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mercoledì 29 febbraio 2012

Tutti a bordo - dislessia

Vi segnalo Tutti a bordo - dislessia, blog gestito da due insegnanti di lettere, Franca Storace e Annapaola Capuano, referenti per Dislessia e Disturbi Specifici dell'Apprendimento e socie dell' Associazione Italiana Dislessia.
Questo blog offre supporti metodologici e didattici validi anche per voi, carissimi alunni. Troverete nelle mappe, sia mentali e concettuali riportate nei vari post, un valido aiuto per il vostro studio.
Chissà se riusciremo anche noi a costruire delle mappe accattivanti e interessanti.
Cliccando sull'immagine potete accedere al blog. Buona navigazione!

lunedì 27 febbraio 2012

Personaggi della Bibbia

Prima di giocare, vi propongo di andare a dare un'occhiata qui. Potrete così accedere ad un sito che vi presenta la Bibbia attraverso i suoi personaggi. Il gioco che ho preparato, pensando in particolare ai miei alunni stranieri, si riferisce a personaggi dell'Antico Testamento.
Cliccate sull'immagine per avviare il gioco.

domenica 26 febbraio 2012

I 40 giorni di Gesù nel deserto

«In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano».(Mc 1,12-13)
Il deserto nella Bibbia è il luogo tipico, il simbolo della tentazione. Pensate, ad esempio, al cammino del popolo di Israele nel deserto. Noi non abbiamo un deserto fisico da attraversare, ma questo non ci consente di evitare la tentazione. C’è un deserto che è dentro di noi, che ci abita: capita, a volte, di scoprire che il fondo del nostro essere è come uno spazio vuoto dove regnano solitudine e angoscia, magari generati da un fallimento, da una inadeguatezza. Lì si rende presente la tentazione di allontanarci da Dio. La tentazione, nella sua radice più profonda, è dubitare dell’amore di Dio.
Vi lascio questo video creato a partire dalle illustrazioni di Si Smith, che presenta questo momento della vita di Gesù in cui sperimentò la solitudine e la prova.

venerdì 24 febbraio 2012

La verità rende liberi

«La verità rende liberi e praticare il vero consegna all’uomo onesto la tessera d’ingresso per accedere nel luogo santo dove diversi per fede, religione, cultura, condizione sociale, opinione si scoprono consanguinei, benedetti dal Padre. (...) Chi pratica la giustizia, lotta per la verità, chi lotta per la verità rischia di suo per la libertà di tutti, chi rischia per la libertà è giusto e benedetto da Dio. Avversità sul suo cammino non mancheranno: è della giustizia, della verità, della libertà essere contrastate, ma la benevolenza di Dio, il Suo amore, sarà scudo contro ogni violenza. Chi in Dio si rifugia non resterà deluso».
(tratto da "Buongiorno vita" di Gennaro Matino su Avvenire del 3 febbraio 2012)

giovedì 23 febbraio 2012

mercoledì 22 febbraio 2012

Aprite gli occhi

Siamo proprio sicuri che la libertà sia fare ciò che ci pare? E se la libertà consistesse invece nell'accettare la nostra vita come un dono? Pensateci... come utilizzerei la mia libertà se sentissi che ogni giorno è il primo della mia vita o l'ultimo?
Cari alunni, vi ricordo le parole della mamma di Greta al funerale della figlia. Come questa donna coraggiosa anch'io vi dico che la vita va custodita, non va sprecata, perchè è un dono troppo grande. E per vivere la vita come un dono la libertà va educata attraverso scelte di bene e di bellezza.
Il video Gratitude del fotografo Louis Schwartzberg può aiutarci a riflettere e soprattutto ad aprire gli occhi su ciò che conta veramente nella vita e per la vita. Se sentite la vita come un dono non potrete abusare della vostra libertà.
Aprite gli occhi e gustate il dono della vita. Gustate, non divorate!!!
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La personalità perfetta dei santi

