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Visualizzazione dei post con l'etichetta ricerca del senso

Qoelet sulla felicità

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Il nostro errore è cercare la felicità come una banconota di grosso taglio, mentre essa si presenta a noi sotto forma di monetine: le trascuriamo con disprezzo, mentre conterrebbero una fortuna, se uno si mettesse a raccoglierle. Questo, almeno, è quanto sembra indicare l’autore dell’Ecclesiaste, che giunge a fare l’elogio dei piaceri più semplici: « Non c’è niente di meglio per l’uomo che mangiare e bere e godersi il frutto delle sue fatiche» (Qo 2,24).  « Niente di meglio»: non la perfezione, certamente, ma nella nostra difficile condizione l’orgoglio di un lavoro ben fatto, il ristoro di un pasto in famiglia, è ancora ciò di meglio possiamo trovare. Rimane comunque molto prudente, visto che subito dopo aggiunge: « Mi sono accorto che anche questo viene dalle mani di Dio».  Non si tratta di rendere grazie al Signore che dona la felicità, ma di sottolineare quanto l’uomo non sia mai padrone della propria felicità. Vi si può avvicinare un po’ con il suo lavoro, ma raggiungerla...

La fede vissuta come un cammino

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Alcuni spunti suggeriti da Papa Francesco.  Camminare fa bene : ci mette in relazione con quanto accade intorno a noi, ci fa scoprire suoni, odori, rumori della realtà che ci circonda, in poche parole, ci avvicina alla vita degli altri.  Camminare significa non stare fermi : credere vuol dire aver dentro un’inquietudine che ci porta verso un “più”, verso un passo in più in avanti, verso un’altezza da raggiungere oggi, sapendo che domani la strada ci porterà più in alto – o più in profondità, nel nostro rapporto con Dio, che è esattamente come il rapporto con l’amato o amata della nostra vita, o tra amici: mai finito, mai scontato, mai appagato, sempre in ricerca, non ancora soddisfacente. Impossibile dire con Dio: «Fatto, tutto a posto, è abbastanza». Per questo motivo il Giubileo del 2025, insieme alla dimensione essenziale della speranza, ci deve spingere ad una sempre maggior consapevolezza del fatto che la fede è un pellegrinare e che noi su questa terra siamo pellegrini....

La domanda radicale sul male, la libertà, la logica del dono

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Dante cammina con Virgilio. Nel buio i due incontrano Marco Lombardo, al quale Dante pone un interrogativo. È la domanda radicale:  Lo mondo è ben così tutto diserto d’ogne virtute, come tu mi sone, e di malizia gravido e coverto; ma priego che m’addite la cagione, sì ch’i’ la veggia e ch’i’ la mostri altrui; ché nel cielo uno, e un qua giù la pone.  Il poeta fa i conti con la realtà del male. Ha agito rettamente ed è esule, ama Firenze e non può tornarci. Vede un mondo corrotto, nel quale il Papa e l’Imperatore, che dovrebbero essere le guide universali della sua epoca, si scontrano tra loro invece di collaborare. Chiede allora a Marco Lombardo da dove venga questo male, se dal condizionamento degli astri oppure da noi. È una domanda che racchiude in sé molti altri interrogativi decisivi in ogni epoca. Siamo davvero liberi o c’è qualche forza esterna che ci condiziona? Il mondo è governato dalla libertà umana o dalla necessità di leggi che ci imprigionano? E, ancor più radica...

L'amore e la ragione in Dante

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Dante si trova sulla terza cornice del monte del Purgatorio, dove espiano la loro colpa gli iracondi. Chi cede all’ira vede nero e così gli iracondi sono avvolti da un fumo denso, soffocante. Dante si aggrappa a Virgilio, che lo conduce: Sì come cieco va dietro a sua guida per non smarrirsi e per non dar di cozzo in cosa che ’l molesti, o forse ancida, m’andava io per l’aere amaro e sozzo, ascoltando il mio duca che diceva pur: «Guarda che da me tu non sia mozzo ».  Virgilio è il simbolo della ragione. Quando l’ira fa vedere nero e fa perdere il controllo, è più che mai necessario aggrapparsi alla ragione. Messaggio più che mai attuale nell’epoca delle fake news, del complottismo, delle opinioni viscerali vomitate in rete.  La ragione ha dunque un ruolo fondamentale. Ma quale ragione?  Se assolutizzata, la ragione può diventare un idolo fuorviante. Se la ragione diventa l’unico strumento per analizzare la realtà, se il mondo viene ridotto a materia da osservare con distac...

