti tentativi di revisione del calendario (compiuti per esempio all’epoca della rivoluzione francese, nel 1789, o di quella russa, nel 1917) si sono risolti in fallimenti clamorosi.
Eliminato per qualche tempo, il riferimento alla nascita di Gesù è stato poi reintrodotto. Perché appartiene alla Storia, prima ancora che alla fede.
E la Storia non si cambia sostituendo una sigla con un’altra..".
Che dire?
Mi viene da concludere con un pensiero di don Tonino Lasconi, dal suo libro Fortissimo Gesù.
"Gesù è scomodo per tutti.
Per chi già lo conosce, perché il suo messaggio è esigente. Perché coloro che lo conoscono vengono additati: "E poi dite di essere cristiani!".
Per chi non lo conosce, perché essi avvertono di andare cercando quello che lui ha detto.
Gesù è scomodo per i grandi, perché si accorgono di essere arri­vati a 40, 50, 80 anni e di non aver capito ancora quasi niente di lui.
È scomodo per i bambini, perché appena capiscono, si sentono dire: "Lui vuole così. Lui non vuole così".
È scomodo per i ragazzi e le ragazze, che, nel momento della crescita, vorrebbero liberarsi di lui come di tutti gli altri personaggi delle favole e della fantasia: Babbo Natale, la Befana, Pinocchio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Mandrake, Superman. E invece lui rispunta fuori sempre, dappertutto".
Eh sì! Lui rispunta sempre, anche nel vuoto lasciato dalla sua assenza. Ho detto vuoto, ragazzi, e non a caso. Perchè se eliminiamo Gesù dalla Storia, a essere coerenti fino in fondo, dovremmo sbarazzarci di valori quali l'uguaglianza, la solidarietà, il riconoscimento della dignità umana.... Continuate voi con l'elenco?

venerdì 7 ottobre 2011

Le prove d'ingresso

Non sono per principio contraria alle prove di ingresso, ma non le amo molto. A volte mi sembrano una sorta di accanimento contro gli alunni. Basta vedere i registri di classe della prime settimane e sembra di essere a fine quadrimestre: ogni giorno una o due prove. Penso comunque che il docente debba pur rendersi conto della classe che ha davanti, per poter progettare al meglio il suo lavoro. E' importante verificare le conoscenze pregresse, sondare le eventuali lacune, cogliere i punti di forza e di debolezza degli alunni. Fossi in voi, ragazzi, affronterei queste prova con la dovuta serietà, ma anche con altrettanta leggerezza (una prova d'ingresso non pregiudica nulla!).
Io, in genere, mi affido molto all'osservazione. Mi interessa vedere quanto i mei alunni sono capaci di ascoltare, cosa riescono a cogliere da quanto detto o letto, la loro capacità di farsi domande, di interpretare e rielaborare. Comunque qualche prova classica, quella cioè a crocette, per intenderci,la faccio anch'io.
Ve ne propongo una da svolgere online.
Cliccate sull'immagine.

mercoledì 5 ottobre 2011

Imparare ad ascoltare

Da Prof 2.0 , il blog del professore e scrittore Alessandro d' Avenia, una provocazione su cui riflettere:
"Troppo spesso diamo per scontato che gli studenti ci ascoltino. Uno dei cinque sensi, quello più legato alla comprensione del mondo, è invece in crisi. E quando un senso si usa male, si perde anche il senso delle cose. Mi piace il fatto che in italiano usiamo la stessa parola per indicare i 5 sensi e il senso della vita, della realtà, delle cose… Solo chi usa bene i sensi trova un senso, perché la realtà parla forte e chiaro. Ma se i sensi sono chiusi prenderemo il senso a prestito da ciò che magari sensato non è: l’idea dominante, il così fan tutti, il così mi dicono di fare (conformismi e totalitarismi nascono da qui)".
Guardate il video.