«Non c’è personalità veramente perfetta che nei santi. Ma come? I santi si sono forse proposti di sviluppare la propria personalità? No. L’hanno trovata senza cercarla, perché non cercavano questa, ma Dio solo» (J. Maritain).
Se il compimento umano/santità non è l’esito del nostro progetto, allora è il frutto maturo di quell'incessante quaerere Deum (cercare Dio) di cui ha parlato il Santo Padre qualche anno fa al Collegio Les Bernardins di Parigi. Come un bambino diventa uomo unicamente all’interno di relazioni buone, anzitutto con i suoi genitori e poi con tutti coloro cui è affidata la sua educazione, così la creatura si realizza vivendo quotidianamente in modo pieno e stabile la relazione con il Creatore. «I Santi – ha detto recentemente il Papa in Germania - ci mostrano che è possibile e che è bene vivere in rapporto con Dio e vivere questo rapporto in modo radicale, metterlo al primo posto e non riservare ad esso soltanto qualche angolo» (Benedetto XVI, Omelia ad Erfurt, 24 settembre 2011).
La relazione buona con Dio è la radice da cui si alimenta ogni relazione costitutiva: con noi stessi, con gli altri e con il cosmo. Per questo come mostra con grande luminosità la storia delle nostre terre, i santi sono stati protagonisti di autenticità ecclesiale e di edificazione sociale, costruttori di civiltà. (...)
Se poi allarghiamo lo sguardo, non è possibile scrivere la storia di carità operosa, di educazione illuminata, di concordia civile, tutti fattori che appartengono per diritto proprio all'identità europea, se dimentichiamo nomi come Santa Caterina da Siena, San Giovanni di Dio, San Vincenzo de’ Paoli, San Tommaso Moro, San Giovanni Bosco o San Massimiliano Kolbe…Donne e uomini, trasfigurati dall'incontro con Gesù Risorto, le cui vite hanno illuminato e illuminano tuttora il presente delle nostre plurali società europee. Vale proprio la pena fare tesoro del celebre invito che la Didachè rivolgeva ai primi cristiani: «Cercate ogni giorno il volto dei santi e trovate riposo nei loro discorsi» (Didachè, IV,2).
(dall'omelia del card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, in occasione della solennità di Tutti i Santi 2011)
Vi invito a leggere anche il documento che trovate qui (tratto da "Il tesoro che c'è", Mariettiscuola).

lunedì 20 febbraio 2012

Io no

August Landmesser, classe 1910, è l’eroe di questa foto, scattata il 13 giugno 1936 ai cantieri navali Blohm e Voss di Amburgo. Come vedete è l'unico con le braccia incrociate sul petto, tra quel mare di saluti nazisti.  Eroe per amore: iscritto al partito nazista, ne uscì nel 1935 dopo che il municipio di Amburgo aveva rifiutato di registrare il suo matrimonio con la fidanzata rimasta incinta: la 22enne Irma Eckler, ebrea. Le leggi razziali non infransero il legame: la coppia ebbe due figlie, Ingrid nell’ottobre 1935 e Irene nell’agosto 1937. Tra una nascita e l’altra, Landmesser fu incarcerato due volte per aver “disonorato la razza”. Le bambine non ricevettero il suo cognome. Nel 1938, poiché la relazione continuava, l’operaio finì nel campo di concentramento di Börgermoor, mentre Irma fu arrestata dalla Gestapo e rinchiusa prima a Fuhlsbüttel, un lager a nord di Amburgo, poi a Oranienburg e a Ravensbrück, nomi tristemente noti dell’orrore concentrazionario nazista.
August e la sua famiglia
Delle figlie, la maggiore fu affidata alla nonna, e Irene a un’orfanotrofio, poi a lontani parenti. Uscito di carcere nel 1941, Landmesser fu inviato al lavoro coatto, poi sul fronte russo in un battaglione di disciplina. Dato per disperso, è probabilmente caduto il 17 ottobre 1944. Irma Eckler morì, forse il 28 aprile 1942, nell’istituto sanitario di Bernburg, dove i nazisti praticavano l’eutanasia sui malati di mente: in 14mila furono eliminati con il gas. Ed ecco che da questo allucinante racconto riemerge la figura della figlia minore, Irene Eckler. Irene, a differenza della sorella, scelse di mantenere il cognome della madre anche dopo che, nel 1951, il senato di Amburgo aveva finalmente riconosciuto il matrimonio tra i suoi genitori. La foto che vedete in questa pagina è un suo sogno, o forse un suo miraggio. L’immagine fu ritrovata nel 1991 e pubblicata da Die Zeit. Il giornale chiedeva: chi sa dirci chi è quel coraggioso che rifiuta il saluto nazista? Irene credette di riconoscere il padre. Anzi, ne fu sicura: il luogo, il cantiere di lavoro, coincidono.
Che l’uomo delle foto sia davvero August Landmesser, ancora oggi non è affatto certo. Ma quello che conta è il simbolo. Il simbolo di chi riesce a dire no alle ideologie che vanno contro la dignità, il rispetto, la giustizia.
(liberamente tratto da il Resto del Carlino)

