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giovedì 31 maggio 2012

Siate il meglio. Il mio augurio ai ragazzi di Seconda Media.

Se non potete essere un pino sulla vetta del monte, siate un arbusto nella valle – ma siate il miglior piccolo arbusto sulla sponda del ruscello. 
Siate un cespuglio, se non potete essere un albero. 
Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero. 
Se non potete essere il sole, siate una stella; non con la mole vincete o fallite. 
Siate il meglio di qualunque cosa siate.

Douglas Malloch

domenica 27 maggio 2012

The Inspired Instructor e un gioco sulle parabole

 The inspired Instructor è un sito dove è possibile trovare e costruire giochi interattivi. Ce ne sono diversi che hanno per oggetto temi biblici, come è possibile vedere cliccando qui. Mi sono divertita a costruire un gioco sulle parabole di tipo hangman (impiccato).
Cliccate sull'immagine per andare alla pagina di avvio.





sabato 26 maggio 2012

A chi non è più con noi


Noi ci siamo. Non è scontato. Né qui né altrove. Un istante e poi il coro di chi resta potrà recitare salmi di meraviglia: era giovane, certo anziana ma stava bene, ha due figli, non si sa mai quando capita. Come se morire fosse una sorpresa, eccezione alla regola di un restare perenne. C’è del vero in questo pensare un po’ sprecone la nostra vita, che tanto il tempo ce l’abbiamo. C’è il desiderio che questo continui, promessa raccolta da chi ci ha regalati, nel nascere, e accuditi, e amati fino a morire e poi risorgere, lo crediamo anche chi non crede, perché è così la vita, vuol essere per sempre, e lo sfogliamo, il desiderio, nelle parole date e avute: un’altra mattina e un’altra ancora noi aspettiamo. Per questo l’oscurità quando arriva ci sorprende, e con le mani gelate ci tocca dire parole e se chi è partito lo abbiamo amato, ci sembra di vederlo ancora nel suo camminare un po’ piegato, la schiena che si gira proprio appena l’abbiamo visto, da lontano, e in mille vite lo cerchiamo, ma non è lui, eppure ci sentiamo accompagnati, inesauribile presenza a volte proprio come era vivo, prima di andare. E con la gioia nuova di saper la vita un po’ già risorta, si ha la forza di dire a chi oggi incontriamo: noi ci siamo, per te e per noi, ci siamo.
M. Veladiano in Avvenire del 24 maggio 2012

giovedì 24 maggio 2012

Voglio un mondo migliore: dipingo la mia scuola

In un momento come questo, martoriato da una crisi economica pesante, fa bene sentire che c'è ancora voglia di fare qualcosa di buono, anche gratis. E' quanto hanno fatto più di 85 persone che hanno messo a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze per ritinteggiare  gli spazi della scuola dell'infanzia Calastri di Cesano Maderno.
Contro ogni crisi l'antidoto migliore è il desiderio di bellezza, decoro, con-divisione. Una scuola brutta esteticamente, perché ad esempio con i muri scrostati o gli arredi malmessi, non fa bene a chi ci sta. Così una società indifferente, perché formata da persone chiuse in se stesse e attente solo al proprio benessere, non ci fa bene. Ci dicono che la crisi sia nata da una finanza spregiudicata, da un malcostume diffuso che portava a pensare non al bene pubblico ma ai propri interessi. Mancanza di decoro, egoismo e superficialità hanno prodotto ciò che tutti conosciamo e che purtroppo alcuni - ogni giorno sempre di più - vivono pesantemente sulla propria pelle.
Una scuola tinteggiata dai genitori, dagli insegnanti e da sostenitori vari del progetto, è un esempio di ciò che dovremmo  fare tutti: impegnarci in prima persona per rendere il mondo più bello (non solo esteticamente, ma anche eticamente), a partire dai luoghi del nostro vivere quotidiano (casa, scuola, quartiere,...). Sentirci corresponsabili del bene comune. Anche in classe, cari ragazzi!!!
Per saperne di più cliccate qui.