Una questione di mani per essere u-mani

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Come si fa a non fuggire dal dolore, che sia il proprio o quello delle persone che ami? Prendo spunto dal Blog di Alessandro D'Avenia e dalla sua riflessione sul quadro Compianto sul Cristo morto di Bellini. «Nel ritaglio sacro del quadro si scorge un morto (Cristo), il cui corpo esangue è sorretto da un uomo (Giuseppe d’Arimatea), mentre una donna (Maria Maddalena) gli unge le mani rattrappite da colpi di chiodi, con l’olio che un altro uomo (Nicodemo) accigliato tiene in un vasetto. Mi vedo in quest’ultimo, fronte aggrottata dinanzi alla morte, pensieri come rughe, in cerca di risposte davanti a un muro: l’uomo della Vita è morto. Cadavere. Con sapienza compositiva l’artista mette al centro del quadro le mani dei protagonisti, ma soprattutto quelle della donna che accarezzano con l’olio la sinistra del morto che perde rigidezza, al contrario della destra ancora contratta. In quelle mani c’è la farmacopea alla mia incapacità: al fuggire o soccombere aggiungono un’altra via.  Conte...

Tempo che divora o tempo che vola?

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La parola tempo viene probabilmente da una radice che indicava «tagliare» , così come per analogia alcune misure di tempo vengono dal verbo latino «secare» (tagliare): secondo e secolo. Coerentemente le lancette (diminutivo di lancia) cominciarono a tagliare il silenzio per ricordarci che moriremo. Nella Genesi le lancette non erano però così cruente: «Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra”. Dio fece la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. E Dio vide che era cosa buona».  Nella cultura giudaico-cristiana lo scorrere del tempo è perciò il regolare trascorrere della luce sulle cose, non la violenta lotta del mito greco . In quest’ottica il tempo/luce potrebbe forse riconciliarci con l’incalzante tic tac delle lancette: se ogni rintocco sprigionasse luce...

Il gran lavoratore e il pozzo

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Si narra di un uomo conosciuto come un gran lavoratore. Il suo senso del dovere, la sua capacità di sopportare il pesante lavoro, la sua perseveranza nelle difficoltà, ne avevano fatto una leggenda, tanto che il governatore del paese in cui l'uomo abitava, lo additava a tutti come esempio di efficienza e produttività. L'uomo era proprietario di un grande campo, che grazie al suo zelo divenne molto fertile, nonostante in esso mancasse l'acqua per irrigare. Nel campo non vi era un pozzo e la sorgente più vicina si trovana piuttosto lontana, così la maggior parte del lavoro quotidiano consisteva nel procurarsi l'acqua.   Ogni mattino, al sorgere del sole, questo uomo infaticabile si incamminva verso la sorgente con le sue taniche e, andando avanti e indietro tutta la giornata, riusciva a portare nel suo campo l'acqua sufficiente soltanto al tramonto. Certamente egli riusciva a far fruttare il suo campo, ma si trattava di una situazione davvero pesante da sopportare, p...

Chi si prende cura di me?

