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giovedì 12 ottobre 2017

Il racconto del peccato originale: esegesi del cardinale Ravasi

Quante banalità sul racconto del peccato originale. Una lettura frettolosa e superficiale ci impedisce di coglierne il senso. Vi propongo, ragazzi del secondo sportivo, che state riflettendo su questo tema, l'esegesi del cardinale  Ravasi.
[...] Prima di passare alla seconda tavola (ndr vedi post per il IV Liceo), destinata a dipingere lo scardinamento di questo progetto pensato da Dio per la sua creatura più alta, è necessario esaminare il legaccio che tiene insieme le due tavole. Si tratta di un simbolo vegetale, quell'«albero della conoscenza del bene e del male» (2,9.17) del tutto ignoto ai botanici. Siamo, infatti, in presenza di un albero non fisico, ma metafisico.
Nella Bibbia il simbolismo vegetale rimanda spesso alla sapienza divina e umana e vuole rappresentare un progetto di vita. L’albero della Genesi è, poi, collegato con la conoscenza, cioè con l’adesione piena, «del bene e del male », che sono i due estremi della moralità. Siamo, dunque, di fronte alla morale manifestata all'uomo e simboleggiata nell'albero vivo che si ramifica nel cielo dell’armonia del giardino dell’Eden. L’uomo afferra il frutto di quell'albero cercando di possederlo.
Il gesto ha un netto significato, decisivo per comprendere il 'peccato originale', anzi, ogni peccato o, se si preferisce, la radice velenosa di ogni delitto, secondo le Scritture. L’uomo, violando il comandamento divino, vuole decidere autonomamente quale sia il bene e il male e rifiuta di riceverli codificati da Dio. L’uomo sceglie di essere lui stesso l’arbitro della morale, respingendone ogni definizione trascendente. Boccia, così, il progetto di Dio. Questa è la radice ultima del peccato, di ogni peccato, l’origine stessa del peccato, è il peccato nella sua struttura radicale di orgoglio, di hybris, di sfida, di «essere come Dio conoscitori del bene e del male» (3,5). Suo sbocco è la morte, intesa nel suo senso 'simbolico', ossia globale, fisico-spirituale – la terminologia usata, in ebraico ( môt tamût, «certamente morrai») è quella tipica della condanna per la violazione della legge sacra –, è la separazione dal Dio della vita fisico-spirituale. […]
Grande e drammatica qualità, la libertà dell’uomo è un ritirarsi di Dio ancor più arduo del suo ritrarsi dalla creazione per lasciarle spazio e consistenza. Egli non vuole avere davanti a sé solo stelle che obbediscono a meccaniche celesti o stagioni che rispondono a ritmi obbligati o animali che seguono istinti in loro impressi. Vuole avere un rischioso interlocutore, pronto a rispettarlo nelle sue follie, anche se non a giustificarlo o ignorarlo. […]
Dio non ha incatenato tutte le potenzialità della libertà, ha solo voluto definire i valori morali sui quali esercitare la libertà (l’albero della conoscenza del bene e del male). È ciò che sa bene la donna, e lo attesta in modo esplicito nella sua replica al serpente (3,2-3). Ma, aperto il varco, il serpente fa balenare la possibilità di rompere ogni legame, di sfidare Dio anche sull'unico, fondamentale comandamento. Il precetto divino viene maliziosamente presentato come un’assurda e ostile gelosia nei confronti dell’uomo: «Dio sa che […] si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscitori del bene e del male» (3,5). È questa una perfetta definizione del peccato in senso teologico: è un atto di ribellione in cui l’uomo si sostituisce a Dio, arrogandosi la sua sapienza, la sua divinità, la sua signoria sul bene e sul male.
La lettura dei primi tre capitoli fondamentali della Genesi rivela che la Bibbia guarda alla fragile libertà umana con un certo pessimismo. Non c’è, dunque, speranza per l’autore della Genesi? No, la catena della maledizione può essere interrotta e ciò accadrà quando Dio stesso, deluso della sua creatura, ma non disperato di riportarla nel giardino perduto, deciderà di ritornare in scena, scegliendo un uomo, Abramo, come nuovo interlocutore.
La storia di Abramo, infatti, comincia con la radice verbale ebraica della benedizione, brk, ripetuta per ben cinque volte: «Ti benedirò – dice il Signore ad Abramo – tu stesso diventerai una benedizione, benedirò coloro che ti benediranno […] e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (12,2-3). Sorge ormai l’alba della storia della salvezza.

