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giovedì 20 novembre 2014

Gli amici che vorrei

«Prof, non ne posso più. G. mi prende sempre in giro».
G., ma potrebbe essere tutte le lettere dell'alfabeto (in lui infatti rivedo tanti alunni, ragazzi e anche ragazze, perché ormai il bullismo non è più prerogativa dei maschi), forse non si rende conto del male che arreca agli altri. Superficialità, rabbia, mancanza di empatia, ..... chissà cosa si nasconde dietro il comportamento di un bullo. Non mi addentro nelle analisi sociologiche e/o psicologiche, ma  lascio parlare un ragazzo, anche lui ipotetico, come il nostro G., che rappresenta invece i tanti studenti che desiderano venire a scuola per imparare e stare bene con i compagni.

«Non sono più un bambino piccolo, ma i genitori, che ancora non ne sono convinti, non fanno che predicare: «Quei ragazzi non ci piacciono. Non ci andare». Anche un insegnante che mi vuole bene ogni tanto mi avverte: «Mi raccomando stai attento a quei tipi lì».
Io, però, lo so quali sono i compagni e le compagne con i quali fare amicizia, e quelli, invece, che più mi stanno lontani e meglio è.
Non mi piacciono quelli che vogliono avere sempre ragione, anche quando dicono stupidaggini, e che non soltanto insistono sulle loro idee, che sarebbe giusto, ma lo fanno arrabbiandosi, urlando, come se volessero farti paura. Non mi piacciono quelli che, se tu gli dici che sei tifoso dell’Inter, non rispettano la tua idea e non te la lasciano nemmeno spiegare, ma ti dicono che sei stupido e non capisci niente. Meno che meno mi piacciono coloro che, magari perché sono più grossi o perché sono in tanti, se non la pensi e non ti comporti come loro, minacciano di picchiarti, oppure di bucarti le ruote della bicicletta. Alla larga, da questi ultimi! Credono di rendere giuste le idee sbagliate con i pugni o con i dispetti. Invece, secondo me, una cosa sono le idee, e un’altra i muscoli.
A scuola ci hanno parlato di Gandhi. Era tutto pelle e ossa, però ha vinto gli inglesi con le idee, non con le botte. Certo, a volte anche a me viene voglia di ricorrere ai pugni e ai calci ma, se lo facessi, mi risponderebbero con pugni e calci, e non si finirebbe più.
Mi piacciono, invece, i compagni e le compagne che ti ascoltano, che ti lasciano spiegare, che non ti offendono e non ti minacciano, e soprattutto che rimangono amici tuoi anche se non la pensi e non ti comporti come loro. Mi piacciono quelli che sono coraggiosi perché sono capaci di difendere le proprie idee anche se rimangono da soli. Queste persone Gesù le chiamava “miti”, altri le chiamano “non violenti”. Io li chiamo gli amici che cerco e voglio avere vicino».
Tonino Lasconi in Popotus del 18 novembre 2014

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