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domenica 30 gennaio 2011

Unici e per questo diversi, ma....

Camilla ha sintetizzato molto bene l' unità di apprendimento che abbiamo affrontato nella prima parte dell'anno.
Vi lascio il suo lavoro e approfitto per ringraziarla per l'impegno e la disponibilità mostrate.

 

sabato 29 gennaio 2011

Non si può normalizzare l'Olocausto. La riflessione di un ebreo sopravvissuto alla Shoah.

L’argomento che più frequentemente si ripete è ancora valido: il popolo ebreo era ed è l’unico popolo destinato all’estinzione completa. Questo significa che un ebreo nell’Estremo Oriente o un ebreo a New York o in Norvegia era condannato a morte. Nessun altro popolo condivide questo destino tranne un popolo dell’antichità, gli Etruschi. Furono estinti e nessuno sa il perché. Un bel giorno i Romani decisero di ammazzare tutti gli Etruschi e questa decisione si trasformò in un fatto. Questa decisione fu tale che i Romani giunsero a distruggere completamente la cultura e la lingua etrusche. Un ulteriore motivo della singolarità di Auschwitz è che nessun popolo fu mai tanto solo quanto quello ebreo. Durante la guerra anche altri uomini furono eliminati dai tedeschi, non solo gli ebrei. Per tutti esistevano comitati di soccorso che sostenevano questa gente. I comunisti furono sostenuti da Mosca, altri da Washington o Londra, gli ebrei non ebbero alcun aiuto. Non ebbero nessuno alloro fianco.
Perfino dopo la guerra gli ebrei non avevano una patria dove poter andare. Quando un francese fu liberato dal campo di concentramento, poté ritornare a casa sua; addirittura i tedeschi, che erano nei lager, poterono farlo. Gli ebrei non sapevano dove andare. Se fossero tornati dove vivevano prima, sarebbero stati perseguitati anche dopo la guerra, e perfino uccisi. In Ungheria, per esempio, l’antisemitismo fu più forte dopo la guerra che non prima, poiché coloro che si erano impossessati delle proprietà degli ebrei scacciati non volevano restituire nulla a coloro che erano riusciti a tornare. Le vittime dovevano sopportare una pena doppia.
 


Stralcio dalle riflessioni di Elie Wiesel, sopravvissuto all'Olocausto, scrittore e premio Nobel per la pace nel 1986, raccolte nel volume 'Dove si arrende la notte. Un ebreo e un cristiano in dialogo dopo Auschwitz' (Rubbettino, pagine 148, euro 13,00)

giovedì 27 gennaio 2011

Quando vennero a prendere gli ebrei...

Gira nel web una poesia attribuita erroneamente a Bertold Brecht. In realtà il testo, leggermente differente da quello diffuso, è da attribuirsi ad alcuni discorsi di Martin Niemöller, teologo e pastore protestante tedesco.
Non sono in grado di potervi dire di più sull'origine di questo brano, che comunque vi lascio, perchè in questi giorni, in cui ricordiamo la tragedia dell'Olocausto, dobbiamo riflettere sui pericoli legati ad atteggiamenti di indifferenza o tacita complicità.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.


mercoledì 26 gennaio 2011

Una mostra online sulla Shoah in Italia

Questa mostra on-line racconta, attraverso i documenti dell'epoca, la persecuzione degli ebrei avvenuta in Italia dal 1848 al 1938. Cliccate sull'immagine per accedervi.

lunedì 24 gennaio 2011

Pietre d'inciampo per non dimenticare

Passano gli anni, ma non è possibile dimenticare la tragedia della Shoah.
Per non tacitare la nostra coscienza, cadendo nell'errore che la barbarie ebbe altri carnefici, non dobbiamo neanche dimenticare che la persecuzione antiebraica investì cittadini italiani, con la complicità di altri italiani. L'inferno, insomma, non si è compiuto solo oltre le Alpi, perchè anche quartieri e strade d'Italia ne furono il palcoscenico.
L'operazione ''Stolpersteine'', che si è ripetuta a Roma su iniziativa dello scultore tedesco Gunter Demnig, ha come obiettivo quello di non dimenticare i tanti cittadini italiani deportati nei campi di sterminio nazisti perchè di "razza ebraica" (quanto faccio fatica a scrivere un'assurdità del genere!), attraverso l'installazione di nuovi e lucenti sanpietrini nei luoghi da cui furono strappati per sempre. Pietre d'inciampo per non dimenticare. Pietre d'inciampo per ricordare che la follia razzista, xenofoba, intollerante può irrompere nella normalità della quotidianità.

