Pagine

lunedì 22 febbraio 2010

Sulla compatibilità tra la scienza e la fede

Girando qua e là, con l'obiettivo di proporvi testimonianze sulla compatibilità tra Scienza e Fede, ho raccolto un po' di informazioni che vorrei condividere con voi. Non tanto perchè vi devo convincere (ognuno è libero di pensarla come vuole), ma per mettervi qualche dubbio, perchè non c'è cosa peggiore dei pre-giudizi.
Vi sintetizzo quanto ho trovato.
Sembra che i più grandi scienziati di tutti i tempi erano, o sono impregnati di profonda religiosità. Vi faccio alcuni esempi: Copernico era un religiosissimo canonico; Newton passava dagli studi sulla gravitazione universale alle pratiche di religione e di carità; saltava pasti e dormiva pochissimo, ma non tralasciava mai di pregare. Galileo Galilei era cattolico convinto, al punto di lasciar scritto che "in tutte le opere mie, non sarà chi trovar possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà e dalla riverenza di Santa Chiesa". Keplero era credente; Pasteur, il fondatore della microbiologia e della immunologia, era molto religioso; Mendel, lo scopritore delle leggi che regolano l’ereditarietà dei caratteri, era frate agostiniano e sacerdote. I modernissimi Plank, Einstein e Bohr credevano in Dio. L'italiano Rubbia, premio Nobel, ha dichiarato: "Noi [i Fisici] arriviamo a Dio, percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale".
L’idea che scienza e fede siano tra loro incompatibili forse non è poi così vera come abbiamo sempre pensato. Il tedesco Max Plank (1858-1947), uno dei padri universalmente riconosciuti della fisica del nostro secolo, anche lui premio Nobel, così scriveva nel 1938: "Per quanto si voglia guardare, non troviamo da nessuna parte, tra religione e scienza, una contraddizione, ma precisamente, nei punti più decisivi, perfetta concordanza. La religione e le scienze naturali non si escludono a vicenda, come molti oggi credono o temono, ma si completano e si connettono reciprocamente".
 L’italiano Antonino Zichichi, direttore del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, di Erice, in Sicilia, sostiene: "L’antitesi scienza-fede e la più grande mistificazione di tutti i tempi. La scienza studia l’immanente, le cose che si toccano. Come ha già detto Galilei, l’immananente non entrerà mai in conflitto con il trascendente che appartiene alla fede. Mondo materiale e mondo spirituale hanno la stessa origine dal Creatore".
Lo scrittore Vittorio Messori,  rispondendo a Michele Brambilla che lo intervista sulla compatibilità tra scienza e fede, dichiara nel suo Qualche ragione per credere (Mondadori,1997): "Bisogna stare attenti a non cascare nel trappolone che vorrebbe convincerci di un divorzio irreparabile e unanime tra scienza e fede, non appena si entra nell’epoca moderna, Prendi, ad esempio, uno dei simboli e dei fattori più potenti della "modernità": l’energia elettrica. Alessandro Volta era un uomo da messa e da rosario quotidiani; Andre-Marie Ampere scrisse addirittura delle Prove storiche della divinità del Cristianesimo; Michael Faraday alternava straordinarie invenzioni a predicazioni del vangelo sulle strade inglesi; Luigi Galvani era devoto terziario francescano; Galileo Ferraris un austero, esemplare cattolico praticante; Leon Foucault, il primo che calcolò la velocità della luce, un convertito... Come vedi, mi sono limitato al campo "elettrico", ma potrei tediarti dandoti liste analoghe per ogni altra disciplina scientifica". Certo, non tutti gli scienziati soprannominati erano, o sono cattolici. Ma tutti erano e sono convinti dell’esistenza di Dio, ed e quanto basta per dimostrare concretamente, contro chi lo nega, che Fides et Ratio, fede e ragione possono convivere benissimo. A meno di voler ammettere una assurdità: e cioè che i summenzionati luminari, quando si occupavano di Dio, pensionavano la ragione".
Trinh Xuan Thuan, astrofisico americano di origine vietnamita, ha detto: "L’universo è regolato con estrema precisione. [...] Il Big-Bang originale doveva possedere una certa densità, le stelle produrre carbone; la terra, trovarsi a una certa distanza dal sole; l’atmosfera, avere una buona composizione. Era necessario tutto questo perché comparisse la vita. Erano possibili migliaia di altre combinazioni. I fisici le ricreano in laboratorio, ma nessuna ha originato la vita. Questo concorso di circostanze è troppo straordinario perché il caso ne sia il solo responsabile. Ecco perché sono certo che c’è un Creatore" (in Rene Laurentin, Dio esiste ecco le prove, Piemme, Casale Mon.to AL, 1997, p. 70).

Nessun commento:

Posta un commento