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giovedì 7 giugno 2018

Abitare il mondo, ovvero trovare il senso


«Tutto ha senso, anche questo sassetto. E se sapessi quale, sarei il Padre Eterno. Ma se questo sassetto è inutile, allora tutto è inutile… Anche le stelle».
Così dice il Matto a Gelsomina in una dolceamara scena della Strada di Fellini, in cui la donna si lamenta del fatto che la sua vita non serve a nulla. Il Matto, gentile acrobata ambulante, ha la capacità di trovare il sublime nel quotidiano, per questo non perde mai il buon umore e le dà speranza.
Un’arte che richiede non poco impegno: molto più comodo il lamento (di cui spesso noi Italiani siamo campioni) che rende sterile il potere creativo dell’indignazione. La pigrizia usa spesso la maschera del pessimismo, disinnesca la rivolta e consente di rimanere inerti di fronte al male. Rivoluzionario è invece fronteggiare il male e rimanere di buon umore, perché solo così possiamo combatterlo e scorgere, anche se con impegno e pazienza maggiori, il vero brillare delle cose e delle persone. Certo è difficile scovare la bellezza sottile, offuscata dalla fatica dei giorni, ma se non impariamo a trovare la nostra «casa» ci sentiremo inutili e in esilio.
Abitare viene dal latino avere (habeo), ma nella forma frequentativa, quindi abitare è «continuare ad avere»: è qualcosa che rimane anche quando tutto attorno si muove e si perde. In un’epoca in cui tutto sembra precario, imparare ad abitare, a fare casa dentro e fuori di sé, è essenziale per essere felici. Come? Io «abito», possiedo me stesso e il mondo, quando leggo l’Odissea, quando preparo una lezione con cura e vedo i miei ragazzi gioire, quando ascolto una sonata di Beethoven, che è sempre lì qualsiasi cosa accada, quando sostengo un amico piegato dal dolore o creo con lui un progetto ambizioso, quando riesco a scrivere righe eleganti e veritiere…
Solo la coltivazione della vita interiore trasforma qualsiasi caos in casa. Per questo mi stupisce la lentezza con cui troviamo la bellezza «minuta», che sta appunto nei singoli minuti e rende il mondo casa. Il mio compito di insegnante e narratore è, come quello del Matto, rendere percepibile questa bellezza, perché l’unico modo per essere felici è abitare, ovunque.

Prendo in prestito queste parole di Alessandro D'Avenia  per augurare a voi, "miei" studenti del Liceo, di imparare ad "abitare" il mondo, a trovare il senso del vostro essere qui, ora.
Abbiate a cuore la vostra vita interiore che, come dice lo scrittore D'Avenia, trasforma qualunque caos in casa permettendoci di trovare il senso.....anche di un sassolino.
Buone vacanze, ragazzi!

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