domenica 23 gennaio 2011

Video spot per la scelta dell'ora di religione

L'Ufficio Scuola della Diocesi di Padova ha fatto realizzare questo video per promuovere la scelta dell'Ora di Religione a scuola. Prodotto da don Marco Sanavio e don Andrea Segato, con la collaborazione di alcuni insegnanti di religione, vede come protagonisti  alunni delle scuole superiori della città di Padova.

sabato 22 gennaio 2011

Perchè non si può fare a meno della comunità

"Nessun uomo è un'isola, intero per se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra. Se una zolla viene portata dall'onda del mare, l'Europa ne è diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica, o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io partecipo dell'umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te".
Questa frase di John Donne, poeta inglese che visse tra il XVI e XVII secolo, sta a ricordarci che siamo "interconnessi" gli uni con gli altri. Se ci pensate bene tutta la nostra vita, sin da prima di venire al mondo, è sempre collegata a qualcun altro. Di qualche collegamento, forse avremmo  preferito farne a meno, ma, volenti o nolenti, abbiamo bisogno della comunità.
Vediamo cosa possiamo ricevere e imparare da un buon gruppo. Attenzione però. Evitiamo di confondere la comunità o il gruppo con la "banda bassotti" o le "orde barbariche"!!!

Grazie al mio vivere in comunità (famiglia, classe, gruppo):
  • posso imparare a essere umile, a smussare gli aspetti un po' più spigolosi del mio carattere;
  • arricchisco la mia vita grazie alle esperienze e alle parole degli altri;
  • ricevo considerazione, stima, conforto, aiuto materiale e spirituale;
  • imparo a interagire con chi ha caratteristiche diverse dalle mie;
  • imparo a vedere i bisogni degli altri e imparo a farmene carico.
Pensiamo ai "sommari" che ci presenta il libro degli Atti degli Apostoli, in cui vengono descritte le caratteristiche della prima comunità cristiana. Ovviamente non erano tutte rose e fiori (pensate agli episodi di Anania e Saffira e a quello di Simon Mago). Eppure al suo interno la comunità vive come una sola famiglia: i beni in comune, la risposta alle necessità di ciascuno, l'atteggiamento di gioia e semplicità. Al suo esterno,  vive l'ubbidienza alla Legge e la frequenza al tempio, che la rende ben vista dalla gente e invoglia alla conversione e all'ingresso nel gruppo.
Non dimentichiamo però che al centro di quella esperienza c'è Gesù Cristo, vissuto e testimoniato come risposta al desiderio e al bisogno di vivere con gli altri.

Vorrei proporvi, a conclusione di questo intervento, una canzone degli U2. Si tratta di One, un brano molto popolare. Il testo sembra sottolineare l'aspirazione a riconciliarsi gli uni con gli altri, a sostenersi, superando i pregiudizi e l'indifferenza,  fino a sentirsi "uno".

"One love One blood One life.......One life With each other Sisters Brothers...One"


mercoledì 19 gennaio 2011

Realizzare online scritte con ritagli di giornali

Vi piacerebbe realizzare una scritta che sembra fatta con i ritagli di giornale? L'immagine sopra dovrebbe darvi un'idea di cosa si può realizzare con un'applicazione online che si chiama Ransom Note Generator.
Come si fa?
Per prima cosa cliccate sopra la scritta del nome dell'applicazione, qua in alto. Comparirà la stringa in cui scriverete il vostro testo. Il generatore, reperendo immagini di lettere da Flickr, comporrà la scritta, che potrete condividere con un link oppure salvare con uno screenshot. Per chi è meno esperto vi spiego come.
Il termine inglese screenshot (da screen, schermo, e shot, scatto fotografico) indica ciò che viene visualizzato in un determinato istante sullo schermo del monitor. Per catturare lo schermo cliccate nella tastiera Stamp | R Sist.
Una volta eseguita la cattura, aprite un programma di elaborazione immagini, come Paintshop o Gimp (che è gratuito) e con modifica/incolla vi troverete l'immagine dello schermo appena salvata. Quindi procedete a selezionare solo l'area che vi interessa, la tagliate, la incollate su un nuovo file in modo da poterla salvare come immagine.
Spero che le mie indicazioni siano state chiare. Stampando le immagini realizzate, potrete personalizzare le copertine dei vostri quaderni o dei libri.
Non mi resta che augurarvi buon divertimento!!!