lunedì 3 ottobre 2011

Rallenta il ritmo

Ho letto su Avvenire che SpongeBob, un cartone animato molto diffuso negli Usa (e apprezzato anche in Italia), che ha per protagonista una sorta di spugna, è sotto accusa. Da un esperimento condotto in Virginia su 60 bambini di 4 anni, divisi a sorte in tre gruppi, è emerso che chi aveva guardato questo cartone animato per 9 minuti, di fronte ad alcune attività, come contare all'indietro, raggiungeva punteggi più bassi di chi aveva impiegato quei minuti in altro, come disegnare o vedere un altro genere di cartoni. Secondo i ricercatori, ciò dipende dalla velocità con cui nel cartone animato si svolgono le azioni e si alternano le scene.
Sembrerebbe quindi che pochi minuti di un cartone animato "ad alta frequenza" (e sono moltissimi i cartoni veloci come SpongeBob) fanno peggiorare, almeno nell’immediato, le capacità cognitive ed esecutive dei bambini di 4 anni, che subiscono un rallentamento non solo nell’eseguire i compiti, ma anche nell’adottare le decisioni, e hanno difficoltà nel mantenere concentrata l’attenzione.
E' stato condotto anche un altro test per misurare l’autocontrollo e l’impulsività, ripetendo un test psicologico divenuto celebre in passato: lasciando la stanza, lo sperimentatore dava ai bambini dei dolcetti e diceva loro di aspettare quanto più potevano prima di mangiarli. Il gruppo SpongeBob resisteva circa due minuti, gli altri due gruppi circa quattro.
Povero SpongeBob! Gli tocca subire quest'accusa. Ma grazie a SpongeBob si conferma anche la "teoria" di cui parlavo qualche giorno fa con una classe particolarmente "accellerata". Non possiamo sempre vivere come su un treno in corsa. Abbiamo bisogno di rallentare, perchè la vita merita più rispetto. Riprendiamoci il tempo di osservare, di godere delle bellezze del mondo, riflettere e meditare. Rallentiamo il ritmo! Ce lo dice anche SpongeBob.
Meditate gente, meditate.

venerdì 30 settembre 2011

Il peso delle parole

Un vecchio ebreo, giunto a tarda età con la mente e la vista appannate, non riusciva più a leggere il suo libro di preghiere e la memoria, dopo aver iniziato anche l’orazione più comune, latitava e si confondeva. Allora decise di fare così: «Reciterò ogni giorno al mattino e alla sera l’alfabeto ebraico per cinque volte e tu, Signore, che conosci tutte le nostre preghiere, metterai insieme le lettere perché compongano le orazioni che non so più ricordare e dire».
Molte volte noi mettiamo insieme le parole senza dargli un senso, oppure, il senso glielo diamo, ma forse sarebbe stato meglio per noi non aver parlato. Quante volte, a scuola, c'è chi si lamenta per le battute dei compagni, oppure chi parla e straparla, senza rendersi conto (spero) di essere fastidioso, se non indisponente.
Vi dico sempre che le parole hanno un peso, che dovremmo pensare di più a quello che diciamo. Dio, nel racconto di Genesi, crea con la sua parola (vi ricordate: "E Dio disse..."?), e visto che noi siamo creati a sua immagine, con le nostre parole possiamo creare, ma, purtroppo, anche distruggere. Certo che, se facessimo come il vecchio ebreo della storia, affidando a Dio il compito di mettere insieme le parole, dalle nostre bocche non uscirebbero più cattiverie e fesserie di vario genere.
Mediate gente, meditate

lunedì 26 settembre 2011

Come si riconosce ciò che è giusto?

Come si riconosce ciò che è giusto?
Bella domanda.
Leggete cosa ha detto Benedetto XVI al Parlamento federale del Reichstag di Berlino, nel primo giorno del viaggio apostolico in Germania.
"Nella storia, gli or­dinamenti giuridici sono stati quasi sempre motiva­ti in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contraria­mente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordi­namento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del di­ritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e sog­gettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teo­logi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a.C.. Nella pri­ma metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incon­tro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano [Cfr W. Waldstein, Ins Herz geschrieben. Das Naturrecht als Fundament einer men­schlichen Gesellschaft (Augsburg 2010) 11ss; 31-61].
In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cul­tura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Me­dioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fi­no alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Leg­ge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto «gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e del­la giustizia nel mondo».
Le vere fonti del diritto sono quindi la Natura e la Ragione fondate nella Ragione creatrice di Dio.
In classe cercheremo di capire meglio questo concetto.

sabato 24 settembre 2011

Gesù, una storia vera?