sabato 18 febbraio 2012

L'amore di Dio

Prof, ma lei è sicura che Dio ci ama tutti? Anche quelli che hanno fatto peccati grandissimi?
Vi lascio quanto scrive Gennaro Matino in Avvenire del 7 febbraio.

Non siamo amati da Dio perché buoni e belli, ma Dio ci rende buoni e belli perché ci ama (Lutero). Sorprendente notizia l’amore di Dio per l’uomo, sconvolgente per chi riesce a lasciarsi fasciare dalla sua tenerezza. La gratuità dell’Amore è la notizia, il Vangelo del Maestro di Galilea è la buona novella: Dio è dalla nostra parte. Dio, il nostro Dio, ci ama e ogni volta che ne facciamo memoria la sua forza sorregge la nostra debolezza, la sua luce rischiara le nostre tenebre, la sua vita spalanca i nostri sepolcri. Dio ci ama malgrado noi, a dispetto dei nostri peccati, dei nostri limiti, della fragilità dei nostri propositi e mentre il suo amore investe la nostra storia, la muta, e inesorabilmente la rende capace di formidabile futuro. Tutto è proiettato per il suo amore all’eterno bene e ogni ostacolo, ogni barriera saranno superati. Niente impedirà all’Amore il suo cammino. Dio ci ama, straordinario ripeterlo ancora, per sempre. Questo basta a raccontare agli smarriti di cuore che le doglie del parto dell’intero creato sono premessa della definitiva nascita. Tutto è trasformato dal suo amore e anch’io non sono più solo perché Lui vive in me.

venerdì 17 febbraio 2012

L'ora di religione unisce

Nelle scuole in cui insegno tanti sono gli alunni stranieri; la maggior parte di loro ha scelto di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica (irc). L'irc è una opportunità che viene offerta agli studenti delle scuole in Italia per conoscere (non praticare!) la religione cattolica, in modo da comprendere meglio la cultura di questo Paese. Un mio alunno sikh mi ha detto che per lui è l'occasione di parlare della sua religione e di potersi confrontare con chi ha una credenza diversa, perché quello che conta è condividere e conoscersi. Quanta saggezza nelle parole di questo undicenne! Eppure l'irc ha diviso e divide: c'è chi non lo vorrebbe nella scuola, chi lo ritiene fonte di discriminazione, perché, ad esempio, "costringe" alcuni alunni ad uscire dalla classe, chi non vuole che la valutazione di questa materia dia credito scolastico, e altro ancora. Credo che a volte le polemiche siano pretestuose, perché non sempre chi parla conosce esattamente le finalità, gli obiettivi e i contenuti di questa disciplina. Perché privare i giovani della possibilità di interrogarsi sul senso della vita? di conoscere le risposte date dalle religioni, a partire da quella che vedono intorno a loro?
L'ora di religione unisce, perché gli esseri umani si interrogano, perché hanno bisogno di sognarsi in un mondo di pace e di amore, perché custodiscono nel loro cuore un desiderio di infinito da raccontare e condividere.
Vi lascio il video spot curato dal Servizio informatico della diocesi di Padova con l’Ufficio Scuola e Shed produzioni dal titolo “Tu hai scelto? L’ora di religione cattolica a scuola è esperienza che unisce!”

