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martedì 23 aprile 2013

Il sorriso di Giulia

Perché la vita va vissuta in pienezza. Perché non conta il tempo che vivi ma la qualità di come lo vivi.
Vivere in pienezza la vita, perché possa essere un segno di speranza. Per tutti.
Troppe volte sprechiamo la vita, accecati da falsi idoli, incapaci di vedere cosa conta veramente.
La storia di Giulia ci interroga sul tempo che abbiamo e su come lo viviamo.
Dal libro di Giulia Gabrieli "Un gancio in mezzo al cielo":
«Sogno di scrivere un libro per raccontare una storia. La mia storia. Perché anch’io, prima, avevo paura. Avevo paura della malattia, avevo il terrore dell’ospedale. Finché non ci metti piede non sai niente di come si vive dentro. Non pensavo proprio che potessero esistere così tante persone che soffrono, così tanti bambini che stanno male e che sono costretti a curarsi. Io credevo che i tumori fossero una cosa molto rara, invece adesso sono molto frequenti, purtroppo.
Sogno di scrivere un libro perché ci sono molte persone che sfidano la vita – per esempio quando iniziano a drogarsi – e non si rendono conto che, allo stesso tempo, ci sono tante persone che stanno lottando per avere la vita. È questo che voglio far capire! È una cosa assurda: io sono qui a combattere per vivere.
E ci sono persone, anche della mia età, quattordici anni, prima con la sigaretta in bocca, poi passano all’alcol, poi alla droga… Sembra assurdo dirlo, ma in realtà succede veramente. Io lotto per la vita, loro la buttano via.
Sogno di scrivere un libro perché devo proprio ringraziare il Signore che mi ha dato tanta-tanta tanta forza. Voglio sottolineare con forza l’importanza delle persone che ti stanno vicine e della preghiera: io ringrazio il Signore di avermi donato, attraverso la malattia che è ritornata, una seconda chance per capire quanto mi vuole bene. E ora io spero che le persone lo capiscano attraverso il libro, non attraverso la malattia.
Perché la mia situazione non la auguro a nessuno, nonostante io la viva bene. Però, alle persone a cui è capitato, voglio proprio far capire che non è così brutto, non si possono passare le giornate a lamentarsi. Sì, certo, mentre faccio le chemioterapie sto anch’io male e mi chiedo: «Perché è successo proprio a me?». Poi però, quando sto meglio dico: «Ma sì, dai, adesso è passato» e ci rido sopra. È questo che voglio dire alle persone malate: «Rideteci sopra». A chi invece sta bene: «Aiutate le persone che sono malate ad accettare la loro malattia e a conviverci, sarà tutto più semplice!». Sogno di scrivere un libro, e questa è la cosa che conta di più, per dire che Lui c’è, che ci sta sempre accanto. Quando i medici hanno capito che malattia avevo, mi hanno detto: “Guarda che abbiamo scoperto che purtroppo è un tumore. Però è guaribile, te lo assicuriamo che guarirai”. Allora io non capivo perché mia mamma pregava così tanto. Mi dicevo: «Tanto guarisco sicuramente, qual è il problema? Non c’è bisogno di fare tutte quelle preghiere».Quando la malattia si è riformata per la seconda volta, allora finalmente ho capito! Io devo pregare il Signore affinché lui mi doni, attraverso le chemioterapie, la grazia della guarigione.
Ma questo non basta: noi dobbiamo pregarlo affinché lui ci dia la forza di andare avanti, di sopportare le cure, di accettarle! Quest’anno io spero di guarire, ma anche se ciò non dovesse accadere so che lui mi è sempre vicino e mi dà la forza di andare avanti.Inoltre, con la mia sofferenza, sto salvando tantissime altre persone e di questo sono felice!».

Un video che racconta la sua storia:




Cliccando qui alcune pagine a lei dedicate dalla rivista Messagero dei Ragazzi


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