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Visualizzazione dei post da Luglio, 2014

I padri e le madri che hanno sconfitto l'odio

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di Andrea Avveduto in Avvenire del 26 luglio 2014

Una madre israeliana scrive una lettera ai genitori di un giovane palestinese appena arrestato, messo in carcere perché solo pochi mesi prima aveva ucci­so suo figlio David, di 28 anni. «Do­po che vostro figlio è stato arresta­to – scrive Robi Damelin – ho tra­scorso diverse notti insonni chie­dendomi cosa fare: far finta di nul­la o cercare di trovare una strada per chiudere il cerchio? E poi ho de­ciso di cercare la via della riconci­liazione ». La lettera di Robi venne pubblicata su Haaretz, il giorno di Yom Kippur, con il titolo: «Io l’ho perdonato». Quella donna coraggiosa aveva in­carnato nella lettera lo spirito di Pa­rent’s Circle, un’associazione nata esclusivamente dal desiderio di in­centivare il dialogo tra israeliani e palestinesi. «Noi, che abbiamo per­so i nostri figli nella guerra fra i due popoli, sosteniamo la pace. Noi, madri e padri, vogliamo arrivare a un accordo fra i due popoli, perché non accada più a nessuno qu…

Sul perdono

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Per risanare le ferite profonde delle relazioni primarie della nostra vita (la fraternità ), c’è un bisogno vitale di tempo. Non ci riconciliamo veramente se non permettiamo che il dolore­amore penetri fino alle midolla della relazione malata, venga assorbito e, lentamente, la curi. E servono soprattutto azioni, che dicano con il linguaggio del comportamento che vogliamo, veramente, ricominciare. [...]Dopo un tradimento coniugale, un grande inganno di un fratello o del mio socio, le parole 'perdonami', 'scusa' non bastano. Sono necessarie, ma non sono sufficienti: occorrono fatti, comportamenti, espiazioni, penitenze. Non si tratta di vendetta né di ritorsione, ma del loro opposto: è tutto amore.
Se hai tradito intenzionalmente il nostro patto matrimoniale, se vogliamo veramente reinvestire nella nostra famiglia e ricominciare, non bastano le parole, né un regalo, né una cena. Occorre che tu mi dimostri con degli atti 'costosi' e inequivocabili che vuoi davvero…

Se vince l'odio

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«Un bambino che ha visto distruggere la sua casa e ha assistito all’uccisione del padre porterà dentro tutta la vita odio e risentimento, è necessario che qualcuno l’accompagni, si faccia carico della sua sete di vendetta. Quando si fa festa per la morte di un uomo perché nemico, quando si disprezza e si umilia l’altro fino a togliergli la dignità, quando non sappiamo far silenzio e piangere di fronte alla barbarie dell’uccisione di adolescenti semplicemente perché nati aldilà di un confine, significa che l’odio ha ucciso la coscienza. Da lì dobbiamo ripartire se vogliamo una pace duratura,che non sia solo tregua temporanea. Ripartire dall’educarci a vedere nell’altro non un nemico, ma un uomo, un figlio di Dio, un fratello scomodo e difficile la cui dignità umana non va calpestata per nessuna  ragione».
Ernesto Olivero intervistato da Paolo Lambruschi, in Avvenire del 22 luglio 2014

La follia della guerra in Terra santa

«In Terra Santa la follia della guerra non si è mai fermata. Il clima di sospetto e paura, i sentimenti di vendetta con cui crescono i bambini e i ragazzi israeliani e palestinesi sono armi pronte a esplodere. [...] Occorre capire le ragioni di entrambi e riconoscere il diritto dei due popoli ad abitare una terra propria, ma devono imparare a riconoscere oltre che i reciproci diritti la comune sofferenza perché non ci può essere pace dove si calpesta la dignità umana. A Madaba, in Giordania, all’Arsenale
dell’Incontro, accogliamo piccoli disabili e quando i bambini danzano, giocano e cantano non capisci chi è cristiano o musulmano. La disponibilità a incontrarci, chinandoci insieme sulle fatiche degli altri ha permesso a compassione e solidarietà di vincere diffidenza e odio. Allora chiedo che capi saggi guardino all’esempio dei piccoli e si siedano a un tavolo con apertura di cuore e di mente a dialogare. Oggi più che mai servono persone autorevoli e buone che, come papa Francesco, s…