mercoledì 11 ottobre 2017

Il racconto della creazione dell'uomo

Ho trovato questa esegesi del cardinale Ravasi che ho pensato di proporre a voi, ragazzi del Liceo Sportivo. E' una chiave di lettura dei racconti che troviamo nei primi tre capitoli di Genesi che può aiutarci a capire i temi che stiamo affrontando.
Per voi, ragazzi del quarto, sarà l'occasione per comprendere che il racconto della creazione non ha nessuna pretesa scientifica, ma è un testo liturgico, che appartiene alla tradizione Sacerdotale. Voi, invece,  ragazzi del III vi potrete trovare spunti per una chiave di lettura del rapporto uomo-donna.
Prima di addentrarci nel brano di Gen 1, vi propongo un video.


[...] la narrazione del capitolo 1 della Genesi colloca,la creazione dell’uomo al vertice, in un sesto, estremo giorno creativo, come ottava, suprema opera divina.
L’uomo entra dunque in scena come apice della creazione, dopo una solenne dichiarazione divina pronunziata nel plurale maiestatico: «Facciamo l’uomo secondo la nostra immagine, come nostra somiglianza, affinché possa dominare sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame e sulle belve della terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra» (1,26).
È quasi la nomina di un vicario del potere di Dio, di un viceré planetario delegato dallo stesso Creatore che in lui ha posto un sigillo divino: l’uomo, infatti, è «immagine» di Dio, è la rappresentazione più 'somigliante' di Dio che si possa concepire.
Ma ecco che questa creatura così nobile e alta sta per svelare anche il suo volto satanico segreto.
È ciò che che viene presentato nel secondo racconto della creazione, giustapposto dal redattore finale della Genesi al primo: sono i capitoli 2-3, attribuiti alla cosiddetta 'Tradizione Jahvista', una corrente teologica più arcaica di quella 'Sacerdotale' presente nel capitolo 1 (il termine 'Jahvista' deriva dal nome divino specifico JHWH).
Queste due pagine sono costruite a dittico, ma con tavole dalle tonalità opposte, policroma e luminosa quella del capitolo 2, oscura e tragica quella del capitolo 3. Entrambe sono dipinte seguendo tre registri paralleli che descrivono in modo sceneggiato le tre relazioni fondamentali che legano l’uomo alla trascendenza (Dio), al cosmo (materia e animali), al suo simile (la terra).
Fermiamoci innanzitutto davanti alla prima tavola 'paradisiaca' (è, infatti, immersa in un giardino fiorito, popolarmente detto 'paradiso terrestre', anche se nell'originale biblico si usa solo il termine 'giardino') e scorriamo i tre registri.
In quello superiore ci pare quasi di trovare l’indimenticabile scena michelangiolesca della creazione di Adamo affrescata sulla volta della Sistina. Ma qui, tra il Creatore e l’uomo, non corre la linea dei due indici che s’incontrano, bensì un filo di respiro comune.