martedì 18 gennaio 2011

I numeri e il loro significato: SETTE

Il numero 7 è la cifra perfetta, la somma dell'increato e del creato. Dio + il mondo = l'Universo (4+3=7).
7 significa "sempre". Questo numero viene citato spesso nel Libro dell'Apocalisse di San Giovanni: il libro sigillato con 7 sigilli, un angelo con 7 corna e 7 occhi, 7 lampade infuocate, 7 spiriti di Dio, 7 chiese, 7 stelle, 7 trombe e 7 coppe.
Esprime la pienezza: il 7° giorno dopo i 6 giorni della creazione, allorché Dio si riposò.
Il candelabro (menorah) a 7 bracci è uno dei pochi simboli di Israele.
"Devi perdonare fino a 70 volte 7" disse Gesù a Pietro.
I primi diacono furono 7.
I sacramenti sono 7: battesimo, confermazione, eucaristia, penitenza, unzione dei malati, ordine sacro, matrimonio.
I doni dello Spirito Santo sono 7: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio.
I vizi capitali sono 7: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia.
La musica ha 7 note: do, re, mi, fa, sol, la, si.
Anche i pianeti noti nell'antichità sono 7: Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno.

Tratto da "Tutto calcolato", Agenda dell'educatore ACR 2010/2011.
Continua......

domenica 16 gennaio 2011

Un filosofo e la questione Dio

«... non si può affermare che Dio è impossibile solo perché noi uomini non possiamo conoscerlo: Dio sfugge alla nostra conoscenza per definizione! Quando si dice che non è possibile che Dio esista, semplicemente si abbatte una rappresentazione di Dio che ci eravamo fatti. Ma non si risolve certo la questione di Dio dimostrando che non esisterebbe. La questione di Dio non può essere mai risolta al negativo, resta aperta per definizione. Sopravvive sempre alla 'morte di Dio', la storia del pensiero ne è testimone. Dio è sempre almeno 'possibile'. Questa è una certezza, e già dice molto!».

«Ho sempre pensato che la realtà fosse solo una questione d’amore. Uno dei motivi per i quali trovo che sia razionale diventare cristiani è perché vi si parla al meglio dell’amore. Tutto quello che facciamo è per rispondere a un’interrogazione amorosa, per sapere se amo e sono amato.
Anche il motore della conoscenza è l’amore. Dunque trovo irrazionale partire da un punto di vista diverso dall’amore, quando la vita quotidiana ci mostra che solo l’amore è determinante per l’uomo».

(Jean Luc Marion, filosofo e storico francese contemporaneo)

sabato 15 gennaio 2011

La vita della prima comunità cristiana

Continua la pubblicazione di attività per gli alunni delle classi seconde. Questa volta si tratta di un quiz sulla vita della prima comunità cristiana, attraverso esempi positivi ma anche negativi.

Se avete bisogno di rivedere alcuni contenuti, vi invito a cliccare qui, poi qui e ancora qui

venerdì 14 gennaio 2011

mercoledì 12 gennaio 2011

La prima comunità cristiana: le parole

Continuo ad inserire attività per le classi seconde.
E' la volta di un gioco di parole intrecciate. Man mano che rintracciate le parole, cercatene il significato.
Cliccate sull'immagine

martedì 11 gennaio 2011

I 10 comandamenti

Nel percorso intrapreso alla scoperta di Mosè, ci siamo imbattuti nei Comandamenti, la Legge che Dio dona al popolo ebreo, il popolo dell'Alleanza.
Vi faccio vedere, dal film Mosè di Roger Young, il momento in cui il Signore parla al popolo.
Sentirete elencare i Comandamenti.
 

Il testo lo trovate cliccando qui.
Se vi va di approfondire il tema vi suggerisco il libro di Valerio Bocci, I dieci comandamenti spiegati ai ragazzi, Elledici 2003.
Cliccando qui potete avere un assaggio del libro.

lunedì 10 gennaio 2011

Il comando di Gesù

Nel cammino che abbiamo intrapreso per scoprire la vita della prima comunità cristiana, non possiamo non fare riferimento alla figura di Gesù. Completate l'esercizio per scoprire quale comando egli lasciò agli apostoli.

