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mercoledì 30 luglio 2014

Sul perdono

Per risanare le ferite profonde delle relazioni primarie della nostra vita (la fraternità ), c’è un bisogno vitale di tempo. Non ci riconciliamo veramente se non permettiamo che il dolore­amore penetri fino alle midolla della relazione malata, venga assorbito e, lentamente, la curi. E servono soprattutto azioni, che dicano con il linguaggio del comportamento che vogliamo, veramente, ricominciare. [...]Dopo un tradimento coniugale, un grande inganno di un fratello o del mio socio, le parole 'perdonami', 'scusa' non bastano. Sono necessarie, ma non sono sufficienti: occorrono fatti, comportamenti, espiazioni, penitenze. Non si tratta di vendetta né di ritorsione, ma del loro opposto: è tutto amore.
Se hai tradito intenzionalmente il nostro patto matrimoniale, se vogliamo veramente reinvestire nella nostra famiglia e ricominciare, non bastano le parole, né un regalo, né una cena. Occorre che tu mi dimostri con degli atti 'costosi' e inequivocabili che vuoi davvero ricominciare, che vuoi veramente credere di nuovo nel nostro rapporto, che vuoi che saniamo insieme quella ferita che hai procurato al nostro rapporto. Il perdono biblico è il per-dono che fa risorgere, non è un 'dimenticare' il passato, ma un ricordare doloroso per ricostruire un nuovo futuro. È perdono teso alla riconciliazione.
Ogni famiglia, ogni fraternità, ogni comunità, sa quali sono le azioni concrete necessarie, ma senza questi atti la riconciliazione non c’è, o è troppo fragile. I rapporti sono realtà 'incarnate', non sono solo sentimenti o buone intenzioni. I nostri rapporti sono dei 'terzi' che stanno di fronte a noi, sono vivi con noi e come noi. Come i nostri figli, prendono le nostre 'carni', e quando un rapporto è negato o tradito sono le sue carni che vengono ferite, e sono questi carni che devono essere, con tempo e azioni, sanate. Questo è un grande insegnamento dell’umanesimo biblico, che ci svela la logica del sacramento della penitenza (non si capisce nessun 'sacramento' senza avere un’idea 'incarnata' dei rapporti e della vita), e che ha consentito che un giorno un rapporto (lo Spirito) potesse essere chiamato Persona.

Tratto da L Bruni, La fraternità non si compra, in Avvenire del 13 luglio 2014

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