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sabato 22 marzo 2014

Essere generativi

Mi è capitato di dirvi che si è genitori non solo per il fatto di aver messo al mondo dei figli.
Un genitore deve fare molto di più: deve accompagnare il proprio figlio alla vita, lo deve educare, lo deve anche lasciare andare quando è il momento. Perché la vita va affrontata, le responsabilità vanno prese e sono personali (del mio comportamento, insomma, ne rispondo io).
C'è anche un modo di essere genitori che va oltre il generare biologico.
Vi riporto alcuni passi di un articolo, molto bello, che ho letto su Avvenire dell' 11 marzo, scritto da Mauro Magatti e Chiara Giaccardi:

«In realtà, generare è sempre molto di più di un atto biologico: è simbolico, politico, antropologico. È, cioè, farsi tramite perché qualcosa che vale, grazie a noi (alla nostra disponibilità prima che alla nostra volontà), possa esistere. In questo senso, mettere al mondo include ogni atto di filiazione simbolica.
(...) Poste così le cose, non è difficile scorgere attorno a noi i tanti modi di essere generativi. È generativo un educatore che aiuta i ragazzi a 'venire alla luce' facendosi – nella bella espressione di Michel de Certeau, «ermeneuta della poesia del senso nascosto» ( Lo straniero o l’unione nella differenza , Vita e Pensiero, Milano 2010). È generativo l’imprenditore che investe nel futuro della sua impresa non solo per perseguire un profitto (che, in se stesso, è soltanto un indicatore di efficienza), ma anche e soprattutto per realizzare qualcosa di bello e di grande insieme ai propri collaboratori.
Sono generativi l’artigiano e l’artista quando amano quello che fanno e, attraverso la loro maestria, aggiungono bellezza al mondo. È generativo il volontario che si fa carico di un bisogno insoddisfatto, riparando in modo originale la lacerazione del tessuto sociale e organizzando insieme ad altri una risposta efficace. È generativa la guida spirituale che aiuta a porsi domande sull’esistenza riaprendo la speranza del futuro. È generativo il professionista che, senza essere geloso della propria competenza, si rende disponibile a impiegarla non solo per la propria convenienza personale, ma anche per far trionfare la giustizia. È generativo il professore che non si lamenta dei propri allievi, ma cerca di ascoltarli e di rivedere il proprio sapere alla luce delle loro domande spesso inespresse, consapevole che ciò che ha raggiunto può sopravvivere solo nel lavoro altrui («Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo vi aggiunge qualcosa e così l’umanità va avanti», scriveva don Milani in Lettera a una professoressa ).
È generativo l’amministratore locale che sa porsi come punto di aggregazione delle tante energie presenti sul territorio, diventando il volano per la mobilitazione di risorse diffuse capaci di rinsaldare i legami comunitari. È generativo chi riesce a trasformare un trauma – la perdita di un figlio, un incidente stradale, un torto subito, un tradimento – in energia positiva per combattere contro i tanti mali che offendono la vita umana ed è generativo chi si china a guarire una ferita esistenziale, facendo rinascere la speranza nella vita. Un elenco che potrebbe continuare a lungo».

Ma, prof, direte voi, che ci interessa tutto questo?
Probabilmente avete ragione, è più ai vostri genitori che dovrei rivolgermi. E in effetti a loro vorrei dire che non devono stancarsi di "generarvi" ogni giorno con il loro esempio, le loro parole severe ma affettuose e giuste, il loro accompagnarvi alle scelte importanti della vostra vita.
A voi, invece, rivolgo l'augurio che sappiate educarvi ad essere generativi, cioè ad essere persone capaci di fare della propria vita un capolavoro di bellezza e di verità . Perché, vedete, è la bellezza interiore che sapremo esprimere che permetterà alle tante persone che incontreremo nella nostra vita di crescere, anche grazie a noi.

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