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martedì 13 dicembre 2016

Cristiane, ebree e musulmane cantano la preghiera delle Madri

E' possibile il dialogo tra i fedeli delle diverse religioni? A scuola gli alunni, tanto quelli cristiani come quelli musulmani o di altre o nessuna religione,fanno fatica a pensare che nel nome di Dio, comunque lo si voglia chiamare, si possa desiderare la morte dell'altro. Sono morti dentro, mi dicono, quelli che uccidono nel nome di Dio. Potessero pensare sempre così! Provo orrore al pensiero che qualcuno possa trasformare il loro naturale desiderio di vita in propositi di morte. Solo lo stupore, dicevamo in questi giorni, può aprirci a riconoscere la meraviglia intorno a noi e a sviluppare un atteggiamento di gratitudine per quanto ci è dato. Lo stupore, la meraviglia e la gratitudine che inonda il cuore delle mamme quando stringono al loro cuore la vita che hanno generato. Sarà per questo che madri e donne di diverse religioni si sono trovate a cantare La Preghiera delle madri per la pace. Ne è stato fatto un video che vi propongo. Invito, chi ne volesse sapere di più, a visitare la seguente pagina: https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/la-preghiera-delle-madri .

 

mercoledì 30 novembre 2016

Proposta didattica sulla Chiesa e i cristiani

L'esperienza del terremoto che stiamo vivendo ci pone di fronte ai nostri limiti e alle nostre paure. Che testimonianza possono dare i cristiani? Certamente di attenzione agli altri, di solidarietà, di vicinanza. Ma come si può, da cristiani, affrontare la paura e il disagio?
I cristiani hanno uno stile nell'affrontare le difficoltà e sanno anche di non essere soli, perché fanno parte di una comunità che è stata pensata da Dio per aiutare l'uomo a crescere in umanità.
Attraverso questa proposta didattica, vorrei invitare i ragazzi del terzo superiore a riflettere sulla direzione che i cristiani e la Chiesa devono seguire per testimoniare nel mondo l'amore di Dio.
 

mercoledì 16 novembre 2016

In tempo di terremoto

Il terremoto ci ha decisamente sconquassato. Io non so se il resto d'Italia, quell'Italia che non è Marche, Umbria e Abruzzo, abbia una chiara ed effettiva consapevolezza di quanto la nostra vita sia stata sconvolta e continui ad esserlo. Qui nell'entroterra marchigiano niente è come prima: i luoghi dove ho trascorso tante estati da bambina non ci sono più, la mia università non c'è più, le nostre chiese non ci sono più, tante famiglie non possono più far ritorno ad una casa che non c'è più, o che se fosse ancora in piedi potrebbe diventare una trappola mortale. Stiamo tentando di riprenderci una parvenza di normalità, ma non è facile convivere con questa "bestia" che scuote la terra,i nostri cuori, i nostri pensieri. Proprio oggi, fortunatamente al termine delle lezioni, la terra ha dato un piccolo ma sensibile segno della sua vitalità. Alcuni alunni hanno avvertito la scossa ma sono stati bravi nel controllarsi, altri non ci hanno fatto caso perché intenti a preparare lo zaino per l'uscita. Meno male. Ma quanti occhi smarriti sto vedendo da lunedì, da quando cioè è ricominciata la scuola! I ragazzi sono così stanchi di sentire il terremoto e di sentirne parlare che non ci chiedono nulla e a me, che sono la loro insegnante di religione, non chiedono neanche perché Dio permetta questo. Perché questa domanda nasce, emerge dalle viscere come il terremoto, è presente. Se non lo fosse, è perché i ragazzi sono più saggi di noi adulti? Non vorrei invece che l'assenza di questa domanda fosse per una sorta di rassegnazione ad una sofferenza che non capiscono e che sentono vuota, inconsolabile, assurda. Se mi avessero fatto "la domanda" non so cosa avrei risposto esattamente, ma una cosa la so: il terremoto non è una punizione divina (su questo la Santa Sede si è espressa chiaramente). Cosa pensare, allora?
Prendo in prestito le parole di Enzo Bianchi:
"Dio, dove sei?" (...) è l’interrogativo che scuote la nostra fede nel Dio narratoci da suo figlio Gesù: un Padre che non castiga né punisce, ma che perdona, resta misericordioso e invita tutti a non peccare più. È l’antica domanda rilanciata da Voltaire dopo il terremoto di Lisbona del 1755: «O Dio è onnipotente, e allora è cattivo, oppure Dio è impotente, e allora non è il Dio in cui gli uomini credono».Eppure tutta la tradizione spirituale ebraica e cristiana, ci dice che Dio non è lontano, è con le vittime, accanto a loro, in qualche misura partecipa alle sofferenze umane e accompagna silenziosamente ciascuna di loro per abbracciarla al di là della morte e darle quella vita promessa che è stata contraddetta e negata nella storia. Dio è misericordioso, compassionevole, fedele nell'amore: egli ci accompagna senza mai abbandonarci, anche se il male, la sofferenza e la morte restano un enigma che solo a fatica, grazie alla fede e a Gesù Cristo, può diventare mistero di vita.
Ma chiediamoci anche: può Dio intervenire nel mondo con eventi di cui lui è protagonista senza l’azione degli uomini? Può intervenire castigando o compiendo materialmente il bene senza la cooperazione degli uomini? Oppure Dio interviene solo inviando il suo spirito nella mente e nel cuore delle persone che poi agiscono per il bene o per il male?
Molti cristiani oggi sono persuasi che il mondo abbia una propria autonomia da Dio, che siamo veramente liberi e che Dio non può costringerci né con il castigo né con il premio terreno e che quindi la vera domanda da porsi è "Dov'è l’uomo?". Già Rousseau rispondeva in questi termini all'interrogativo di Voltaire. Sì, dov'è l’uomo con le sue responsabilità concrete nella mancata prevenzione, nella cattiva gestione del territorio, nel prevalere dell’interesse personale su quello comune? Eppure questi tragici eventi ci rivelano un duplice volto dell’essere umano: quello assente, irresponsabile, cinico che purtroppo ben conosciamo. Ma anche quello radicalmente "umano", quello della compassione, della dedizione spontanea, volontaria, del lanciarsi in soccorso di sconosciuti, dell’umanissimo piangere con gli altri, del ritrovare proprio scavando tra le macerie del dolore l’appartenenza all'unica famiglia umana che era andata smarrita.
Ecco dov'è l’uomo, l’essere umano nella sua verità più profonda: lì, a mani nude e a cuore aperto, accanto al fratello, alla sorella nella disgrazia. Anche oggi che siamo senza parole dobbiamo ripeterci gli uni altri che l’ultima parola non è e non sarà la morte, ma la vita piena che Dio dona a tutti noi, suoi figli e figlie: l’ultima parola spetterà a Dio, nella Pasqua eterna, quando asciugherà le lacrime dai nostri occhi, distruggerà la morte e, perdonando il male da noi compiuto, trasfigurerà questa terra in terra nuova, dimora del suo Regno.
(Avvenire, sabato 27 agosto 2016)







martedì 4 ottobre 2016

Cultural Diversity in Your Classroom

Concluso il percorso della TeacherAcademy sullo sviluppo delle competenze interculturali a scuola, posto il mio Diario di Apprendimento (così non diventerò matta a ritrovare gli spunti e le proposte offerte dal corso).