 Nella materialità limitata e caduca dell’uomo (la «polvere del suolo») corre una nishmat-hajjim, di solito tradotta come «alito di vita» (2,7). In realtà quell'alito non è il respiro vitale o 'spirito' ( rûah), posseduto anche dagli animali. È, secondo la Bibbia, una realtà posseduta solo da Dio e dall'uomo, «una fiaccola divina che scruta tutti i segreti del cuore » (Proverbi 20, 27). Si tratta, quindi, della capacità di penetrare i misteri della coscienza, è la sorgente della morale e dell’autocoscienza.
Procediamo e scopriamo il secondo registro della tavola della creazione dell’uomo. Appare, dopo quella che lo lega a Dio, la seconda relazione che vincola l’Adamo-Uomo alla realtà esterna. Egli non guarda solo verso l’alto, ma anche verso il basso, verso quella materia da cui proviene. Egli sente una specie di fraternità con la terra e gli animali.
Quel «coltivare e custodire » il giardino dell’Eden (2,15), quel cibarsi di frutti (2,16), quell'imporre il nome alle bestie (2,1920) sono la rappresentazione dell’homo faber, cioè del lavoro e della conoscenza che permettono all'umanità di penetrare e di insediarsi nel creato, in una convivenza nobile e 'signorile'.
Eppure l’uomo lavoratore e scienziato, giunto al tramonto della sua giornata di lavoro e di studio si sente ancora incompleto. L’ominizzazione piena si compie nel terzo registro della tavola del capitolo 2, con l’ultima relazione. L’uomo ora guarda di fronte a sé, cercando «un aiuto degno di lui» (2,18.20): l’originale ebraico ( kenegdô) letteralmente evoca una realtà che stia 'di fronte', cioè un 'partner'. È il legame col prossimo, con l’altra creatura umana in cui specchiare i propri occhi, in cui versare il proprio dolore e la gioia, con cui condividere ansie e speranze. Questo legame è tipizzato nell'unione d’amore con la donna (2,21-25), raffigurata attraverso due simboli.
Il primo è quello della 'costola'. In sumerico l’ideogramma ti significa contemporaneamente 'costola' e 'vita, vivente'. Il senso dell’immagine, al di là delle banalità dette e scritte al riguardo, è quello della solidarietà 'carnale' e quindi esistenziale tra i due, l’uomo e la donna. [...]«Questa volta è osso dalle mie ossa e carne dalla mia carne!».
Il secondo simbolo è, invece, di tipo linguistico. Si gioca, infatti, sull'assonanza tra 'ish, 'uomo, maschio' e 'isshah 'donna' [...]  creando così la suggestione della complementarità nell'unità dello stesso essere, della diversità sessuale nell'identità della realtà umana.
«La si chiamerà ’isshah perché da ’ish è stata tratta» (2,23). L’uomo e la donna sono dunque, secondo la Genesi, «una sola carne» (2,24) sia nell'atto fisico d’amore, sia nella dimensione esistenziale e umana, sia infine – come spiegava un famoso esegeta tedesco, Gerhard von Rad – nel figlio che da loro nascerà, unica carne di due persone. [...]
La prima tavola del nostro ideale dittico ha disegnato nei suoi tre registri la triade fondamentale delle relazioni umane nella versione codificata soprattutto dalla letteratura sapienziale: il rapporto uomo-Dio, uomo-cosmo, uomo-uomo.


