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venerdì 10 febbraio 2012

La neve e la nostra fragilità

La settimana si è conclusa senza ritornare a scuola. Evviva! direte voi, ma pensate ai disagi creati da questa ondata polare.
Vi lascio una parte della riflessione di Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro (cliccando qui potete leggere il testo integrale) e alcune immagini di questi giorni.
«Questa società piena di volontà di benessere, piena di volontà di possesso - con l’inevitabile conseguenza di tanta, di troppa violenza - questa società in cui tutto è così prevedibile e previsto, ricondotto a criteri di carattere scientifico e a manipolazioni di carattere tecnologico, questa società è stata schiaffeggiata da un evento che non sa dominare, che non può dominare. Che l’ha messa in ginocchio, come dice la stampa. L’Italia è stata messa in ginocchio.
C’è uno spazio di imponderabilità, di impossibilità di ridurre gli eventi che accadono alla propria capacità di comprensione e alla capacità di manipolazione. E questo è un primo dato su cui occorre riflettere.
Ma su questo primo dato, mi chiedo: è così irragionevole pensare che aldilà di questi eventi venga fatto a ciascuno di noi un singolare appello? Cioè, è così irragionevole che questa - nella sua terribilità – sia la voce di un dialogo che il Mistero di Dio intende riaprire con il cuore di ciascuno di noi? Perché aldilà di questo evento c’è evidentemente la presenza di un soggetto, di una realtà che è irriducibile a noi, ed è non manipolabile da noi. La vita, la storia, la società, il cosmo non sono assolutamente e totalmente a disposizione dell’uomo. Dentro gli eventi che dominano, noi possiamo sentire come una Presenza, una Presenza grazie alla quale è disponibile la vita la storia, la natura, il cosmo. E’ come se il Mistero di Dio – perché bisogna chiamare le cose con il loro nome – ci chiedesse di misurarci con questa sua presenza misteriosa, eccedente le nostre misure ma inesorabile.
E’ necessario che di fronte a questi eventi ci chiediamo con tanta umiltà ma con tanto realismo: chi siamo? Qual è il senso della nostra vita? Qual è l’origine, il fine del nostro cammino? Qual è il senso di tanta fatica e di tante difficoltà che investono la nostra esistenza e la segnano profondamente come la stanno segnando per migliaia e migliaia di persone in questi tempi?
Occorre riprendere la coscienza del proprio essere, strutturalmente in dialogo con l’Altro. Riprendere coscienza che tutto non si chiude nel breve spazio del nostro cuore, o della nostra intelligenza o della nostra volontà. Ma che il nostro io è aperto verso un Mistero che qualche volta si fa presente in modo così radicalmente imprevedibile».

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