Ho ritrovato su YouTube la puntata di Voyager del 12 settembre 2011, che parlava dell'esistenza storica di Gesù. Vi propongo la prima delle nove parti in cui è stata divisa la trasmissione.
Alle altre parti potete accedere al termine del video.

giovedì 22 settembre 2011

La scuola e gli zombies

Ho letto che Rossella ha scritto su Facebook che è tornata da pochi giorni nella "Città dei morti", che sarebbe la scuola. Non chiedetemi chi è Rossella, perchè non è importante saperlo. Ciò che conta è che lei non fa altro che esprimere il disagio che provano anche alcuni di voi, alunni insofferenti alla scuola.
Mi è piaciuta la lettera che le ha scritto il Preside del Liceo Statale "G. Marconi" di Pescara, il Prof. Angelo Lucio Rossi (vedi Avvenire del 20 settembre 2011).
Ve ne riporto un passo.
"Per questo inizio di anno scolasti­co ti chiedo di mettere in azione la tua libertà. Ti chiedo di giocarti con il cuore. La vita è unita se ci gio­chiamo con il cuore dentro la scuola, nella la fatica dello studio, dentro i rapporti con i professori e con la classe, dentro il sacrificio quotidiano. Mettiti in gioco con il cuore in quello che fai e che sei. Il cuore come desiderio insoppri­mibile di felicità, di bene, di verità, di giustizia. Non lasciare quel de­siderio che si è acceso l’estate nei luoghi di vacanza, sui muretti del­la tua città, nel volto di un ragazzo che ti piaceva. Rischia il tuo desi­derio dentro le aule per permette­re a quella che chiami 'Città dei morti' di rivivere attraverso il tuo desiderio Mettici il cuore. La giovinezza del cuore genera stu­pore, curiosità e desiderio. Nelle situazioni facili e difficili, nella fa­tica dello studio come nel tempo libero".
"Mettici il cuore". Mi è piaciuta questa espressione.
Soltanto il cuore può rigenerarci. Non importa se ci sono difficoltà e se c'è la paura di non farcela, perchè se ci appassioniamo alle cose tutto è superabile. La vita, anche quella che trascorriamo a scuola, merita entusiasmo, ricerca di qualcosa che ci renda migliori, che ci scrolli di dosso l'apatia e il malumore.
Possiamo farcela insieme a rendere la scuola una città di vivi e non di morti.
Non ci tengo proprio ad essere lo zombie di turno. E voi?

