L'amore si fa...come un quadro, un romanzo, una torta


Mentre cercavo del "materiale" da proporre agli studenti delle superiori, con il quale confrontarci, mi imbatto in un articolo di D'Avenia, pubblicato sul Corriere della Sera di qualche anno fa. Testo non recente, ma attualissimo.
Ho pensato di proporre agli studenti questa parte:
«Gli esseri umani fanno l’amore al modo in cui amano. Se sanno amare con gentilezza, forza, generosità, tenerezza, timidezza, faranno l’amore con gentilezza, forza, generosità, tenerezza, timidezza, perché appunto l’amore «si fa» come si fa un quadro, un romanzo, una torta... e, come ogni creazione, ciò dipende da ispirazione e immaginazione, che sono conseguenti all’ascolto e alla scoperta della realtà, l’altro è altro «da» me e non altro «per» me. Nella pornografia non c’è nessun altro da me, ma un monologo, spesso violento, in cui l’altro è solo uno strumento. 
Nella città in cui sono nato si dice «meglio comandare che fottere», a dimostrazione che entrambe le esperienze servono a un io debole a sentirsi qualcuno grazie al dominio sull’altro. Il potere garantisce un «godimento» prolungato, «fottere» no, e infatti spesso l’ossessione per la «durata» sostituisce la «pienezza» dell’esperienza. Per questo la pornografia crea dipendenza soprattutto in chi non si sente all’altezza di rapporti veri, una dipendenza di cui non si parla, benché sia molto diffusa tra i ragazzi. L’immaginazione è la facoltà più potente dell’uomo, da essa dipende la nostra capacità di creare noi stessi e il mondo (la felicità è la realizzazione delle proprie attitudini creative e relazionali), e il sesso ne è una delle manifestazioni più grandi. Ma se l’immaginazione (che è sempre attivata da una mancanza e spinge quindi a una scoperta) è sostituita dalla soddisfazione immediata offerta da immagini artificiali, la capacità creativa si spegne, perché non c’è alcuna scoperta dell’altro, ma solo il suo sfruttamento. Infatti la fruizione frequente di pornografia, dimostrano le ricerche, porta spesso alla perdita del desiderio, perché la realtà delude sempre rispetto alla proiezione mentale. 
Il vuoto educativo in ambito affettivo viene oggi spesso riempito dall’immaginario pornografico che, anche in termini di ore, è diventato l’educazione sentimentale dei ragazzi, soprattutto i maschi. Tempo fa partecipai a una trasmissione in cui, provando a esprimere queste convinzioni, venni accusato di moralismo, mentre mi limitavo a dire che dovremmo educare i ragazzi alla capacità di conoscere il mondo senza distruggerlo, al contrario di un approccio consumistico dei corpi, soprattutto quelli femminili. Io educo a guardare il mondo con gentilezza, cioè ascoltando e scoprendo, perché ho come fine la libertà dei miei studenti, la pornografia educa invece a consumare, usare, dominare, perché ha come scopo vendere, rendendo dipendenti dai consumi compulsivi. 
Prima di parlare di cultura dello stupro, dovremmo interrogarci su quella che chiamerei «stuprornografia»: il consumismo ha trasformato il sesso in dominio e assoggettamento dell’altro, ma le relazioni vere e profonde, proprio grazie al sesso, si «alimentano», non si «consumano». (da  
https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/21_maggio_10/78-consumo-corpi-cf12b724-b0b3-11eb-b5e4-ce48dcf21aca.shtml?refresh_ce)
Alcune domande, sollecitate dal mio assistente Notebooklm 😉:
In che modo l'immaginazione distingue l'amore vero dalla pornografia? 
Perché la pornografia viene descritta come un monologo violento? 
Qual è il legame tra l'io debole e il dominio?

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