venerdì 30 settembre 2016

Cos'è il dialogo? Una testimonianza

«Insegnare a imparare. L’opposto delle conversazioni ordinarie che dividono le persone: quelle nel giusto e quelle nell'errore. Entrare in dialogo significa superare la soglia dello specchio, insegnare a imparare ad arricchirsi della diversità dell’altro. A differenza dei seminari accademici, dei dibattiti pubblici o delle chiacchiere partigiane, nel dialogo non ci sono perdenti, ma solo vincitori. Si tratta di una rivoluzione culturale rispetto al mondo in cui si invecchia e si muore prima ancora di crescere. È la vera rivoluzione culturale rispetto a quanto siamo abituati a fare ed è ciò che permette di ripensare la nostra epoca. L’acquisizione di questa cultura non permette ricette o facili scappatoie, esige e passa attraverso l’educazione che richiede investimenti a lungo termine. Noi dobbiamo concentraci sugli obiettivi a lungo termine. E questo è il pensiero di papa Francesco, il dialogo non è un caffè istantaneo, non dà effetti immediati, perché è pazienza, perseveranza, profondità. Al percorso che lui indica aggiungerei una sola parola: così sia, amen».
Zygmunt Bauman in Avvenire del 20 settembre 2016


mercoledì 28 settembre 2016

Bebe Vio: la forza di non arrendersi

Non si può non rimanere ammirati di fronte alla tenacia e alla gioia di vivere mostrata da questa ragazza a cui la vita ha chiesto tanto.
Vi immaginate dover subire l'amputazione di avambracci e gambe da sotto le ginocchia? E nonostante questo non perdersi d'animo, ma accettare le sfide più improbabili tanto da vincere la medaglia d'oro alle olimpiadi? Eccovi la storia di Beatrice Vio, una che non si arrende.

venerdì 23 settembre 2016

Motivi per amare la scuola

La Scuola che vorrei non è certo la scuola che frequento. Si può sintetizzare così il sondaggio che ho proposto ai ragazzi in questi giorni: raccontare la scuola che vorrebbero.
Molti sono stati gli alunni (sia delle medie che del liceo) a parlarmi di una scuola meno noiosa, dove ci si può muovere, scegliere le materie da frequentare, con più strumenti tecnologici e aule più grandi e con meno alunni. Qualcuno mi ha detto che la scuola non gli piace a prescindere. Il fatto stesso che esista la rende di per sé odiosa.
Ho pensato allora che molti di loro mi vedono più come un'avversaria che una persona che si mette al loro fianco per aiutarli a maturare, a sviluppare la capacità di conoscere il mondo e loro stessi.
Mentre scrivo mi viene da canticchiare "Ecco 13 buone ragioni per preferire una birra ad una come te...e un panino al salame". Beh, penso che i ragazzi sulla scuola  abbiamo più di tredici ragioni per preferirla ad altro.
Ma non c'è possibilità di aiutare gli studenti a capire che imparare può essere bello, interessante, che la fatica poi ti ripaga?

Provo ad aiutarmi con il mondo del rap.

 

mercoledì 21 settembre 2016

L'IRC e la scuola che vorremmo

Affido la mia proposta didattica alle classi del Liceo Sportivo che ho incontrato, per la prima volta, la scorsa settimana, ad una mappa che sintetizza il percorso.

 

sabato 17 settembre 2016

Il Papa: uccidere in nome di Dio è satanico

Alcuni giorni fa, durante l'omelia della celebrazione liturgica della mattina nella cappella di Casa Santa Marta, Papa Francesco, nel ricordare padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso in chiesa nel luglio di quest'anno da due fanatici, ha espresso un concetto molto chiaro: uccidere in nome di Dio è satanico.
Vi riporto la trascrizione dell'omelia.
[...] Gesù Cristo, il primo martire, il primo che dà la vita per noi, e da questo mistero di Cristo incomincia tutta, tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli fino a oggi. I primi cristiani hanno fatto la confessione di Gesù Cristo pagando con la loro vita; ai primi cristiani era proposta l’apostasia, cioè: “Dite che il nostro dio è il vero, non il tuo [vostro]. Fate un sacrificio al nostro dio o ai nostri dei”, e quando non facevano questo, quando rifiutavano l’apostasia venivano uccisi. Questa storia si ripete fino a oggi e oggi nella Chiesa ci sono più martiri cristiani dei tempi primi. Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo. In questa storia, arriviamo al nostro père Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri. I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere o con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione. E questa crudeltà che chiede l’apostasia, diciamo la parola: è satanica. E quanto piacerebbe che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”. Padre Jacques Hamel è stato sgozzato nella Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo. Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace è stato assassinato come se fosse un criminale. Questo è il filo satanico della persecuzione. Ma c’è una cosa, in quest’uomo, che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all'altare, una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire, un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino. E ha detto chiaramente: “Vattene, Satana!”. Ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull'altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione: “Vattene, Satana!”.

martedì 13 settembre 2016

Dieci comandamenti per adolescenti

Alcuni consigli "presi in prestito" da don Mazzi (tratti dal sito "ilmilano35.org") che vi invito a leggere con attenzione e a far diventare vostri.

1. Cercatevi amici, coetanei, veri, impegnati, limpidi. Evitate i bulli, i doppiogiochisti, i cicciobelli, i violenti.
2. Difendetevi dalle infinite trappole nascoste nei computer, in facebook, nei telefonini.
3. Confidatevi tanto e bene con il papà. Non tenetevi segreti più pesanti di voi. (L’adolescenza è il tempo del padre).
4. Affrontate, prima dei 18 anni, una grande avventura. Solidale, faticosa, sofferta, tra i poveri del mondo (ognuno di voi è un piccolo Cristoforo Colombo).
5. Imparate a suonare uno strumento. C’è una chitarra nel vostro dna che aspetta di essere pizzicata. 6. Esercitate uno sport atletico che dia disciplina al vostro corpo e armonia al vostro spirito.
7. Nei tempi liberi frequentate attivamente una associazione di volontariato.
8. Date significato al vostro divertimento. Divertitevi evitando sballi e trasgressioni idiote.
9. Alla vostra età è importante scoprire la dimensione spirituale. Cercate Dio e non farete fatica a trovarlo. Pregatelo, annusatelo, fatelo arrabbiare, strattonatelo, piangete con Lui. Dio vi ama così!
10. Siate felici di essere minoranza. Sono sempre state le minoranze a cambiare il mondo.

Ricordatevi una cosa: ci sono tempi nei quali i padri salvano i figli, e ci sono tempi nei quali i figli salvano i padri. Siamo nei secondi tempi! Capisco che portare i padri sulle spalle non sia esercitazione facile. Ma se osserverete il sesto comandamento (vedi sopra) avrete fisico, nervi, pazienza e statura per farlo.

giovedì 1 settembre 2016

Un Dio diverso


Gli eventi di questi giorni ci interpellano, le domande si rincorrono. Dio e la morte degli innocenti; cosa si può dire?
"Dio non può essere usato come un capro espiatorio", è la raccomandazione del  vescovo di Rieti. E' molto facile infatti rivolgere lo sgomento e il dolore contro di Lui.
Vi propongo l'ultima parte dell'editoriale di Avvenire del 28 agosto di Luigino Bruni per invitarvi a cogliere la profonda differenza tra il Dio di cui ci parla la Bibbia, cioè il Dio della Rivelazione, e l'idea di dio frutto invece delle nostre proiezioni.