martedì 20 settembre 2011

Dissociamo la fede da guerre e violenze

Dall'intervista al Prof. Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, pubblicata su Avvenire dell'11 settembre 2011.
"Sullo sfondo delle immagini drammatiche delle Torri che crollano ci saranno uomini di tutte le religioni che torneranno ad abbracciarsi. E' un «Incontro per la Pace» del tutto particolare quello che la Comunità di Sant'Egidio organizza a Monaco da oggi, all'incrocio di due ricorrenze, dieci anni dall'11 settembre e venticinque dall'evento di Assisi. Ne parliamo con Andrea Riccardi, storico, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, che oggi accoglierà qui in Baviera esponenti religiosi e personaggi politici da tutto il mondo.
Professor Riccardi, come vive quest'intreccio di date che suscitano forti ricordi ed emozioni?
Con un senso di angoscia ma anche con una grande speranza. Vede, per me l'11 settembre ha voluto dire due cose: da un lato lo choc per l'orribile violenza del terrorismo, dall'altro il sentimento di compassione universale, una solidarietà del dolore che ci fece dire "siamo tutti americani". Poi è seguito un decennio molto duro in cui il terrorismo ha continuato a colpire in modo micidiale e, sull'altro fronte, si è riabilitato lo strumento della guerra per risolvere conflitti e affermare diritti. Un decennio in cui è cresciuta la cultura della violenza e anche nelle società sviluppate è maturato uno spirito antagonistico, tant'è che oggi la gente si ritrova più conflittuale. Tutto questo ci ha rafforzato nell'idea che lo spirito di Assisi è più che mai necessario. Come disse Giovanni Paolo II, l'incontro di Assisi nel 1986 segnò l'inizio di un nuovo modo d'incontrarsi tra i credenti delle diverse religioni, tutti consapevoli che Dio è la fonte della pace.
Però l'impressione diffusa è che la tragedia del 2001 abbia cancellato le speranze del 1986...
Lo so, per anni il dialogo è stato ridicolizzato come fosse una scelta ingenua, una debolezza smentita dalla logica dello scontro di civiltà. E molto significativo che Giovanni Paolo II fosse tornato ad Assisi nel gennaio 2002 per ribadire che un autentico atteggiamento religioso è legato alla pace. Non dimentichiamo che allora Papa Wojtyla venne considerato un visionario e un illuso, soprattutto nei riguardi dell'islam. I problemi esistono ma si risolvono cercando una convivenza nel dialogo e nel rispetto della libertà. E il fatto che Benedetto XVI tra meno di due mesi sarà ad Assisi nella ricorrenza della prima Giornata di preghiera per la Pace con leader religiosi di tutto il mondo non è per nulla rituale. E la conferma di quella che lui stesso ha definito «la puntuale profezia del mio predecessore». Papa Ratzinger ha ripreso la tradizione, aggiungendo una nota importante sulla ragionevolezza del dialogo che risulta fondamentale.
Qualcuno ironicamente ha definito la comunità di Sant'Egidio "l'Onu delle religioni"...
Mi piace di più la definizione, ironica ma affettuosa, di "Onu di Trastevere"...
A parte gli scherzi, noi siamo lontanissimi dall'idea secondo cui tutte le religioni sono uguali. No, non sono uguali, né da un punto di vista teologico né da quello morfologico, vale a dire della loro espressione concreta. Il sincretismo è il vero nemico del dialogo: si raffigura una religione vaga e universale, il che contraddice la verità e la realtà dei credenti. Ai nostri incontri partecipano da 25 anni uomini di religione veri che rappresentano le fedi dei loro popoli, insieme con umanisti laici.
Cosa vuol dire oggi, in questo momento storico che torna a farsi drammatico, riprendere lo "spirito di Assisi"?
In un mondo in cui le distanze si sono accorciate e la gente più diversa vive nelle stesse città c'è bisogno dello spirito di Assisi per ritrovare gli stessi fondamenti della convivenza civile. Un atteggiamento pacifico tra le religioni vuol dire prendere coscienza che le diversità non fondano odio o disprezzo ma rispetto reciproco tra popoli credenti. L'intuizione di venticinque anni fa si è rivelata geniale e fruttuosa. Lo spirito di Assisi ha soffiato forte nell'89, quando si sono coniugate libertà, fede religiosa e non violenza. Non è un caso che in quei giorni tenemmo il nostro meeting internazionale a Varsavia, da dove partì la rivoluzione pacifica contro i regimi comunisti dell'Europa dell'Est. Per noi la pace è un esercizio quotidiano proprio per cercare di dissociare il nome di Dio dalla guerra e dalla violenza, come ci ha invitato a fare Benedetto XVI. Abbiamo avuto l'onore e la gioia d'incontrarlo due giorni fa e ci ha incoraggiati ad andare avanti, interessandosi alle opere di solidarietà che conduciamo in varie parti del mondo, soprattutto in Asia e in Africa.
Professor Riccardi, cosa si aspetta dall'incontro di Monaco?
Siamo nel cuore d'Europa. Un'Europa cristiana, cattolica, ma anche un'Europa spaventata per il suo futuro. Questo terribile decennio si conclude all'insegna di una frastornante crisi economica dove i Paesi europei corrono il rischio di ripiegarsi su se stessi invece che prendersi le loro responsabilità di fronte al mondo. Come cittadini d'Europa e uomini di fede possiamo fare molto perché questo non avvenga.

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