lunedì 9 ottobre 2017

Le religioni monoteiste

Completo l'itinerario che ci sta portando, cari alunni di terza media, alla scoperta delle religioni, con le religioni monoteiste. L'ordine procede dalla più recente alla più antica.

ISLAM 



CRISTIANESIMO




EBRAISMO

 

Come approfondimento per le riflessioni che stanno scaturendo dal vostro lavoro, vi lascio le parole tratte dal documento Nostra Aetate, dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane.

La religione musulmana 
3. La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno. Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.

La religione ebraica 
4. Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti. [...]
Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo.

venerdì 6 ottobre 2017

Quel tempo infinitamente piccolo

L'origine dell'universo è una questione veramente affascinante. Che si pensi ad un intervento divino o ad un disegno intelligente, o al puro caso, è certamente un interrogativo che ci scuote.
Mentre se ne parlava ieri a scuola con i ragazzi del IV Liceo Sportivo, mi sono ricordata di Planck e del suo 10-43   secondi.
Di che si tratta? Provo a spiegarvelo.

L'universo si espande, cari ragazzi.
A scoprirlo fu Hubble, astronomo americano (1889-1953) che così dette il colpo mortale a una convinzione plurisecolare, che cioè il cosmo fosse immobile. Se l’universo si espande, vuol dire che, se riavvolgessimo mentalmente all'indietro questa espansione, come si fa con una pellicola cinematografica rivista dalla fine all'inizio, si dovrebbe arrivare ad una contrazione. Fu più o meno questo il ragionamento che portò Georges Lemaître, prete cattolico e astrofisico belga, ad intuire che doveva esserci un punto da cui tutto era iniziato. Quel punto di inizio, che per Lemaître non poteva che essere Dio, fu chiamato da Fred Hoyle "Big Bang". Un punto che, all'improvviso, iniziò a dilatarsi, dando vita a un’espansione che continua ancora oggi e che ci racconta che l’universo ha una storia.
La ragione che portò quel punto, che conteneva un’infinita energia, a dilatarsi, a farsi materia e a dare origine ai costituenti dell’universo, non è ancora ben chiara. La fisica suggerisce  ipotesi e tante domande: cos'è, realmente, il Big Bang? cosa c’era prima di questo “punto”? che fine farà questa espansione?
Noi sappiamo l'età di questo universo (13,7 miliardi di anni) ma non riusciamo ancora a decifrarne l'inizio. Siamo arrivati ad un attimo prima del Big Bang e sappiamo anche quando comincia quest'attimo: 10-43 secondi. Vi rendete conto? E' un tempo infinitamente piccolo (provate a dividere un secondo per miliardesime di miliardesime di miliardesime volte!).
Questo tempo che è stato calcolato da Planck (1858-1947) è come un muro che, al momento, non riusciamo ad oltrepassare. Che successe prima? Perché un prima, per quanto sia un tempo infinitamente piccolo, esiste.
Questo tempo di Planck ci interroga, stuzzica, lascia interdetti, soprattutto chi, come me, non capisce un'acca di questa fisica "strana" (per quanto anche quella più "tradizionale" sia ormai diventata per me un ricordo nebuloso!).
Ci fa certo strano pensare che un tempo così insignificante e impercettibile sia invece così ricco di significati. In quella frazione di tempo gli eventi sono quantistici ed il tempo non è quello che conosciamo: non è ancora distinto dallo spazio, non scorre, non prosegue inesorabile come una freccia, non è lineare come lo misuriamo coi nostri orologi. In questo tempo di cui parla Planck, in questa frazione di 10-43 secondi, può essere successo di tutto!
[Liberamente adattato da http://www.ilfoglio.it/gli-inserti-del-foglio/2015/06/29/news/cosi-la-fisica-spiega-linspiegabile-origine-delluniverso-85225/]

giovedì 5 ottobre 2017

Le religioni dell'Oriente

Un contributo per il lavoro dei ragazzi di terza media: alcuni video sulle religioni dell'Oriente e alcune riflessioni secondo il punto di vista cristiano-cattolico.

Buddismo
 
Induismo


Shintoismo




dalla Nostra Aetate 2


[...] Così, nell'induismo gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia; cercano la liberazione dalle angosce della nostra condizione sia attraverso forme di vita ascetica, sia nella meditazione profonda, sia nel rifugio in Dio con amore e confidenza.
Nel buddismo, secondo le sue varie scuole, viene riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole e si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi o con l'aiuto venuto dall'alto. Ugualmente anche le altre religioni che si trovano nel mondo intero si sforzano di superare, in vari modi, l'inquietudine del cuore umano proponendo delle vie, cioè dottrine, precetti di vita e riti sacri. La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. [...]

Paolo VI ai rappresentanti dello shintoismo, Roma, 26 febbraio 1975

[...] Noi riconosciamo ed apprezziamo i valori di religiosità e di moralità che la vostra religione ha trasmesso nel corso della storia alla cultura e alla civiltà giapponese. In particolare ci piace ricordare il vostro impegno per la sincerità e la purezza del cuore e il vostro ideale di vivere in armonia con gli uomini e con la natura. Desideriamo estendere questo saluto e apprezzamento sincero a tutta la Comunità shintoista. Questo incontro è espressione dell’impegno della Chiesa cattolica di promuovere le relazioni e il dialogo con le religioni per una migliore comprensione reciproca e una amichevole collaborazione in vista della pace e dello sviluppo dei valori spirituali e morali tra gli uomini. [...] 