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Quando Franco Battiato canta La cura [...] si rivolge innanzitutto alla propria anima, da anemos, vento, il soffio che rende «viventi» tutti gli esseri «animati» , ma che in noi uomini è qualcosa di più.  A noi non basta essere viventi, noi vogliamo essere vivi . Se i viventi hanno il fiato, noi abbiamo il respiro, che è quel di più : in italiano è lo spirito o spiro, da cui vengono parole come respiro, ispirazione, spirare... che racchiudono il senso della vita «animata» e non solo «animale» . Ma mentre negli animali accade, noi possiamo aumentare questo soffio, tanto da riuscire, come dice il cantautore siciliano, a non soccombere a: paure, turbamenti, ingiustizie, inganni, fallimenti, dolori, sbalzi d’umore, ossessioni, malattie.  Ma qual è il segreto di questa cura di sé?  Che cosa ci guarisce veramente dalla paura del nulla, dal vuoto di senso che cerchiamo di riempire senza riuscirci?  [...] Chi può farmi sentire e dire «Amato sulla Terra», quasi fosse il mio...

ASCOLTARE LA VOCE SAPIENS

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Una bella riflessione di D'Avenia sull'essere Homo. Tanti, tanti spunti per il lavoro in classe. Il genere Homo è apparso più di due milioni di anni fa in Africa e si è diffuso sul globo differenziandosi in specie. Il Sapiens è comparso in Africa non più di 300mila anni fa ed è poi migrato (tra i 100 e i 65mila anni fa) unendosi e scontrandosi con specie stanziate altrove, come il Neanderthal, in Eurasia, e il Denisova, in Asia sud orientale. Ma che cosa ha permesso alla scienza di dire: qui compare un essere che possiamo chiamare Uomo? La novità sta nel fatto che questo essere «sa» di essere: ha coscienza di sé e del mondo, come testimonia uno dei più antichi reperti, in una grotta argentina, una parete con delle mani dipinte, come dire: «Eccomi qui, sono io». E chi sei, tu?  La novità uomo, rispetto agli altri primati, è segnalata da alcuni fattori: tecnica, sepolture, accoppiamento frontale, linguaggio simbolico (arte). L’uomo è uomo perché ha e fa cultura, cioè tutto ciò c...

Uscire dalla noia: come trasformare la vita quotidiana in vita eterna

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Perché questo nostro ricominciare ci salvi dalla noia e ci trovi aperti e pronti a rendere il presente vita eterna. Da A. D'Avenia , Riprendere e riprendersi in Corriere della Sera , 5 settembre 2022 La ripresa della routine quotidiana dopo le vacanze è spesso accompagnata dalla tristezza, come se si passasse dalla vita vera, quella libera della pausa estiva, a una vita prigioniera, fatta della ripetizione di gesti, orari e impegni prescritti. In questa ripetizione manca la gioia, che sembra dipendere solo dallo straordinario, come mostra la nostra iper-comunicazione social estiva. A corto di gioia quotidiana, viviamo l’ordinario per fuggirne. Come si fa invece a trovare lo straordinario nell’ordinario, la gioia nel quotidiano?  In un bel film del 2016 di Jim Jarmusch, intitolato Paterson, nome sia della cittadina del New Jersey in cui si svolge la storia sia del protagonista (interpretato da Adam Driver), un autista ripete la sua routine quotidiana, come accade con le fermate del...

Accorgersi che Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini

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"Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini". Spesso me lo sono sentito dire e anche io l'ho ricordato a me stessa e a chi stava attraversando un momento difficile. Non si tratta di rassegnazione, ma di consapevolezza che dal male se ne può uscire più forti se poniamo la nostra vita nelle mani di qualcun altro e, per chi si fida di Gesù, di quel Dio che offre il bene anche negli angoli più bui.  I tempi che stiamo vivendo ci fanno percepire tutta la fragilità di un sistema che pensavamo ci avrebbe destinato tutti al successo e al benessere. Quanta arroganza in questo modo di pensare!!! Abbiamo costruito un castello sulle sabbie mobili....e ora, invece di sostenerci l'un l'altro, stiamo tirando fuori il peggio di noi. Che amarezza! direbbe la mia cara collega.  Ne possiamo uscire soltanto convertendo totalmente il nostro cuore e risvegliandoci dal sonno della ragione, perché a prevalere sono purtroppo la rabbia e le soluzioni dettate da un egoismo irra...

