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sabato 31 dicembre 2011

Travolti da un imprevisto

"Il senso comune suggerisce che è meglio evitare gli imprevisti. Eppure, duemila anni fa, una decina di pastori in una notte si sono imbattuti in un fatto che certamente non avevano messo in conto. Un imprevisto che sconvolge la vita, la riempie di significato. L’augurio più bello è che per questo Natale la nostra vita possa essere «travolta» da quell’imprevisto. Anche in un tempo più che mai incerto e difficile, la speranza è il segno della disponibilità del cuore a una nuova partenza ed è la posizione di chi vuole essere davvero protagonista della propria esistenza, ognuno con il suo ruolo e con responsabilità. Il richiamo del Papa ad Ancona alle nuove generazioni è stato un invito a non perdere la fiducia, a «non perdere mai la speranza», quella radice che ci fa guardare la realtà per quella che è: come ultimamente positiva anche quando ci pone di fronte alle difficoltà. Una crisi per un grande cambiamento. E uno slancio così coraggioso e profondo non può che partire dai giovani".
Valentina Bolis

venerdì 30 dicembre 2011

Senza paura

"Il cristiano non può che continuare a sperare e a non avere paura, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II. Pur avendo sotto gli occhi una situazione economica e sociale complessa, non possiamo arrenderci. È chiaro che ci sono disuguaglianze e ingiustizie non solo in posti lontani, ma anche qui a casa nostra. Basta saperle vedere.
Abbiamo il compito e il dovere di lottare per un’Italia migliore e più attenta a tutti: malati, anziani, bambini, portatori di handicap, ma anche a noi giovani, perché senza di noi non ci sarà futuro. Dobbiamo trovare il modo per essere protagonisti veri in politica, continuare a fare volontariato e riuscire a entrare nel mondo del lavoro in modo adeguato, perché non possiamo continuare a essere precari a vita. Il nostro Paese deve riuscire a mantenere i nostri giovani cervelli a casa, perché sono una ricchezza. In generale, la nostra voce deve contare. Forse è utopia, ma io ci credo".
Paola Fumagalli

giovedì 29 dicembre 2011

Almeno potrò dire di averci provato

In questi giorni di attesa del nuovo anno e in quelli immediatamente successivi, vi lascerò le riflessioni di alcuni giovani, pubblicate su Avvenire del 21 dicembre 2011.
Che possano aiutarci a "costruire" un buon 2012.

"Credo che sperare sia un dovere, per dare una chance alla vita di sorprendermi. Se non spero, vedrò le occasioni che la vita mi offre non come possibilità, ma come l’ennesima illusione. In questo modo, però, avrei perso in partenza. Se perdo dopo aver sperato, almeno potrò dire di averci provato, di non aver lasciato nulla d’intentato o al caso. Quanto dico «l’ho sperimentato», anche se con sorte alterna, sul piano lavorativo e affettivo ho già vinto... Ah, un’altra cosa: bisogna sperare anche perché così ci attiriamo amici capaci di alimentare ancora di più la nostra speranza, come in un circolo virtuoso".
Fabrizio Assandri

mercoledì 28 dicembre 2011

Mai più violenza!!!

"La violenza è una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte; il rispetto, la riconciliazione e l'amore sono la via per giungere alla pace".
(Benedetto XVI all'Angelus per la festa di Santo Stefano, ricordando il Natale di sangue in Nigeria)

martedì 27 dicembre 2011

La tenerezza di Dio

"Nel Natale noi incontriamo la tenerezza e l’amore di Dio che si china sui nostri limi­ti, sulle nostre debolezze, sui nostri peccati e si abbassa fino a noi. San Paolo afferma che Gesù Cristo «pur essendo nella condizione di Dio… svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando si­mile agli uomini» (Fil 2,6-7).
Guar­diamo alla grotta di Betlemme: Dio si abbassa fino ad essere adagiato in una mangiatoia, che è già preludio dell’abbassamento nell’ora della sua passione. Il culmine della storia di amore tra Dio è l’uomo passa attra­verso la mangiatoia di Betlemme e il sepolcro di Gerusalemme".
(Benedetto XVI, catechesi di mercoledì 21/12/2011)