«Per credere in un Dio onnipotente e perfettissimo non c’era bisogno della rivelazione, bastava il naturale senso religioso o idolatrico. La Bibbia e poi l’incarnazione ci hanno rivelato un’altra idea di onnipotenza e di perfezione, ci hanno svelato un altro Dio, che si sorprende e si commuove nel vedere un figlio tornare a casa, che si sdegna per la nostra cattiveria imprevista, che rimane stupito per la fedeltà estrema di Abramo e per l’infedeltà estrema di Giuda.
Molti problemi della nostra teologia – e del nostro ateismo – dipendono dall'aver costruito un’idea di Dio astratta, perché troppo distante dalla Bibbia e dalle ferite dalla storia. Il Dio che conosciamo nella Bibbia ha sempre avuto bisogno della cooperazione libera degli uomini, degli alberi (fico), degli animali (asina di Balaam), rivelandoci una onnipotenza che ha bisogno del ‘sì’ di una giovane donna per poter diventare bambino.
Il dio astrattamente onnipotente delle filosofie, di alcune teologie e di qualche catechismo, produce soltanto un vano senso di onnipotenza nei suoi credenti e l’ateismo di chi gli chiede conto della figlia di Iefte, di Ismaele, di Dina, di Esaù, dei beniaminiti, delle due Tamar, di Uria l’ittita, di Abele, di Rachele che piange e non vuole essere consolata perché i suoi figli non ci sono più, della madre dei maccabei, di un crocifisso che non scende dalla croce e che muore veramente, quindi senza la certezza che sarebbe risorto – anche se le varie forme di gnosi hanno sempre cercato (e cercano) di mostrarci un Cristo che faceva finta di morire, e che quindi faceva anche finta di risorgere.
Quel dio astrattamente onnipotente non può che implodere di fronte ai tanti Giairo e alle tante vedove di Naim che non vedono i loro bambini morti risorgere, di fronte alle Marta e Maria che non riottengono il fratello dalla tomba, davanti ai crocifissi che non giungono al ‘primo giorno dopo il sabato’.
Il cristianesimo diventa pieno umanesimo, forse il più grande di tutti, finché sa stare (stabat) dentro il sabato santo, senza saltare troppo velocemente dal Golgota al sepolcro vuoto. Se dimentichiamo che dopo il venerdì c’è il sabato (non la domenica), non sappiamo chiamare per nome i nostri dolori, i dolori degli altri, costruiamo domeniche artificiali, e trasformiamo la passione in una fiction che non salva nessuno.
E’ il sabato il giorno della storia umana: il tempo del figlio morto, il tempo delle donne che ungono il corpo di un crocifisso, il tempo degli abbracci. È solo qui che possiamo veramente incontrare gli uomini e le donne del nostro tempo, ungere le nostre e loro ferite, piangere con i nostri compagni e compagne di viaggio, imparare la fraternità del sabato santo. E poi, insieme, attendere e sperare in un altro giorno: “In quel giorno avverrà che il Signore ti libererà dalle tue pene e dal tuo affanno” (Isaia 14,3).

lunedì 8 agosto 2016

sabato 6 agosto 2016

Essere custodi

«La nostra vita è viva quando coltiva tesori di speranze e di persone; vive se custodisce un capitale di sogni e di persone amate, per le quali trepidare, tremare e gioire. Ma ancora di più il nostro tesoro d’oro fino è un Dio che ha fiducia in noi, al punto di affidarci, come a servi capaci, la casa grande che è il mondo, con tutte le sue meraviglie. 
Che fortuna avere un Signore così, che ci ripete: Il mondo è per voi! Potete coltivarne e goderne la bellezza, potete custodire ogni alito di vita. Siete custodi anche del vostro cuore: coltivatelo al gusto del bello, alla sete della sapienza».
Ermes Ronchi, nella rubrica Il Vangelo, in Avvenire del 4 agosto 2016


giovedì 28 luglio 2016

Lo sciupio di una vita

Vite spezzate da chi non ha rispetto per la vita, da chi antepone l'ideologia (ma di questo si tratta? o è rancore? invidia? o cos'altro?) alla pietà e al decoro.
Qualche tempo fa leggevo della morte di Provenzano, un capo mafioso. Voglio riportarvi la riflessione di don Maurizio Patriciello su Avvenire del 14 luglio 2016.
Le sue parole possono essere applicate a tutti quelli che hanno scelto la via del male. Così facendo sciupano la loro vita e, purtroppo, distruggono anche la vita degli altri.

[...] «Che peccato» mi ritrovo a farfugliare. «In che senso, che peccato?» mi chiede il mio confratello. Che peccato, lo svolgersi della vita di quest’uomo che tanto male ha fatto a se stesso e agli altri. Che peccato lo sciupìo di un’intelligenza che non ha saputo farsi cultura, impegno, passione per migliorare se stesso, la Sicilia e l’Italia. Che peccato la fine di questa parabola. Che brutta vecchiaia. Che orrenda morte. Si è spento lentamente. Solo. Senza le coccole che i vecchi ricevono dai loro nipotini. Senza la compagnia dei vecchi amici che richiamano alla memoria i tempi passati. Senza il conforto della coscienza che ti dice: «Hai agito per il bene. Devi esserne orgoglioso. Al di là di quello che la gente pensa o capisce. Hai creduto in Dio, adesso lo vai a godere per l’eternità». Bernardo Provenzano. Aveva tre anni in meno del suo vecchio amico Totò Riina. Come lui era nato a Corleone. Come lui aveva patito fame e ingiustizie. Come lui era dotato di una intelligenza viva, sveglia. Parlava poco, Provenzano. A differenza dell’altro amico, Luciano Liggio, che volentieri si lasciava andare, lui non amava aprirsi. Fin da giovane, con Riina si comprendeva con un solo sguardo. Hanno fatto male. Si sono fatti male. Hanno lasciato ai figli una tristissima eredità. Che peccato, il cedere al peccato. Che peccato, l’uomo che abdica alla sua dignità di uomo. Che peccato questa bramosia di possesso e di potere. Illogica, stupida, pericolosa. Le sue imprese, per niente coraggiose, sono conosciute da tutti. Non vale la pena ricordarle. Anche lui avrà l’onore di essere ricordato dalla storia. Le nuove generazioni verranno a conoscenza del suo nome e delle sue malefatte. Ma non lo invidieranno. Non ne avranno stima. Non lo ameranno. Un mafioso. Bernando Provenzano, deceduto mentre scontava il carcere duro, il 13 luglio del 2016, a 83 anni. Un mafioso che amava leggere la Bibbia. Chissà perché. Chissà che cosa cercava in quelle pagine. Chissà che cosa vi trovava. E nella Bibbia amava nascondere i suoi “pizzini”. Lo trovarono in un casolare. Nascosto come un animale randagio. Come Michele Zagaria, il capo della camorra cosiddetta dei Casalesi. Costui nascosto in un modernissimo bunker. Di cemento armato. Hanno ammassato una ricchezza immensa. Hanno ridotto alla fame intere generazioni. Hanno versato sangue. Tanto, tanto sangue. Sono stati trascinati in un delirio di onnipotenza impressionante. Hanno creduto di essere diventati dei. Non si sono accorti che dei lo erano davvero. Che il Dio nel quale dicevano di credere li aveva fatti immensi. Che erano uomini creati a immagine e somiglianza del Creatore del cielo e della terra. Esce di scena, Provenzano. [...] Si avvia all'altra vita, l’uomo che per decenni ha tenuto nel morso della paura tanti suoi fratelli in umanità. E adesso, signor Provenzano? Ne valeva la pena? Adesso che sei nel mistero e guardi con gli occhi dell’eternità questa povera e stupenda umanità, dimmi, ne valeva la pena? Ne è valsa la pena? Non sapevi che il male parte già sconfitto? Non sapevi che la mafia è il male assoluto? Il male non vince. Non può vincere. Non vincerà. E chi del male si fa paladino è un vigliacco che ha già perduto la sua scommessa con la vita. E tu, fratello, hai perduto tutto. Che peccato! Avresti potuto fare chissà quante cose belle. Lavorare con le tue mani. Mangiare il pane guadagnato con il sudore della tua fronte. E poi guardare negli occhi i figli e dire: «Non abbiate paura di imitarmi, sono stato un uomo onesto». Hai preferito mangiare pane velenoso. Pane che non sazia. Pane avvelenato. Hai perduto la grande scommessa con la vita. Adesso sei nelle mani del buon Dio. Anche se ti sembra strano, anche se non riesci a crederlo, sappi che c’è gente che pregherà per la tua anima.



