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lunedì 29 aprile 2013

Per chi dovrà affrontare l'esame di terza media

Vi invito a dare un'occhiata al sito del maestro Roberto Sconocchini, perché scoprirete come simulare online la prova Invalsi di Italiano.
Cliccate sull'immagine per saperne di più ed allenarvi.


sabato 27 aprile 2013

Dietro ai buchi neri la ricerca dello Spirito

Per atto di fede crediamo allo Spirito che è in noi, ma non lo sentiamo, non lo vediamo e non lo tocchiamo come invece fu concesso a Tommaso di mettere le mani nelle piaghe di Cristo risorto. Albert Einstein diceva che «la scienza senza religione è zoppa e la religione senza scienza è cieca», tutto il contrario di quello che vorrebbero far credere gli scientisti di oggi che rifiutano l’altra bella frase di Einstein: «Chi non ammette l’insondabile Mistero non può essere un vero scienziato». Credo proprio che nel suo progredire la scienza diventi sempre più una grande luce umana per illuminare il discernimento dentro le problematiche della società moderna. Nella ricerca dello Spirito mi viene in mente una similitudine di ciò che fa l’astrofisica nella ricerca dei buchi neri nel nostro universo. I buchi neri sono quegli oggetti spaziali che vengono così chiamati perché la loro massa gravitazionale è talmente grande da riuscire a trattenere al suo interno qualsiasi radiazione, compresa la luce. Sembra un assurdo che per effetto gravitazionale venga trattenuta una radiazione che è priva di massa come avrebbe voluto Newton, e invece questa fu la grande intuizione di Einstein nella sua Relatività Generale confermata nel 1919 dall’esperimento dell’astrofisico sir Arthur Eddington. Le grandi masse curvano lo spazio per cui ciò che si trasmette per linea retta, come un raggio di luce, se passa vicino a una grande massa, segue l’invisibile binario curvo dello spazio.
I buchi neri, con la loro enorme massa, curvano talmente lo spazio da riportare al loro interno qualsiasi raggio di luce o radiazione volesse uscirne. Se è dunque vero che nessun segnale può essere da loro emesso è pur vero però che anche a grandissime distanze si sente la loro forza di attrazione gravitazionale. Quindi, per poterli scovare, gli astrofisici tengono sotto osservazione il comportamento gravitazionale degli astri visibili e quando ci si accorgono di un loro comportamento 'anomalo' nasce il sospetto che nei dintorni ci sia un buco nero.
Per analogia proviamo a cercare il nostro 'buco nero', osservando se nel comportamento dei nostri simili ci sono 'anomalie', scientificamente inspiegabili, che si discostano dai comportamenti standard della nostra società. La storia ci insegna che la prima classificazione sommaria di queste persone è quella di considerarle 'pazze', nel senso che le loro parole o le loro azioni guidate dal loro pensiero, non rientrano nello standard delle comuni regole di vita sociale. Il 'pazzo' più famoso e più 'anomalo' fu certamente Colui cui misero addosso la tunica rossa regale dei pazzi e che poi crocifissero proprio per il suo pensiero. Ma poi, al suo seguito, tanti altri 'pazzi' sono nati e vanno in missione per il mondo a far parlare Dio, a sfamare, a istruire, a soccorrere e a curare come faceva quella 'pazza' di Madre Teresa di Calcutta senza chiedere nulla in cambio. C’è ne fu uno che addirittura distribuiva denari tra i poveri e che si spogliò nudo nella piazza di Assisi per lasciare ogni bene materiale al ricchissimo padre mercante di stoffe, si chiamava Francesco. E oggi un altro stupefacente e già amatissimo 'pazzo di Dio', che s’è imposto quel nome, porta sul petto un crocefisso di ferro, ai polsini della camicia porta semplici bottoni, paga con i suoi soldi l’ospitalità alla Casa del clero, rifiuta quando può farne a meno l’auto di ordinanza, usa il telefono senza intermediari. E il giovedì santo è andato a incontrare per la Messa 'in coena Domini', e a lavare loro i piedi, ragazzi e ragazze chiusi in carcere: è sicuramente un grande 'pazzo' al seguito del primo. E siamo certi che li è lo Spirito che attrae, nel suo fascino, chiunque si avvicini.
FRANCESCO GRIANTI da Avvenire del 24 aprile 2013

giovedì 25 aprile 2013

Visita virtuale alla Cappella Sistina

Sfido i miei alunni di seconda a ritrovare il dipinto del Perugino, che ci ha offerto un ottimo spunto per uno dei lavori di questo anno.
Vi invito ad una visita virtuale alla Cappella Sistina.
Vediamo chi di voi scopre per primo l'affresco in oggetto.
Cliccare sull'immagine.