giovedì 16 febbraio 2012

Il sistema di istruzione e formazione

Guardate questo schema (tratto da Avvenire di ieri): potrà aiutarvi a capire cosa succede dopo la terza media.
Ragazzi, ricordate che a giorni scadono i termini per le iscrizioni alla scuola superiore!

mercoledì 15 febbraio 2012

La spiritualità dell'ateo

"Agnostici e atei non credono in Dio, non si sentono coinvolti da questa presenza perché non la sentono reale, ma sono consapevoli che invece le religioni che professano Dio fanno parte della storia umana, della società, del mondo. Come essi non trovano ragioni per credere, altri invece le trovano e sono felici; gli uni pensano che questo mondo basti loro, gli altri sono soddisfatti di avere la fede. Ma proprio questo fa dire che l’umanità è una, che di essa fanno parte religione e irreligione e che, comunque, in essa è possibile, per credenti e non credenti, la via della spiritualità. Spiritualità intesa non in senso stretto religioso, ma come vita interiore profonda, come fedeltà-impegno nelle vicende umane, come ricerca di un vero servizio agli altri attenta alla dimensione estetica e alla creazione di bellezza nei rapporti umani. Spiritualità soprattutto come antidoto al nichilismo che è lo scivolo verso la barbarie: nichilismo che credenti e non credenti dovrebbero temere maggiormente nella sua forza di negazione di ogni progetto, di ogni principio etico, di ogni ideologia".
Enzo Bianchi, priore di Bose

lunedì 13 febbraio 2012

Dio mi ha disegnato senza braccia. E io ballo per lui

Essere felici, nonostante tutto: la storia di Simona Aztori, da un articolo di Lucia Bellaspiga.