domenica 17 luglio 2016

L'esperienza religiosa deve essere dono per tutti

Alla luce di quanto accaduto una frase su cui riflettere.

«L’autentica esperienza religiosa è un dono per tutti, anche per chi la fede non ce l’ha, o ne ha una diversa. Al di fuori di questo dono gratuito, c’è solo barbarie, idolatria, auto-inganno, consumismo emotivo, ricerca di potere e di denaro. In questo nostro tempo di profonda crisi delle religioni e delle fedi, dobbiamo tornare a parlare bene dello spirito religioso, a dirne buone parole, a bene-dirlo. È solo la buona spiritualità che può curare le malattie e le perversioni delle religioni. Un mondo senza fedi e religioni sarebbe soltanto un luogo infinitamente più povero».
L. Bruni, in Avvenire del 10 luglio 2016

Palazzo dell' ONU a New York: l'epigrafe che riporta Isaia 2,4
«Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra». 

martedì 12 luglio 2016

Il racconto di un anno

Ho sistemato le unità realizzate in questo anno scolastico. Mi piace ripensare il mio lavoro, soprattutto per rendermi conto di quanto avrei potuto fare (e non ho fatto) e di quello che avrei potuto, invece, risparmiare agli alunni. Inserire questo lavoro nel blog è un modo per non perderlo (visto che sono imbattibile in questo), ma anche per mettermi in gioco. Non penso tanto al contributo che potrei dare ai colleghi (che comunque non mi dispiacerebbe), ma ai suggerimenti e alle critiche costruttive che potrei ricevere.

lunedì 4 luglio 2016

Un giovane coraggioso: Faraz Hosain

I fatti di questi giorni ci lasciano smarriti e sgomenti. Lascio a chi è del mestiere l'analisi e i commenti, però una cosa mi frulla in testa. E se fosse che questi giovani, quelli che compiono azioni così barbare e prive di alcun senso di pietà umana, siano solo alla ricerca di adrenalina, di emozioni forti? Nessun ideale o ideologia, nessun credo religioso, ma solo il modo di scuotere una vita banale. Se la droga, l'alcol, l'eccesso non bastano più, bisogna cercare qualcos'altro. Purtroppo c'è sempre qualcuno pronto, non certo per generosità o empatia umana, a dare un'occasione di brivido. Ma c'è anche chi, nella sua normalità, si rende capace di gesti veramente umani, perché rispettosi della propria e altrui dignità. E' il caso di quel giovane che, mentre quei terroristi suoi coetanei tiravano fuori tutta la loro ferocia e bestialità, ha scelto la via dell'umanità.

 

domenica 19 giugno 2016

La Bibbia e la luna

Articolo ripreso da Popotus del 16 giugno 2016.
Un occasione per ritornare a vedere il mondo con la meraviglia dei nostri antenati e con gli occhi di chi sa guardare oltre.

«Ormai lo sappiamo da tempo: la Bibbia non è un libro di astronomia e non può essere usata per creare una mappa dell’universo, come avveniva in passato. Eppure le Scritture possono essere ancora oggi una valida bussola per orientarsi davanti all'infinito dello spazio che circonda il nostro piccolo pianeta.
È noto che secondo gli autori biblici la Terra sta al centro di tutto, anche se in realtà questa centralità è un modo concreto per far capire che l’uomo ha una responsabilità enorme nei confronti di tutto il creato. Ma chi ha scritto i libri biblici alzava spesso gli occhi al cielo e guardava con stupore alla luna, il più vicino di quelli che genericamente erano considerati come «astri», stelle.
Molto spesso, infatti, la luna viene citata insieme alle stelle, come quando il libro del Deuteronomio ricorda che non ci si deve inginocchiare davanti ai corpi celesti, perché sono parte del Creato e non divinità da adorare. E i libri sapienziali come i Salmi o Siracide non di rado accostano la luna al sole, sottolineando che essi sono complementari: la nostra stella principale segna le giornate, le albe e i tramonti, mentre la luna segna lo scorrere dei mesi e quindi del calendario (che nell'antichità era basato proprio sui cicli lunari).
Per la prima volta la luna, che viene citata poi altre 54 volte nella Bibbia, compare al capitolo 37 del libro della Genesi, quando Giuseppe, figlio di Giacobbe, racconta la padre di un sogno: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a lui. La luna rappresenta la madre di Giuseppe, il sole è il padre e le stelle gli undici fratelli.
Dietro a questa interpretazione c’è l’idea che il satellite notturno è complementare al sole: come il sole illumina il giorno, la luna splende durante la notte. In questo modo essa ci ricorda che la creazione è sempre un dialogo a più voci, un tessuto prezioso in cui nulla è completo a sé ma tutto ha bisogno di vivere in relazione con la realtà circostante, proprio come il marito vive in relazione con la moglie. Ogni astro, ricorda anche san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, è diverso dall'altro, ognuno risplende in modo diverso: ognuno di noi, insomma, è unico e irripetibile proprio come le stelle. Ma nessuno degli astri, per quanto bello e luminoso, nota ancora il profeta Baruc, è superiore a Dio. Ma tutti ci ricordano ogni giorno di dire grazie al creatore per la meraviglia che ci ha donato nel Creato».



venerdì 17 giugno 2016

Responsabili, no bambini viziati

Leggo su Popotus che nel 2050 il consumo di carne sarà insostenibile. In che senso?
Vi riporto l'articolo:

«Rinunciare alla carne per un giorno è salutare, anche per il pianeta: ci crede fermamente l’associazione che promuove – ogni 13 giugno – la “Giornata mondiale senza carne”. Se una famiglia di quattro persone rinunciasse alle bistecche, risparmierebbe la quantità di acqua necessaria alla sopravvivenza di una persona per oltre un mese e l’identica quantità di carbonio prodotta da una lampadina lasciata accesa per 16 giorni.
Se una classe di trenta bambini scegliesse il vegetarianesimo per un giorno riuscirebbe a risparmiare l’acqua che serve a ciascuno di loro per una settimana e una quantità di energia pari a quella necessaria per tenere una tivù accesa per 137 ore consecutive.
I dati si trovano sul sito del World Free Meat Day (che si legge uord fri mit dei): nel 2050 – si legge sulla pagina web – la richiesta di carne sarà insostenibile per le risorse idriche del pianeta: a quella data la popolazione mondiale raggiungerà i nove miliardi di individui e il consumo di carne si attesterà intorno ai 200 milioni di tonnellate. Per far crescere il foraggio necessario a nutrire gli animali, per abbeverarli, per macellarli e per pulire gli impianti si usano quantità enormi di acqua: è stato calcolato che per produrre un chilogrammo di carne di pollo servono 4.330 litri di acqua, 5.990 per un chilo di carne di maiale, e 10.400 per un chilo di carne di pecora. Per un chilo di carne di manzo occorrono 15.400 litri di acqua».