martedì 23 aprile 2013

Il sorriso di Giulia

Perché la vita va vissuta in pienezza. Perché non conta il tempo che vivi ma la qualità di come lo vivi.
Vivere in pienezza la vita, perché possa essere un segno di speranza. Per tutti.
Troppe volte sprechiamo la vita, accecati da falsi idoli, incapaci di vedere cosa conta veramente.
La storia di Giulia ci interroga sul tempo che abbiamo e su come lo viviamo.
Dal libro di Giulia Gabrieli "Un gancio in mezzo al cielo":
«Sogno di scrivere un libro per raccontare una storia. La mia storia. Perché anch’io, prima, avevo paura. Avevo paura della malattia, avevo il terrore dell’ospedale. Finché non ci metti piede non sai niente di come si vive dentro. Non pensavo proprio che potessero esistere così tante persone che soffrono, così tanti bambini che stanno male e che sono costretti a curarsi. Io credevo che i tumori fossero una cosa molto rara, invece adesso sono molto frequenti, purtroppo.
Sogno di scrivere un libro perché ci sono molte persone che sfidano la vita – per esempio quando iniziano a drogarsi – e non si rendono conto che, allo stesso tempo, ci sono tante persone che stanno lottando per avere la vita. È questo che voglio far capire! È una cosa assurda: io sono qui a combattere per vivere.
E ci sono persone, anche della mia età, quattordici anni, prima con la sigaretta in bocca, poi passano all’alcol, poi alla droga… Sembra assurdo dirlo, ma in realtà succede veramente. Io lotto per la vita, loro la buttano via.
Sogno di scrivere un libro perché devo proprio ringraziare il Signore che mi ha dato tanta-tanta tanta forza. Voglio sottolineare con forza l’importanza delle persone che ti stanno vicine e della preghiera: io ringrazio il Signore di avermi donato, attraverso la malattia che è ritornata, una seconda chance per capire quanto mi vuole bene. E ora io spero che le persone lo capiscano attraverso il libro, non attraverso la malattia.
Perché la mia situazione non la auguro a nessuno, nonostante io la viva bene. Però, alle persone a cui è capitato, voglio proprio far capire che non è così brutto, non si possono passare le giornate a lamentarsi. Sì, certo, mentre faccio le chemioterapie sto anch’io male e mi chiedo: «Perché è successo proprio a me?». Poi però, quando sto meglio dico: «Ma sì, dai, adesso è passato» e ci rido sopra. È questo che voglio dire alle persone malate: «Rideteci sopra». A chi invece sta bene: «Aiutate le persone che sono malate ad accettare la loro malattia e a conviverci, sarà tutto più semplice!». Sogno di scrivere un libro, e questa è la cosa che conta di più, per dire che Lui c’è, che ci sta sempre accanto. Quando i medici hanno capito che malattia avevo, mi hanno detto: “Guarda che abbiamo scoperto che purtroppo è un tumore. Però è guaribile, te lo assicuriamo che guarirai”. Allora io non capivo perché mia mamma pregava così tanto. Mi dicevo: «Tanto guarisco sicuramente, qual è il problema? Non c’è bisogno di fare tutte quelle preghiere».Quando la malattia si è riformata per la seconda volta, allora finalmente ho capito! Io devo pregare il Signore affinché lui mi doni, attraverso le chemioterapie, la grazia della guarigione.
Ma questo non basta: noi dobbiamo pregarlo affinché lui ci dia la forza di andare avanti, di sopportare le cure, di accettarle! Quest’anno io spero di guarire, ma anche se ciò non dovesse accadere so che lui mi è sempre vicino e mi dà la forza di andare avanti.Inoltre, con la mia sofferenza, sto salvando tantissime altre persone e di questo sono felice!».