Il testo lo ritrovate qui.

domenica 9 gennaio 2011

Ballo senza sballo

Proprio oggi apre la discoteca "Passion", unica per ora ad essere «alcol and drug free».
Si trova a Nazzano, frazione del comune di Carrara, ed è aperta (anche questo è una caratteristica inusuale) dalle 15 alle 20.
L’iniziativa rientra in un progetto realizzato col finanziamento della Regione Toscana e il coinvolgimento anche dell’Asl 1 e della prefettura di Massa Carrara. Concetti base di questa "insolita" proposta: divertirsi uscendo dall’omologazione dello sballo, incontrarsi e stare insieme trascorrendo un pomeriggio diverso, il tutto «senza il sostegno di sostanze più o meno pericolose, sia per la mente che per le attività pratiche come la guida di auto e moto».
L’esperienza si ripeterà fino a maggio, due volte al mese, ogni seconda e quarta domenica del mese. L’ingresso sarà gratuito. Si esibiranno band e dj locali e non sarà servita neanche una goccia di alcol.
Gli eventi musicali e ludici - spiegano all’Arci - si svolgeranno all’insegna del motto free mind-dance free, ovvero libera mente, ballo libero». «È un progetto pilota - aggiungono - che interessa i giovanissimi ma che coinvolge gli adulti che debbono trasmettere valori sani e inattaccabili. La droga e l’alcol uccidono il cervello, deve finire questa storia tragica del sabato sera da sballo».
Speriamo che l'iniziativa abbia successo e che possa essere esportata in altre parti d'Italia.
FONTE: http://www.comune.carrara.ms.it

sabato 8 gennaio 2011

Uomini in cerca delle tracce di Dio

Arriva l'Epifania e tutte le feste si porta via. Così il detto e, in effetti, eccoci, pronti per ritornare a scuola. A noi delle Marche è andata bene, perchè il rientro è per lunedì.
Immagino che saremo stati  presi da tante cose, ma spero che tra cenoni, regali, viaggi (per chi ha potuto), un po' di spazio lo si sia lasciato anche al protagonista di questi giorni di festa. Certo che, come duemila anni fa, il mondo non gli si presenta molto ospitale: chi rimane indifferente, chi si scoccia della sua presenza, chi lo considera un nemico da abbattere. Ieri poi, non dimentichiamocelo, con tutto il rispetto per la Befana, era l'Epifania. Provo un certo fascino per quei re pellegrini  che chiamiamo Magi. I Vangeli non ci dicono quanti fossero, nè i loro nomi; qui entra in gioco più la tradizione che il testo biblico. Eppure il messaggio che possiamo ricavare da quei versetti del Vangelo è estremamente ricco, anche per noi uomini e donne di duemila anni dopo. Un messaggio di umiltà, di apertura ad un disegno che ci sovrasta, di riconoscimento di una firma che rimanda ad un altro. Prendo in prestito alcune frasi dall'editoriale di Marina Corradi, pubblicato su Avvenire, a commento dell'omelia del Papa nel giorno dell'Epifania.
"Quegli uomini, ripete Benedet­to, cercavano le tracce di Dio, «con gli occhi profondi della ragione alla ricerca del senso ul­timo della realtà». Ciò che dovremmo fare noi; ciò che siamo stati disabituati a fare da un posi­tivismo di cui siamo inconsapevolmente intrisi, per cui realtà è solo ciò che possiamo scientifi­camente misurare, sezionare, scomporre. Cosa sarebbe stata quella stella, in questa logica pu­ramente scientista? Un fenomeno astronomico comunque analizzabile nella sua natura, e ar­chiviabile. Nient’altro: ignorata la profonda na­tura di “segno”, e nessuno in cammino verso quella grotta.
I Magi, nel loro incerto andare, si rivolgono a E­rode; e quello è preso dallo sgomento, all’idea di un re più potente di lui. Quel bambino va dun­que soppresso, per restare il padrone del mon­do. Ma non c’è forse qualcosa di Erode anche in noi?, chiede sommessamente il Papa. Noi, «cie­chi davanti ai suoi segni, perché pensiamo che non ci permetta di disporre della esistenza a no­stro
piacimento». Già, c’è un che di noi in Erode, il potente che sus­sulta al sentire della stella, e si affanna a an­nientare ciò di cui quella stella è segno. Ammet­tere Dio e un suo disegno riconoscibile nel crea­to, non è forse il detestabile limite alla totale au­tonomia dell’uomo, non è la lotta di una mo­dernità che si pretende libera e completamente artefice del suo destino?
".

