Pagine

giovedì 18 gennaio 2018

Il bambino di ghiaccio

Avete sentito di quel bambino cinese di 10 anni che ha fatto 4 chilometri a piedi per andare a scuola, ad una temperatura di meno 9 gradi?
foto trovata su http://news.joins.com/article/22277279
Vi riporto alcuni passi dell'editoriale di Fernando Camon su Avvenire del 14 gennaio 2018.
«A me, che ho passato la vita a insegnare, la nota che mi sorprende di più è un’altra: quel giorno, per quel bambino, c’era compito in classe. E lui non voleva mancare. Il compito in classe è un evento importante, fa vedere al tuo insegnante che cosa hai imparato, come migliori, dove sei forte. Ed è un documento: resta agli atti. Non so come vadano le cose in Cina, ma da noi i compiti vengono conservati e possono essere consultati, un compito è per sempre. Ragion per cui anche da noi gli studenti per fare il compito in classe affrontano freddo e gelo (o, altrove un solo a picco e chilometri e chilometri in percorsi aridi)? No, al contrario: nel giorno del compito in classe gli alunni deboli non vogliono che la loro debolezza venga misurata, che resti agli atti, perciò se trovano un minimo appiglio (e 9 gradi sotto zero sono appiglio formidabile), stanno a casa volentieri. Per questo la notizia mi è sembrata mirabolante. E mi ha commosso. Per questo ne parlo. È questo che spiega, meglio di tanti altri ragionamenti, la crescita annuale a due cifre della grande Cina: questo bambino s’impegna come s’impegna il popolo a cui appartiene, ce la mette tutta, se lo Stato (il maestro, la famiglia, i parenti…) gli fan capire che una cosa va fatta, lui la fa.
Possediamo una foto di questo ragazzino, in cui lui sta dritto in piedi, guance paonazze, orecchie rosse, occhi seri: un ometto di massimo affidamento. Nella foto non si vedono le mani, che si vedono però in un’altra foto, tutta per loro, in cui sono posate sui fogli di un quaderno, a dita aperte, e le dita sono straordinariamente grosse, come per una malattia. Sono i geloni. Nella camminata gli si son gelate le dita, a questo povero ragazzo. Le dita gelate si screpolano e tra i crepetti escono goccioline di sangue. Niente di grave, ma è molto patetico. Il sangue gela subito. È una caratteristica della mani dei bambini poveri, cioè senza guanti. Evidentemente, questo bambino ha marciato per 4 chilometri dalla poverissima capanna dove vive coi nonni (la madre è morta, il padre e lontano per poter lavorare) con le mani all'aperto, non in tasca. Per fare il compito in classe. Per non far mancare al maestro questo documento per la sua completa valutazione».
Condivido in pieno questa riflessione.
Forse è il caso che tutti noi, genitori, insegnanti, alunni, si faccia una seria riflessione su quello che stiamo perdendo.

Nessun commento:

Posta un commento