Un video che racconta la sua storia:




Cliccando qui alcune pagine a lei dedicate dalla rivista Messagero dei Ragazzi


lunedì 22 aprile 2013

Nei miei panni

Un videogioco segnalato nel blog di Luca Fabbri che fa molto riflettere.
Si tratta di mettersi nei panni di un immigrato e vedere se riusciamo a superare la fine del mese con il budget che abbiamo a disposizione. Ho provato a giocare e non ce l'ho fatta: ho finito i miei soldi in pochissimo tempo e non per averli spesi in cose di cui potevo fare a meno.
Molte volte noi la facciamo facile e sputiamo sentenze contro i lavoratori stranieri.
Il fatto che anche per molti italiani, oggi, la situazione non sia facile, non deve spingerci a vedere negli stranieri dei nemici.
Il tempo che stiamo attraversando è difficile, ma non dobbiamo dimenticare a cosa ci ha portato, in anni passati, la caccia alle streghe o agli untori. La persecuzione degli ebrei, ricordate?, trovò terreno fertile in una Germania inginocchiata dalla crisi economica.
Dobbiamo riscoprire la solidarietà se vogliamo rimanere immuni dai virus del razzismo e dell'intolleranza.
Forse questo gioco può aiutarci a essere meno superficiali.
Cliccate sulll'immagine.


venerdì 19 aprile 2013

martedì 16 aprile 2013

Scienza e Fede per una cultura rispettosa dell'uomo

«Nella grande impresa umana di cercare di dischiudere i misteri dell’uomo e dell’universo, sono convinto del bisogno urgente di dialogo costante e di cooperazione tra i mondi della scienza e della fede per edificare una cultura di rispetto per l’uomo, per la dignità e la libertà umana, per il futuro della nostra famiglia umana e per lo sviluppo sostenibile a lungo termine del nostro pianeta.
Senza questa necessaria interazione, le grandi questioni dell’umanità lasciano l’ambito della ragione e della verità e sono abbandonate all’irrazionale, al mito o all’indifferenza, a grande detrimento dell’umanità stessa, della pace nel mondo e del nostro destino ultimo
».

Benedetto XVI alla Pontificia Accademia delle Scienze (8 novembre 2012)

giovedì 11 aprile 2013

Una piaga aperta


«La tratta degli esseri umani richie­de una risposta forte, fondata sulla assistenza e la protezione delle vit­time, l’applicazione rigorosa delle norme della giustizia penale, insie­me a una regolamentazione delle politiche migratorie e del mercato del lavoro», sostiene Yury Fedotov, vicesegretario generale dell’Onu e direttore esecutivo dell’Undoc, l’a­genzia contro la criminalità e il traf­fico di droga. L’allarme è confermato dal 'Rap­porto Globale sulla tratta delle per­sone 2012', recentemente ultima­to dall’Ufficio Onu di Vienna. Il dos­sier indica una riduzione comples­siva dell’età media delle vittime, re­gistrando un aumento del traffico di minori, finalizzato al lavoro forza­to e alle più bieche forme di sfrut­tamento, come l’accattonaggio e l’imprigionamento nei locali per pedofili. Due terzi di tutti i mino­renni schiavizzati sono bambine avviate allo sfruttamento sessuale. La stragrande maggioranza delle persone rivendute dai moderni ne­grieri sono donne, che rappresen­tano dal 55 al 60 per cento delle schiave rilevate a livello globale. Tut­tavia, la percentuale totale di don­ne adulte e ragazze minorenni rag­giunge in alcune aree (come i Pae­si Arabi e il sudest asiatico) il 75 per cento del totale.

