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sabato 5 gennaio 2013

Rendere manifesta la gloria di Dio

I cori razzisti allo stadio sono l'ultima delle notizie di cui avrei fatto volentieri a meno.
Quanta maleducazione e quanta ignoranza! Provo indignazione ma anche tanta tristezza. Il nostro essere umani non è scontato. Lo dico tante volte ai miei alunni a scuola che la via dell'umanizzazione è difficile, perché è scontro continuo con i nostri limiti, le tentazioni, i vari "mostri" (egoismo, superbia, razzismo, ecc.) che ci rendono più simili alle bestie che agli umani.
Eppure, nonostante tutto, c'è stato Qualcuno che, un po' più di duemila anni fa, ci ha parlato di un Dio innamorato della nostra umanità, tanto da farsi egli stesso cittadino di questo mondo, perché noi potessimo diventare cittadini del Cielo.
Il nostro sguardo  deve essere rivolto al Cielo, perché a lì siamo destinati.
Guardando troppo in basso finiamo per rimanere schiacciati dalla nostra mediocrità, dalla nostra inadeguatezza.
Leggiamo queste parole di Nelson Mandela:
«La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: "Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?" In realtà chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri».
Siamo nati per rendere  manifesta la gloria di Dio. Siamo nati per risplendere.

Meditiamo gente, meditiamo!


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