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Sull'integrità morale

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Nel post del 27 luglio sottolineavo che il gesto del campione andasse oltre il fair play, perché mi faceva pensare che c'è una possibilità di bene in ognuno di noi. E' però anche vero che il bene va scelto; certo, a qualcuno può venire naturale, ma ci sono situazioni in cui non è così scontato agire per il bene.  A scuola alcuni hanno criticato Vingegaard: l'altro (Pogacar) si sarebbe comportato nello stesso modo? e se ne avesse approfittato per vincere lui? prof, e se quel gesto era solo per farsi vedere? Vi confesso che non so come è poi andata a finire la gara, però voglio credere che il bene può essere fatto al di là di ogni tornaconto personale, per sola fedeltà ai valori che nutriamo nel nostro cuore.  Dicevo ai ragazzi che se credi nell'onestà e nella competizione leale (e penso che questi siano i valori che abbiamo mosso il campione), saresti un infame (questa espressione la prendo in prestito da alcuni alunni che me l'hanno suggerita) se ti comportassi in m

Siamo fatti per la luce

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L’ ispiera – parola di cui confesso che per molto tempo ho ignorato il significato e persino l’esistenza – è un sottile raggio di sole che, penetrando attraverso una fessura in un ambiente buio, lo illumina. Chi non ha mai provato, almeno per un momento nella vita, l’esperienza dell’oscurità? Per qualcuno è diventata persino compagna permanente, arrivando a mettere in discussione l’esistenza stessa della luce. Ci sono persone che, anche solo per un istante, illuminano la nostra esistenza, facendoci percepire – con un gesto o una parola, nella profondità di uno sguardo, nella semplicità di un sorriso – che la realtà è ultimamente positiva, che c’è sempre qualcosa per cui vale la pena vivere e sperare. Mi è accaduto di incontrarne, e hanno fatto bene alla mia vita, lasciando una traccia luminosa del loro passaggio. Sono testimoni di un bene presente nelle profondità della realtà ma che spesso non siamo capaci di riconoscere e di seguire, rassegnandoci a campare in un’oscurità senza volt

Uscire dalla noia: come trasformare la vita quotidiana in vita eterna

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Perché questo nostro ricominciare ci salvi dalla noia e ci trovi aperti e pronti a rendere il presente vita eterna. Da A. D'Avenia , Riprendere e riprendersi in Corriere della Sera , 5 settembre 2022 La ripresa della routine quotidiana dopo le vacanze è spesso accompagnata dalla tristezza, come se si passasse dalla vita vera, quella libera della pausa estiva, a una vita prigioniera, fatta della ripetizione di gesti, orari e impegni prescritti. In questa ripetizione manca la gioia, che sembra dipendere solo dallo straordinario, come mostra la nostra iper-comunicazione social estiva. A corto di gioia quotidiana, viviamo l’ordinario per fuggirne. Come si fa invece a trovare lo straordinario nell’ordinario, la gioia nel quotidiano?  In un bel film del 2016 di Jim Jarmusch, intitolato Paterson, nome sia della cittadina del New Jersey in cui si svolge la storia sia del protagonista (interpretato da Adam Driver), un autista ripete la sua routine quotidiana, come accade con le fermate del

Serve credere in Dio oggi?

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Non so se avete saputo del Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali in Kazakistan. In effetti non è che se ne sia parlato granché. Di religione non se ne parla poi tanto (a meno che la religione non faccia scandalo) e in fondo sono sempre più le persone che la ritengono irrilevante per la vita.  Credere serve a qualcosa? Verrebbe da dire di no.  Di per sé non a fare carriera o ad avere successo, neanche ad apparire interessanti o usufruire di un’esistenza comoda. Tantomeno a diventare più belli o più intelligenti. Insomma, credere in apparenza non serve a niente.  Tranne che a sentirsi piccoli di fronte all’amore infinito di un Padre per cui siamo tutti figli unici. Tranne che a voler imparare l’arte 'disumana' del perdono.  Tranne che a cercare bellezza anche negli angoli più sporchi del nostro cuore.  Tranne che a riconoscersi tutti parte di una stessa famiglia di uomini e donne capaci di vivere come fratelli e sorelle.  Tranne che a scoprire, poco a poco