martedì 3 ottobre 2017

JHWH: il nome impronunciabile



Quando Mosè chiede il nome a Dio, la risposta non è una parola, ma una frase ebraica, «io sono colui che sono» (cfr. Es 3,13-14).
Questo nome viene anche indicato come "tetragramma" biblico o sacro, dal greco τέτρα, tétra ("quattro") e γράμματον, grámmaton ("scrittura, lettera"), essendo composto dalle quattro lettere ebraiche yod, he, waw, he.
Per rispetto era (ed è) considerato impronunciabile dagli Ebrei e perciò nella lettura sostituito con il generico Adonày, “Signore”.
Solo il sommo sacerdote, nel Giorno del Kippur, poteva pronunciare questo nome, così come i sacerdoti, durante speciali benedizioni.
Qual è l'esatta pronuncia di questo nome?
Dato che nella lingua ebraica non si scrivono le vocali, il tetragramma biblico è costituito unicamente da consonanti; ma poiché esso non viene mai pronunciato (e non lo è da duemila anni, da quando cioè il Tempio andò distrutto nel 70 d.C.), non è certo quale sia la corretta pronuncia di questo nome sacro.
La quasi totalità degli studiosi contemporanei concorda nell'ipotesi che la corretta pronuncia fosse "yahwèh" (יַהְוֶה), come attestata nell'antichità dagli scrittori greci cristiani Epifanio di Salamina e Teodoreto di Cirro (i quali riportano le grafie omofone Ἰαβε e Ἰαβαι), e in epoca moderna ricostruita da Wilhelm Gesenius nel 1840.
L'opzione "yehowah", donde l'italiano "Geova", deriva dai Masoreti che aggiunsero alle quattro consonanti le vocali del termine Adonài, per evitare che potesse essere pronunciato in altro modo.

lunedì 2 ottobre 2017

Il volto di Dio: proposta per il IV Liceo Sportivo

Qual è il Dio in cui crediamo? Una proiezione delle nostre idee? Oppure un'entità non meglio definita che può essere anche molto distante da quel Dio che ci hanno "raccontato" fin da quando eravamo piccoli?
La classe si divide: chi propende per una versione chi per l'altra.
"Però prof - fa uno - lei mi deve spiegare 'sta storia dell'uomo immagine di Dio. Non ce l'ho ben chiara". Aggiunge un altro: "Io, prof, sull'origine del mondo, credo alla scienza. Non penso proprio che la religione abbia ragione".
Si è accesa una curiosità, la voglia di vedere dove si va a parare.
Ecco ragazzi la mia proposta, aperta comunque ai vostri suggerimenti e ad altre domande.
PS: Grazie della partecipazione e dell'attenzione che mi avete regalato. Continuate così!

giovedì 28 settembre 2017

L'adolescenza come tempo di sfide: proposta per il terzo liceo sportivo

Ricordo la mia adolescenza come un tempo di grandi domande e interrogativi. E' stato anche un tempo di grandi sogni e ideali, pur nell'incertezza di quello che ero e che sarei voluta diventare. Io non so se per gli adolescenti di oggi sia la stessa cosa ma, credo, come dice anche il prof D'Avenia, che l'adolescenza è un tendere a qualcosa: «movimento di ascesa da sé a se stessi, per un impeto scritto nella carne e nello spirito, di cui non si è padroni e per questo paralizza» (da La Stampa, 18 giugno 2015). L'adolescenza è quindi un tempo di sfide. Lascio la mia proposta per i ragazzi del terzo sportivo.
 

mercoledì 27 settembre 2017

Il problema del male: la proposta per il secondo liceo sportivo

Per costruire un'identità libera e responsabile dobbiamo avere il coraggio di affrontare questioni scomode che ci interrogano e provocano. E' facile addossare la colpa del male sugli altri, ma noi, come ci poniamo di fronte alle scelte? Il bene comune è qualcosa di cui teniamo conto o prevale solo il proprio interesse e appagamento? Facciamo i conti con la nostra coscienza o preferiamo soffocarla sotto facili pretesti? Possiamo pensare a dei valori e principi assoluti o è bene tutto quello che ci fa comodo o che la maggioranza decide come tale? Abbiamo mai pensato che la libertà, quella vera, richiede fatica e coraggio e, soprattutto l'impegno per costruire il bene? Queste sono le domande che fanno da cornice al percorso di apprendimento proposto.

