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Visualizzazione dei post con l'etichetta educazione

Una storia che parla di incontro e non di scontro

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Dall'articolo di MARCO ERBA  L’imam “socratico” e l’insegnante che fa nascere idee senza imporre , in Avvenire del 17/03/2024 .  In uno dei miei viaggi in Bosnia ho conosciuto una donna piena di luce. Quella donna, durante la guerra degli anni Novanta, ha vissuto dentro l’assedio di Sarajevo, con il marito a combattere al fronte per difendere la città e un bambino molto piccolo da accudire. Ho passeggiato a lungo con lei per la città. Mi ha portato vicino al mercato coperto, mi ha indicato il punto in cui si metteva a vendere i suoi regali di nozze, per procurare del cibo a suo figlio. Mi ha portato al tunnel di Sarajevo, sotto l’aeroporto, di cui restano pochi metri: è un budello claustrofobico, nel quale si deve stare chini per camminare. La donna, suo figlio e sua suocera lo hanno percorso per centinaia di metri, per sbucare nella terra di nessuno, rischiando la vita, alle spalle della linea dell’esercito serbo che assediava la città.  Dopo un viaggio pazzesco, quella...

Torniamo ad educare

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« I ragazzi si demoralizzano quando non sono allenati a scegliere, perché non li abbiamo messi in condizione di farsi carico della realtà, di risponderle. Rispondere e responsabilità hanno la stessa radice: irresponsabile è infatti chi non sente la realtà e ciò accade se la cultura dominante la nasconde. Torniamo a educare il carattere, cioè l’esercizio della libertà: le scelte. Quali responsabilità diamo ai ragazzi? Chi o cosa dipende da loro? Quali incarichi hanno a casa o fuori? Spesso sembrano apatici, ma semplicemente non abbiamo mostrato loro cosa è bene e cosa male, cosa è reale e cosa no, per cosa vale la pena vivere ».  Alessandro D'Avenia  [tratto da https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/20_ottobre_26/51-demoralizzati-4e34b4a2-16e1-11eb-b530-8ca6e758b252.shtml ]

Il bambino di ghiaccio

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Avete sentito di quel bambino cinese di 10 anni che ha fatto 4 chilometri a piedi per andare a scuola, ad una temperatura di meno 9 gradi? foto trovata su http://news.joins.com/article/22277279 Vi riporto alcuni passi dell'editoriale di  Fernando Camon su Avvenire del 14 gennaio 2018. «A me, che ho passato la vita a insegnare, la nota che mi sorprende di più è un’altra: quel giorno, per quel bambino, c’era compito in classe. E lui non voleva mancare. Il compito in classe è un evento importante, fa vedere al tuo insegnante che cosa hai imparato, come migliori, dove sei forte. Ed è un documento: resta agli atti. Non so come vadano le cose in Cina, ma da noi i compiti vengono conservati e possono essere consultati, un compito è per sempre. Ragion per cui anche da noi gli studenti per fare il compito in classe affrontano freddo e gelo (o, altrove un solo a picco e chilometri e chilometri in percorsi aridi)? No, al contrario: nel giorno del compito in classe gli alunni ...

Non fate cose "terra terra"

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Per me è sempre motivo di gioia incontrarmi con i giovani. In questo giorno vi dico: per favore, tenete viva la gioia, perché è segno del cuore giovane, del cuore che ha incontrato il Signore. E se voi mantenete viva questa gioia con Gesù, nessuno ve la può togliere, nessuno (cfr Gv 16,22)! Ma, nel dubbio, vi consiglio: non lasciatevela rubare, abbiate cura di tale gioia che tutto unifica nel sapersi amati dal Signore. Perché, come abbiamo detto all'inizio, Dio ci ama… com'era? (rispondono: «Dio ci ama con cuore di Padre»). Di nuovo! («Dio ci ama con cuore di Padre”). E questo è il principio della gioia. Il fuoco dell’amore di Cristo rende traboccante questa gioia ed è sufficiente per incendiare il mondo intero. Che cosa dunque potrebbe impedirvi di cambiare questa società, come volete fare? Non temete il futuro! Osate sognare grandi cose! A questo grande sogno, oggi vi voglio invitare. Per favore, non fate cose “terra terra”, no: volate in alto e sognate grandi cose! Voi gi...

