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mercoledì 17 giugno 2015

Io credo in Dio perché il giorno sorge ogni mattina

Se l’universo è frutto del caso, se non siamo altro che un assemblaggio alla bell'e meglio di particelle deperibili, non abbiamo la minima possibilità di sperare in qualsiasi cosa dopo l’ineluttabile morte. Se Dio, al contrario, e quel che chiamiamo – a torto – il suo spirito e la sua volontà sono all'origine dell’universo, tutto è possibile. Anche l’inverosimile.
Da un lato la certezza dell’assurdo. Dall'altro la possibilità del mistero.
Molti, nel corso della storia, e soprattutto ai nostri tempi, hanno scelto l’assurdo. Con le sue conseguenze. C’è della grandezza in questa scelta. Disperata. Orgogliosa. Coraggiosa.
Forse per carattere, forse perché ho amato la felicità, perché detesto la disperazione, io ho scelto il mistero. Lo confesso con una punta d’ingenuità: mi sembra impossibile che l’ordine dell’universo sprofondato nel tempo, con le sue leggi e il suo rigore, sia frutto del caso.
Improvvisamente, il male e il dolore acquistano un senso – a noi sconosciuto, ovviamente, ma nonostante tutto un senso. Improvvisamente, mi affido a qualcosa di enigmatico che è molto più in alto di me e di cui io sono la creatura e il giocattolo.
Non sono lontano dal pensare che sia solo insensato dire: «Dio non c’è».
Io credo in Dio perché il giorno sorge ogni mattina, perché c’è una storia e perché ho un’idea di Dio che non so da dove potrebbe arrivare se non ci fosse Dio.
Jean d'Ormesson, da «Il mio canto di speranza»

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