Da Avvenire del 3 aprile 2012

lunedì 8 aprile 2013

La libertà

E se la libertà consistesse nella possibilità di rendere il mondo migliore? Non è detto che fare quello che ci piace migliori la nostra vita e quella degli altri. Anzi. Il più delle volte il dare sfogo ai nostri istinti genera mostri, lascia macerie intorno a noi e dentro di noi.
La "verità vi farà liberi" (Giovanni 8,31-42) ha detto Gesù. Cosa intenedeva dire?
Forse che la libertà non è il fare quello che si vuole, ma il volere ciò che è vero con la propria intelligenza, volontà, capacità di decidere?
Quante volte agiamo più per convenienza che secondo la verità che conosciamo? Quante volte preferiamo le "scorciatoie" piuttosto che le soluzioni più difficili ma che sentiamo giuste e vere? Quante volte ancora preferiamo l'opinione della maggioranza piuttosto che interrogarci sul bene e sul male? Per non parlare delle molte volte in cui preferiamo non farci domande e agire così, come viene.
Sant'Agostino dopo una vita assai dissoluta ha dovuto faticare molto per trovare la libertà, ossia per spezzare le catene delle sue cattive abitudini e della passione carnale. Dopo la conversione scrisse con convinzione: "Oso dire che nella misura in cui serviamo Dio siamo liberi, mentre nella misura in cui serviamo la legge del peccato siamo schiavi" (Commento al Vangelo di Giovanni, tratt. 41, 10; cfr CCC, 1733).
La Verità di cui parla Gesù non è un concetto o una dottrina. E' nell'incontro con la sua persona che scopriamo la verità su Dio e sull'uomo.
Gesù, come ha detto Benedetto XVI, «ci aiuta a sconfiggere i nostri egoismi, ad uscire dalle nostre ambizioni e a vincere ciò che ci opprime. Colui che opera il male, colui che commette peccato, è schiavo del peccato e non raggiungerà mai la libertà . Solo rinunciando all'odio e al nostro cuore indurito e cieco, saremo liberi, ed una nuova vita germoglierà in noi» (omelia di Mercoledì, 28 marzo 2012, a Cuba).
La libertà che ci offre Gesù ci libera veramente, e fa di noi dei liberatori a nostra volta.
Perché, quando sperimenti l'amore di Dio che vuole fare di te una creatura nuova, non puoi rimanere indifferente di fronte alle tante schiavitù che vengono proposte, se non a volte, imposte (denaro, successo, potere, ecc).
Vi lascio questo video.


domenica 7 aprile 2013

Il pane della libertà (Pesach)

Continuiamo il nostro "viaggio" alla scoperta dell'ebraismo, entrando in una casa romana in occasione del Seder di Pesach. La famiglia è intorno alla tavola in festa per leggere e celebrare il racconto dell’uscita degli ebrei dall’Egitto, con canti e cibi simbolici. Un rito che, di generazione in generazione, celebra la libertà e rafforza l’identità del popolo ebraico.
Cliccare sull'immagine.

sabato 6 aprile 2013

Ecumenismo: dialogo per l'unità

La storia del cristianesimo è popolata di grandi testimonianze di fede ma anche di fratture. Molto profonda quella che si consumò nel XVI secolo portando alla Riforma protestante.
Anche se le sue radici andrebbero ricercate nei secoli precedenti, comunemente la sua data di nascita viene fatta coincidere con la pubblicazione sulla porta della Cattedrale di Wittemberg in Germania, delle cosiddette 95 tesi da parte di Martin Lutero. Con quel gesto l’allora monaco agostiniano intendeva contestare la pratica delle indulgenze e in generale l’opera della Chiesa, rifiutando di fatto l’autorità della sede di Roma, del Papa.
Dalla sua ribellione sarebbero nate diverse comunità ecclesiali, legate alla Riforma ma tra loro differenti. Oltre alla Chiesa luterana, vi si riconoscono ad esempio quelle Riformate legate soprattutto all’insegnamento di Calvino mentre in Italia la più numerosa è la Chiesa evangelica valdese, dal nome del suo ispiratore Pietro Valdo.
Le differenze tra protestanti e cattolici sono profonde e riguardano sia l’organizzazione della Chiesa che la teologia con concezioni molto diverse, ad esempio, riguardo i ministri di culto e i sacramenti. Da questo rapidissimo viaggio emerge come i cristiani siano tra loro divisi.
Esiste però, soprattutto a partire dal XX secolo, un forte movimento di credenti impegnati a lavorare per ricomporre le divisioni in unità.
Si chiama ecumenismo e la nostra Chiesa cattolica, senza voler rinunciare per questo al suo immenso patrimonio di fede e alle sue tradizioni vi è impegnata in prima persona sin dal Concilio Vaticano II. Basti per tutti ricordare l’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II e i ripetuti interventi di Benedetto XVI.
Ma anche papa Francesco tra i primi gesti del suo pontificato, ha voluto ci fosse l’incontro con i delegati delle altre Chiese cristiane.