Carlo e Alberto: storia di un'amicizia stra-ordinaria

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Alberto Michelotti e Carlo Grisolia sono due ragazzi genovesi che hanno vissuto, fra di loro e con i loro coetanei, una storia di amicizia, aperta ed alimentata da un obiettivo comune: portare a tutti il dono dell'ideale evangelico del mondo unito, della fraternità universale.  Per una veloce conoscenza:     Il trailer del documentario che è stato realizzato:       Per chi volesse vederlo per intero, cliccare qui .

Non siamo soli

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Una canzone che dedico ai miei alunni di terza, a conclusione di questo anno scolastico difficile

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Qualunque sogno, qualunque progetto abbiate, sarà vero se avrete sempre a mente che la vita è un valore, che l'amore non va "disperato" e che la vita deve cambiarci in meglio. Mai rinunciare a crescere in umanità!!!   PS in bocca al lupo per l'esame!  

L'uomo raccontato dalla religione

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Nel giorno in cui, oggi, è promossa una preghiera globale per chiedere a Dio “preghiere e suppliche” per porre fine alla pandemia di COVID-19, posto il percorso di apprendimento pensato per il primo liceo Scienze Umane. Con l'obiettivo di mantenere il dialogo educativo a distanza, soprattutto per le volte che non ci vedevamo in meet,ho preparato per i ragazzi un wakelet e altro materiale che inserisco qui. Per il wakelet cliccare sulla prima immagine.  Aggiungo altre immagini che aiutano a ricostruire il percorso.

Quanta bellezza tra scienza e Dio

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Di sicuro Matteo Benedetto fa un lavoro affascinante: è ricercatore all'osservatorio astronomico della Valle d’Aosta, ed è anche membro dell’Azione cattolica, e questo fa sì che la nostra chiacchierata riproponga, al contempo, nuove ed antiche domande. È possibile una conciliazione tra fede e scienza? O invece, come affermava qualcuno, lentamente la scienza arriverà a fare chiarezza su tutto quello che noi per ora non ci spieghiamo? o credo che fede e scienza possano tranquillamente e serenamente convivere. Ricordo che tempo fa in un momento di formazione che feci in parrocchia uscì che «la scienza ci spiega il come e il dove, la fede parla del chi e del perché». Mi piace immaginare fede e scienza come due treni che viaggiano su binari paralleli, ciò che li accomuna è il carburante che li muove: la curiosità, la ricerca, la voglia di crescere. I problemi nascono quando si tenta di farli andare sullo stesso binario. Il principio di indeterminazione di Heisenberg, assieme alla teo...

Gesù e la felicità

Un video sulle parole di Giovanni Paolo II: «In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna». (XV Giornata Mondiale della Gioventù, Tor Vergata, sabato 19 agosto 2000) Aleteia Italiano

Ho bisogno di credere

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Fabrizio Moro commenta così il suo nuovo singolo: «Credo nelle buche dove sono inciampato, e credo nei giorni in cui ho sbagliato perché ogni mio errore, nel bene e nel male, mi ha reso quello che sono oggi… un essere umano con tanti limiti ma, consapevole che nella vita, oltre alla libertà, va ricercata la fede… qualsiasi essa sia, la fede ti dà la forza di continuare a camminare anche se le tue ginocchia sono ormai rotte. “Ho bisogno di credere” racconta questo, racconta ogni passo fatto con la speranza che le scarpe di “ferro pesante” che portiamo, un giorno possano diventare più leggere in un percorso di totale scetticismo.»

Sii te stesso!

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Il mio augurio per il nuovo anno. Dedicato in particolare agli studenti del Liceo. Ma non solo a loro.

Per quanto sta in te

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Penso di poter dedicare le parole di questa poesia ai miei studenti della scuola superiore.  Lo sento come un invito accorato a non sprecare la propria vita nella ricerca affannosa del consenso degli altri o al lasciarsi andare di fronte agli insuccessi. La vita ci diventa estranea quando rinunciamo alla ricerca di ciò che veramente ci rende felici per accontentarci di momenti fugaci, di sballi estremi. La vita non è mai abbastanza, perché il nostro orizzonte va oltre.