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venerdì 23 gennaio 2015

Solo se siamo capaci di piangere

Non si può rispondere con frasi fatte davanti alla domanda di Glyzelle Palomar, 12 anni, che al Papa ha chiesto: «Ci sono tanti bambini rifiutati dai loro stessi genitori, ce ne sono tanti che diventano vittime, molte cose terribili accadono loro, come la droga o la prostituzione. Perché Dio permette che accadano queste cose, anche se non è colpa dei bambini? E perché ci sono così poche persone che ci aiutano?».
Lei stessa è scoppiata in lacrime pronunciandola, facendo commuovere Francesco, che davanti a oltre trentamila giovani, all'università Santo Tomaso, aveva appena terminato di ascoltare un'altra testimonianza toccante, quella di Jun Chura, ex ragazzo di strada quattordicenne che oggi lavora per la fondazione Tulan ng Kabataan, dov'è ospitata anche Glyzelle.
Francesco ha abbracciato entrambi, e ha tenuto a lungo la sua mano sul capo della ragazza.
 «Oggi ho ascoltato l’unica domanda che non ha risposta - ha detto il Papa improvvisando in spagnolo - non le sono bastate le parole, ha avuto bisogno delle lacrime. Al nucleo della tua domanda non c’è risposta: solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che hai detto siamo capaci di rispondere a questa domanda: perché i bambini soffrono?».
 «Quando il cuore è capace di piangere possiamo capire qualcosa. Esiste una compassione mondana che non è utile per niente. Una compassione che è poco più che mettere la mano in borsa e tirare fuori una moneta. Se Cristo avesse avuto questa compassione avrebbe aiutato tre o quattro persone e poi sarebbe tornato al Padre. Solo quando Cristo è stato capace di piangere ha capito il nostro dramma. Cari giovani al mondo di oggi manca la capacità di piangere. Piangono gli emarginati, quelli che sono stati lasciati in disparte, piangono i disprezzati, però non capiamo molto su quelle persone che non hanno la necessità di piangere.
Solo certe realtà della vita si vedono con gli occhi resi limpidi dalle lacrime. Chiedo che ciascuno si domandi: ho imparato a piangere? Ho imparato a piangere quando vedo un bambino che ha fame, drogato, senza casa, abusato, usato come schiavo...».
 «Impariamo a piangere come lei (Glyzelle) ci ha insegnato oggi. Non dimentichiamo queste domande: la grande domanda su perché i bambini soffrono l’ha fatta piangendo e la grande risposta si apprende piangendo. Gesù nel Vangelo pianse per l’amico morto, pianse nel cuore per la famiglia che aveva perduto sua figlia, pianse quando vide la povera vedova che seppelliva il suo figlio, fu commosso fino alle lacrime quando vide la moltitudine senza pastore.
Chi non sa piangere non è un buon cristiano. Questa è la sfida: quando poniamo la domanda sul perché soffrono i bambini, perché accadono queste tragedie nella vita, la nostra risposta sia o il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime.
Siate coraggiosi non abbiate paura di piangere!».
Da http://vaticaninsider.lastampa.it/

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