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lunedì 30 maggio 2011

Essere ospitali

Inizio a pubblicare alcuni dei lavori realizzati dai ragazzi. Questa volta vi propongo il video di Oeda, Sara e Valentina della 3^E.
Buona visione!!!


Essere ospitali from profrel on Vimeo.

PS: l'ho fatto diventare un cartone animato utilizzando il plugin msu_cartoonizer applicato a VirtualDub. Se volete saperne di più su come trasformare i vostri video in cartoni animati cliccate qui.

sabato 28 maggio 2011

Tra le stelle

Giorni fa Benedetto XVI si è collegato con la Stazione spaziale internazionale, non per fare un discorso, ma per rivolgere domande e scambiare impressioni con i dodici astronauti, in orbita lassù, a 400 chilometri dalla Terra.
Vi riporto alcuni passi dell'editoriale di Marina Corradi pubblicato su Avvenire del 22 maggio.

Può succedere, a bordo di una stazione spaziale orbitante sulla Terra, di guardare l’Universo, e pregare? Lo ha domandato Benedetto XVI agli astronauti della Iss, la Stazione spaziale internazionale raggiunta ora dallo shuttle Endeavour. E da lassù l’astronauta Roberto Vittori ha risposto che sì, dopo una giornata di ricerca accade, di guardar giù, verso la Terra: «Un pianeta blu, e bellissimo».
Quella bellezza, ha detto Vittori, «prende il cuore, e guardandola viene spontaneo pregare».
(...)
Guardare la bellezza del creato e essere spinti a cercarne il creatore, è cosa antica; accadeva alle tribù primitive, sotto le stelle; accadeva agli antichi Greci, che chiamavano 'thauma' quello stupore. Accade ancora ai nostri figli, quando sono piccoli, davanti al mare, o nelle notti limpide; chi ha fatto le stelle, domandano – come se fosse evidente che la realtà non s’è fatta da sola.
E anche in orbita a 27 mila chilometri orari, a 400 chilometri da Terra, accade agli uomini, stanchi di calcoli, di guardar giù, e aver voglia di pregare. Domanda ancora il Papa all’astronauta Paolo Nespoli, che ha perso la madre mentre era quassù, se si sia sentito solo, quel giorno, lei morente e lui così lontano. «Ho sentito arrivare quassù le vostre preghiere», risponde Nespoli. Poi dalla stazione spaziale mostrano a Benedetto la medaglia di Michelangelo da lui donata che fluttua dolcemente, libera dalla gravità: e a lui scappa un sorriso di meraviglia infantile, nel vedere l’eterna legge che ci costringe al suolo cancellata.
Nel congedarsi un astronauta si lascia andare a sollevarsi nella cabina: ancora il Papa sorride. Di quel sorriso che hanno gli anziani quando vedono i giovani partire per una grande avventura.
Proprio un’ora prima, agli studenti dell’Università Cattolica, Benedetto aveva ricordato la tendenza della modernità a ridurre l’orizzonte umano a ciò che è misurabile e a eliminare dal sapere critico la questione del senso, la 'domanda cruciale'. Ma ora forse, guardando quei giovani russi, americani, italiani, scienziati, esploratori del cielo, misuratori di stelle, ha ragione di confortarsi. Interrogando quella pattuglia, che dice che anche lassù succede di stupirsi della bellezza del mondo, e di pregare; che anche lassù arrivano le preghiere, e accompagnano nell’ora del dolore. La legge di gravità sovvertita, un’altra legge resta, dentro agli uomini: più chiara anzi quando la Terra appare piccola, là in basso, e l’Universo immenso. La legge antica che spinge a alzare lo sguardo, e a cercare. Oltre le stelle, oltre le galassie e l’antimateria.
Sulle tracce di una mano di cui resta, ovunque, come stampata, l’impronta.

venerdì 27 maggio 2011

Le parabole a cartoni animati

Penso di far cosa gradita agli alunni di prima, che hanno terminato il loro lavoro sulle parabole, proponendo alcune parabole a cartoni animati.

Buona visione!!!

