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mercoledì 17 luglio 2013

Un bene scarso e prezioso: la stima

La stima non è facile da individuare, perché si trova spesso mescolata con altri sentimenti u­mani, tra i quali il riconoscimento, il fascino, il rispetto, l’attrazione, e soprattutto l’ammira­zione. La stima ha però i suoi tratti distintivi e peculiari.
Innanzitutto la stima è faccenda di gratuità, non solo perché non può essere com­prata né venduta, ma perché può solo essere donata liberamente e sinceramente. La since­rità, infatti, è essenziale: se colui al quale e­sprimo la mia stima percepisce o pensa che gli sto dicendo la mia stima solo per farlo felice o, magari, per pietà, la gioia della stima vera si tramuta nel suo opposto. [...]
La stima ha poi bisogno della parola, meglio se orale e senza mediazioni. La stima va detta, va pronunciata. Non è un 'I like' (mi piace). An­che per questo la stima, a differenza dell’am­mirazione, nasce solo tra persone legate da un rapporto personale. Posso ammirare un gran­de atleta o uno scrittore, ma perché si passi dal­l’ammirazione alla stima occorre che inizi un rapporto personale tra noi, è necessario che parliamo.
La stima, diversamente dal fascino o dall’at­trazione, che possono nascere anche da aspetti estetici o particolari doni (bellezza fisica, in­telligenza...), sorge solo per ragioni morali. Non si stima l’altro per i suoi occhi verdi, ma per la sua virtù. Si può essere attratti o affascinati da un aspetto specifico di una persona (un talen­to, per esempio), ma la stima è sempre un giu­dizio globale e sintetico sulla persona intera (perciò la desideriamo tanto). E per questa sua natura globale, la stima è un processo, un cam­mino accidentato e fragile. La stima si origina sempre da un primo incontro, quando siamo colpiti da un aspetto dell’altro (onestà, bontà, rettitudine...). [...]
La stima di chi non si stima, ad esempio, non genera alcuna gioia. Anche per questa ragione la stima vera è sempre dono, e per-dono. Infine, la poca stima che esiste nel mondo dipende anche, e forse soprattutto, dalla scarsità di persone capaci di trovare ragioni di stimabilità negli altri.
Molte persone che ci appaiono non meritevoli di stima in realtà se fossero viste con gli occhi giusti rivelerebbero almeno un aspetto di verità, bontà e bellezza, che potrebbe diventare una via di accesso alla stima. Ma questi 'occhi', questi sguardi profondi nell’anima degli altri, sono troppo rari nella nostra società. Noi sappiamo, o quanto meno intuiamo, di avere in noi qualcosa di stimabile, e ci sentiamo vittima di una vera e propria ingiustizia quando gli altri non si accorgono del bello che abbiamo e che siamo. La sensazione di non essere stimati abbastanza, perché non conosciuti e riconosciuti veramente, è tra quelle più profonde, dolorose e durature dell’esistenza.
Ho avuto il dono di avere per amici alcune persone che hanno stimato delle cose belle in me ancor prima che io stesso mi accorgessi della loro presenza: la loro stima le ha fatte fiorire e maturare. Questa stima profonda ha la capacità di trasformare i 'non ancora' in 'già'.
Una delle funzioni preziose che hanno i carismi nella storia è generare persone portatrici di questi sguardi capaci di far affiorare la stimabilità in tante persone che non si stimano, e quindi non stimano gli altri e la vita. Nelle persone ci sono troppe dimensioni di bellezza, verità e bontà che appassiscono e muoiono perché non trovano occhi capaci di vederle, amarle, e farle risorgere.

Tratto da  Luigino Bruni in Avvenire del 14 luglio 2013

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