lunedì 21 maggio 2012

La nostra risposta all'orrore

Avevo l'età di Melissa quando rapirono Moro. Ero più grande quando leggevo sui giornali delle stragi di mafia.
Quanto accaduto davanti alla scuola di Brindisi mi lascia sgomenta ed anche arrabbiata. Come si può colpire così, nel mucchio, alla cieca? Perché cancellare il futuro andando a "profanare" un luogo come la scuola che, per sua "natura" è proiettata alla formazione dei giovani, futuro della nostra società?
Cosa ci sia dietro quella che doveva essere una strage non lo so. So che adesso i genitori piangono Melissa, 16 anni, vittima sacrificale di chissà quale infame rito, altri sono in ansia, tutti noi siamo scossi.
Dal Blog di Alessandro D'Avenia prendo in prestito alcune frasi:
Il terrore non ci paralizzerà, ma darà nuovo slancio ad un eroismo per troppo tempo compresso per affrontare una crisi già in atto da anni e che abbiamo accettato solo quando è diventata economica. Ma la vera crisi è avere abbandonato un Paese alla forza cieca dell’avidità, del potere, del compromesso, del silenzio omertoso, dello sberleffo, della disunione, del cabaret, della raccomandazione, della parola vuota. Questo ci ha indebolito sino a chiudere gli occhi: basteranno tre bombole di gas a risvegliarci? 
[...] Io non so se quella di Brindisi sia una strage mafiosa. Preferirei di no. Quello che so è che tocca proprio a noi, docenti e studenti, a scuola, indossare quelle scarpe svuotate, mettere in spalla quegli zaini abbandonati e leggere quei libri macchiati di sangue. Altrimenti dimenticheremo ancora una volta perché siamo arrivati sin qui e non sapremo rispondere alle domanda che ieri, Mia, sei anni e nipotina di un’amica, le ha posto: «Zia, perché mettono le bombe nelle scuole? Io a scuola non voglio più andare se mettono le bombe, voglio studiare, diventare grande e diventare una dottoressa come te».

sabato 19 maggio 2012

venerdì 18 maggio 2012

La tavola delle religioni

Le classi terze sono in dirittura d'arrivo: ancora alcuni articoli e si può ritenere concluso un lavoro avviato in questa ultima fase dell'anno. Di che si tratta? Di un "viaggio" alla scoperta delle religioni, attraverso un filo conduttore: la tavola.
La tavola, come si legge nell'introduzione del lavoro, è un momento di condivisione, dialogo, confronto.
Con i ragazzi si è pensato di immaginare un tavolo ideale tra le diverse religioni per condividere cibo e tradizioni. Ogni religione, infatti, si lega talmente alla vita di ogni giorno, da determinare anche le consuetudini alimentari.
Non si tratta di un lavoro particolarmente originale (di siti sulle religioni, creati dalle classi, è possibile trovarne diversi), ma è stata una novità per le classi poter vedere il proprio sito web mentre andava costruendosi volta per volta. 
Cliccandosi sull'immagine è possibile accedere al sito.


mercoledì 16 maggio 2012

I miracoli di Gesù

La parola "miracolo" viene da mirari (meravigliarsi) e significa «una cosa meravigliosa», che desta stupore. I termini usati dagli evangelisti per indicare ciò che noi chiamiamo miracolo sono tre:
i Sinottici (Matteo, Marco e Luca) usano l'espressione «atti di potenza» (dynameis) mentre il Vangelo di Giovanni utilizza i termini «segni» (semeia) e «opere» (erga).
I miracoli sono talmente inseriti nella trama della vita e dell'azione di Gesù che risulta difficile ritenere che siano stati inventati e attribuitigli successivamente; senza i miracoli infatti non si spiegherebbero l'ammirazione e l'entusiasmo che Gesù suscitò nella Galilea fin dall'inizio della sua predicazione.
Anche i miracoli, come le parabole, si collegano al centro della predicazione di Gesù, cioè il Regno di Dio che viene. Attraverso i miracoli, infatti, egli mostra che nella sua persona e nei suoi interventi il Regno di Dio è presente.
Vi lascio questo video che ci aiuta a capire il significato dei miracoli.

Cliccate sui titoli per vedere alcuni miracoli a cartoni animati.
Le nozze di Cana
La pesca miracolosa - il lebbroso
Il paralitico
La tempesta sedata

martedì 15 maggio 2012

Su Gesù - esercizi per verificare le conoscenze

Propongo ai miei alunni di prima alcuni esercizi per verificare alcune conoscenze sulla figura di Gesù.
Cliccando sui numeri si entrerà nella pagina dell' esercizio.














lunedì 14 maggio 2012

Quanto sapete sulle religioni studiate?