La guardi parlare, sprofondata tra i cuscini del divano, e tuo malgrado ti trovi a fissare le sue braccia (o sono gambe?), il gesticolare delle mani affusolate (o sono i piedi?), l’agile movimento delle dita mentre sfoglia le pagine del suo libro e trova la pagina che cercava: «Ecco qui. È il punto in cui racconto che il 18 giugno del 1974 vengo al mondo e i miei si tengono per mano mentre decidono non di "accettarmi" ma di accogliermi con gioia infinita: sapersi amati fa assolutamente la differenza». Simona Atzori ha ormai calcato i palcoscenici del mondo, è volata sulle punte con l’étoile della Scala al "Roberto Bolle and Friends", è stata Ambasciatrice della danza nel Giubileo del 2000, ha aperto le Paraolimpiadi invernali del 2006 e oggi porta in giro per l’Italia "Me", il primo spettacolo realizzato interamente da lei, insieme alla sua compagnia "Simonarte Dance Company" e ai ballerini della Scala di Milano. Ma per molti resta prima di tutto "la danzatrice nata senza braccia". «Sono rimaste in cielo», annuisce serena. Intorno a lei, ballerina e pittrice, i grandi quadri accatastati al suolo, pronti a partire per la prossima mostra.
Parla rilassata, a "braccia" conserte, le "mani" sul grembo, poi le scioglie e le poggia a terra, dove diventano magicamente i suoi piedi. Di nuovo solleva un piede, lo porta alla testa e con eleganza sinuosa si ravvia i lunghi capelli ricci...
Simona, sono più le tue braccia o le tue gambe? Come le senti?
Domanda interessante (ride), non ci avevo mai pensato. Credo che per la maggior parte del tempo siano braccia. Sono vissuta qualche anno in Canada, dove mi sono laureata, e lì mi dicevano che ero proprio un’italiana da quanto gesticolavo. La sintesi perfetta avviene quando guido, un piede su freno o acceleratore, l’altra "mano" sul volante.
Come reagirono i tuoi genitori, Tonina e Vitalino, alla tua nascita?
Allora non c’era l’ecografia, fui una bella sorpresa, non c’è che dire. I primi due parti per mia mamma erano andati male, per questo mia sorella, la sua terza gravidanza, è stata chiamata Gioia. Poi sono arrivata io e mia madre aveva il terrore di perdere anche me. Quando si è svegliata dal cesareo e ha visto i volti cupi degli infermieri, che non le lasciavano vedere la sua bambina, è stata malissimo. Poi ha saputo che invece ero sana e salva, soltanto mi mancavano le braccia. Mamma e papà si sono abbracciati e hanno subito deciso il da farsi: mi avrebbero insegnato a prendere il ciuccio con i piedini. Già prima che io nascessi, mia madre sognava per me che io diventassi ballerina, mi aveva dentro e già immaginava di vedermi volare sul palcoscenico: il suo primo pensiero è stato la chiave della nostra vita, la sua positività ha dato a tutti noi il segreto della felicità..
L’essere ballerina, e quindi snodata, ti ha aiutato a vivere?
La danza mi ha anche aiutata dal punto di vista fisico, è vero, ma non l’ho scelta io, è lei che ha scelto me, così come la pittura, ed entrambe le arti mi permettono di esprimere tutto il mio mondo interiore.
Ora però con "Cosa ti manca per essere felice?" sei anche scrittrice.
Il titolo del libro è la domanda che faccio sempre agli altri. A me non è mancato nulla, nella mia vita non ho avuto scuse né alibi, allora alle persone vorrei dire di non arrendersi alle prime apparenti difficoltà, di non scoraggiarsi mai perché, anche se ti manca qualcosa, puoi comunque essere felice. Di fronte alla foto di copertina, spesso la gente non si accorge che non ci sono le braccia e questo significa una cosa importante: nella vita bisogna guardare quello che c’è, non lamentarsi per ciò che non abbiamo. Qualcosa, tanto, manca a tutti, anche a chi ha braccia e gambe in regola: l’esteriorità si nota prima, ma se il vuoto è interiore il dolore è più straziante, più limitante di due arti rimasti in cielo.
Qual è il tuo messaggio?
La vita è un dono straordinario e non va sprecata. Io tengo incontri motivazionali in aziende, banche e scuole e sempre cito Papa Giovanni Paolo II: «Prendete la vita nelle vostre mani e fatene un capolavoro». È una verità assolutamente concreta: quando hai un dono sei felice, prima di tutto, e poi vuoi adornarlo, farlo più bello, e questo cerco di fare anch’io. Quando narro la mia storia sembra che racconti una favola, e in effetti è la "mia" favola, è proprio uno spettacolo di vita. Ognuno di noi può fare questo, basta crederci, purché non a metà, crederci veramente. Non è facile, ma nulla è facile nella vita.
Qual è il tuo rapporto con il Creatore?
Ringrazio il Signore non per la vita in generale, ma per avermi disegnata esattamente così. Il mio grazie quotidiano è cercare di rendere questa mia vita un capolavoro, come lui ha voluto che fosse.
Hai anche l’amore... Come lo hai riconosciuto in Andrea, il tuo fidanzato, istruttore di volo?
L’amore è soprattutto l’uomo che gioisce dei tuoi successi e li condivide. Due strade parallele ma una crescita insieme.
Perché non viene da dire che sei una disabile? Perché ti si conosce e si pensa "che fortuna ha avuto a nascere così"?
Perché è vero. Che cosa significa disabile? Chi lo è e chi no? E colui che è sano, fino a quando lo sarà? Non è questo che conta, non certo due braccia o due occhi, e spesso proprio nella caduta si scopre il senso della vita, come testimoniava Ambrogio Fogar e come racconta Mario Melazzini, il medico malato di Sla. Per molti questo è incomprensibile, perché guardano l’avere e il fare anziché l’essere.
Potessi chiedere al Signore le tue braccia, lo faresti?
In Kenya ho danzato per carcerati, malati di Aids e bambini di strada e mi hanno fatto la stessa domanda. Ti rispondo come a loro: se fossi nata con le braccia, tu ora non staresti parlando con me, ma con un’altra persona. E io amo Simona.