lunedì 25 settembre 2017

La prima proposta per la classe terza: Credenti in dialogo

Come sviluppare un'identità capace di accoglienza, confronto, dialogo?
Credo che senza conoscenza non ci possa essere né accoglienza né dialogo. L'ignoranza crea muri e i preconcetti ostacolano l'incontro.
Questa proposta didattica vuole sollecitare negli studenti delle classi terze un atteggiamento di curiosità verso le diverse religioni in un'ottica di accogliente confronto e dialogo. I documenti con cui i ragazzi si confronteranno offriranno l'occasione per scoprire che ci si può accogliere nonostante le differenze. La via della pace è possibile anche tra i credenti delle diverse religioni.

sabato 23 settembre 2017

La prima proposta per la classe seconda: Tempi e luoghi dell'incontro con Dio

Nei nostri paesi sono ancora vive diverse tradizioni religiose: la festa del patrono, la processione del Venerdì Santo, Presepi viventi e altro ancora. La religiosità della gente della nostra terra è anche espressa dalle tante chiese presenti nel territorio e che oggi, purtroppo, per la maggior parte sono chiuse, quando non crollate, a causa del terremoto dell'anno scorso.
Le persone, anche quando sono lontane dalla pratica religiosa, provano attaccamento per questi luoghi e per queste tradizioni. Fanno parte della cultura in cui sono cresciuti.
Luoghi di culto e tradizioni religiose si trovano in ogni parte del mondo e in ogni epoca storica. Gli esseri umani hanno espresso ed esprimono così il loro legame con il divino.
Questa proposta didattica vuole offrire un contributo alla conoscenza del luoghi di culto e dei riti, in particolar modo delle religioni monoteiste, in un'ottica di rispetto e dialogo. L'ignoranza è la radice di ogni incomprensione e chiusura.

venerdì 22 settembre 2017

La prima proposta didattica per la classe prima: il nome di Dio

Con questa proposta didattica vorrei aiutare gli alunni a riflettere sulla necessità del rispetto dell'altro per una convivenza civile, pacifica e solidale. Non si può utilizzare il nome di Dio per giustificare alcun tipo di violenza o imposizione. Il primo comandamento dà il divieto di strumentalizzare, manipolare il nome di Dio per ragioni che vanno contro Dio e contro l'uomo: ecco perché la violenza nel nome di Dio è una bestemmia.
Tanto nel Cristianesimo, come nell'Islam Dio è presentato come misericordioso, clemente, pietoso. Compito dei credenti è allora presentare questo volto di misericordia nel loro impegno per la pace, il dialogo, la fraternità. Generando misericordia nei comportamenti di ogni giorno ogni uomo o donna di buona volontà realizza la propria umanità e come credente testimonia di essere veramente vicino a Dio.

giovedì 21 settembre 2017

Togliere l'opaco dagli occhi dei nostri alunni

Bella sfida per noi insegnanti riuscire a infondere passione negli studenti! Bella sfida interessarli, suscitare in loro il desiderio di imparare.
 A volte (anche molte volte) mi sento del tutto inadeguata, ma se non fosse per questa speranza (risvegliare anche in uno solo di loro questo desiderio) non potrei fare questo "mestiere".
L'ottimismo dovrebbe essere esercizio quotidiano per un insegnante. Altrimenti l'opaco rimane nei nostri occhi e in quelli degli alunni.
Che il Signore mi doni oggi, ed ogni giorno, uno sguardo luminoso e pieno di calore per sciogliere le nebbie dagli occhi degli alunni che mi sono stati affidati. Amen.

mercoledì 20 settembre 2017

La proposta 2017/2018 per le classi del Liceo Sportivo

La proposta di questo anno scolastico per le tre classi del Liceo Sportivo.