Propongo alle classi terze di verificare quanto ricordano sulle religioni studiate, attraverso alcuni quiz.
Per ripassare cliccare sui numeri che seguono: 1 - 2 - 3- 4 .
Cliccando sulle immagini accederete ai quiz su:
Buddhismo







Induismo




Religioni monoteiste








domenica 13 maggio 2012

Archiviare e condividere documenti online: Scribd

Una collega mi chiedeva dove poter archiviare e condividere dei documenti online.
Io utilizzo Scribd, una sorta di social network come Youtube che, invece che i video, permette di condividere documenti.
Scribd consente di archiviare documenti di differenti formati: word, excel, pdf, ppt. Inoltre, offre un codice che permette l'inserimento(embed) dei documenti caricati in un blog o in un wiki.
Cliccando qui si accede ad un tutorial in italiano, che è possibile scaricare in formato pdf.


sabato 12 maggio 2012

La luce di Dio


«Oggi possiamo illuminare le nostre città in mo­do così abbagliante che le stelle del cielo non so­no più visibili. Non è questa forse un’immagine della problematica del nostro essere illuminati? Nelle cose materiali sappiamo e possiamo incre­dibilmente tanto, ma ciò che va al di là di que­sto, Dio e il bene, non lo riusciamo più a indivi­duare. Per questo è la fede, che ci mostra la luce di Dio, la vera illuminazione, essa è un’irruzio­ne della luce di Dio nel nostro mondo, un’aper­tura dei nostri occhi per la vera luce».
Benedetto XVI, omelia nella notte di Pasqua, 7 aprile

venerdì 11 maggio 2012

Creare puzzle da inserire in un blog

Alcuni alunni mi hanno chiesto come si possono creare dei puzzle da inserire in un blog; eccovi accontentati.
Andate su jigsawplanet.
Una volta collegati al sito selezionate una delle foto messe a disposizione dal sito oppure caricatene una vostra. Avete poi la possibilità di scegliere la difficoltà del puzzle, il numero dei pezzi, la forma, ecc.
Per inserire il puzzle nel vostro blog, andate con il mouse su share cliccate su embed. Il codice da copiare e incollare sul  post che avete intenzione di scrivere (in modalità html), lo trovate sotto l'immagine del vostro puzzle. Spero di esservi stata utile. Buon lavoro, ragazzi!

giovedì 10 maggio 2012

iPad «senza» Cristo

Sembra che il mio iPad di Cristo non ne voglia proprio sapere. Anzi è a non volerne sapere, il programma di scrittura di Apple, fratello del più noto Word usato in ambiente Windows. Pages , di fronte ai miei errori di battitura, come ogni buon sistema di scrittura elettronico, ha la gentile compulsione di provare a intuire cosa intendevo scrivere e cerca di propormi delle soluzioni alternative. Così se sbagliandomi digito 'amblatrio' è bravissimo a segnalarmi il refuso e indicarmi come unica chance sostitutiva, 'ambulatorio', aggiungendo automaticamente le due vocali mancanti.  [...]  Eppure, se mi scappa di digitare 'Crsto' ritrovo come suggerimenti 'Cretto' (che ho bisogno del dizionario per scoprire che è una forma in disuso per spaccatura), 'Crato' (che nessuna reminiscenza geografica mi aiuta a situare in Portogallo), 'Cesto' e 'Casto'; e dire che basterebbe solo una vocale per riportare in vita la parola che volevo, peraltro abbastanza comune, almeno per due miliardi abbondanti di persone. [...] Le volte però che riesco a digitarne correttamente il nome, Pages lo lascia come tale e non riporta alcun errore. Come dire: se Cristo lo conosci e sai pure come scriverlo, bene, altrimenti non aspettarti che te lo suggerisca io. Un caso fortuito? Una innocente dimenticanza? Piuttosto un caso di censura; quantomeno lessicale.Persino come lemma si tende a espungere Cristo dalle nostre vite globalizzate e sorvegliate in nome del politicamente corretto, il suo nome reso letteralmente irriconoscibile e non riconosciuto nelle pagine che scriviamo. Eppure sappiamo che il non poter o non saper più nominare qualcosa porta prima o poi alla sua scomparsa, all’evanescenza di ciò che il lemma indica fino alla sua ultima non pensabilità. Infatti non riusciamo a pensare senza parole, senza appoggiarci a loro.
Siamo fatti così, anche nel nostro pensiero inesorabilmente abbiamo bisogno dei lemmi per costruire i concetti, descrivere i nostri affetti, indicare oggetti ed elaborare idee più o meno buone. È solo una questione di parole, si sente dire a volte. E invece è proprio tutta una questione di parole! Lo sappiamo bene quando gioiamo per le frasi buone che ci vengono incontro e quelle cattive che ci si schiantano addosso.
Il caso di
 Pages – un software con dietro un nutrito gruppo di programmatori e sviluppatori che lo hanno elaborato e portato sul mercato italiano – è in qualche modo emblematico della nostra condizione personale e sociale. Espungere dal vocabolario Cristo, non considerare che se ne possa nemmeno scrivere il nome su un testo al computer, da una parte può essere preso come uno dei tanti segni di 'laicizzazione' del tessuto quotidiano, ma dall’altra come un caso specifico che ne impedisce anche attivamente la trasmissione del nome. E con esso del suo pensiero, del suo vangelo, così radicalmente decisivo per ciascuno di noi per il fatto di essere sempre innestato sul Padre, in presa diretta con Lui. Senza Cristo infatti non sapremmo più concepirci come figli, ossia eredi. Non possiamo non dirci cristiani, scriveva Benedetto Croce nel 1942. A settant’anni di distanza non è peregrino affermare che la situazione è radicalmente cambiata: oggi rischiamo di non poter nemmeno più scrivere Crato. Pardon, Cristo. Almeno stando a Pages e a chi lo ha strutturato in questo modo per noi. Fortuna che ogni tanto capita di incontrare qualcuno che quel nome ce lo ripete di persona. Conviene non lasciarselo scappare. 
Tratto da LUIGI BALLERINI su Avvenire del 24 aprile 2012 

