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sabato 5 novembre 2011

Ma il mondo non esploderà

Così ha intitolato il suo commento Cesare De Carlo sul Quotidiano Nazionale del 31 ottobre 2011. A cosa si riferiva? Alla notizia, di cui vi parlavo anch'io qualche giorno fa, della nascita del 7 miliardesimo abitante della Terra.
Sette miliardi di esseri umani abitano questo pianeta e c'è chi vede nero: scarsità di spazi, cibo, acqua, petrolio, carbone e altre fonti energetiche. Ma vediamo cosa dice l'autore del commento di cui vi parlavo:
"Insomma una catastrofe, anche perché la popolazione secondo le più pessimistiche proiezioni potrebbe più che raddoppiare da qui alla fine del ventunesimo secolo: dagli attuale 7 a 15 miliardi.
Andrà così? Non necessariamente. Perché se è vero che negli ultimi sessant'anni gli abitanti della Terra sono passati da 2,5 a 7 miliardi, è altrettanto vero che in Europa, nelle Americhe, in Asia cala il tasso di natalità. E di molto. In Cina, la politica di un figlio per famiglia sta determinando due fenomeni: mancano all'appello 100 milioni di donne e aumenta rapidamente l'età media. In Giappone, un cittadino su quattro ha più di 65 anni, mentre il tasso di natalità è a 1,2 bambini per donna. Ancora più basso (0,9) in Italia, che con il Sol Levante si rivela il Paese più vecchio del mondo, e nel resto della (appunto) vecchia Europa. La Russia è a 1. Gli Stati Uniti a 1,3.
Scrive Fred Pearce in un recente saggio: oggi la media della natalità mondiale è la metà rispetto alle madri e alle nonne delle attuali mamme: 2,5 contro 5. E questo nonostante la spaventosa bomba demografica del continente più povero del mondo: ai primi quattordici posti della classifica di numero di bambini per donna ci sono altrettanti stati africani, con in testa Niger (4) e Uganda (5).
Secondo le proiezioni dello studioso, la popolazione continuerà a crescere moderatamente sino alla metà del secolo per declinare rapidamente. Il mondo dunque non esploderà. Basterà a calmare i pessimisti a oltranza?

Non credo. Il catastrofismo fa parte di un ecototalitarismo che in nome delle risorse da salvaguardare tende a limitare le nostre libertà. Precursore alla fine del Settecento ne fu Thomas Robert Malthus. Aveva previsto una carestia globale come conseguenza della crescente pressione demografica. La storia lo sconfessò".
Sottoscrivo. Il danno più grave per il pianeta Terra non è essere qualche miliardo in più o in meno, ma il vivere senza riguardo gli uni per gli altri, cavallette impazzite (chi può) a distruggere un bene che è di tutti.
Meditiamo gente, meditiamo!

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