Secondo Liceo


Terzo Liceo

   

Quarto Liceo

lunedì 18 settembre 2017

Non fate cose "terra terra"

Per me è sempre motivo di gioia incontrarmi con i giovani. In questo giorno vi dico: per favore, tenete viva la gioia, perché è segno del cuore giovane, del cuore che ha incontrato il Signore. E se voi mantenete viva questa gioia con Gesù, nessuno ve la può togliere, nessuno (cfr Gv 16,22)!
Ma, nel dubbio, vi consiglio: non lasciatevela rubare, abbiate cura di tale gioia che tutto unifica nel sapersi amati dal Signore. Perché, come abbiamo detto all'inizio, Dio ci ama… com'era? (rispondono: «Dio ci ama con cuore di Padre»). Di nuovo! («Dio ci ama con cuore di Padre”). E questo è il principio della gioia. Il fuoco dell’amore di Cristo rende traboccante questa gioia ed è sufficiente per incendiare il mondo intero.
Che cosa dunque potrebbe impedirvi di cambiare questa società, come volete fare? Non temete il futuro! Osate sognare grandi cose! A questo grande sogno, oggi vi voglio invitare. Per favore, non fate cose “terra terra”, no: volate in alto e sognate grandi cose! Voi giovani avete una speciale sensibilità per riconoscere la sofferenza degli altri; è interessante: voi vi rendete conto subito. Il volontariato del mondo intero si nutre di migliaia di voi che siete capaci di mettere a disposizione il vostro tempo, di rinunciare alle vostre comodità, a progetti centrati su voi stessi, per lasciarvi commuovere dalle necessità dei più fragili e dedicarvi a loro. Ma può anche succedere che siete nati in ambienti dove la morte, il dolore, la divisione sono penetrate tanto a fondo da lasciarvi quasi nauseati e come anestetizzati dal dolore: per questo vi voglio dire: lasciate che le sofferenze dei vostri fratelli colombiani vi facciano muovere! E aiutate noi anziani a non abituarci al dolore e all'abbandono. Abbiamo bisogno di voi, aiutateci a non abituarci al dolore e all'abbandono.
Papa Francesco ai giovani di Bogotà (settembre 2017)

sabato 16 settembre 2017

Una canzone per cominciare: Io credo

Ci sono canzoni che mi fanno nascere il desiderio di condividerle con gli alunni perché offrono spunti di riflessione su cui potersi confrontare. "Credo", cantata da Giorgia, è una di queste.
Il testo parla del coraggio della fede, della possibilità di far sì che i dolori non ti annientino ma ti aiutino a crescere (rivelando a te stesso chi sei veramente), dell'amore verso cui tutti tendiamo e che dà senso alla vita.
L'uomo è per sua natura credente perché, indipendentemente che si riconosca in una religione o meno, vive la sua vita all'insegna della fede: nelle relazioni con gli altri, nell'amicizia, nell'amore, nella possibilità di farcela.... La fede, in un certo senso, è una delle modalità di conoscenza che caratterizza noi umani e che ci dà la forza di andare avanti.
Penso che questa canzone possa essere di buon auspicio per l'anno che ci attende. La fiducia che nutriremo gli uni negli altri sarà l'ingrediente indispensabile per un buon rapporto tra di noi e per aprirci ad un sapere, quello religioso, che ci permetterà di guardare al mondo con meno superficialità e più passione. La passione che solo un "credo" può dare.



Il testo della canzone

Cancellerò il passato
per non tornare indietro
Mentre riguardo in uno specchio i segni di chi ero
È il tempo del risveglio
risalgo dal profondo
Dopo aver fatto a pugni con me stessa credo

E credo nelle lacrime
che sciolgono le maschere
credo nella luce delle idee
che il vento non può spegnere

Io credo in questa vita, credo in me
Io credo in una vita, credo in te
Io credo in questa vita, credo in me

Credo nell'universo
nascosto in uno sguardo
Nella magia del tempo
che scandisce un cambiamento
E resterà il ricordo
ma non sarà un tormento
Dopo aver fatto un patto
col mio ego credo

