Se vince l'odio

«Un bambino che ha visto distruggere la sua casa e ha assistito all’uccisione del padre porterà dentro tutta la vita odio e risentimento, è necessario che qualcuno l’accompagni, si faccia carico della sua sete di vendetta. Quando si fa festa per la morte di un uomo perché nemico, quando si disprezza e si umilia l’altro fino a togliergli la dignità, quando non sappiamo far silenzio e piangere di fronte alla barbarie dell’uccisione di adolescenti semplicemente perché nati aldilà di un confine, significa che l’odio ha ucciso la coscienza. Da lì dobbiamo ripartire se vogliamo una pace duratura,che non sia solo tregua temporanea. Ripartire dall’educarci a vedere nell’altro non un nemico, ma un uomo, un figlio di Dio, un fratello scomodo e difficile la cui dignità umana non va calpestata per nessuna  ragione».
Ernesto Olivero intervistato da Paolo Lambruschi, in Avvenire del 22 luglio 2014

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