sabato 11 febbraio 2012

Il Vangelo e le "cose" buone per vivere

«Siamo complicati nella lettura degli avvenimen­ti, ma le cose che interes­sano all’uomo sono quel­le essenziali. Il Vangelo è il Vangelo, predicarlo di questi tempi significa ti­rare fuori qualcosa che ha senso oggi. Il Vangelo non parla di internet ma dell’uomo, della sua spe­ranza, delle sue paure e angosce, della sua capa­cità d’amare o di fare sol­di. I primi cristiani ascol­tavano l’esperienza di Gesù nei momenti di cul­to e mettevano in gioco la loro vita. La gente va in chiesa la domenica, ma deve sentire una predica­zione che possa interes­sare durante la settima­na, non semplicemente mentre si ascolta la mes­sa; uno non deve uscire dicendo: 'Bene, ho fatto il mio dovere', ma 'Ho a­scoltato delle cose e le tengo buone per vivere, per giudicare e fare delle scelte'. Questo è il Van­gelo, se invece parli di qualcos’altro non resta niente».
Don Bruno Maggioni, biblista (in Avvenire del 3 febbraio 2012)

venerdì 10 febbraio 2012

La neve e la nostra fragilità

La settimana si è conclusa senza ritornare a scuola. Evviva! direte voi, ma pensate ai disagi creati da questa ondata polare.
Vi lascio una parte della riflessione di Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro (cliccando qui potete leggere il testo integrale) e alcune immagini di questi giorni.
«Questa società piena di volontà di benessere, piena di volontà di possesso - con l’inevitabile conseguenza di tanta, di troppa violenza - questa società in cui tutto è così prevedibile e previsto, ricondotto a criteri di carattere scientifico e a manipolazioni di carattere tecnologico, questa società è stata schiaffeggiata da un evento che non sa dominare, che non può dominare. Che l’ha messa in ginocchio, come dice la stampa. L’Italia è stata messa in ginocchio.
C’è uno spazio di imponderabilità, di impossibilità di ridurre gli eventi che accadono alla propria capacità di comprensione e alla capacità di manipolazione. E questo è un primo dato su cui occorre riflettere.
Ma su questo primo dato, mi chiedo: è così irragionevole pensare che aldilà di questi eventi venga fatto a ciascuno di noi un singolare appello? Cioè, è così irragionevole che questa - nella sua terribilità – sia la voce di un dialogo che il Mistero di Dio intende riaprire con il cuore di ciascuno di noi? Perché aldilà di questo evento c’è evidentemente la presenza di un soggetto, di una realtà che è irriducibile a noi, ed è non manipolabile da noi. La vita, la storia, la società, il cosmo non sono assolutamente e totalmente a disposizione dell’uomo. Dentro gli eventi che dominano, noi possiamo sentire come una Presenza, una Presenza grazie alla quale è disponibile la vita la storia, la natura, il cosmo. E’ come se il Mistero di Dio – perché bisogna chiamare le cose con il loro nome – ci chiedesse di misurarci con questa sua presenza misteriosa, eccedente le nostre misure ma inesorabile.
E’ necessario che di fronte a questi eventi ci chiediamo con tanta umiltà ma con tanto realismo: chi siamo? Qual è il senso della nostra vita? Qual è l’origine, il fine del nostro cammino? Qual è il senso di tanta fatica e di tante difficoltà che investono la nostra esistenza e la segnano profondamente come la stanno segnando per migliaia e migliaia di persone in questi tempi?
Occorre riprendere la coscienza del proprio essere, strutturalmente in dialogo con l’Altro. Riprendere coscienza che tutto non si chiude nel breve spazio del nostro cuore, o della nostra intelligenza o della nostra volontà. Ma che il nostro io è aperto verso un Mistero che qualche volta si fa presente in modo così radicalmente imprevedibile».