Questi dati meritano tutta la nostra attenzione. Non solo perché c'è una grossa fetta della popolazione del mondo che il pasto di carne se lo sogna (e purtroppo anche in Italia la crisi ha reso povere tante persone), ma anche perché c'è bisogno di comportamenti più virtuosi. Viviamo in un tempo in cui prevalgono sempre di più gli interessi individuali. L'idea di bene comune è relegata ai buoni propositi di Natale e non fa parte del quotidiano. Dobbiamo re-imparare il rispetto, il senso della misura, la gratitudine. Non possiamo più permetterci comportamenti da bimbi viziati.


giovedì 16 giugno 2016

L'odio non ha l'ultima parola



L’odio non sente ragione, per questo non avrà mai ragione. Potrà minacciare, spaventare, uccidere. L’ultima parola, però, non sarà mai la sua. L’ultima parola è il “ti voglio bene” che una delle vittime della strage di Orlando, negli Stati Uniti, ha inviato alla madre poco prima di cadere sotto i colpi di Omar Mateen, un cittadino americano di origine afghana che nella notte tra sabato e domenica ha aperto il fuoco in una discoteca affollatissima. Ha fatto in tempo a uccidere quarantanove persone prima di essere a sua volta colpito dalle forze speciali intervenute sul luogo dell’assalto. Adesso gli investigatori stanno cerando di capire se il suo gesto avesse motivazioni di tipo terroristico, ma è chiaro fin d’ora che ad armare Mateen è stata una forma estrema di disprezzo verso i giovani che frequentavano il locale. Dal suo passato emergono altri episodi di violenza, in particolare ai danni della moglie. Era una persona piena di rabbia e forse anche di sofferenza ma, anziché cercare l’aiuto di qualcuno, si è illuso di farsi giustizia da solo, sterminando quelli che aveva scelto come nemici. Lo abbiamo già scritto tante volte, in occasione di fatti simili che purtroppo si sono verificati negli ultimi tempi: aggressioni tanto feroci mettono paura, e non c’è da vergognarsi se si prova timore. Più importante, però, è conservare la nostra umanità davanti alla disumanità degli assassini. Come ha fatto Eddie Jamoldroy Justice, un trentenne che, intrappolato nella discoteca di Orlando, si è tenuto in contatto con la madre attraverso il telefonino, continuando a dichiararle il suo affetto. Non sembra, ma tra la vittima e il carnefice è sempre la vittima a vincere.
Da Popotus del 14 giugno 2016

venerdì 10 giugno 2016

Creare video con Stupeflix

Un tool per creare video presentazioni?
Oggi vi presento Stupeflix che consente di creare video ad effetto in maniera semplicissima.   Cliccando sull'immagine vi rimando ad una guida che illustra i diversi passaggi per costruire il vostro video.



giovedì 9 giugno 2016

Convertire testo in audio e viceversa

Per trasformare un testo in un file audio si possono utilizzare alcuni sintetizzatori vocali.
Eccovi un elenco:

http://imtranslator.net/translate-and-speak/
http://www.oddcast.com/home/demos/tts/tts_example.php?sitepal
https://www.ivona.com/us/ 
http://www.acapela-group.com/
http://www.ispeech.org/text.to.speech 
http://www.naturalreaders.com/index.html

Per realizzare il dialogo che potete ascoltare più avanti, ho scelto uno di questi sintetizzatori e poi ho scritto il testo.
Con Free online audio recorder ho avviato la registrazione del testo letto dal sintetizzatore e successivamente con http://mp3cut.net/it/ ho sistemato il file audio, che aveva bisogno di essere tagliato e l’ho salvato.



Se dobbiamo invece fare il passaggio inverso, ovvero trasformare un file audio in testo, vi propongo la spiegazione di Jessica Redeghieri.
Ho fatto come suggerisce e vi garantisco che funziona.

mercoledì 8 giugno 2016

I lavori dei ragazzi - a.s. 2015/2016

I link ad alcuni dei lavori realizzati dagli alunni in questo anno scolastico.

Le prime raccontano un anno di scuola 


I video sulla Chiesa delle classi seconde

Le classi terze sulla felicità


domenica 22 maggio 2016

A conclusione di un anno

Come ogni anno vi propongo un video che riassume quanto fatto e come. Ecco a voi un assaggio del video più ampio che avremo modo di vedere a scuola e nel quale proveremo a riconoscerci e a ricordare i momenti e i contenuti di questo anno scolastico che sta concludendosi.

martedì 3 maggio 2016

Powtoon: istruzioni per l'uso

A richiesta dei ragazzi che si vogliono cimentare nella costruzione di una presentazione o di un video accattivante, inserisco alcune spiegazioni all'utilizzo di Powtoon.
Ringrazio la "mitica" Jessica Redeghieri per la chiarezza e professionalità.

Come registrarsi

 



Come creare video e presentazioni animate

lunedì 2 maggio 2016

La felicità non è un'app

«Non accontentatevi della mediocrità, di “vivacchiare” stando comodi e seduti; non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all'ultima moda. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell'amore».
(papa Francesco nell'omelia al Giubileo dei ragazzi e delle ragazze, domenica 24 aprile 2016)


sabato 9 aprile 2016

Alla ricerca del Sacro (prima parte)

In questa presentazione ho raccolto le immagini scelte da alcuni alunni di prima per esprimere la ricerca del Sacro nelle religioni. Powered by emaze

martedì 5 aprile 2016

Sant'Agostino: la vita

Ho utilizzato il servizio di Impari per aiutare gli alunni nella visione di un video su sant'Agostino. Cliccare sull'immagine.

mercoledì 30 marzo 2016

Il vero volto di Dio

Ancora un video che affronta, dal punto di vista cristiano, un'altra delle questioni che rientrano nella nostra ricerca di senso.

martedì 29 marzo 2016

Come costruire il nostro stare insieme: la testimonianza dei monaci di Tibhirine

Vent'anni fa sette monaci trappisti di Tibhirine, in Algeria, vennero rapiti e barbaramente uccisi da militanti islamici.
Con i ragazzi del secondo anno è stato affrontato il tema relativo a come poter trasformare il nostro stare insieme in una comunità e i monaci di Tibhirine hanno molto da insegnarci. Come leggo nell'articolo di Vincenzo Rosito, pubblicato su Avvenire del 28/03/2016, «la storia personale e comunitaria di questi uomini, più che un esempio di coerenza e di coraggio è un invito alla riflessione sulla forma di comunità che ciascuno intende essere e costruire».
Una comunità è tale quando è aperta al mondo e non chiusa in se stessa. Così i monaci di Tibhirne, agli ospiti che bussavano alla loro porta, consegnavano un foglio in cui presentavano se stessi con queste parole: «Accanto agli oranti dell’islam, essi fanno professione di celebrare, giorno e notte, questa comunione in divenire e di non stancarsi di accoglierne i segni, come eterni mendicanti d’amore, per tutta la loro vita, se così piace a Dio, nel recinto di questo monastero dedicato a Maria, madre di Gesù, sotto l’appellativo di Notre-Dame de l’Atlas».
Queste parole ci dicono che il principio motore ed ispiratore della loro esistenza era quello di "essere con" gli altri, non contro. Il patrimonio del monachesimo occidentale non è tanto nella dedizione al lavoro e alla preghiera (ora et labora), quanto nella consapevolezza che tali opere si realizzano pienamente solo nella vita comune e concorrono a realizzarla.
E' una bella testimonianza quella che ci è stata offerta dalla loro vita e dal modo con cui hanno affrontato la morte. Leggo infatti nell'articolo  citato: «Il sacrificio dei monaci di Tibhirine è quello della difficile ricerca di chi vuole continuare a custodire la disposizione e lo stile della visitazione. Era questa infatti la movenza capace di in-formare le loro esistenze e la loro forma di vita monastica. Visitare non è accogliere, poiché significa innanzitutto salutare, introdursi alla presenza dell’altro mediante un gesto che dispone e prepara alla parola dell’altro».
Disporsi all'ascolto, essere aperti all'altro, condividere...alcuni verbi che dovrebbero accompagnare il cammino di costruzione del nostro stare insieme, ad ogni livello, sia familiare che sociale.

