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lunedì 21 marzo 2011

Svegliarsi dal sonno della giustizia

Se è vero che il sonno della ragione genera mostri, dobbiamo sempre pensare che anche il sonno della giustizia ci può, per piccoli gradi quasi inavvertiti, precipitare nella mostruosa vergogna della camera a gas.
(Alessandro Galante Garrone, storico e giurista piemontese)

Così ha commentato queste parole Gianfranco Ravasi, nella sua rubrica Mattutino su Avvenire del 18 marzo 2011:
«per piccoli gradi quasi inavvertiti» la società precipita nel male, nella vergogna e nella perversione della stessa umanità. È proprio nell’inavvertenza impercettibile dei piccoli passi verso il basso che si nasconde il dramma del nostro tempo. Non si hanno atti clamorosi come una guerra o violenze estreme su intere classi sociali ridotte in schiavitù. È, invece, una goccia dopo l’altra che perfora la coscienza personale e collettiva, smagliandola fino al punto di renderla incapace di reagire all’ingiustizia o all’infamia. Si diventa non tanto immorali in modo consapevole e quindi capaci di un sussulto, quanto piuttosto amorali, sonnolenti appunto e indifferenti. E una volta precipitati in questa insensibilità, la voce della coscienza si fa afona o indistinguibile.

Gran brutta bestia l'indifferenza che nasce da una sorta di abitudine al male.

"Prof, ma tanto fanno tutti così!"
"Se non ti fai furbo, sono gli altri che si approfittano di te. Non è vero, prof?"
"O sei con loro, prof, quelli cioè che fanno il bello e il cattivo tempo, quelli che prendono in giro, che fanno i bulli, oppure sei messo tra gli "sfigati". Io preferisco stare con loro, anche se alcune cose che fanno non mi piacciono".

Eppure un giorno qualcuno disse: "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia....", cioè beato chi non si adegua a ciò che non è giusto e che va contro la dignità umana.

Beati
Coloro che contro tutto rimangono giusti,
che usano la loro intelligenza
per dare a ognuno ciò che gli è dovuto:
coloro che armonizzano
azioni e pensieri
con la volontà di Dio,
che hanno la passione dell’uomo
e che pagano di persona
perché l’uomo più non sia
una merce che si compra e si vende:
coloro che si battono
perché egli possa vivere in piedi nella sua dignità.
da C. Singer, Pregare, Paoline


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