La pecorella smarrita





Il seminatore





La casa costruita sulla roccia





La parabola del padre misericordioso





La parabola della vigna

giovedì 26 maggio 2011

Qui nasce un uomo

"Quando in un branco un compagno dà una zampata, l’immediato istinto dell’animale è la ritorsione. La prima volta che un animale trattiene la zampata, avverte l’orrore del sangue e non reagisce alla violenza: qui è nato un uomo".
don Mi­chele Do (1918-2005)

mercoledì 25 maggio 2011

Troppo rumore? Impari meno!

Quante volte vi ho detto che nelle classi dove c'è confusione si impara di meno?
Quello che il buon senso e l'esperienza mi suggerivano, trova riscontro in uno studio che sarà presentato (non so se lo è già stato, visto che la notizia l'ho letta su Popotus del 12 maggio) al convegno annuale degli specialisti dell'orecchio d'America. Il rumore, secondo questa ricerca, riduce la capacità di apprendimento. Lo studio ha messo a confronto due gruppi di scolari di otto anni: i bambini dovevano rispondere ad una serie di domande dopo aver ascolato la lettura di un brano con un disturbo di sottofondo. Lo stesso esperimento è stato condotto con gli adulti. Sapete qual è stato il risultato? Il rumore di fondo aveva ostacolato la comprensione del racconto. Soprattutto i bambini avevano faticato più degli altri a ricordare la storia.
Meditate ragazzi, meditate!!!

sabato 21 maggio 2011

Se ami Dio ...

Chi desidera amare veramente non può rinunciare a ciò che ci rende umani. Ogni volta che maltrattiamo l'altro, che preferiamo l'imbroglio all'onestà, che viviamo nel disimpegno e nell'indifferenza, perdiamo sempre un po' di più la nostra umanità. Nelle parole di Giovanni Paolo II scopriamo che il vero amore, quello che ci fa essere pienamente umani, è legato all'amore verso Dio e verso il prossimo. Se ami Dio non puoi vivere in modo dis-umano. Dio non ti chiede di estraniarti dalla vita, ma di viverla con responsabilità, prendendo sul serio l'impegno di contribuire a costruire un mondo più giusto e più in pace.

venerdì 20 maggio 2011

giovedì 19 maggio 2011

Benedetto XVI sulla preghiera

«L’uomo di tutti i tempi prega perché non può fare a meno di chiedersi quale sia il senso della sua vita, che rimane oscuro e sconfortante se non viene messo in rapporto col mistero di Dio e del suo disegno sul mondo»


«Generazioni di uomini prima di Cristo dimostrano che senza preghiera la vita diventa priva di senso. In ogni preghiera, infatti, si esprime sempre la verità della creatura umana, che da una parte sperimenta la sua debolezza, dall’altra è dotata di una straordinaria dignità perché, preparandosi ad accogliere la Rivelazione divina, si scopre capace di entrare in comunione con Dio»

martedì 17 maggio 2011

Il necessario dei poveri e il superfluo dei ricchi

"Rendiamo necessarie mille cose superflue: esse generano un’infinità di miserie, una perdita di tempo e una vita difficile e tesa… Il superfluo dei ricchi dovrebbe servire al necessario dei poveri e, invece, il necessario dei poveri serve al superfluo dei ricchi".
Jean Domat, giureconsulto francese del Seicento

domenica 15 maggio 2011

Scontenti e contenti

Un pensiero a chi non è mai contento di sé e della vita, ma anche a chi, ingenuamente (vi ricordate il post sull'ingenuità?), si fa grande della propria superficialità e vacuità interiore.


"Essere troppo scontenti di se stessi è debolezza. Essere troppo contenti di sé è stupidità".
Madeleine de Souvré marchesa di Sablé (1599-1678)



venerdì 13 maggio 2011

Il cuore della fede cristiana

"Paradosso, certo, la risurrezione. Ma, proprio per questo, può essere narrato in modo credibile solo da altri paradossi, da quell’amore folle che arriva ad abbracciare perfino il nemico. Il cuore della fede cristiana è esattamente questo: credere l’incredibile, amare chi non è amabile, sperare contro ogni speranza. Sì, fede, speranza e carità sono possibili in ogni condizione, anche la più sofferta, se si crede alla risurrezione".
(Enzo Bianchi da La Stampa del 24 aprile 2011)