sabato 26 marzo 2016

Perché soffriamo?

Più volte ce lo siamo chiesti in questi giorni. Un video che ci interroga e ci offre la risposta dei cristiani.

sabato 27 febbraio 2016

Lavagne interattive online

CoSketch è una lavagna interattiva online multi-utente progettata per dare la possibilità di una rapida visualizzazione e condivisione di idee. La condivisione in CoSketch è semplice: si crea una “Room”, cioè un ambiente di lavoro, in tempo reale e basta un semplice click per salvare il disegno come se fosse un’immagine da inserire (embedding) nei forum, blog, etc. Non richiede alcun plugin o installazione, né registrazione di sorta. La condivisione avviene attraverso il semplice inserimento dell’email del destinatario, che potrà aprire l’ambiente di lavoro di riferimento in pochi secondi.


L'altra lavagna è Pixiclip. Abbiamo a disposizione una Lavagna Vuota nella quale possiamo disegnare, realizzare forme e schemi, registrare la nostra voce, digitare del testo, caricare delle immagini su cui possiamo scrivere annotazioni o sovrapporre forme. Si può utilizzare PixiClip anche senza registrarsi, ma la registrazione consente di salvare le Video Clip che si sono realizzate e tenerle archiviate online. Il servizio è gratuito.


FlockDraw è un' altra lavagna interattiva.  Per utilizzare FlockDraw è sufficiente visitare il sito, fare clic sul pulsante "start disegno", e iniziare a disegnare. È possibile incorporare quanto è stato creato con  FlockDraw in un sito web.

Infine Board800 che come le altre permette la collaborazione in tempo reale fornendo l'URL della sessione. Il lavoro può essere salvato come file PNG sul PC.



lunedì 22 febbraio 2016

Giovani e progetto di vita

Sempre con l'intenzione di conservare le attività che propongo agli alunni e con la speranza di fare cosa gradita ai colleghi, che sono invitati a fornire suggerimenti e critiche costruttive, posto il percorso proposto agli alunni di classe terze.

sabato 20 febbraio 2016

Introdurre il pensiero computazionale in classe

Ho partecipato nel periodo novembre - dicembre ad un mooc gratuito della European Schoolnet Academy. Inserisco il mio diario di bordo con l'intenzione primaria di non perdermelo. Se può essere utile a qualche collega ne sarò contenta.

mercoledì 17 febbraio 2016

La bambina-kamikaze che non obbedì alla morte

Una storia pubblicata su Avvenire del 14 febbraio 2016, che ci fa sperare che ci si può ribellare ai portatori di morte.

Erano in tre, poco più che bambine. Le avevano lasciate davanti al campo profughi di Dikwa, nel Nordest della Nigeria, gremito da decine di migliaia di rifugiati. I terroristi di Boko Haram le avevano costrette a nascondere sotto le lunghe vesti le cinture gonfie di esplosivo. Le avevano portate lì la sera, ordinando di aspettare il mattino: nell’ora in cui migliaia di profughi sarebbero stati in fila per una ciotola di zuppa, in quel momento le tre dovevano farsi esplodere, per mietere più vittime. Deve essere stata una lunghissima notte, quella della quattordicenne di cui un lancio della Associated Press dalla Nigeria non fa il nome. Perché lei – chiamiamola A. – non voleva. Non voleva uccidere quella gente, fra cui, temeva, c’era forse anche suo padre. Allora durante la notte, tra i giacigli dei profughi, tra i pianti dei bambini e i lamenti dei vecchi, nell’odore greve della miseria, sussurrando, A. ha cercato di convincere le due compagne: non facciamolo, come si può ammazzare questi bambini, queste donne? Ma le compagne, come la stessa A., erano terrorizzate. Che cosa avrebbero fatto loro quelli di Boko Haram, se non avessero obbedito? Qualcosa di peggio, addirittura, che morire dilaniate dall’esplosione. Sì, deve essere stata una notte interminabile quella della fanciulla che non voleva obbedire alla morte. Nel buio, nella ressa di povera gente addormentata, quel mormorio ostinato, come una preghiera. E infine il chiarore del giorno. I profughi che penosamente si mettono in fila per ricevere una razione di cibo. Le donne con l’ultimo nato in braccio, e gli altri attaccati alle gonne. Fame, sete, vestiti laceri, piedi piagati dalle marce. Migliaia in fuga da Boko Haram. Ma non sapevano che il terrore li aveva raggiunti. Era nei volti di tre ragazzine, era nei loro occhi di docili vittime e assassine. Al mattino, dal campo di Dikwa due esplosioni laceranti. E sangue ovunque, e grida di madri impazzite, e rantoli di agonizzanti. 65 morti, centinaia di feriti. Ma, la terza esplosione non c’è stata. A. si è ribellata al suo destino, A. è scappata. Ai soldati di guardia ha consegnato la sua cintura di esplosivo. Non volevo uccidere questa gente, ha detto, non volevo rischiare di uccidere mio padre. Forse perché cercando suo padre nella folla ha ritrovato i suoi stessi occhi nelle facce di mille sconosciuti, forse per questo A. si è fermata? Nemmeno la paura della vendetta è stata più forte che quel vedere, in ogni volto, un uomo; non un nulla, non carne da macello, come pretendono i signori del terrore. All’alba, nel massacro, nel sangue, a Dikwa una bambina inerme si è fatta donna audace: riconoscendo in sé, tenace, una vita più forte della morte.
MARINA CORRADI

lunedì 15 febbraio 2016

TodaysMeet


TodaysMeet.com è un servizio completamente gratuito per ospitare discussioni via back-channel. Proverò a suggerirvi alcune modalità d'uso.
La mia prima volta con TodaysMeet è stata per una prima verifica su quanto gli alunni avessero compreso e appreso su alcune documenti che avevano dovuto leggere.
Ho sottoposto loro una questione inerente ai documenti oggetto del loro studio e ho aspettato le loro riflessioni e commenti.
E' stato un susseguirsi di osservazioni, di rimandi che facevo a questo o quell'altro alunno, di commenti e commenti sui commenti...insomma, per farla breve tutti gli alunni hanno partecipato.
La cosa positiva è che si può stampare tutta la conversazione, in modo da vedere a casa, con tutta tranquillità, il contributo di ogni alunni. Attenzione, però, a stampare o conservare il link della conversazione al momento, perché con l'iscrizione gratuita la chat room non può più essere aperta una volta usciti.
Richard Byrne nel suo blog freetech4teachers, suggerisce altre modalità d'uso di questo servizio:
- per una discussione in tempo reale durante una visione in aula di un video
- come strumento per un veloce sondaggio
- come forum per gli studenti.
Una volta che il docente ha creato la room, cioè l'ambiente in cui si può scrivere, per accedere non è richiesto l'indirizzo email.Questo ovviamente può essere un rischio perché l'alunno potrebbe entrare nella chat con il nome di un altro.
Come sempre, questi strumenti vanno usati con tutti gli accorgimenti possibili e con quelle classi che ci danno un minimo di garanzia di serietà e affidabilità.
Anche se è possibile rendere la chat disponibile per diverso tempo (da un'ora a un mese) io preferisco che gli alunni vi accedano solo per il tempo strettamente necessario, per cui il tutto va svolto in classe.

giovedì 4 febbraio 2016

mercoledì 3 febbraio 2016

Siate come Frassati!