Educare alla bellezza

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« Ogni statua che cade, ogni colonna che crolla è un colpo letale nei confronti della libertà e della ragione dell’uomo, della bellezza, della possibilità di costruzione.  L’archeologo che ha difeso fino al sangue la possibilità di 'guardare' quelle opere, dopo aver lavorato una vita per tirarle fuori dalla sabbia e renderle 'visibili' al mondo, dovrebbe essere ricordato il primo giorno di scuola. È fondamentale che tutti i nostri studenti, anche i più piccoli, vedano quella bellezza e quella distruzione per capire il senso del nostro amore per quello che ci è stato consegnato dalla storia ». Elena Ugolini in Avvenire del 26 agosto 2015 Khaled al Asaad

Morire di droga o vivere da vivi

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Morire a 16 anni. Soli. Che sia nel rumore della musica sparata a tutto volume o nel silenzio di una spiaggia cambia poco. Morire così giovani per ecstasy o chissà quale altra diavoleria non ha senso! Ma è possibile che non ci sia altro modo per vivere appieno la vita? Prendo in prestito le parole di Ernesto Olivero dalla " Lettera a non so chi " pubblicata su Avvenire di ieri. «Parecchio tempo fa ero in una città del Centro Italia con davanti due-tremila giovani. Chi mi conosce sa che non preparo mai un incontro, ma ho sempre una Bibbia con me. Spesso spinto dalle domande dico cose che non avevo mai pensato. Di sicuro so che ho dentro di me un amore sconfinato per i giovani, i peggiori e i migliori senza distinzione. Forse perché sono stato influenzato da un uomo vestito di bianco che si chiamava frère Roger. Una volta disse che un pugno di giovani potevano cambiare il loro tempo. Lui era credibile e io ero un ragazzo. Mi sono sentito amato, anche se allora le sue paro...

Un'alternativa al male che c'è: far crescere persone buone

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Frammento di vita scolastica. Ragazzi di terza media. Tragitto dalla classe verso l'aula di informatica. Hooligans? Selvaggi? Forse esagero, ma sono tante le volte in cui ho invitato i miei alunni a essere meno rumorosi, più rispettosi del luogo in cui si trovano e del lavoro dei loro compagni e degli insegnanti. Perché Hellerup (vi ricordate la scuola senza aule?) deve essere un sogno impossibile da realizzare? A volte mi domando che cosa sbagliamo (scuola e famiglia) nell'approccio educativo. Perché questi ragazzi, per il fatto di essere in gruppo, si sentono in potere e in diritto di fare quello che vogliono? Forse esagero. Sarà l'età che avanza. Eppure non dobbiamo stancarci di proporre un modo di vivere "alto" e "altro". Intendo dire che dobbiamo insegnare ai nostri figli/alunni che bisogna crescere come persone, non come individui. Perché «una persona cresce, matura, è aperta al cambiamento. L’individuo, al contrario, rimane fermo nelle sue pre...

Dove si impara il dialogo? In famiglia. Parola di papa Francesco

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La famiglia è la prima scuola di comunicazione. E, quanto più la qualità delle comunicazioni tra la coppia, e poi tra genitori e figli, è segnata dalla trasmissione di ciò che conta davvero, tanto più sarà facile adottare una comunicazione efficace anche fuori dalla porta di casa, sul piano sociale. Ecco il senso del messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra domenica. Il primo valore è quello dell’ accoglienza e si radica addirittura ben prima della nascita, in quel dialogo silenzioso ma eloquente tra la mamma e il nascituro. «Il grembo che ci ospita – scrive il Papa – è la prima scuola di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto corporeo». Una 'scuola' naturale, dove la comunicazione è modulata sulla verità e sulla tenerezza. Il secondo valore, scorrendo il testo di Bergoglio, è quello della differenza . In famiglia impariamo a convivere con diversità di generi e di generazioni, nella reciprocità e nella complement...

