Agli alunni: auguri per il nuovo anno

Lo so. Sono provocatoria, perché le parole che seguiranno (che non sono le mie, ma di Enrico Galiano, un prof) non possono lasciare indifferenti.
Anzi, un moto di stizza o di disappunto potrebbe venirvi su spontaneo. Se avrete però la forza e il coraggio di leggere con attenzione questi auguri particolari, troverete che sono gli auguri più sinceri che potevate ricevere, rispetto alle tante "furbate" che vi vengono augurate.

Cari ragazzi, vi auguro che il 2020 sia difficile.
Sì, avete letto bene.
Non vi auguro di stare sempre bene, di essere sempre sereni, di vivere in totale tranquillità.
Alla vostra età, a sedici, diciassette anni, vivere sempre in tranquillità spesso vuol dire solo una cosa: non vivere. Al massimo, sopravvivere.
Per cui vi auguro tempeste, non sole battente.
Vi auguro vento contrario, non discese.
Vi auguro di andare a sbattere contro muri duri come non ne avete visti mai.
Vi auguro di beccarvi sul cammino ostacoli più alti di voi.
Vi auguro nemici, di quelli tosti, di quelli che non vanno al tappeto mai, perché solo con nemici così si impara a stare in piedi.
Vi auguro problemi da risolvere, notti da svegli, braccia a pezzi, sudore e lacrime.
Vi auguro di avere paura, anche. Perché non si dice spesso, in giro, ma la paura può essere buona. La paura può salvarti le chiappe: e di sicuro ti tiene vivo. Occhi aperti, cuore in ascolto.
Vi auguro di sentirvi piccoli in mezzo al mondo, perché solo così si desidera di diventar grandi.
Vi auguro sogni così giganteschi e irraggiungibili da far ridere tutti.
Vi auguro critiche da ogni parte, pioggia battente, fango sotto le scarpe. E lotta, tanta lotta. Battaglie quotidiane. Ferite da toccare fra vent'anni per dirsi “Incredibile, ce l’ho fatta!”.
Perché c’è solo un modo, uno solo, per diventare grandi, ma grandi davvero: avere qualcosa contro cui lottare. E, soprattutto, aver un motivo per cui farlo.


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