Papa Francesco rivolge ai giovani una proposta e un invito particolare: “siate come Frassati!” e indica loro un coetaneo. Le reliquie di Pier Giorgio Frassati saranno portate a Cracovia per la Giornata Mondiale della Gioventù.

Pier Giorgio Frassati era un giovane pieno di fascino. Ben quattro papi hanno riconosciuto in lui un esempio da proporre ai giovani. Questo laureando del Politecnico di Torino testimonia che la santità è possibile per tutti, in ogni età, vivendo la vita quotidiana nell’ambiente in cui si è cresciuti.
Pier Giorgio, appassionato della montagna, con l’allegria e la sua vita attirava i suoi coetanei; l’amicizia per lui era un dono preziosissimo; tuttavia i poveri, i bisognosi, gli ammalati, erano la sua principale preoccupazione; assistendoli fu contaggiato e la paralisi infantile lo portò alla morte, all’età di soli 24 anni.
Papa Francesco nel suo messaggio per la GMG di Cracovia, che ha come tema la beatitudine della misericordia. raccomanda ai giovani di imitare Frassati: “Vorrei suggerirvi come concretamente possiamo essere strumento di questa stessa misericordia verso il nostro prossimo – scrive Papa Francesco – […]. Pier Giorgio era un giovane che aveva capito cosa vuol dire avere un cuore misericordioso, sensibile ai più bisognosi. A loro dava molto più di cose materiali: dava sé stesso, spendeva tempo, parole, era un buon ascoltatore. Serviva i poveri con grande discrezione, non mettendosi mai in mostra. […]. Pensate che un giorno prima della sua morte, gravemente ammalato, dava disposizioni su come aiutare i suoi amici disagiati. […] "
Anche Papa Benedetto XVI portava l’attenzione dei giovani verso il beato Frassati. Nell’omelia prima della GMG del 2011, che si svolgevano in tutte le diocesi del mondo, egli propose l’esempio di Pier Giorgio come un giovane pieno di gioia malgrado le prove e i dolori che sperimentava. “La sua esistenza […]fu consumata, con serenità e gioia, nel servizio appassionato a Cristo e ai fratelli. Giovane come voi visse con grande impegno la sua formazione cristiana e diede la sua testimonianza di fede, semplice ed efficace. Un ragazzo affascinato dalla bellezza del Vangelo delle Beatitudini, che sperimentò tutta la gioia di essere amico di Cristo, di seguirlo, di sentirsi in modo vivo parte della Chiesa. Cari giovani, abbiate il coraggio di scegliere ciò che è essenziale nella vita! “Vivere e non vivacchiare” ripeteva il beato Pier Giorgio Frassati!".
In un altro discorso nel dicembre del 1912, Benedetto XVI ha perfino invitato a leggere una sua biografia: "il beato Pier Giorgio ci mostra che essere cristiani significa amare la vita, amare la natura, ma soprattutto amare il prossimo.” (17 Dicembre 2012) Il fatto è che la vita di Pier Giorgio suscitava grande richiamo ancora molto prima che egli fosse proclamato beato dalla Chiesa. Mons. Giambattista Montini, futuro Papa Paolo VI, scriveva che alla domanda che si pongono i giovani: “Come essere cristiani ed essere moderni? Frassati risponde con la sua vita.” Giovanni Paolo II, senza aspettare la sua beatificazione, ancora come Card. Wojtyla nel 1977 indicava Frassati come patrono della gioventù chiamandolo “L’uomo delle otto beatitudini”; e continuava dicendo nel suo discorso alla gioventù universitaria di Cracovia: “era sorprendente la sua sensibilità verso l’uomo povero, verso i bisognosi, i malati. Forse questo è un appello particolare, una sfida al clima della nostra generazione e dei nostri tempi, tempi minacciati dall'insensibilità”. Più tardi come Papa ha pure ammesso: “anch'io nella mia giovinezza, ho sentito il benefico influsso del suo esempio e, da studente, sono rimasto impressionato dalla forza della sua testimonianza cristiana.” Egli ha perfino affidato i giovani a Frassati; nel 2001 a quelli che portavano e seguivano la croce della GMG, Giovanni Paolo II rivolse un appello appassionato: “cercate di conoscerlo! A lui affido il vostro messaggio missionario”.
 Secondo una nipote del beato Frassati, non è per caso che le Beatitudini sono state scelte come tema proprio per la GMG di Cracovia e che le sue reliquie vi siano presenti. “Si vede che San Giovanni Paolo vuole vicino a sé quello che proprio lì, nella sua Cracovia, egli nominò “l’Uomo delle Otto Beatitudini“, per farsi aiutare nel trasmettere ai giovani di tutto il mondo che la santità è possibile per tutti e che solo la rivoluzione della Carità può accendere nel cuore degli uomini la speranza di un futuro migliore."
FONTE: http://www.krakow2016.com/

lunedì 1 febbraio 2016

No ai voti, sì alla collaborazione

In tempo di scrutini vale la pena pensare la scuola in modo diverso.
Da Popotus di martedì 26 gennaio:

«[...] Care bambine, cari bambini, tra pochi giorni finisce il primo quadrimestre e presto arriveranno le pagelle. Siete un po’ in ansia di sapere com'è andata?
Sicuramente sapete già com'è andata da voi stessi ma sentite il bisogno di confrontarvi con il giudizio dei vostri insegnanti di cui avete fiducia e sapete che sanno riconoscere se il vostro percorso è stato positivo e se c’è qualcosa da migliorare. Ciò che vi preoccupa forse è il confronto con i vostri compagni, quanti nove o dieci in più ha il mio vicino di banco o quanti sgraditi “sei” ho che gli altri non hanno…
Vi do allora un piccolo suggerimento: chiedete ai vostri genitori di leggere loro la pagella e, senza svelarvi i voti, dirvi solo dove siete stati bravi e dove c’è qualcosa da migliorare; poi andate dal vostro insegnante, ditegli che volete migliorare e fatevi dare dei consigli per studiare meglio. L’arrivo della pagella in fondo non è un momento di competizione ma un’occasione per cercare di migliorare e mettere a frutto tutti i propri doni e capacità. Vi sentirete più tranquilli e crescerà in voi la voglia di apprendere e con questa anche i risultati scolastici e la voglia di andare a scuola la mattina.
Nella Scuola del Gratuito insieme alla pagella con i voti, che leggono solo i genitori, diamo una lettera personale diversa per ogni allievo dove ci sono scritte tante cose che servono a crescere. Questa ad esempio è la lettera scritta a Mario: «Caro Mario, sei simpatico, allegro, vivace e curioso. Ti piace moltissimo la matematica e si vede: sei velocissimo nei calcoli, nelle operazioni, nelle tabelline e intuisci con facilità anche concetti difficili. In generale mi sembra che tu venga a scuola più volentieri dell’anno scorso e sei più attento e concentrato. Leggi bene in generale anche se fai un po’ fatica con la punteggiatura, ma sei molto migliorato da quando fai i tuoi esercizi. Sei più autonomo e termini il tuo lavoro nei tempi stabiliti. Con i compagni sei sempre corretto, sai ascoltare, accogliere e sei tollerante nelle tensioni che e a volte capitano in classe. Sai lavorare in gruppo e aiutare anche chi è in difficoltà. Mi piacerebbe che intervenissi di più, che esprimessi il tuo pensiero. Provaci per favore e non ti preoccupare di sbagliare, perché sbagliare serve a migliorare». Cosa ne dite, piacerebbe anche a voi ricevere una pagella così nei prossimi giorni? Può servire secondo voi a imparare meglio e venire a scuola più sereni? [...]
Il maestro Ferdinando»