mercoledì 11 maggio 2011

La madonna di Guadalupe

Alcune sere fa, ho accolto l'invito rivolto da un sacerdote, amico di famiglia, di assistere nella sua parrocchia ad un video-documentario sulla Madonna di Guadalupe, per vivere al meglio questo mese mariano.
Maria appare alle persone più umili e nei momenti di maggior bisogno, come nel Messico del 1531,ma soprattutto, come testimonia quell'apparizione, invita gli uomini a riscoprire la comune origine, pur nelle differenze legate alla cultura e alle tradizioni. L'immagine impressa, in modo ancora inspiegabile, nel mantello dell'indio a cui Maria apparve, è ricca infatti di simbologie che potevano essere ben comprese dalle popolazioni indie, ma anche dagli stessi spagnoli. E' come se Maria avesse usato registri linguistici diversi, come accadde a Pentecoste (ricordate il miracolo delle lingue?) per portare un messaggio di pace e speranza comprensibile a tutti.
Siamo nel dicembre del 1531 in Messico. La Madonna appare a un umile indio, ma nessuno gli crede. Su richiesta della Vergine l'indio avvolge nella sua tilma (un mantello di ayate, un ruvido tessuto di fibre d'agave, usato dagli indios poveri per coprirsi) delle rose di Castiglia, inspiegabilmente fiorite su una desolata pietraia. Davanti al vescovo apre il telo e si scopre il miracolo: vi è impressa l'immagine della Madonna.
L'immagine è straordinariamente reale. I risultati delle analisi, a cui il telo è stato sottoposte, sconvolgenti. Negli occhi della Vergine sono impresse le 13 figure presenti nel momento del miracolo. Le stelle del manto riproducono la posizione esatta degli astri nel giorno del miracolo (12.12.1531). La tecnica pittorica usata è sconosciuta. I colori si conservano intatti, la tela è incorrotta, nonostante quel tipo di tessuto sia piuttosto fragile e inadatto a durare nel tempo.
Ma non è tutto: una straordinaria connessione rivela che il nome di Guadalupe è nato in realtà nella regione dell'Estremadura in Spagna, e le sue radici risalgono addirittura all'Evangelista San Luca.
Vi lascio il trailer del documentario che ho avuto modo di vedere per intero.

Quest'altro video vi aiuterà a saperne di più.

Vi lascio anche alcuni link, per approfondire il mistero del telo.
Cliccate qui e qui.

lunedì 9 maggio 2011

La testimonianza dei cristiani

"(...) i credenti devono mostrare che la vita è più forte della morte, e devono farlo nel costruire comunità in cui il «noi» si fa carico di ciascuno e l’«io» rinuncia a prevaricare, nel perdonare senza chiedere il contraccambio, nella gioia profonda che permane anche nelle situazioni di sofferenza e di persecuzione, nella compassione per ogni creatura, soprattutto per gli ultimi e i sofferenti, nella giustizia che porta a operare la liberazione dalle situazioni di morte in cui giacciono tanti esseri umani, nell’accettare di spendere la propria vita per gli altri, nel dare la vita liberamente e per amore, fino a pregare per gli stessi assassini, come tanti testimoni hanno fatto, ancora ai nostri giorni".
(Enzo Bianchi da La Stampa del 24 aprile 2011)

giovedì 5 maggio 2011

La fede cristiana e chi non crede in Dio

"Quali elementi della fede cristiana possono interessare il non cristiano, chi non ha la fede in Dio e in Gesù Cristo? Il cristiano infatti crede che Gesù è stato risuscitato da Dio, ma perché? Perché Gesù era suo figlio, certo, ma più in profondità ancora perché Gesù ha saputo come uomo, in una condizione umanissima, vivere l’amore fino all’estremo, fino a «raccontare il Dio che è amore». Quell’amore vissuto concretamente e quotidianamente da Gesù con tutti quelli che incontrava – amici e nemici, giusti e peccatori, intelligenti e insipienti – quell’amore che è rimasto intatto anche nella sofferenza, nella persecuzione, nella prova, quell’amore che non si fermava davanti all’avversario e all’omicida, quell’amore non poteva andare perduto. Il duello, sempre presente nelle nostre vite, tra morte e amore, nella vita di Gesù è stato un duello in cui l’amore ha vinto la morte e il male.
Per questo Gesù è risorto, perché neanche l’oceano del male e della morte può spegnere l’amore vissuto. Un messaggio così, come può non interessare anche chi non crede in Gesù? L’amore riguarda tutti gli esseri umani!"
(Enzo Bianchi da La Stampa del 24 aprile 2011)