venerdì 7 gennaio 2011

Perchè scegliere l'insegnamento della religione a scuola

Tra poco più di un mese scadranno i termini per iscrivere i propri figli a scuola. Ovviamente stiamo parlando dei casi in cui l'iscrizione non avviene d'ufficio, come accade nel normale proseguimento degli studi in uno stesso ciclo o istituto comprensivo, ma dell'iscrizione alla prima classe di un corso di ciclo primario o secondario. In questo caso, i genitori e gli alunni più grandi devono effettuare la scelta se avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica.
Quante polemiche su questa materia! Devo però sottolineare anche che molte volte le notizie in merito sono a senso unico e volutamente non complete.
Insegno da molti anni e lo faccio in modo laico, cioè rispettoso della coscienza dei miei alunni, che non sono tutti cattolici. I tanti ex studenti che ancora oggi mi salutano con affetto (musulmani, protestanti, ortodossi, non credenti e anche cattolici) sono la prova tangibile che non ho attentato alla loro libertà di coscienza. Ho cercato di contribuire alla loro crescita umana e culturale, e con un'ora alla settimana ho fatto quello che ho potuto. Mi sono spesa molto con ognuno di loro e continuo a farlo con i ragazzi di oggi, perchè credo che riflettere sul fatto religioso, così come storicamente e culturalmente si è manifestato nel nostro Paese, con tutti i possibili confronti con altri sistemi valoriali e religiosi, non faccia male a nessuno. Ciò che fa male è l'ignoranza, che genera i mostri dell'intolleranza, di qualunque matrice, e del fanatismo religioso.
Girando su Internet ho trovato un opuscolo della Diocesi di Padova che illustra le ragioni di questo insegnamento. Il testo scritto in più lingue, offre la possibilità anche alle famiglie degli alunni stranieri di capire meglio le finalità dell'insegnamento della religione cattolica.
Ve lo propongo.

Religione cattolica a scuola

martedì 4 gennaio 2011

Dalla rabbia alla gioia

Si può non essere "arrabbiati" con Dio quando la vita non va come vorremmo?Rita ci risponderebbe che arrabbiarsi con Dio è facile, perchè a lei è successo, ma ci aiuterebbe anche a capire che non ha senso vivere nel risentimento, perchè lei ha provato cosa vuol dire. Ma ciò che di bello ci insegna la sua storia, è che si può vivere nel dolore con gioia, ma soltanto se ci si apre a Cristo.
Chi è Rita?
L'avevo vista, alcune settimane fa, in una trasmissione su Rete4 (se non sbaglio si trattava di un servizio sui viaggi della fede) e poi mi sono ritrovata la sua storia su Avvenire del 29 dicembre.
Rita Coruzzi ha 24 anni ed è disabile, costretta in carrozzina dopo un'operazione, che doveva essere risolutiva di un problema che aveva dalla nascita. Così non è stato, ed è da quando ha dieci anni che non cammina più.
Oggi, sembra assurdo, lei è felice sulla carrozzina. «So che sembra incomprensibile, ma con la mia vita così pie­na, in comunione con Dio, rifiuterei volentieri la gua­rigione per il semplice fatto che voglio rimanere sulla croce con lui».
«Mi so­no arrabbiata tanto con Gesù – ricorda la ragazza –, ero troppo delusa e scon­fitta per fidarmi ancora di Dio». «Perché mi hai fatto questo, Gesù, per­ché? ». Un urlo di dolore che Rita soffoca per 4 lun­ghi anni abbassando gli oc­chi e decidendo di non guardare più in faccia nes­suno. Prova conforto solo nell’affetto della mamma e nelle carezze della nonna.
Rialza il volto a Lourdes, in un pellegrinaggio, quando trova il coraggio di pregare davanti alla grotta: «Ho sentito la voce di Maria dentro di me e le ho chie­sto cosa desiderasse, vole­vo sapere perché mi ha vo­luto in queste condizioni, volevo sapere quale doveva essere il mio posto nel mondo». Un’altra voce, un sussurro: «Devi utilizzare la tua sofferenza per portare la testimonianza dell’amo­re di Dio». Rita riesce a di­plomarsi al liceo classico, si laurea in Lettere e frequen­ta la specializzazione in giornalismo. Ha capito la sua vocazione: «Scrivere e scuotere le coscienze per far capire quanto può esse­re bello vivere anche nella disabilità. Offrire conforto e speranza, perché la mia condizione mi ha dato molto di più di quanto mi è stato tolto». La ragazza rac­conta la sua storia nelle parrocchie o nelle scuole ed è stata spesso ospite in importanti trasmissioni te­levisive.
«Do voce ai disabi­li, parlo del mio amore per la vita e della mia conver­sione, che è poi il mio vero miracolo».
Un volo di far­falla è il libro in cui si racconta (Piemme, pp. 196, euro 13,50; prefazione del cardi­nale Camillo Ruini e invito alla lettura di Magdi Cri­stiano Allam) e ci consegna una testimonianza forte e lucida su disabilità, soffe­renza e conversione. Ora nella vita di Rita c’è la luce, ma prima non era così.
FONTE: GIANPAOLO SARTI in Avvenire del 29 dicembre 2010

