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domenica 20 dicembre 2015

Smettiamo di odiare

Un impegno per questo Natale che si avvicina, suggerito dalle parole di Ernesto Olivero in Avvenire del 6 dicembre 2015.
«All'Arsenale della Pace abbiamo uno slogan: la parola Odio con la "o" cancellata si trasforma nella parola Dio. Ce l’ha regalato un amico molto creativo che respira con noi. E noi continuiamo a offrirlo a tutti.
Oggi in nome di Dio l’odio acceca. Il nostro slogan è diventato una triste profezia: ci si odia in nome di Dio. Sappiamo bene che dietro apparenti contrapposizioni religiose si nascondono motivi puramente economici.
Probabilmente, così come otto secoli fa i grandi imperi si sono dissolti per diventare nazioni, stiamo vivendo una spinta tellurica, inarrestabile, che ribalterà il modo di intendere gli Stati. Stiamo vivendo un grande passaggio storico. In tutto questo, forse pilotato, strumentalizzato, ecco rispunta l’odio religioso.
L’odio in nome di Dio è una bestemmia, un controsenso. Siamo tutti figli, e dunque tutti fratelli, senza divisioni di razze, etnie, religioni, nazionalità, culture. Siamo il corpo dell’umanità, uomini e donne. Non ci sono altre definizioni, se non questa.
Invece purtroppo c’è chi cade nella trappola. C’è chi si è messo ad odiare in nome di Dio, dunque negando il Dio cui pensa di credere.
Si odia perché si è insicuri, impauriti di essere insignificanti. Per questo si cerca sempre un nemico da abbattere. Un nemico mi fa sentire che esisto, che conto qualcosa. Per molti, odiare è esistere. Almeno per i vostri figli, non fatelo. Riflettete. Ogni vostro sentimento negativo, assorbito dai vostri bambini, può contribuire, fra non molto, a una catastrofe dell’umanità.
Noi ci impastiamo ogni giorno con i bambini, i ragazzini, i giovani. Lavoriamo con loro da anni. I bambini ci raccontano i discorsi che sentono a casa, e sono discorsi che fanno paura. Sono parole di odio. Equivalgono a pallottole, a droni, a kalashnikov e, Dio non voglia, a bombe atomiche pronte ad esplodere.
Non ci vuole solo un’ecologia della natura; ci vuole un’ecologia del linguaggio, anzi, un’ecologia del cuore e della mente. Non fatevi accecare dall'odio, dal sentimento più facile, più a portata di mano. Pensate al futuro dei vostri figli. Se continuerete ad alimentare il vostro odio, se non farete nulla per trasformarlo in rispetto, attenzione, considerazione dell’altro, non ci sarà futuro per i vostri figli. Il vostro odio sta tagliando le ali ai sogni dei vostri figli.
 Mi ricordo di una volta che abbiamo invitato giovani rappresentanti di alcune religioni in tensione tra loro. Sono arrivati bollenti, pronti ad azzuffarsi, ad aggredire. Vivendo insieme qui con noi, conoscendosi, lavorando insieme le tensioni sono sparite, hanno collaborato e quando si sono salutati alla fine erano amici. Si erano scoperti uguali, nell'umanità, nelle aspirazioni, nei sogni.
Quell'esperienza insegna che si può, si può riconoscersi fratelli, uomini e donne con la stessa origine e la stessa meta. Si può collaborare per costruire insieme un mondo dove le divisioni non hanno senso di esistere, dove la terra, l’acqua e il cibo bastano per tutti, dove il denaro è diviso equamente e non è, come adesso, nelle mani di pochi che hanno tutto l’interesse ad alimentare l’odio in nome di Dio. Che in sé è una contraddizione in termini.
Perché l’odio contraddice Dio, e Dio annulla ogni odio.
Smettete di odiare. Abbattete in voi la parola odio. Trasformatela, non dico in amore, perlomeno in rispetto e umanità. Fatelo, almeno per i vostri figli».

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