Una Bibbia per tutti

Ma’heo’o tséxhoháeméhotaétse hee’haho ného’eanemétaenone.... Chiaro no?
È un versetto del Vangelo di Giovanni: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito…”. È scritto nella lingua dei Cheyenne, i nativi dell’America Settentrionale, i quali non possono ancora leggere tutta la Bibbia nella loro lingua madre ma tra alcuni anni forse sì: quando cioè la squadra che la sta traducendo avrà finito il suo duro e lunghissimo compito. Sì perché tradurre un testo come la Bibbia, di mole imponente, con testi che parlano di avvenimenti e costumi di migliaia di anni fa, e con un contenuto di assoluta importanza e delicatezza (chi può permettersi di esprimere male la Parola di Dio?) più che un lavoro è una vera impresa.
E se già lo è tradurre la Bibbia nelle principali lingue del mondo, è facile immaginare cosa voglia dire farlo in lingue parlate magari da poche decine di migliaia di persone, spesso povere di vocaboli... e di vocabolari. Oggi nel mondo si contano circa 7.000 lingue viventi, cioè parlate attivamente, ma la Bibbia nella sua interezza è disponibile in solo 636 di queste. Per quanto la Bibbia sia uno dei testi più tradotti al mondo sono circa un miliardo e mezzo le persone che non possono leggere integralmente la Sacra Scrittura nella loro lingua madre.
Tratto e adattato da Popotus del 12/10/2017

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