domenica 25 dicembre 2011

La meraviglia del Natale

Auguri a tutti! Oggi è Natale.
Proviamo però a riscoprire il vero senso di questo giorno. Forse non ci rendiamo conto di quale grande meraviglia abbia compiuto Dio, che si è fatto come noi - così recita una canzone - per farci come lui.
Vi lascio l'editoriale di Luigi Ballerini pubblicato su Avvenire del 21 dicembre, che ci aiuterà a cogliere la meraviglia di questo giorno.
"Se in questi giorni di festa passeggiassimo per le strade di Tokio e varcassimo la soglia del Roppongi Hills Cafe, avremmo l’occasione di trovarci fra le braccia di Hug­ Chan che ci dà il benvenuto nel locale con un caloroso abbraccio. Davvero carino, se non fosse che Hug-Chan è un robot creato da Samsung come campagna pubblicitaria per il Natale. A metà strada fra il vecchio omino Michelin e il robottino del bel film Wall-E della Pixar, con i suoi cuscinetti di plastica gonfiata per non farci male, cerca di dispensare ai bambini un po’ di calore umano con il suo Christmas-hug (abbraccio­di- Natale). Gli occhioni che brillano sul Samsung Galaxy che fa da testa ispirano tenerezza e anche la postura delle braccia invita a contraccambiare il sentimento. Nello spot che lo accompagna, quando si stringono il robot e la bella bambina dai codini nerissimi e gli occhi a mandorla, viene infatti a tutti da dire «ohhh». In questi stessi giorni all’esposizione di robotica di Chongqing in Cina, un impressionante robot antropomorfo accoglie i visitatori con gesti gentili. È la risposta cinese al presunto primato nipponico sulle macchine. Le sue movenze sono flessuose e armoniche, proprio come le nostre; lontane anni luce dagli scatti meccanici cui siamo abituati nelle macchine. Ha la carnagione convincentemente naturale, i capelli veri sono ben pettinati, sembra quasi capace di abbozzare un sorriso sornione mentre invita a entrare nei padiglioni. Se prendo in mano il mio nuovo iPhone adesso posso anche parlare con Siri, una fedele amica che con la sua voce suadente e fluente risponde pazientemente a ogni mia domanda. Si tratta in realtà di un sorprendente programma di riconoscimento vocale e reperimento informazioni sul web, ma dai tratti molto umanizzati e in un certo senso convincenti. Posso chiederle di mandare un messaggio a mia moglie avvisandola che rientro a casa un po’ in ritardo e lei meticolosa esegue, ma posso anche porle quesiti più generali. Se ad esempio chiedo «cos’è il Natale», mi risponde con sicurezza «Natale è il 25 Dicembre 2011». Però non ho chiesto quand’è Natale, ho chiesto cos’è. E se provo a insistere chiedendo «cosa accade a Natale?», la povera Siri riesce solo a rispondermi «non hai fissato niente nel calendario per il giorno di Natale». In fin dei conti ha ragione, nessuno scrive Natale nell’agenda del 25 dicembre. Non lo si scrive perché accade, perché è un appuntamento che non fissiamo noi. È Qualcun altro che l’ha posto «in agenda», e non in modo esclusivo: è per ciascuno di noi come per tutti. Solo che Siri non può saperlo. Macchine e uomini, e la loro interazione; la questione si ripropone con sempre maggiore insistenza. Nuovi quesiti e nuove frontiere. Eppure tutto ciò accade a Natale, proprio nel momento in cui Dio si compromette con l’uomo. Gli sono piaciuti così tanto la natura umana e il nostro corpo da scegliersene uno, da decidere di incarnarsi, farsi come noi. È paradossale che cerchiamo consolazione e calore fra le braccia dei robot, che aneliamo un sorriso dalle loro facce di pixel e parliamo con i software proprio nell’istante del tempo in cui riceviamo il più grande abbraccio dopo il Big Bang, per parafrasare Jovanotti. L’unico Christmas-hug che conta non proviene da chi produce tecnologia, e nemmeno da microchip e bulloni. Arriva a noi da Dio. E dagli uomini, dalle donne, dai bambini, dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, dai sani e dai malati, purché in carne e ossa. Quella carne e quelle ossa che nella notte che verrà hanno assunto una dignità impensabile, un valore incalcolabile; hanno toccato una vetta inimmaginabile al pensiero umano. Ci poteva pensare solo Dio a una mossa così.
Davvero".

