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sabato 27 aprile 2013

Dietro ai buchi neri la ricerca dello Spirito

Per atto di fede crediamo allo Spirito che è in noi, ma non lo sentiamo, non lo vediamo e non lo tocchiamo come invece fu concesso a Tommaso di mettere le mani nelle piaghe di Cristo risorto. Albert Einstein diceva che «la scienza senza religione è zoppa e la religione senza scienza è cieca», tutto il contrario di quello che vorrebbero far credere gli scientisti di oggi che rifiutano l’altra bella frase di Einstein: «Chi non ammette l’insondabile Mistero non può essere un vero scienziato». Credo proprio che nel suo progredire la scienza diventi sempre più una grande luce umana per illuminare il discernimento dentro le problematiche della società moderna. Nella ricerca dello Spirito mi viene in mente una similitudine di ciò che fa l’astrofisica nella ricerca dei buchi neri nel nostro universo. I buchi neri sono quegli oggetti spaziali che vengono così chiamati perché la loro massa gravitazionale è talmente grande da riuscire a trattenere al suo interno qualsiasi radiazione, compresa la luce. Sembra un assurdo che per effetto gravitazionale venga trattenuta una radiazione che è priva di massa come avrebbe voluto Newton, e invece questa fu la grande intuizione di Einstein nella sua Relatività Generale confermata nel 1919 dall’esperimento dell’astrofisico sir Arthur Eddington. Le grandi masse curvano lo spazio per cui ciò che si trasmette per linea retta, come un raggio di luce, se passa vicino a una grande massa, segue l’invisibile binario curvo dello spazio.
I buchi neri, con la loro enorme massa, curvano talmente lo spazio da riportare al loro interno qualsiasi raggio di luce o radiazione volesse uscirne. Se è dunque vero che nessun segnale può essere da loro emesso è pur vero però che anche a grandissime distanze si sente la loro forza di attrazione gravitazionale. Quindi, per poterli scovare, gli astrofisici tengono sotto osservazione il comportamento gravitazionale degli astri visibili e quando ci si accorgono di un loro comportamento 'anomalo' nasce il sospetto che nei dintorni ci sia un buco nero.
Per analogia proviamo a cercare il nostro 'buco nero', osservando se nel comportamento dei nostri simili ci sono 'anomalie', scientificamente inspiegabili, che si discostano dai comportamenti standard della nostra società. La storia ci insegna che la prima classificazione sommaria di queste persone è quella di considerarle 'pazze', nel senso che le loro parole o le loro azioni guidate dal loro pensiero, non rientrano nello standard delle comuni regole di vita sociale. Il 'pazzo' più famoso e più 'anomalo' fu certamente Colui cui misero addosso la tunica rossa regale dei pazzi e che poi crocifissero proprio per il suo pensiero. Ma poi, al suo seguito, tanti altri 'pazzi' sono nati e vanno in missione per il mondo a far parlare Dio, a sfamare, a istruire, a soccorrere e a curare come faceva quella 'pazza' di Madre Teresa di Calcutta senza chiedere nulla in cambio. C’è ne fu uno che addirittura distribuiva denari tra i poveri e che si spogliò nudo nella piazza di Assisi per lasciare ogni bene materiale al ricchissimo padre mercante di stoffe, si chiamava Francesco. E oggi un altro stupefacente e già amatissimo 'pazzo di Dio', che s’è imposto quel nome, porta sul petto un crocefisso di ferro, ai polsini della camicia porta semplici bottoni, paga con i suoi soldi l’ospitalità alla Casa del clero, rifiuta quando può farne a meno l’auto di ordinanza, usa il telefono senza intermediari. E il giovedì santo è andato a incontrare per la Messa 'in coena Domini', e a lavare loro i piedi, ragazzi e ragazze chiusi in carcere: è sicuramente un grande 'pazzo' al seguito del primo. E siamo certi che li è lo Spirito che attrae, nel suo fascino, chiunque si avvicini.
FRANCESCO GRIANTI da Avvenire del 24 aprile 2013

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