mercoledì 8 febbraio 2012

Ancora sull'adolescenza e sugli adulti

Leggevo qualche giorno fa un articolo di Avvenire ( 01/02/2012) che parlava di adolescenza.
Gli stati di animo dei giovani di oggi, si diceva, non differiscono di molto da quelli di epoche pas­sate. Perfino nella Bibbia si trovano interessanti profili di adole­scenti la cui esistenza mostra le inquietudini di quest’età. Episo­di toccanti sono quelli di Isacco, di Giuseppe, dei fratelli Maccabei e di Gesù stesso. San Luca riferi­sce la preoccupazione di Maria e Giuseppe seguita dal ritrova­mento del figlio adolescente, che a loro insaputa discuteva con i dottori nel Tempio di Gerusa­lemme.
I giovani, continuava l'articolo, se sono ben guidati a scelte di vera responsabilità e libertà, diventano a loro volta guida e testimonianza per tanti, non solo per i coetanei. Emblematiche infatti le vite di non po­chi santi adolescenti, da Tarcisio a Domenico Savio, ai recenti ser­vi di Dio Silvio Dissegna e Maria Orsola Bussone.
Credo che la società di oggi non aiuti chi sente l'educazione come un compito e una missione: la severità è intesa come violenza, il richiamo alla responsabilità come un'ingerenza sulla libertà altrui... insomma, non è facile essere educatori credibili, quando sono gli stessi adulti a puntare il dito contro chi ai giovani chiede di più. Eppure i giovani questo ci chiedono: di essere esigenti ma giusti e di non far loro sconti. Se non li sogniamo come persone credibili, affidabili, generose, libere dai falsi idoli e dalle false certezze, come potranno immaginare loro stessi?

lunedì 6 febbraio 2012

La 2^E su Gianna Beretta Molla

Incomincio con la 2^E la pubblicazione dei lavori sui santi realizzati dagli alunni. Questa classe ha svolto la sua ricerca su Gianna Beretta Molla.
Ecco le immagini dei lavori realizzati dagli alunni.
Vi invito a ritrovare le parole nel gioco che si aprirà cliccando qui.  
Per comprendere il senso delle parole trovate, vi invito a leggere il profilo biografo di Gianna cliccando qui.

domenica 5 febbraio 2012

Giornata per la vita 2012

"Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emar­ginazione di chi fa più fatica. L’aborto e l’euta­nasia sono le conseguenze estreme e tremende di una mentalità che, svilendo la vita, finisce per farli apparire come il male minore: la vita è bene non negoziabile perché qualsiasi compro­messo apre la strada alla prevaricazione".
(Dal Messaggio Cei per la Giornata per la vita 2012)
Da Avvenire del 2 febbraio 2012 (Inserto "E' Vita")

venerdì 3 febbraio 2012

Risorse per creare grafici e diagrammi

Maestro Roberto segnala nel suo blog interessanti risorse per creare grafici e diagrammi.
Ve ne riporto alcune (cliccando qui, potete vedere l'elenco completo riportato da Roberto).
Rich Chart Live - Un ottimo sito per creare grafici animati in Flash, incorporabili in un sito web.
Lucid Chart Un bel sito per creare una gran varietà di grafici e diagrammi. Inoltre, è un sito molto semplice da usare grazie alla modalità drag-n-drop. 
Diagramly -  Un sito originale per la creazione di diagrammi, diagrammi di flusso, molto simile a Lucid Chart.


mercoledì 1 febbraio 2012

Vangelo quiz

Volete misurare le vostre conoscenze sul Vangelo?
Vangelo quiz è un un programma per Windows, ma anche per smartphone, tablet e dispositivi con sistema operativo Android, che aiuta a conoscere il Vangelo attraverso una serie di domande a scelta multipla. Domande e risposte si basano sull'edizione del Vangelo della CEI.
Cliccando sull'immagine accederete al sito (Elefant Software) che rende disponibile questo programma. Una volta scaricato e installato nel computer potrete cimentarvi nel rispondere alle domande proposte.

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