Ragazzi terribili condannati a custodire il paese

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Una storia esemplare come tentativo di dare radici al senso civico, troppo spesso fragile e intermittente. Sette ragazzini di Dorgali, tutti sotto i 14 anni, nei giorni scorsi hanno distrutto i lampioni della marina di Cala Gonone, nota località turistica della costa nuorese. Il sindaco, Angelo Carta, che ha ricevuto le madri presentatesi in Comune per autodenunciarsi, ha deciso di nominare i sette ragazzi terribili "amministratori" della località, affidando loro la cura ed il decoro della frazione balneare. Lo stesso primo cittadino ha parlato di una scelta in funzione pedagogica piuttosto che coercitiva, e non ha fissato la data finale per il compito assegnato ai ragazzi. Ecco le regole della "punizione". «Li ho nominati amministratori di Calagonone – scrive Carta – e in quanto tali devono guardare il loro paese con responsabilità e attenzione, per individuare le cose che non vanno e quelle che devono essere fatte per migliorarlo; entro ogni venerdì devono inv...

No alla violenza sulle donne

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Quando sono i bambini ad insegnare agli adulti.

Non abbiamo bisogno di Halloween

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Non c'è nulla da fare. "Zucche" sempre più vuote che si lasciano coinvolgere in un rito sempre più superficiale e commerciale. Ieri ho chiesto ai miei alunni che cosa avrebbero festeggiato con Halloween. A parte le affermazioni "è divertente, ci mascheriamo, facciamo un po' di casino, spariamo i minicciccioli (petardi)" non ho avuto altre motivazioni (ma già queste basterebbero per il trionfo del "vuoto"). Non credo che sapendo che il 31 ottobre è il capodanno dei satanisti prenderebbero le distanze da questa festa, anzi, forse ne rimarrebbero ancor più affascinati. Mi disturba però, più che l'atteggiamento degli alunni, quello di alcuni insegnanti, che fin dalla scuola dell'infanzia bombardano i bambini di zucche, ragnatele, streghe, scheletri, ecc. Ma come? Noi che siamo così attenti ai crocifissi, ai presepi e a tutte le tradizioni di cristiana memoria (che non abbiano a "contaminare" la laicità della scuola), ci pieghiamo in...

La disponibilità affettiva è più vitale del cibo

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«La psicanalisi ha scoperto che la dispo­nibilità affettiva è più vitale del cibo: ap­pena nato, il neonato si arrampica verso il seno e la madre lo accoglie, se lo la­sciasse cadere sarebbe preda degli ani­mali. Significa che prima scatta l’attac­camento, poi c’è il cibo. Portato ai giorni nostri, dagli atteggiamenti affettivi di­pende la sopravvivenza della specie. Da qui l’importanza della famiglia.  La famiglia è un’entità naturale i cui co­dici affettivi materno e paterno sono pre­disposti biologicamente proprio per la sopravvivenza della specie. Rispetto le coppie omosessuali, ma non sono cop­pie fertili e questo qualcosa vuol dire. Il mio no è assoluto a tutto ciò che violen­ta la natura, in primo luogo l’utero in af­fitto, un business inaccettabile che cal­pesta la donna e il nascituro. (...) è provato scientifica­mente che nell’utero il bimbo conosce il benessere assoluto, una felicità suprema dal concepimento alla nascita. Perché la natura gli ha dato questa felici...

