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sabato 28 marzo 2015

Costruire unità nel rispetto della diversità: da Babele a Pentecoste

Il brano della Torre di Babele, più che presentare un "risentimento" di Dio all'orgoglio umano, vuole invece insegnarci quanto a Dio stia a cuore lo sviluppo dell'umanità. Non è possibile nessun progresso se domina un gruppo sugli altri, se si elimina ogni forma di diversità e dissenso. Il pensiero unico, insomma, fa male alla società.
Il Dio dell'episodio della Torre di Babele è un Dio che ama la diversità, la molteplicità, la ricchezza delle esperienze: ecco perché confonde le lingue, per costringere l'essere umano ad imparare ad accogliere l'altro per capirsi.
Anche in questi tempi, come altre volte nella Storia, c'è invece la pretesa di omologare, di eliminare le differenze, di fare piazza pulita di tutto ciò che è diverso, e per questo considerato estraneo.
In un certo senso a Babele comincia un processo che troverà il suo completamento nell'effusione dello Spirito sulla comunità di credenti: gli esseri umani continuano a parlare lingue diverse, ma ora si trova presente quella forza che avvia la comunicazione, la comprensione reciproca, la comunione.
Non si tratta di una lingua unica ma di un ardore e di una passione (ecco le lingue di fuoco della Pentecoste) che ci spinge a volersi intendere, ad accogliersi, a stabilire un dialogo ed una comunione con tutti i popoli. E' insomma amare come Dio ama e per questo è abbandonato ogni atteggiamento di superiorità o di dominio sugli altri.
La Scrittura, in sintesi, ci dice che scopo dell'uomo non è salire su una torre per dominare, ma abitare una casa dove si crea comunione. Essere uniti nella diversità: questa è la grande sfida a cui l'umanità, oggi, è chiamata a rispondere. Ne va della sopravvivenza dell'umano. E tante immagini che abbiamo visto in questi giorni sono la prova di quel declino a cui si va incontro quando si vuole dominare sull'altro.
Vi lascio un video che sintetizza il post.

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