martedì 8 maggio 2012

Test online

L'Ufficio per l'Insegnamento della Religione Cattolica del Patriarcato di Venezia, presenta una serie, piuttosto nutrita, di giochi, attività ed esercizi da proporre ai ragazzi.
Vale la pena darci un'occhiata! Vi ritrovate anche alcune delle attività create da me.

lunedì 7 maggio 2012

Stop al turpiloquio

Ci siamo abituati perché nella vita, dicono, ci si abitua a tutto. Ma per chi è nostalgico cultore del parlar garbato non è facile. Il turpiloquio, il suo dilagare: parliamo di questo. «Viviamo tempi così», mi disse una volta (più di trent’anni fa), padre Turoldo. Brutti tempi allora, figuriamoci oggi. La domanda che mi faccio è: perché mettersi addosso un vestito sporco quando ci sono gli abiti puliti? So la risposta: «Ma perché così va il mondo.E se tu non ti adegui sei un bacchettone fuori tempo». Così quelle che una volta si chiamavano 'parolacce' sono state, come si dice, sdoganate. Una dopo l’altra fino a formare, tutte insieme, il neovolgare quotidiano. Linguaggio da angiporto lo si chiamava un tempo, ora è lingua comune. Le intercettazione, per esempio, sulle varie disonestà pubbliche e private. Ce le fanno ascoltare e sentiamo le volgarità traboccare come da un canale di scolo. Imbrogli, raggiri, frodi, combinazioni truffaldine, tutto è avvolto in un linguaggio imprecante, ingiurioso. E fosse confinato lì, nel malaffare, e in pochi altri luoghi per così dire appositi, il turpiloquio. Ma no, è dappertutto e tocca ogni giorno nuove punte, supera ogni giorno altre barriere.[...] Personalmente, tra le conseguenze del parlar male ne fisserei tre. La prima: la nostra lingua, già impoverita da slang giovanile, lessico da Sms e anglismi di vario genere, si svilisce sempre di più. Penalizzato già di fronte a tanti altri idiomi, l’italiano si riduce a un glossario rinsecchito, malamente anglicizzato e maculato di volgarità. Secondo: il turpiloquio toglie aria, spazio, senso, importanza all’educazione. La buona formazione comportava, pretendeva il benparlare. Oggi educazione e formazione della persona sono difficili anche perché c’è acquiescenza e conseguente assuefazione alla volgarità. Terzo: il turpiloquio depista tanti giovani che avrebbero bisogno di essere ben altrimenti indirizzati.[...] Il lasciarlo correre, per esempio, da parte dei genitori, significa abdicare al proprio ruolo, favorire la corrosione dei rapporti familiari, minare il reciproco rispetto. Vero è che, se l’interno riflette il fuori dove 'nevica la storia', il turpiloquio entra in casa anche con il linguaggio di amati comici, con quello 'aperto' dei romanzi, con i dialoghi del cinema.[...] Ci sono cento sinonimi di 'arrabbiato', ma si usa sempre e solo quello che deriva dall’organo di riproduzione maschile. E cento sono i modi di mandare uno a quel paese, ma a essere tirato in ballo è sempre il più volgare. Ora che questo malparlare possa essere figlio di grandi frustrazioni, nel senso che uno non ce la fa e si sfoga ricorrendo al trilussiano «quanno ce vo’ ce vo’», può essere, non lo so. Quello che so e che vedo è lo sfiancarsi progressivo del nostro linguaggio, dunque del nostro vivere insieme, sotto gli attacchi del neovolgare. Ci s’impoverisce anche così. Prima il vocabolario minimo per mettere in piedi una conversazione era di duemila parole, poi è diventato di mille, adesso non supererà le cinquecento: metà delle quali, neanche a dirlo, parolacce.
Tratto da GIORGIO DE SIMONE in Avvenire del 26 aprile 2012


giovedì 3 maggio 2012

Pentecoste: l'unità nella diversità


Per il lavoro, che stiamo per concludere, alla scoperta delle diverse confessioni cristiane, abbiamo riflettuto sul brano degli Atti che racconta la Pentecoste.
Vi lascio la riflessione di Valentina della 2^C e quella di Enzo Bianchi, priore di Bose.