Per-corsi di religione: proposta per la costruzione di unità di lavoro per l'irc

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Per fare memoria di un anno di scuola, ho raccolto le unità di lavoro realizzate in questo anno scolastico in una pubblicazione. Dopo aver sistemato il tutto in un file pdf l'ho pubblicato con joomag.
Spero che questo lavoro possa essere di qualche utilità per i colleghi che invito a segnalarmi le criticità, perché ciò che mi ha ispirato a realizzare questo lavoro non è il desiderio di fare la prima della classe, ma quello di sperimentare e condividere per poter crescere e migliorare professionalmente. Cliccando sull'immagine si aprirà la consultazione del "libro".

Religione vuol dire relazione

Religione vuole dire relazione.
Quando lo dico, gli studenti si sorprendono, non se l’aspettano, pensano che religio, significhi 're­gola', che la religione sia questo: u­na rete di regole, convenzioni, ob­bligazioni, qualcosa di pesante, di insopportabile. Anche quelli che ignorano il latino e l’etimologia sono convinti che la re­ligione sia fondamentalmente una gabbia, una costrizione, un codice fatto per lo più di doveri, senza dirit­ti e pieno di molti cavilli antiquati.
Ed invece io ricordo a tutti che religio viene da res-ligare, un verbo che cer­ca di descrivere quel fenomeno, che l’uomo coglie con stupore e trepida­zione, per cui tutte le cose sono col­legate, connesse una con l’altra. La vita stessa è relazione, proviene dalla relazione e alla relazione tende. Qui è facile spiegare: la nostra nasci­ta scaturisce dalla relazione dei nostri genitori, e il figlio è così strettamen­te collegato alla madre da essere 'le­gato' a lei da una 'corda', il cord…

La nostra società, i sogni, gli interpreti

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Le carestie sono molte e diverse.
Il nostro tempo sta attraversando la più grande carestia di sogni che la storia umana abbia conosciuto. La carestia di sogni prodotta da questo capitalismo individualistico e solitario è una forma molto grave di indigenza, perché mentre la mancanza di pane non estingue la fame, se ci priviamo dei sogni finiamo per non accorgerci più della loro assenza; ci abituiamo a un mondo impoverito di desideri sempre più soffocati dalle merci, e presto diventiamo talmente poveri da non riuscire ad accorgerci di questa povertà.
Come è possibile sognare angeli, il paradiso, i grandi fiumi d’Egitto quando ci addormentiamo di fronte alla tv accesa? Per i sogni grandi occorre addormentarsi con una preghiera sulle labbra, o svegliarsi con un libro di poesie aperto sopra il petto, che ha vegliato sul nostro sonno.
Il giovane Giuseppe si ritrovò innocente in una prigione, rigettato di nuovo in fondo a un «pozzo» (Genesi 40,15). Quella prigione divenne, però, anche il …

Vincenti?

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Vale la pena rifletterci su. Che ne dite?

Impara dagli errori degli altri

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La droga fa male. Leggera o pesante che sia.
Non ci si può scherzare sopra; non ci si può neanche illudere di tenerla sotto controllo.
Non è mia intenzione fare del terrorismo becero, però le immagini che seguono fanno veramente una brutta impressione. Gli effetti delle droghe non sono per niente "stupefacenti", ma terrificanti.
Le immagini che seguono sono tratte dalla la campagna shock di Rehab, guida online per i centri di riabilitazione. In esse è raccontata la trasformazione fisica procurata dalle droghe, anche solo sei mesi dopo la loro assunzione.
Il progetto della campagna nasce nel 2004 dall'esperienza di un vice sceriffo dell'Oregon, negli Stati Uniti, che dopo aver arrestato svariate volte lo stesso tossicodipendente cominciò a notare quanto il viso si deteriorasse nel corso del tempo. Il poliziotto ha iniziato a documentare le immagini con il desiderio di educare i ragazzi sulla realtà della droga.

"Impara dagli errori degli altri: non puoi vive…

Basta così poco!

A volte basta poco per far sentire agli altri la nostra vicinanza e il nostro sostegno.
Così gli infermieri di un reparto di un ospedale, per incoraggiare una paziente che sta per sottoporsi ad una operazione di mastectomia per tumore al seno, ballano con lei tra le corsie dell'ospedale.