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sabato 3 marzo 2012

Lucio Dalla. Il suo rapporto con la fede

Il 1° marzo un grande della musica ci ha lasciato.
Ho amato e amo le sue canzoni.
Mi ha sempre colpito la personalità eclettica e profonda di questo artista.
L'ho sentito vicino per la sua fede religiosa, mai eccessivamente sbanderiata ma neanche nascosta.
Vi propongo questa intervista realizzata nel 2000 da padre Vito Magno, dove Lucio Dalla parla del suo rapporto con le fede:
R. – Io sono cristiano, sono cattolico, credo in Dio e professo la mia fede continuamente, nel senso che è uno dei miei punti fermi e una delle poche certezze che ho, che non mi proibisce di immaginare, di sperimentare anche possibilità che non contrastano con la mia certezza religiosa, ma che fanno parte della mia struttura di uomo contemporaneo.
D. – Considerando le sue canzoni degli ultimi anni i critici parlano di un Dalla diverso e anche un po’ convertito…
R. – Non sono un convertito, perché credo in Dio da quando sono bambino e credo che siano valori assolutamente umani. La ricerca della libertà, la ricerca dell’equilibrio e la ricerca della ricerca, il continuo meccanismo di credere, è quello che fa la differenza tra l’uomo e le macchine. Per cui io credo nella libertà, nella tolleranza, nel riconoscimento di tutte le confessioni, perché credo che sia importante e che una società come la nostra, che va verso una società più complessa, più enigmatica, come quella delle macchine, abbia bisogno di fede. Naturalmente credo in Dio perché è il mio Dio, è il Dio che riconosco negli uomini, nell’umanità, è il Dio che riconosco nei poveri, nella gente che ha bisogno di aiuto, e che io considero gli uomini del domani. Rispetto con grande fascino la decisione di Cristo di nascere povero, di nascere in mezzo alla gente diseredata, perché è la gente del futuro. Io credo che dopo 2000 anni, anche oggi, la gente diseredata, i migranti, la gente del Terzo Mondo, sia la gente del futuro.
D. – Tempo fa lei ha cantato alcuni Salmi. Cosa la colpisce di questi componimenti poetici dell’Antico Testamento?
R. - La cosa che mi ha colpito dei Salmi è la grande forza dirompente delle parole. Noi abbiamo oggi, in una società che si sta trasformando praticamente da società della parola a società dell’immagine, uno scadimento della forza protettiva della parola e credo che i Salmi siano l’opposto di questa mancanza di energia. Nei Salmi la parola è dinamite pura, è proprio costruzione, la fondazione della parola stessa. Quindi mi sono avvicinato ai Salmi in maniera laica, da artista, per avere la conferma della grandissima esistenza, a livello di comunicazione, della forza del credere.
D. - E’ interessante addentrarsi nella Sacra Scrittura. Lei teme di farlo?
R. – Mi manca la conoscenza teologica e storica per farlo. Però sento con l’intensità dell’artista o comunque dell’uomo che è abituato a guardare anche cosa c’è sotto i sassi, per intuire le cose che si muovono sopra la nostra testa e dentro la nostra anima, che il mistero è ancora un mistero. Per cui mi sembra che in un’epoca di computer, di macchine, di conoscenza umana che sempre più, con un’escalation e con un’accelerazione impressionante, va diventando totale, questo mistero sia un mistero destinato a scoprirlo solamente chi viaggia nell'anima e non nella conoscenza scientifica.
Cliccando sulle immagini potete ascoltare l'intervista (da Radio Vaticana).
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