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venerdì 2 aprile 2010

Dio e il male

Si può considerare il male una punizione divina?
E' una tentazione che ci coglie frequentemente, quella cioè di addebitare a Dio la responsabilità delle cose che non vanno bene; ma è proprio così?
Il male sicuramente ci interroga e ci lascia dubbiosi, ma il  Vange­lo proclama l’innocenza di Dio, che è buono e non può volere il male, mettendo ciascuno in guardia dal pensare che le sventure siano l’ef­fetto immediato delle colpe personali di chi le su­bisce. Dobbiamo imparare, così ha detto  Benedetto XVI in una delle sue riflessioni in questo periodo di Quaresima «a leggere i fat­ti della vita nella prospettiva della fede, animati cioè dal santo timore di Dio». «In presenza di sofferenze e lutti – ha sottolineato ancora papa Ratzinger – vera saggezza è lasciarsi inter­pellare dalla precarietà dell’esistenza e leggere la storia umana con gli occhi di Dio, il quale, vo­lendo sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno imperscrutabile del suo amore, talora permette che siano provati dal dolore per con­durli a un bene più grande». E così, ha insistito Benedetto XVI, «le sventure, gli eventi luttuosi, non devono suscitare in noi curiosità o ricerca di presunti colpevoli, ma de­vono rappresentare occasioni per riflettere, per vincere l’illusione di poter vivere senza Dio, e per rafforzare, con l’aiuto del Signore, l’impegno di cambiare vita». Inoltre «di fronte al peccato, Dio si rivela pieno di misericordia e non manca di ri­chiamare i peccatori ad evitare il male, a cresce­re nel suo amore e ad aiutare concretamente il prossimo in necessità, per vivere la gioia della grazia e non andare incontro alla morte eterna».



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