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lunedì 9 settembre 2013

E' in gioco la nostra umanità

da Avvenire del 7/09/2013
[...] Ci vengono alla mente alcune parole di Isacco di Ninive da poco ascoltate: «L’assenza di misericordia e la brutalità vengono dalla grande abbondanza di passioni. Infatti il cuore è indurito dalle passioni, e queste non lasciano che si muova a compassione, ed esso non sa avere pietà per nessuno, né dolersi per l’afflizione, né soffrire, pur vedendo­la, per la rovina del suo prossimo, né rattristarsi per coloro che cadono nei peccati; ma a causa delle passioni di cui si è detto, l’ira e la gelosia si fanno potenti e si accrescono in costoro; e accade che uno sia mosso da stupido zelo, come se volesse far vendetta al posto di Dio, e nella sua anima non c’è spazio per la compassione.
Sii un persegui­tato, ma non uno che perseguita. Sii un crocifisso, ma non uno che crocifigge. Sii pacifico e non zelante… Non sei un servo della pace? Almeno non essere un agitatore! Sappi che se da te uscirà un fuoco che brucerà gli altri, alle tue mani sarà chiesto conto delle anime di tutti coloro che quel fuoco avrà toccato. E se non sei tu a soffiare su quel fuo­co, ma sei d’accordo con colui che vi soffia sopra e ti compiaci della sua azione, sarai suo compagno nel giudizio».
Non lasciamoci ingannare: l’invito del Papa è un invito per la pace, ma è una vera e propria battaglia, fino all’ultimo sangue, il nostro, però, non quello altrui. È la lotta contro il nostro or­goglio, la sete del dominio, l’uso della violenza per sentirci gran­di. Per questo il Papa ci ha invitati tutti, credenti e non creden­ti: è una lotta contro il Male, è in gioco la nostra umanità. E le nostre'armi bianche' sono il digiuno e la preghiera.
Perché il digiuno? Per solidarietà con chi è nel bisogno. Per pe­nitenza, cioè per chiedere a Dio il dono della pace, con umiltà e con la coscienza del nostro peccato. Ma soprattutto, in que­sto momento, per ritrovare la lucidità del pensiero, liberi anche da noi stessi. Siamo sempre, per istinto, egocentrici. E questo ci rende sottilmente o palesemente aggressivi. Il nutrirsi è una spinta naturale, vitale. Siamo stati creati così. Assorbiamo e­nergia, per realizzare tutte le nostre potenzialità. Mangiamo, con voracità. Ci sentiamo forti, ci poniamo al centro.
Se digiu­niamo, se accettiamo cioè di sperimentare la debolezza, di per­dere il dominio completo, di metterci in condizione di bisogno, ci distogliamo almeno per qualche tempo da noi stessi, ci è da­ta la sapienza, la visione delle cose in Dio.
Un cuore puro, mi­sericordioso, unica condizione per la pace. Alla 'visione' siamo chiamati tutti… Se non vogliamo fare in prima persona questo cam­mino, se non cerchia­mo il vero, il giusto, sia­mo almeno onesti: non predichiamo la pace! Ma non predichiamo neppure la guerra, in nome della giustizia! E il digiuno non basta, se non diventa pre­ghiera, cioè se non ci pone davanti a Dio, il nostro Dio mite e umi­le di cuore, il misericordioso.
[...] «Il mondo ha bi­sogno di vedere gesti di pace e di speranza!» Ognuno attinga la speranza là dove può, secondo il suo pensiero. Come cristiani, noi attingiamo la nostra speranza non dai nostri sforzi, ma dal­l’amore redentore di Cristo, che ha offerto la sua vita per noi. 'Redimere' significa 'riscattare'. Riscattarci dalle nostre schia­vitù. Cristo ha liberato e sempre libera il nostro desiderio profon­do, che ci orienta verso il Bene, ma che spesso si smarrisce per strade sbagliate, imprigionato in logiche di morte. E questa spe­ranza è per ogni uomo: Dio è morto per tutti.

Le sorelle Trappiste in Siria da Avvenire del 7 settembre 2013

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