“Costoro che parlano non son forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?” Questo si chiese la folla stupefatta. Dato che Dio può tutto, nulla è infatti impossibile a Dio. Alla domanda: che significa tutto ciò? Io rispondo così: gli apostoli parlavano e i diversi popoli capivano. Dio ha sempre usato un’unica lingua per esprimersi con i suoi figli e, seppur di diversa nazionalità, la capivano benissimo. La lingua che gli apostoli hanno usato è la lingua dello Spirito Santo cioè la lingua di Dio, il linguaggio dell’amore. Ecco perché tutti capivano. Questo tipo di linguaggio non è estraneo a nessuno, è uguale in tutte le parti del mondo ed è radicato in ciascuno di noi. E’ il linguaggio di DIO!!
(Valentina)

Il miracolo delle lingue suscitato dallo Spirito indica alla chiesa il compito di conciliare l’unità della Parola di Dio con la molteplicità dei modi in cui essa deve essere vissuta e annunciata nell’unica comunità dei credenti e in mezzo a tutte le genti: è così che la chiesa non deve imporre un proprio linguaggio, ma deve entrare nei linguaggi degli uomini per annunciare le meraviglie di Dio secondo le loro diverse forme e modalità di comprensione. Lo Spirito effuso a Pentecoste impegna ancora oggi la chiesa a creare vie e inventare modi per fare dell’alterità non un motivo di conflitto e di inimicizia, ma di comunione. Così la chiesa, ogni comunità cristiana, potrà essere segno del Regno universale che verrà e a cui è chiamata l’umanità intera attraverso, e non nonostante, le differenze che la attraversano. Tutto questo acuisce la sensibilità e l’attenzione che i cristiani devono avere per l’ecumenismo e il dialogo con le altre religioni. La coscienza delle radici ebraiche della fede cristiana, dell’ebraicità perenne di Gesù, di Israele come popolo dell’alleanza mai revocata e, al tempo stesso la coscienza della destinazione universale della salvezza cristiana, della molteplicità delle genti e delle culture in cui è chiamato a inseminarsi l’evangelo, dovrebbero far parte del corredo di ogni cristiano maturo. Così come dovrebbe farvi parte la consapevolezza che l’ecumenismo è elemento costitutivo della fede del battezzato, chiamato, in quanto seguace di Gesù Cristo, a pregare e operare per rimuovere lo scandalo della divisione tra i cristiani.
(Enzo Bianchi)

mercoledì 2 maggio 2012

A voi giovani

«Io mi rivolgo ai giovani. Dovreste chiedere più esami e dovreste chiederli più rigorosi. Mi rendo conto che sembra un'assurdità, ma se non ci pensate voi, non lo faranno né i vostri genitori né i vostri insegnanti.
La vita è desiderio di piacere, di felicità, di ricchezza, di successo, di cose sempre nuove e diverse, ma tutto questo è possibile solo attraverso l'attesa, lo sforzo, le prove, la lotta.
Io sono convinto che tanti genitori oggi stiano sbagliando l'educazione dei propri figli. I grandi artisti del Rinascimento li mandavano a bottega da un altro e ce li lasciavano finché non erano formati. I grandi imprenditori, dopo averli fatti studiare in scuole dure e selettive, li facevano fare carriera incominciando dai lavori più umili. Oggi invece c'è chi regala la "fuoriserie" al figlio per il diciottesimo compleanno, sperando che studi.
Ecco perché non mi rivolgo ai vostri genitori, ma a voi, giovani.
Avete intelligenza sufficiente per capire che la sofferenza, la lotta, gli ostacoli, gli esami sono indispensabili per crescere, per diventare forti, per capire gli altri, il mondo.
Solo chi ha fatto fatica capisce la fatica degli altri, solo chi ha sofferto capisce la sofferenza.
La mente cresce risolvendo i problemi.
E lo stesso vale per la sensibilità, la creatività, la capacità di concentrarsi, persino la capacità di amare».
Francesco Alberoni (dalla Rivista della ELLEDICI Insegnare Religione, 5/2012)

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