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giovedì 14 gennaio 2016

I bulli non sanno litigare

Dalla lettura del racconto della torre di Babele abbiamo colto l'aspetto inquietante del progetto di quel popolo. Come anche la canzone di Bennato "La torre di Babele" bene evidenziava, l'obiettivo di quella gente non era l'unità, ma il dominio del mondo. La semplificazione violenta che ha accompagnato e accompagna quelle ideologie che pretendono l'uniformità di pensiero, di religione, di lingua (pensiamo non solo all'Isis dei giorni nostri, ma anche alle pretese dei tanti che nelle storia hanno voluto imporre un' idea di popolo e nazione non inclusiva, ma che discriminava, escludeva, perseguitava il "diverso"), qualche volta, in forme ovviamente meno invasive e violente (ma non per questo meno pericolose), la viviamo all'interno dei nostri gruppi. Il paragone può sembrare forzato, ma è che alcune dinamiche che caratterizzano le ideologie "aggressive" sono molto simili a quelle che possiamo vivere nella realtà di tutti i giorni. Insomma, per farla breve e senza alcuna pretesa di scientificità, il bullismo può spiegare anche alcune pagine dei nostri libri di Storia.
Non prendetemi per folle, ma la provocazione che è alla base di queste mie osservazioni, ha l'obiettivo di ragionare sul fatto che l'essere umano potrebbe riproporre nelle scelte di portata nazionale o internazionale quello che vive nella quotidianità. Una persona equilibrata, serena nei rapporti con se stessa e con gli altri, libera da pregiudizi e condizionamenti, penso che si porrà di fronte alla vita e ai problemi che essa pone, in modo altrettanto equilibrato, sereno e libero.
Abbandoniamo le teorizzazioni più o meno fantasiose e torniamo alla vita quotidiana.
Quali sono, allora, le dinamiche che mette in atto il bullo? 
Vi propongo un articolo riportato da una rivista (Conflitti) di un esperto di bullismo, seguito da alcune domande che ci aiutano a ragionare su quali dovrebbero essere le caratteristiche di un gruppo che diventa risorsa per combattere il bullismo.
Mi piacerebbe che dal confronto che ne seguirà riuscissimo a cogliere quanto abbiamo bisogno di riscoprire un'idea di gruppo/comunità come occasione per crescere in umanità, e non come luogo dell'esclusione, della chiusura, degli interessi egoistici. 

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