mercoledì 4 maggio 2011

Uno scienziato, la fede e la scienza

"Se non ci fosse pericolo di essere fraintesi, verrebbe da dire che il cristianesimo è esattamente scientifico; ma la verità è un'altra, è che la scienza per natura sua è cristiana: cioè ricerca della verità, cioè attenta indagine su quella che è la volontà di Dio che si esprime nell’ordine naturale (scienza) e nell’ordine soprannaturale (fede e teologia). Quindi è inconcepibile e assurdo qualsiasi ipotetico contrasto fra fede e scienza, fra vero progresso scientifico e teologia e morale".
(Enrico Medi, scienziato, credente)

martedì 3 maggio 2011

Un omaggio a Giovanni Paolo II

Per ricordare il grande Giovanni Paolo II, diventato beato il primo maggio, vi lascio una canzone, scritta da Roberto Bignoli, cantautore di musica cristiana. Il titolo "Non temere" ricorda l'espressione che più volte, con dolcezza e vigore, questo grande uomo ha rivolto agli uomini e alle donne del nostro tempo. Egli ci ha esortato a confidare in Dio, ad affidarci alla sua misericordia, a non aver paura, perchè Gesù non toglie nulla alla nostra vita, come potete cogliere da queste immagini che sono state trattedal libro "La vita di Giovanni Paolo II a fumetti", Edizioni Piemme.

lunedì 2 maggio 2011

Quando a vincere è la solidarietà

Dell’'invasione' di Lampedu­sa non c’è più traccia. La col­lina è stata ripulita, per le stra­de nessun bivacco. I migranti ci sono, continuano ad arrivare, ma si trova­no nel centro d’accoglienza ormai de­congestionato. Tutti tranne uno. O­mar, 19 anni appena fatti, ha trovato casa sull’isola. Non avrebbe potuto sopportare la vita al centro, né il rim­patrio, né il trasferimento in altri campi italiani. La sua fragilità psico­fisica implorava accoglienza e Lam­pedusa ha risposto. Una famiglia di volontari della parrocchia di San Ger­lando, impegnata per settimane nel­l’assistenza ai tunisini, nel distribui­re cibo, bevande, coperte, ha fatto di più, molto di più. «...Tutto quello che avete fatto al più piccolo dei miei fra­telli l’avete fatto a me». E loro non hanno avuto esitazione.
Hanno raccolto questo ragazzo solo e terroriz­zato dal mondo e lo hanno portato nella lo­ro casa, per curarlo.
Raimondo Sferlazzo, la moglie Renata, i figli E­manuele e Alessio, so­no diventati la sua fa­miglia, quella che non ha mai avuto neppure in Tunisia.
Omar ha un vissuto che assomiglia alla sceneggiatura di un film. Abbandonato dalla madre, vit­tima di un compagno violento, è sta­to cresciuto da una cugina, cristia­na, che sin da bambino gli ripeteva: «Se ti dovessi trovare in difficoltà nel­la vita, vai in una chiesa. Lì qualcu­no di aiuterà». E così ha fatto. Sbar­cato a Lampedusa assieme ad altre migliaia di persone, non riusciva a sopportare l’idea di stare con quella folla per strada o nell’accampamen­to. Omar si è nascosto nelle campa­gne e un giorno, gracile come un ba­stoncino, ha bussato alla parrocchia di San Gerlando di Lampedusa. Lì, i volontari alle prese con centinaia di migranti che chiedevano di potersi lavare, di poter mangiare, riposarsi, cambiarsi i vestiti luridi, hanno a­perto anche a lui. Hanno capito che si trattava di un caso particolare. Quel ragazzo sembrava smarrito, sot­to shock, non parlava, tremava.