Accorgersi che Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini

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"Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini". Spesso me lo sono sentito dire e anche io l'ho ricordato a me stessa e a chi stava attraversando un momento difficile. Non si tratta di rassegnazione, ma di consapevolezza che dal male se ne può uscire più forti se poniamo la nostra vita nelle mani di qualcun altro e, per chi si fida di Gesù, di quel Dio che offre il bene anche negli angoli più bui.  I tempi che stiamo vivendo ci fanno percepire tutta la fragilità di un sistema che pensavamo ci avrebbe destinato tutti al successo e al benessere. Quanta arroganza in questo modo di pensare!!! Abbiamo costruito un castello sulle sabbie mobili....e ora, invece di sostenerci l'un l'altro, stiamo tirando fuori il peggio di noi. Che amarezza! direbbe la mia cara collega.  Ne possiamo uscire soltanto convertendo totalmente il nostro cuore e risvegliandoci dal sonno della ragione, perché a prevalere sono purtroppo la rabbia e le soluzioni dettate da un egoismo irra

Il sorriso di Dio

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Confesso che arrivata alla mia età sento il bisogno di mettere i remi in barca (o le scarpette al chiodo 😁).  Non che non ami questo lavoro, ma è come se avessi la sensazione di aver dato tutto quel che potevo.  Il brano che riporto (di G. Paolucci , tratto da Avvenire del 30 agosto) mi ricorda che c'è ancora tanto da ricevere dai ragazzi.  Uno stimolo a continuare a fare del mio meglio (attendendo con santa pazienza la pensione 😉). Debora ha sempre amato insegnare, per realizzare un sogno che coltivava fin da bambina. Poi un mostro chiamato anoressia l’aveva trascinata sull’orlo del baratro, privandola del sorriso che sempre l’accompagnava. E una notte infelice le aveva rubato un pezzo della vista, fino a una diagnosi che suonava come una condanna: ictus. «Se mi succede qualcosa, raccogliete le mie poesie», aveva detto agli amici: è lì che aveva fissato le gioie e i dolori di un’esistenza sempre tesa a cercare l’ebbrezza della felicità e a comunicarla ai giovani. In pochi mesi

Torniamo ad educare

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« I ragazzi si demoralizzano quando non sono allenati a scegliere, perché non li abbiamo messi in condizione di farsi carico della realtà, di risponderle. Rispondere e responsabilità hanno la stessa radice: irresponsabile è infatti chi non sente la realtà e ciò accade se la cultura dominante la nasconde. Torniamo a educare il carattere, cioè l’esercizio della libertà: le scelte. Quali responsabilità diamo ai ragazzi? Chi o cosa dipende da loro? Quali incarichi hanno a casa o fuori? Spesso sembrano apatici, ma semplicemente non abbiamo mostrato loro cosa è bene e cosa male, cosa è reale e cosa no, per cosa vale la pena vivere ».  Alessandro D'Avenia  [tratto da https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/20_ottobre_26/51-demoralizzati-4e34b4a2-16e1-11eb-b530-8ca6e758b252.shtml ]

Credo in una trascendenza

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Carlo e Alberto: storia di un'amicizia stra-ordinaria

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Alberto Michelotti e Carlo Grisolia sono due ragazzi genovesi che hanno vissuto, fra di loro e con i loro coetanei, una storia di amicizia, aperta ed alimentata da un obiettivo comune: portare a tutti il dono dell'ideale evangelico del mondo unito, della fraternità universale.  Per una veloce conoscenza:     Il trailer del documentario che è stato realizzato:       Per chi volesse vederlo per intero, cliccare qui .

Alcuni consigli per vivere un po' meglio

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« SOFFRITE PERCHE' RESISTETE A CIO' CHE AVETE »  Questa frase appartiene a Buddha. A volte nella vita accadono delle situazioni difficili, difficili sia da accettare sia da risolvere. Alcuni cercano una soluzione, altri si adattano ed altri ancora si chiudono a riccio e vanno in depressione. Qualsiasi cambiamento è un'interazione dei periodi positivi e negativi nella vita, che temprano il carattere e la coscienza, depurano i nostri desideri. E' importante accettare la situazione e affrontarla con dignità.  1. CIO' CHE ABBIAMO Riflettiamo sulla frase del Buddha. Significa che le sofferenze sono possibili solo in quel caso, quando ci rifiutiamo ad accettare la situazione. Se potete cambiarla, agite. Ma se i cambiamenti sono impossibili, avete due soluzioni: - accettare la situazione e lasciare andare la negatività; - soffrire a lungo, con passione. 2. IL PROBLEMA DIVENTA TALE SOLO QUANDO LO CONSIDERATE UN PROBLEMA   La felicità dipende davvero dal punto di vista.