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domenica 19 ottobre 2014

Ogni spazio ha il suo perché

La torre pendente a Pisa. Quella tutta in ferro progettata da Eiffel a Parigi. La Statua della Libertà a New York. Un edificio (per le sue proporzioni anche la scultura alle porte di Manhattan lo è) può diventare il simbolo di una città, al punto che la nostra fantasia identifica quel luogo con quella costruzione. 
A volte però gli edifici sono talmente forti da disegnare attorno a sé la città, preesistente, presente e futura, e gettare la loro luce tutta attorno. Sono più di un simbolo, di un’immagine. Sono corpo di una storia ancora in corso.
Se su Google Maps osservate la piantina di Milano, noterete che è fatta da una serie di strade come anelli concentrici che si allargano da un punto particolare: il Duomo. Ma non basta dire che la Cattedrale è fisicamente il cuore della metropoli. Questa chiesa, grande, bellissima, incarna come niente altro lo spirito e l’ambizione di questa città.
Noi oggi fatichiamo a immaginarlo, abituati a costruzioni realizzate con materiali di ogni tipo, ma quando incominciò a salire e a prendere forma, questo Duomo doveva apparire come un Ufo atterrato nel mezzo della pianura padana. Osservate bene di cosa è costruito e guardatevi attorno. Marmo (rosa per la precisione). Ma lì in giro per chilometri e chilometri non c’è una montagna, non una cava. E infatti il materiale per eccellenza dell’architettura di pianura è il “cotto”, ossia il mattone, fabbricato con l’argilla. Di pietra, costosissima, si ricoprivano facciate, non certo edifici interi, e di questa dimensione!
La costruzione del Duomo di Milano è dunque una sfida, la dimostrazione della capacità di una città di superare i propri limiti. Per far questo furono costruite vie d’acqua (i famosi “navigli”) che dal Lago Maggiore consentissero il trasporto del marmo fino al cantiere: canali che per secoli hanno caratterizzato la forma e il funzionamento della città. Non stupisce che ci siano voluti più di cinquecento anni per terminare questa cattedrale. Ancora oggi i milanesi quando una faccenda è tanto lunga che pare non finire mai, dicono che «la par la fàbrica del Dòmm»...
Il Duomo di Milano è stato concepito per suscitare ammirazione e meraviglia. Così alto, aguzzo e bianco, doveva sembrare una montagna spuntata al centro della pianura. I viaggiatori del passato raccontano come dava il meglio di sé nelle notti di luna piena, quando la superficie del marmo diventava d’argento e brillava come un’apparizione da un’altra dimensione. Oggi l’illuminazione artificiale ci ha tolto la possibilità di rivivere quell'emozione.
Ma la meraviglia e lo stupore restano intatti.


Quell'Ufo nel centro mette in moto Milano, da Popotus del 4 settembre 2014

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