Cliccando sull'immagine potrete scaricare alcuni esempi di lettere che nella Scuola del Gratuito vengono consegnate insieme alle pagelle.


giovedì 28 gennaio 2016

La ragazza con il palloncino

Una toccante animazione realizzata da Banksy, famoso street artist, a sostegno di tutte le vittime del conflitto in Siria.

mercoledì 27 gennaio 2016

Il campo di Auschwitz visto da un drone

Un video realizzato con un drone per la BBC mostra il campo di concentramento Auschwitz-Birkenau visto dall'alto. Sono passati 70 anni da quando venne liberato dalle truppe sovietiche. Il campo costruito in Polonia è dal 1979 patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Auschwitz fu il più grande campo di concentramento costruito dai tedeschi nella seconda guerra mondiale. Durante la sua attività, dal 1940 al 1945, più di un milione di persone (di cui la maggior parte ebrei) morirono al suo interno.

martedì 26 gennaio 2016

Il giorno della memoria: risorse didattiche

Dalla De Agostini Scuola 15 risorse didattiche per affrontare e discutere in classe alcuni aspetti della Shoah.
Cliccare qui.



giovedì 14 gennaio 2016

I bulli non sanno litigare

Dalla lettura del racconto della torre di Babele abbiamo colto l'aspetto inquietante del progetto di quel popolo. Come anche la canzone di Bennato "La torre di Babele" bene evidenziava, l'obiettivo di quella gente non era l'unità, ma il dominio del mondo. La semplificazione violenta che ha accompagnato e accompagna quelle ideologie che pretendono l'uniformità di pensiero, di religione, di lingua (pensiamo non solo all'Isis dei giorni nostri, ma anche alle pretese dei tanti che nelle storia hanno voluto imporre un' idea di popolo e nazione non inclusiva, ma che discriminava, escludeva, perseguitava il "diverso"), qualche volta, in forme ovviamente meno invasive e violente (ma non per questo meno pericolose), la viviamo all'interno dei nostri gruppi. Il paragone può sembrare forzato, ma è che alcune dinamiche che caratterizzano le ideologie "aggressive" sono molto simili a quelle che possiamo vivere nella realtà di tutti i giorni. Insomma, per farla breve e senza alcuna pretesa di scientificità, il bullismo può spiegare anche alcune pagine dei nostri libri di Storia.
Non prendetemi per folle, ma la provocazione che è alla base di queste mie osservazioni, ha l'obiettivo di ragionare sul fatto che l'essere umano potrebbe riproporre nelle scelte di portata nazionale o internazionale quello che vive nella quotidianità. Una persona equilibrata, serena nei rapporti con se stessa e con gli altri, libera da pregiudizi e condizionamenti, penso che si porrà di fronte alla vita e ai problemi che essa pone, in modo altrettanto equilibrato, sereno e libero.
Abbandoniamo le teorizzazioni più o meno fantasiose e torniamo alla vita quotidiana.
Quali sono, allora, le dinamiche che mette in atto il bullo? 
Vi propongo un articolo riportato da una rivista (Conflitti) di un esperto di bullismo, seguito da alcune domande che ci aiutano a ragionare su quali dovrebbero essere le caratteristiche di un gruppo che diventa risorsa per combattere il bullismo.
Mi piacerebbe che dal confronto che ne seguirà riuscissimo a cogliere quanto abbiamo bisogno di riscoprire un'idea di gruppo/comunità come occasione per crescere in umanità, e non come luogo dell'esclusione, della chiusura, degli interessi egoistici. 

martedì 12 gennaio 2016

Vocazione e progetto di vita

Etty Hillesum scriveva: «La vita è difficile ma non è grave: dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà da sé» (Diario, 1940-1943 p.127).
Ci siamo chiesti cosa volesse dire e tutti abbiamo concordato nel sostenere - riprendendo le parole di Pier Giorgio Frassati - che «non dobbiamo vivacchiare, ma vivere».
Che differenza tra questi personaggi e il "terrorista piccolo piccolo" dell'articolo di Gramellini!
Una vita "contro", quella di  chi sceglie la violenza e la morte, una vita "con" quella di Pier Giorgio e di Etty.
Un altro aspetto che ci ha colpito dei due personaggi che ho proposto è stato la loro capacità di amare.
Etty scriveva che «Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso; se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo; se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. E' l'unica soluzione possibile. E' quel pezzettino d'eternità che ci portiamo dentro».
Pier Giorgio vive la sua vita nell'amore verso Dio e per i poveri, cui dona tutto se stesso.
Cos'è allora che ci rende veramente umani? E' proprio questa capacità di amore.
Dice papa Francesco:
«Amare il prossimo facendoci noi stessi prossimo è ciò che ci costituisce come persone. Riconoscere l'altro come nostro simile non ci 'dà' nulla, ma ci rende esseri umani. Soltanto così potremo essere una vera comunità di uomini e non un'orda di bestie» (dal libro "E' l'amore che apre gli occhi", Rizzoli).
Si potrebbe allora dire che il progetto di vita che abbiamo da realizzare sia proprio questo: amare. L'amore è vittoria sull'egoismo, è, come leggiamo nel nostro libro di testo, il progetto di vita che ci fa conoscere la verità e rende liberi.
Vi propongo una scheda su cui lavorare. A scuola avremo modo di confrontarci.
Buon lavoro!

giovedì 7 gennaio 2016

L'attesa messianica

Una presentazione in ppt per comprendere quali erano le caratteristiche del messia atteso ai tempi di Gesù. Ragazzi di prima, adesso tocca a voi: raccogliete informazioni per condividerle a scuola.

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domenica 3 gennaio 2016

Ludus: l'app per imparare il latino

L'ho scoperta qualche giorno fa e vi assicuro che è divertente e istruttiva. Mi riferisco a Ludus, una app per smartphone e tablet che trasforma l’analisi logica, che è alla base di ogni traduzione, in un videogioco. L’ideatore è Gianluca Sinibaldi, un ex studente liceale che con le versioni di latino non era mai andato molto d’accordo. L'app, disponibile per Android e iPhone, è completamente gratuita e senza pubblicità, e se sbagliamo l'esercizio non c'è da preoccuparsi perché appare il consiglio per correggerlo. Perché non mettersi in gioco, allora?

 

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