lunedì 3 gennaio 2011

I numeri e il loro significato: CINQUE - SEI

Il numero 5 è il numero dell'uomo, che ha 5 dita nelle mani, fruisce di 5 sensi. E' il numero dell'universo, diviso in 5 parti uguali, a forma di croce.
Cristo ha avuto 5 piaghe che corrispondono alle croci che vengono tracciate sull'altare quando viene consacrato.
La moltiplicazione dei pani si realizza con 5 pani. 5 sono le ragazze stolte e 5 le sagge.
Il Pentateuco comprende 5 libri: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.



Il numero 6 è il numero della Genesi, della creazione.
Adamo fu creato il 6° giorno.
Presso gli Ebrei, i "pani dell'offerta" (Es 25,30) sono disposti "6 per pila" (Lv 24,6).
666 è la cifra della bestia dell'Apocalisse (Ap 13,17-18).
I rosoni di certe chiese gotiche hanno 6 petali (per esempio, la  cattedrale di Reims e la Sainte Chapelle di Parigi).

Tratto da "Tutto calcolato", Agenda dell'educatore ACR 2010/2011.
Continua......

sabato 1 gennaio 2011

Libertà religiosa, via per la pace

La Chiesa cattolica celebra ogni 1° gennaio dell'anno la Giornata mondiale della pace.  Il messaggio che papa Benedetto ha scritto per l'occasione ha come tema la libertà religiosa.
Tanti sono i paesi che non riconoscono la libertà di religione e molte sono le persone che soffrono per la loro fede. Attualmente sono i cristiani il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della fede. Nel suo messaggio il Papa rivolge il suo pensiero proprio ai numerosi fratelli che soffrono violenze e intolleranze e invita "gli uomini e le donne di buona volontà a rinnovare l'impegno per la costruzione di un mondo dove tutti siano liberi di professare la propria religione o la propria fede".  Non si può accettare, egli sostiene, la persecuzione per motivi religiosi, perchè "costituisce un'offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre è una minaccia alla sicurezza e alla pace" e il mancato riconoscimento della libertà religiosa "impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale".
Non ci può essere pace, questo è il pensiero del Papa, marginalizzando la religione dalla vita sociale, richiudendola nella sola sfera privata, così come non può esserci pace nella strumentalizzazione della fede che porta al fanatismo e al fondamentalismo. La religione deve essere una forza propulsiva per la costruzione della società civile e politica. Per la Chiesa "il dialogo tra i seguaci di diverse religioni costituisce uno strumento importante per collaborare con tutte le comunità religiose al bene comune".
Il mondo ha bisogno di Dio, così conclude il Papa, "ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi, e la religione può offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la costruzione di un ordine sociale giusto e pacifico".
L'augurio che io mi sento di fare oggi, inizio di un nuovo anno, è che ognuno di noi si senta veramente coinvolto in un processo di pace, che passa attraverso un cammino - come dice il Santo Padre - di "purificazione ed elevazione culturale, morale e spirituale (...) nel quale la dignità umana è pienamente rispettata".
Buon anno di pace e per la pace a tutti!