I bambini e il gioco. E' meglio fuori casa

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Dall'articolo " Dove giocano i bambini? Meglio se è fuori casa " di Umberto Folena . Giocate, bambini, giocate. Con i vostri amici, inventandovi gio­chi sempre diversi. Lontano da­gli sguardi apprensivi degli adulti. Gio­cate all’aperto, perché soltanto quello là fuori è vero gioco. Parola di France­sco Tonucci, responsabile del progetto internazionale 'La città dei bambini' del Cnr. Da anni lui e l’Azione cattolica ragazzi (Acr) s’incontrano e collabora­no. Viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda. E così è nato il progetto 'Dove andiamo a giocare?', una grande inda­gine sul territorio per scoprire dove e come giocano bambini e ragazzi italia­ni. L’Acr distribuirà capillarmente un questionario, che comincia con questa domanda cruciale: «Ti capita durante il tuo tempo libero di giocare fuori casa?». Ma avercelo il «tempo libero», quando troppi genitori sembrano presi dalla fre­nesia di riempirglielo tutto, il tempo ai loro figli. E «fuori casa», dove so...

Sul registro elettronico

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Per quanto abbia un approccio positivo nei confronti della tecnologia, faccio mie le perplessità sollevate da Roberto Carnero su Avvenire del 18 gennaio 2014: «Nel mio liceo da settembre è diventato ob­bligatorio l’utilizzo del registro elettroni­co di classe, mentre – quanto al registro personale di ogni docente – si è lasciato a ciascuno di noi la facoltà di scegliere se u­tilizzare, anche qui, il registro digitale, op­pure se continuare a usare quello cartaceo ancora per un anno (l’ultimo, perché dal prossimo anno scolastico sarà obbligato­rio per tutti quello elettronico). Confesso di aver scelto il registro cartaceo, come hanno fatto molti altri colleghi. Non tan­to per pigrizia o per misoneismo, quanto per una pratica ragione di prudenza: con la connessione Internet che va e viene, che un giorno si blocca e l’altro pure (nella mia scuola, ma, a quanto mi dicono, nella maggior parte degli istituti statali), mi preoccupava il fatto di potermi trovare qualche mattina a non poter ac...

Tutto è grazia. Ma i ragazzi, lo sanno?

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Andrea Monda in  Avvenire dell'8 gennaio 2014 Mi sto rendendo conto che l’episodio della 'salvezza/salute' era solo la punta dell’iceberg e vado sempre più confermandomi che non sono i valori che si sono persi, come tanti dicono stracciandosi anche le vesti, ma che piuttosto sono i significati ad essersi smarriti. C’è tutto un linguaggio, squisitamente religioso, che oggi ha abbandonato il campo, non è più usato nel discorso comune, un campo che deve essere dunque bonificato. Da dove partire? Dopo 'salvezza' mi è venuto spontaneo passare a 'grazia', ma il risultato non è cambiato. Grazia sembra non essere mai stata incontrata da nessuno dei miei studenti. Almeno il verbo 'salvare' i ragazzi lo conoscono, non fosse altro che quando scrivono un testo sul computer il file lo devono appunto 'salvare'. Spesso mi sono fatto aiutare dal linguaggio dell’informatica, che è pieno di riferimenti religiosi, per cui ad esempio quando si salva un f...

I "NO" che fanno male a figli e alunni

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Tratto da Guamodi  Scuola Se è vero che un bambino che cresce senza freni e senza limiti apprenderà poco o per niente comportamenti adattivi nella vita sociale e relazionale, è vero anche che determinati "no", formulati male, con un background emotivo e situazionale inadeguato, possono ferirlo seriamente e compromettere il successivo sviluppo. Quali sono i "No", per così dire, sbagliati? Li elenchiamo di seguito: 1. Il NO come rifiuto emozionale E' il no del genitore che ha altro per la testa, che non lascia terminare al figlio nemmeno la richiesta e subito parte l' "Adesso no!". Questo NO sta a significare: "Adesso non posso prendermi cura di te, non voglio ascoltarti perché ho altro a cui pensare". L'attenzione la disponibilità all'ascolto vanno sempre garantiti. E' necessaria in ogni momento, anche quanto non si hanno sufficienti energie. 2. Il NO sottomesso E' un NO attivato dalla paura del conflitto con...