venerdì 23 dicembre 2011

Un giovane appassionato della vita

Per continuare il nostro viaggio alla scoperta dei santi, uomini e donne ricchi di umanità, vi propongo un documentario su Pier Giorgio Frassati, un giovane appassionato della vita.

lunedì 19 dicembre 2011

Don Bosco

Mi piace pensare ai santi come uomini e donne testimoni di umanità. Noi, invece, il più delle volte li immaginiamo sempre a pregare e molto lontani dalla vita. Non è così, perchè la santità si "costruisce" nella passione per la vita donataci che deve dare frutto secondo il piano amorevole di Dio.
I santi hanno testimoniato l'amore verso Dio nella gioia di spendersi per gli altri.
Su questo stanno lavorando gli alunni delle classi seconde e a loro,e a chi dovesse visitare questo blog, offro alcuni video trovati nella rete che parlano di alcuni santi.
Incomincio con don Bosco, sacerdote che ha dedicato la sua vita all'educazione dei giovani.



seconda parte

terza parte

quarta parte

sabato 17 dicembre 2011

Il lavoro che fa per te

Come funzione strumentale per l'Orientamento sto organizzando un evento da proporvi, cari alunni di terza, una volta tornati dalle vacanze di Natale.
Mentre stavo cercando del materiale nel web, mi sono imbattuta in un test che vi propongo. Vi chiedo solo di lasciarvi pro-vocare, perchè come tutti i test non può e non deve essere predittivo, ma può offrire spunti per la riflessione personale e per l'eventuale condivisione con chi può consigliarvi, come i vostri insegnanti, i genitori, un counselour. A questo proposito, vi ricordo che lo Sportello di Ascolto è utile anche per confrontarsi sulla scelta della scuola superiore.
Ritornando al test, troverete che alcune situazioni vi pensano già usciti dalla scuola; adattatele a voi. Non dimenticate di dare  un'occhiata anche al sito in cui si trova il test. E' molto interessante.
Cliccate sull'immagine e provate a scoprire qual è il lavoro che fa per voi.

lunedì 12 dicembre 2011

Tra poco è Natale

Tra poco è Natale, e l'aria di festa è un po' forzata. La difficile situazione che stiamo vivendo ci rende seri, meno disponibili alla spensieratezza. Speriamo che non ci renda più diffidenti gli uni con gli altri.
Mi ha colpito la storia letta su Avvenire del 7 dicembre. Vorrei condiverla con voi.
«Ha all’incirca quarant’anni. È una bella donna dal volto sciupato e il sorriso spento.
Ben vestita, discreta, entra nella libreria cattolica dove mi trovo per comprare un libro. Nel negozio siamo solamente in tre: due sacerdoti e la commessa. La signora saluta sommessamente. Non è venuta per acquistare un Bambinello, ma per vendere qualcosa. Tira fuori dalla borsa, infatti, con estrema timidezza, una decina di accendini e chiede ai presenti la cortesia di prenderne qualcuno. Nessuno dei tre fuma, sicché l’invito cade nel vuoto. Di venditori di piccole cose inutili, a Napoli e dintorni, ce ne sono sempre stati tanti. In questi mesi di vacche scheletrite, logicamente, costoro sono più che triplicati. Tra di essi, tanti fratelli e sorelle dell’Europa dell’Est o dell’Africa nera, giunti in mezzo a noi ricolmi di speranze e costretti, poi, a mendicare o delinquere per non morire.
La signora, però, non è straniera, ma italiana, dall’accento napoletano appena percettibile. Si capisce da lontano che con quel 'lavoro' non ha dimestichezza alcuna. Quanto a noi, siamo già tornati a scrutare tra gli scaffali alla ricerca di ciò che ci interessa. La povera donna, però, non si arrende. Con la voce tremula e lo sguardo basso, farfuglia ancora qualcosa. Poi si fa coraggio, mette da parte gli accendini, e, chiamando a raccolta tutta la disperazione che la invade, implora: «Vi prego, fate la carità... fatela in suffragio dei vostri morti...».
L’improvvisata venditrice ambulante si è trasformata presto in una mendicante. Ma mendicare non è così facile come si crede. Occorre fare i conti con la vergogna, con il rossore che all’improvviso t’infiamma il volto, con la propria dignità che si ribella. Con il terrore di essere riconosciuti, e additati come pezzenti. A quelle parole avverto come un pugno nello stomaco. Un attimo. Solamente un attimo e già la mente corre al Vangelo della prima domenica di questo Avvento nuovo che ha già il sapore del Natale. Ricordo il monito di Gesù: «State attenti...». Attenti a chi? Attenti perché?
Mi sovviene il brano di una domenica precedente: Gesù accoglie nel suo regno i propri amici, felice di ricambiare la premurosa attenzione che, a suo tempo, hanno avuto per lui quando, malato, carcerato, solo, ha sofferto la fame, la sete, il freddo.
Anche oggi Gesù passa per le strade delle nostre città, delle nostre contrade. E si fa mendicante. E ci interpella. E ci sfida. Lo fa nascondendosi nei panni di questa donna dignitosa e povera. Una sorella venuta da chissà dove, che intercetta i miei passi e mi illumina il cammino. Non ho forse tante volte predicato: «I poveri? Saranno loro a salvare il mondo dalla noia e dal non senso. Loro che sanno conservare lo stupore per i mille miracoli che la vita mette sotto gli occhi nostri. I poveri? Ci sono così preziosi e necessari che occorrerebbe andarli a cercare e supplicarli in ginocchio di accettare il nostro aiuto...». Non ho forse chiesto, uscendo di casa stamattina: «Parla, Signore, che il tuo servo ascolta. Manda, ti prego, un angelo sul mio cammino»? Il Signore ha parlato con la voce imbarazzata di una sorella sconosciuta. Anch’io – ma lei non lo saprà mai – muoio dalla vergogna mentre le lascio scivolare qualcosa tra le mani, rammaricandomi di non aver capito prima.
«L’accendino, signora...». Lo voglio. Per non mortificarla. Mi sorride. Mi ritrovo in chiesa con l’accendino in mano e i pensieri che galoppano in libertà. Ho deciso. Sarà con l’accendino della signora sconosciuta che darò luce alle lampade che brillano davanti alla mangiatoia la notte di Natale, per ricordare al Dio Bambino tutti coloro che non riescono più a tenere il passo con questo mondo che corre tanto in fretta da dare l’impressione di essere impazzito».
Maurizio Patriciello


