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mercoledì 13 febbraio 2013

Non ci fu soltanto Celestino V

Ma veramente il gesto di Benedetto XVI ha delle affinità con quello di Celestino V? E quello di papa Celestino è l'unico precedente?
Vi riporto l'intervista di Roberto I. Zanini allo storico Franco Cardini pubblicata su Avvenire di ieri.

«In un caso come questo il primo no­me che viene in mente è quello di Celestino V, il Papa del 'gran rifiu­to', anche se il versetto non è fra i più simpa­tici di Dante e nei fatti non sappiamo con cer­tezza se il poeta si riferisse proprio a Pietro da Morrone». È la prima osservazione dello sto­rico Franco Cardini quando gli chiediamo se nella storia ci sono stati casi che in qualche modo possano assomigliare a quello di Be­nedetto XVI. Poi spiega che in realtà casi simili non ce ne sono stati, ma «se proprio si vuole andare a caccia di Papi che hanno rinunciato», ci sono ca­si vagamente somiglianti. E aggiunge: «Le somiglianze storiche zoppicano, perché sono sempre soggettive». In questa logica salta a piè pari il caso poco documentato di papa Clemente, terzo succes­sore di Pietro. Poi, c’è quello di papa Ponziano, che nel 235 viene deportato in Sardegna e nella prospettiva di non tor­nare più dai lavori forzati rinuncia alla carica consentendo la nomina del suo successore. Sorte che più o meno accade tre secoli dopo a papa Silverio, confinato da Belisario su or­dine dell’imperatrice Teodora.
Allora professore, quali sono i casi vagamen­te somiglianti più vicini a noi?
«Un caso emblematico è quello relativo a Be­nedetto IX, Teofilatto dei conti di Tuscolo, che viene eletto nel 1032. Personaggio dalla vita as­sai criticabile, che viene cacciato da una ri­volta nel 1044. Al suo posto viene eletto Silve­stro III che a sua volta viene rimosso dal ri­torno di Benedetto IX che resta in carica fino a maggio del ’45, quando vende il pontificato a Giovanni dei Graziani che prende il nome di Gregorio VI e viene deposto l’anno dopo. U­na fase particolarmente confusa della storia della Chiesa che culmina con lo Scisma d’O­riente e si chiude con la nomina al soglio pon­tificio di Ildebrando di Soana, il riformatore Gregorio VII».
C’è un periodo analogo, nel ’400, in cui si ve­rifica una singolare sovrapposizione di Pa­pi...
«In effetti se da professore di storia, non da commentatore della vicenda attuale, dovessi andare cercando curiose analogie indicherei i fatti accaduti negli anni fra il 1409 e il 1414».
Siamo alla fine dello Scisma d’Occidente. 
«Esattamente. Parliamo del caso di Gregorio XII, il veneziano Angelo Correr, che si dimet­te nel 1415 su richiesta del Concilio di Co­stanza, dopo però che nel 1409 il Concilio di Pisa aveva deposto sia lui che il papa avigno­nese Benedetto XIII, eleggendo in loro sosti­tuzione Alessandro V, che muore nel 1410 e viene sostituito dall’antipapa Giovanni XXIII. Una situazione particolarmente confusa a fronte della quale, anche su sollecitazione di molti cardinali che rilevano la necessità di por­re fine allo scisma, interviene l’imperatore Si­gismondo di Boemia. Viene indetto il Conci­lio di Costanza il 4 luglio del 1415 che accoglie l’abdicazione ufficiale, ancorché forzata, di Gregorio XII, che torna cardinale e va a vive­re a Recanati. Qualche mese dopo lo scisma viene ricomposto con l’elezione di un mem­bro di una nobile famiglia romana, Oddone Colonna, che assume il nome di papa Marti­no V. È nel corso del Concilio di Costanza che emerge un fatto importante nella Chiesa, cioè il dibattito sull’opportunità che il Papa gover­ni affiancato dal Concilio. A questo scopo si de­cise che i Concili venissero indetti a cadenze fisse».
Questo non impedì quello che è passato alla storia come il Piccolo Scisma.
«E anche qui emerge la singolare figura di un antipapa dimissionario. Si tratta di Amedeo VIII di Savoia, eletto in seno al Concilio di Ba­silea da un gruppo di cardinali che deposero Eugenio IV. Prese il nome di Felice V. Quando a Roma Eu­genio IV muore, su richiesta del successore, Ni­colò V, accetta di abbandonare la tiara per riu­nire la Chiesa. È il 1449. Muore due anni do­po da cardinale e in fama di santità. Da quel momento l’unità di guida all’interno della Chiesa Cattolica non viene più messa in di­scussione ».
Figure che ci allontanano parecchio dal caso di Benedetto XVI. 
«Sono somiglianze molto vaghe. Alla fine il ca­so che si avvicina di più, nonostante le tante differenze, è forse quello di Celestino V. Lui è tornato a fare il monaco anche perché non poteva fare altrimenti, considerate le pressio­ni esterne. Le libere dimissioni di papa Bene­detto aprono ora nuovi scenari anche riguar­do alla domanda su cosa fa un Papa dopo che si è dimesso».

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