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venerdì 15 novembre 2013

Bibbia e animali parlanti

La Bibbia non è un libro di favole. Per i credenti non lo è proprio. Nella Bibbia gli animali non parlano, come invece accade nelle favole, se non in due soli casi.
Leggete qui:
«Quante volte abbiamo guardato negli occhi i nostri animali domestici e vi abbiamo letto quasi un pensiero? O, più probabilmente, abbiamo capito benissimo cosa fare per rispondere alle loro richieste. Nel libro dei Numeri, al capitolo 22, c’è il racconto di un uomo, Balaam, che ha la fortuna di riuscire a sentire la voce del proprio animale, un’asina. Un evento che accade dopo che, per ben tre volte, il padrone non ha capito cosa gli voleva dire con il suo comportamento la povera bestia. L’episodio è quasi unico nel suo genere in tutta la Bibbia, poiché, oltre all’asina di Balaam, solo a un altro animale è data la voce per rivolgersi agli uomini: il serpente nell’Eden.
Secondo la tradizione, però, il maligno, il diavolo, si cela dietro a questa creatura astuta che convince Eva a mangiare del frutto dell’albero che sta nel mezzo del giardino (il testo biblico non parla mai di una «mela»!). Nel mondo perfetto in cui vivevano Adamo ed Eva tutto è armonia ma il serpente, con le sue parole ambigue e tentatrici, crea divisione tra Dio e l’uomo. La parola «diavolo» deriva dal greco e significa proprio «colui che divide». Il serpente, infatti, convince Eva che non c’è errore nel conoscere il bene e il male, cioè nell’essere come Dio. Questa creatura che striscia, quindi, rappresenta la continua tentazione di metterci al posto del Creatore.
Totalmente diverso, invece, è il ruolo dell’asina di Balaam, che parla solo per far ragionare il padrone e condurlo sulla giusta strada, quella della volontà di Dio. Il risultato delle parole dell’animale, insomma, è totalmente opposto, perché avvicina l’uomo al Creatore. La storia è questa: un re pagano aveva mandato a chiamare Balaam perché maledicesse il popolo di Israele, che stava per occupare le sue terre. L’uomo, però, crede nello stesso Dio di Israele e perciò fa sapere che andrà dal re ma farà solo quello che gli dirà il Signore. Dio gli dà il permesso di andare ma per strada l’asina devia dalla strada o si ferma per tre volte: davanti a lei, infatti, appare un angelo che la blocca. Alla fine Balaam, che non capisce cosa stia succedendo, picchia l’asina. Per intervento di Dio, allora, la bestia si rivolge al padrone e gli fa notare che lei non si è mai comportata così e quindi le sue stranezze dovrebbero farlo pensare. A quel punto Balaam capisce e vede l’angelo, che lo avverte di andare pure dal re ma di fare solo ciò che vuole il Signore. Forse l’animale ha parlato davvero, o forse Balaam ha visto il suo stesso pensiero riflesso negli occhi dell’asina. Di certo in questo caso la creatura ha visto ben più del padrone ed è stata in grado di cogliere la presenza di Dio.
Il messaggio potrebbe essere questo: la natura alle volte ci mette alla prova, ma se sappiamo ascoltare davvero sapremo capire qual è la strada che ci viene indicata dal Signore».
Matteo Liut
in Poptus del 7 novembre 2013


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