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Visualizzazione dei post da Maggio, 2015

Un'alternativa al male che c'è: far crescere persone buone

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Frammento di vita scolastica. Ragazzi di terza media. Tragitto dalla classe verso l'aula di informatica. Hooligans? Selvaggi?
Forse esagero, ma sono tante le volte in cui ho invitato i miei alunni a essere meno rumorosi, più rispettosi del luogo in cui si trovano e del lavoro dei loro compagni e degli insegnanti.
Perché Hellerup (vi ricordate la scuola senza aule?) deve essere un sogno impossibile da realizzare? A volte mi domando che cosa sbagliamo (scuola e famiglia) nell'approccio educativo. Perché questi ragazzi, per il fatto di essere in gruppo, si sentono in potere e in diritto di fare quello che vogliono? Forse esagero. Sarà l'età che avanza.
Eppure non dobbiamo stancarci di proporre un modo di vivere "alto" e "altro". Intendo dire che dobbiamo insegnare ai nostri figli/alunni che bisogna crescere come persone, non come individui. Perché «una persona cresce, matura, è aperta al cambiamento. L’individuo, al contrario, rimane fermo nelle sue prete…

Convertirsi all'amore

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da Se Dio esiste veramente .... di Ernesto Olivero in Avvenire del 23 maggio 2015

Giacomo è un ragazzo di diciassette anni. Vita normale e tante domande. Una volta mi ha sentito parlare di Dio, si è avvicinato e con timidezza, come se non volesse disturbare, ha cercato una conferma. «Ernesto, ma allora Dio esiste veramente?».
Sì, Giacomo, esiste. Il cuore me lo conferma con una logica.
Dio esiste perché vedo che quando provo rancore contro una persona e prego, riesco a trasformare quel sentimento in pazienza. Il giudizio scompare, mi acquieto, ritrovo la pace.
Dio esiste perché quando ho dei soldi, che potrei usare per me, donandoli mi sento più felice.
Ecco, in quella felicità, Dio esiste.
E se Dio esiste, allora mi dono. Se Dio esiste veramente, ho pazienza.
Se Dio esiste veramente, allora ricomincio da capo.
Se Dio esiste veramente, il male non mi ferma.
Dio esiste e non ha bisogno né di me né di nessuno per dimostrare se stesso, ma ha bisogno di me, di noi per dimostrare il suo amo…

Dove si impara il dialogo? In famiglia. Parola di papa Francesco

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La famiglia è la prima scuola di comunicazione. E, quanto più la qualità delle comunicazioni tra la coppia, e poi tra genitori e figli, è segnata dalla trasmissione di ciò che conta davvero, tanto più sarà facile adottare una comunicazione efficace anche fuori dalla porta di casa, sul piano sociale.
Ecco il senso del messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra domenica.
Il primo valore è quello dell’accoglienza e si radica addirittura ben prima della nascita, in quel dialogo silenzioso ma eloquente tra la mamma e il nascituro. «Il grembo che ci ospita – scrive il Papa – è la prima scuola di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto corporeo». Una 'scuola' naturale, dove la comunicazione è modulata sulla verità e sulla tenerezza.
Il secondo valore, scorrendo il testo di Bergoglio, è quello della differenza. In famiglia impariamo a convivere con diversità di generi e di generazioni, nella reciprocità e nella complementariet…

Risorse per la scuola

Il mio Symbaloo che raccoglie le risorse che preferisco utilizzare per la scuola.

In Italia resiste il razzismo

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Il razzismo è ancora vivo e vitale, anche nel nostro Paese. Non c’è da andare fieri dei dati raccolti da Istat, l’istituto di ricerca, per conto del Dipartimento per le pari opportunità: raccontano che per gli stranieri è ancora difficile trovare un lavoro o una casa, ma anche sentirsi bene accetti nei locali pubblici e persino su autobus e tram. La ricerca è stata condotta sulla base delle denunce presentate all'Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali da cittadini stranieri che risiedono in Italia da almeno 15 anni: uno su dieci ha subito discriminazioni nella ricerca di un impiego, chi il lavoro ce l’ha ritiene – è il 16,9% – di aver avuto un trattamento peggiore rispetto ai colleghi italiani, il 12,6% è stato discriminato a scuola, il 10,5% ha faticato a trovare un alloggio a causa delle proprie origini.

Da Popotus del 05 maggio 2015

Cittadine della stessa terra

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La nascita di un bimbo è un evento che ancora ci emoziona. Pensate se a nascere è una principessa d'Inghilterra! Ma cosa dire di un bimbo che nasce in mezzo al mare, su una nave? E' un evento altrettanto miracoloso. Eppure la storia distingue, dà valore diverso, soprattutto scrive un destino diverso.
Vi lascio il commento di Marina Corradi in Avvenire del 5 maggio 2015:
Francesca Marina è nata su una nave della Marina Militare italiana, da una madre nigeriana raccolta insieme ad altre centinaia di migranti nel Canale di Sicilia, da un barcone alla deriva. Venute al mondo nelle stesse ore, passate per porte opposte: per una un messo reale ha gridato 'Lunga vita alla Principessa! Dio salvi la Regina!', per l’altra nessun corredo di pizzi, ma le mani gentili di qualcuno dell’equipaggio della nave 'Bettica', che ha acconciato attorno alla neonata un lenzuolo nella foggia di un grande fiocco.
Quelle due bambine ci passano davanti agli occhi sullo schermo, come sugge…

I lavori sulla pace

Mentre ci stiamo avvicinando alla fine della scuola, pubblico alcuni dei lavori realizzati dagli alunni. E' la volta della pace. I ragazzi di prima hanno riflettuto, analizzato documenti e sintetizzato quanto appreso. Ecco i loro lavori.




Le nostre classi

Vi ricordate quando all'inizio dell'anno vi chiesi di rappresentare la vostra classe con un logo? E' passato un anno e vi propongo alcuni dei disegni che avevate realizzato. Che ne dite? Vi riconoscete in quello che avevate disegnato?
Oltre al video dei vostri lavori, vi lascio una frase di Nelson Mandela: io, la "mia" classe, la vedo così:
«Una buona testa e un buon cuore sono una combinazione formidabile. Ma quando ci aggiungi una lingua o una penna colta, allora hai davvero qualcosa di speciale».

Il tablet a scuola

Tablet si o tablet no?
Non sono contraria all'utilizzo delle nuove tecnologie nella scuola. Sono anche convinta però che da sole, senza un cambiamento di mentalità, non portano a chissà quali progressi.
Sono quindi per un uso moderato e consapevole, anche per gli stessi alunni, che devono vedere nei nuovi strumenti un aiuto al loro apprendimento.
Con i ragazzi si fa un patto: l'utilizzo del telefono o del tablet serve per raggiungere l'obiettivo inizialmente proposto dall'insegnante e successivamente concordato.
Ovviamente sono coinvolti anche i genitori, ai quali spetterà il compito di prendere i provvedimenti che riterranno opportuni, se dovessi informarli del cattivo utilizzo del device da parte del proprio figlio.
Vi lascio un breve video che racconta la recente esperienza con il tablet o il telefono a scuola per svolgere il nostro "lavoro".


workingingroup from profrel on Vimeo.