Da Popotus del 28 marzo 2013

venerdì 5 aprile 2013

Cristiani, le differenze di una stessa fede

Per i credenti, Pasqua, cioè la festa della Risurrezione del Signore è la festa più importante dell’anno. Non tutti i cristiani però la celebrano lo stesso giorno. Accade per un problema di calcoli matematici, e astronomici. I cattolici seguono infatti il calendario gregoriano, una parte del mondo ortodosso quello giuliano. Così quest’anno la Pasqua, fissata nella prima domenica che segue il plenilunio dopo l’equinozio di primavera, è stata festeggiata questa domenica dai cattolici e il 5 maggio lo sarà dagli ortodossi. La data delle festività non è tuttavia l’unica differenza che separa chi crede in Gesù. Come si sa infatti i cristiani sono divisi tra loro in tre grandi famiglie: cattolici, ortodossi e protestanti, cui va aggiunta la Comunione anglicana. La rottura più antica risale all’XI secolo, al 1054 per la precisione, quando si consumò la separazione tra il patriarcato di Roma e quello di Costantinopoli. Alla base rivalità, vicende politiche, ragioni culturali e teologiche, organizzazione e vita delle comunità (cioè motivazioni ecclesiologiche). Sta di fatto che a seguito della separazione del 1054, il cristianesimo si divise tra cattolici, prevalentemente occidentali e ortodossi, per lo più orientali. Oggi la Chiesa ortodossa, comprende sotto il primato “d’onore” del patriarca di Costantinopoli che si dice primus inter pares, primo tra i pari, una quindicina di chiese “autocefale”, che cioè non riconoscono altre autorità religiose al di sopra di sé. Accanto ai quattro patriarcati più antichi, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, un ruolo molto importante è svolto dal patriarcato di Mosca che vanta un gran numero di fedeli. Oggi a separare cattolici e ortodossi sono soprattutto ragioni storiche e culturali, oltreché teologiche con la vicenda legata a un aspetto del Credo e un diverso modo di intendere il ruolo del Papa.

Adattato da Potus del 28 marzo 2013

Papa Francesco incontra il patriarca ortodosso Bartolomeo I

mercoledì 3 aprile 2013

I libri della Bibbia

Imparare i nomi della Bibbia in inglese? Perché no?
Vi propongo tre simpatici video.

Tutta la Bibbia
 L'Antico Testamento
Il Nuovo Testamento

L'inferno, dove non c'è l'amore

Per parlare dell’inferno, Gesù si è fermato a osservare la valle scavata dal fiume Hinnon a sud di Gerusalemme, che nei periodi di siccità diventa luogo per i rifiuti.
Oggi parleremmo d’immondezzaio o di inceneritori più o meno ecologici. E dalla Geenna ha tratto spunti per raccontare alcune parabole che annunciano non soltanto l’esito positivo, ma anche quello infausto dell’esistenza umana.
Inferno è non rendersi conto che davanti alla propria porta c’è un povero in attesa di essere soccorso, come Lazzaro; è giudicare senza misericordia l’altro; è serrare il proprio cuore alla riconciliazione con il prossimo; è seminare zizzania in un campo di grano; è non mettere a frutto i talenti ricevuti; è vendere la propria vita per il potere e per la propria gloria.
Sapere che esiste l’inferno è conoscere un luogo dove non è possibile edificare, piantare, dove il fetore impedisce di respirare. In quel luogo Dio non entra poiché significherebbe che è connivente con il male, che il bene non è diverso dal male e che qualunque cosa facciamo Egli è dalla nostra parte.
A forza di dire che l’inferno non esiste o che se esiste è vuoto, si è trasferito l’inferno nella vita di ogni giorno, quando si è sempre insoddisfatti del potere, della ricchezza e dei piaceri. Ma, al di sopra di tutto, inferno è non credere all’amore di Dio in Cristo poiché chi non crede in lui non ha bisogno di essere condannato, ma si è già condannato e chiunque fa il male odia la luce e non viene alla luce (cf. Giovanni 3,18-20).
Gesù non ha parlato della Geenna come luogo di perdizione per spaventare i suoi ascoltatori, ma perché non ci s’illudesse che la misericordia di Dio possa prescindere dall’accoglienza del suo amore e dall’amore per il prossimo.
Non c’è nulla dell’inferno che sia una sorpresa, ma tutto è anticipato nell’ostinato rifiuto dell’amore di Dio.
Da Catechismo quotidiano di Antonio Pitta su Avvenire del 27 marzo 2013

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