Cinque regole sull'arte di fare la cosa giusta

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Ecco alcuni consigli pratici per fare la cosa giusta: 1. Non fare male a nessuno Il danno che si può causare non è solo fisico, ma anche emotivo: è importante non fare e dire cose che possono ferire gli altri. Certo non è così semplice. A volte, si può solo limitare la sofferenza altrui. Quando si vuole, per esempio, lasciare la propria ragazza, è molto meglio dire quello che serve e basta, senza elencare nei dettagli cosa non si sopporta più. 2. Lascia il mondo un po' meglio di come l'hai trovato Questo vuol dire tirare fuori il meglio di se stessi. Il punto non è solo non fare male a nessuno ma vivere al pieno delle proprie potenzialità di essere umano. Aiutare una compagna nei compiti, ricordare il compleanno della mamma o del papà, per esempio, o ascoltare un amico che ha dei problemi aggiunge qualcosa alla vita degli altri e di chi lo fa. 3. Rispetta il prossimo Un concetto quello del rispetto che l'autore semplifica affermando che “significa trattare l...

Sconfiggere la cultura dei capricci

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« Caro professore, lei dovrà insegnare al mio ragazzo che non tutti gli uomini sono giusti, non tutti dicono la verità; ma la prego di dirgli pure che per ogni malvagio c’è un eroe, per ogni egoista c’è un leader generoso. Gli insegni, per favore, che per ogni nemico ci sarà anche un amico e che vale molto più una moneta guadagnata con il lavoro che una moneta trovata. Gli insegni a perdere, ma anche a saper godere della vittoria, lo allontani dall’invidia e gli faccia riconoscere l’allegria profonda di un sorriso silenzioso. Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri, ma anche distrarsi con gli uccelli nel cielo, i fiori nei campi, le colline e le valli. Nel gioco con gli amici, gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole di una vergognosa vittoria, gli insegni a credere in se stesso, anche se si ritrova solo contro tutti. Gli insegni ad essere gentile con i gentili e duro con i duri e a non accettare le cose solamente perché le hanno accettate anche gli altri. Gli insegn...

Il desiderio dei ragazzi? Un amore per sempre

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Questa volta propongo una riflessione per noi genitori, tratta da Noi, Genitori & Figli , supplemento di Avvenire del 24 novembre 2013. Il primo sabato c'erano circa quattrocento ragazzi delle scuole medie, il secondo i ragazzi delle scuole superiori erano, approssimativamente, duecentocinquanta. ll titolo dei due incontri: “I miei genitori sono degli Ufo". Sono arrivati preparati, i loro animatori mi avevano precedentemente inviato centinaia di domande - rigorosamente anonime- sull'argomento genitori-figli, domande scritte dai ragazzi direttamente, alle quali avrei dovuto dare una qualche "risposta". Quelli delle medie hanno chiesto di tutto, persino «perché il mio papà è un brontosauro?». Ma in modo particolare alcune domande ritornavano continuamente, riguardavano la loro identità di figli accolti, o accolti-con-riserva: «Se io facessi qualcosa di sbagliato, i miei genitori mi amerebbero lo stesso?»; «Come posso essere il figlio che desiderano?»; «Perch...

Mi costruisco da me!?

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« Ho scelto di fare questo lavoro perché mi colpiva il fatto che i nostri ragazzi tossicodipendenti dicono di sé: “Mi faccio”. Quanto è drammatica un’espressione così! È come se intendesse dire: “Mi costruisco da me. Siccome non ho avuto, non ho ricevuto da altri, allora ci penso io, mi faccio io con le mie mani”. E invece no: la salvezza non viene da te, è un Imprevisto che ti viene incontro e ti cambia la vita ». Silvio Cattarina, psicologo e sociologo, fondatore della cooperativa sociale L’Imprevisto di Pesaro, che accoglie minorenni provenienti in larga parte dal mondo della droga, in Credere n. 20/2013.