mercoledì 7 dicembre 2011

C'è sempre un frammento di gioia pura, anche nell'incubo più nero

Una parabola buddhista:
«Un uomo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre sempre tallonato dalla belva. Giunto davanti a un precipizio, si lasciò penzolare aggrappandosi a una vite selvatica posta sull’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto.Tremando, l’uomo vide che due topi avevano cominciato a rosicchiare piano piano la vite. In quel momento, però, egli scorse davanti a sé una stupenda fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola: com’era dolce!».
Ecco il commento di monsignor Ravasi, da Avvenire del 4 dicembre:
Anche nel pericolo più atroce e nel dolore più disperato, c’è sempre un frammento di gioia pura; anche nell’incubo più nero, si può accendere una scintilla di luce. È importante afferrarla: la paura e la sofferenza muteranno, senza per questo scomparire.
Meditiamo gente, meditiamo!

lunedì 5 dicembre 2011

Cosa è meglio per noi?

Quando in classe si parla di libertà vi si illuminano gli occhi. Eh sì, cari ragazzi, ognuno di voi già si immagina cosa farebbe se fosse veramente libero: niente più orari da rispettare, niente più doveri..."finalmente si fa come dico io!". Passata l'euforia iniziale, ecco che la fronte comincia a corrucciarsi (a qualcuno prima degli altri): "ma sarei proprio così bravo da non mettermi nei guai?!!". Eh sì, mica è facile essere liberi. Ecco che allora qualcuno, timidamente, incomincia a tirar fuori un'altra parolina: responsabilità. Va bene essere liberi, ma con responsabilità, perchè mica si può fare tutto ciò che si vuole. In che mondo vivremmo? Prevarrebbe la legge del più forte, e questo non piace a nessuno. La libertà ci chiede di scegliere ciò che è meglio per noi. Ma cos'è meglio?
Vi invito a cliccare qui. Vi si aprirà una pagina da leggere: si tratta delle riflessioni di alcuni ragazzi sul tema della responsabilità e di quello che è meglio per voi. Ci offrirà senz'altro una spunto per discuterne a scuola. A presto!

sabato 3 dicembre 2011

Il salto nella fede

A proposito di fede, dato che se ne sta parlando a scuola, vi propongo questa scena, dal mitico Indiana Jones.

A voi le riflessioni.

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