E credo nelle lacrime
che sciolgono le maschere
Credo nella luce delle idee
Che il vento non può spegnere

Io credo in questa vita credo in me
Io credo in una vita credo in te
Io credo in questa vita credo in me
E credo in un amore che
Vince sempre sulle tenebre
Io credo in una vita credo in te

Sono consapevole
Che non cambiano le regole
Ma credo in un amore che
Vince sempre sulle tenebre

Credo ancora in un bacio che parte
E il cuore che batte
Uomini e macchine
L’inizio e la fine
La vita e la morte
Ancora rinascere
Come le stelle
Tra l’arte il disordine
E un giro di anime
Siamo satelliti
Intorno all'amore
Intorno all'amore
Credo

E credo nelle lacrime
che sciolgono le maschere
Credo nella luce delle idee
Che il vento non può spegnere

Io credo in questa vita, credo in me
Io credo in una vita, credo in me
Io credo in questa vita, credo in te

venerdì 15 settembre 2017

L'augurio ai miei studenti per questo nuova anno scolastico

Se non trovate bellezza a scuola siete per metà spacciati, perché passerete la metà delle vostre ore di veglia dietro a banchi e libri, e saranno ore sprecate, buttate via, nell'età vostra fatta per sperare oltre ogni speranza, con un eccesso che è tipico dell’adolescenza.
Un ragazzo, stufo della noia a cui lo costringeva l’ambiente in cui era cresciuto, sentendosi chiamato a grandi cose, decise di scappare di casa e scrisse una lettera a suo padre in cui diceva: “Preferisco essere infelice che piccolo, e soffrire piuttosto che annoiarmi”. La fuga fallì, ma rimase la sostanza di quella ribellione che lo portò a diventare il nostro più grande poeta moderno: Giacomo Leopardi. Questo vi auguro per quest’anno, essere disposti a rispondere a quella chiamata al compimento piuttosto che annoiarvi, affrontando anche difficoltà e fatiche pur di non accontentarvi di una vita piccola, piena di alibi e vittimismo.
Quando sentirete il vostro nome all'appello del primo giorno di scuola, ricordatevi che siete lo strumento indispensabile, qualsiasi esso sia, di un’orchestra chiamata a suonare lo spartito del futuro.
Tratto da A. D'Avenia, Lettera ai ragazzi che cominciano un nuovo anno scolastico

lunedì 11 settembre 2017

Il cono dell'apprendimento

Quando chiedo agli alunni come studiano, la risposta è sempre questa: "Leggo e ripeto". Alcuni aggiungono altri particolari, tipo: "Leggo e ripeto tre volte". Se chiedo, "perché tre e non due o otto", mi rispondono che è la mamma o la maestra o il professore ad averlo suggerito. Qualcun altro inserisce, tra il leggere e il ripetere, "sottolineo" e qualcun altro ancora "cerco di capire".
A farla breve, la risposta può anche essere personalizzata ma si basa, purtroppo, su una strategia poco efficace, come, riprendendo la metafora del libro che sto leggendo (M. Salvo, Studiare è un gioco da ragazzi, Gribaudo), pensare di dipingere una stanza utilizzando dei pennarelli invece di strumenti ben più adatti, come rulli per imbiancare o grossi pennelli.
E' chiaro che la voglia di studiare non può reggere ad una fatica importante (leggere e ripetere tre e più volte) non seguita da risultati appaganti. Per molti alunni è così, perché il leggere e ripetere per loro funziona meno bene che per altri. D'altra parte, e questo vale per tutti, è scientificamente provato che, dopo due settimane, noi tratteniamo solo il 10% di ciò che leggiamo.
Il 10%! tanta fatica per trattenere solo il 10%!
Edgar Dale è un pedagogista che, studiando e osservando il nostro modo di apprendere  ha scoperto che la memoria è profondamente influenzata dalle esperienze, più che dal leggere e ripetere.
Le sue analisi sono evidenziate in quello che è chiamato il "Cono dell'apprendimento".


Questa piramide impietosamente ci fa notare come le raccomandazioni che il più delle volte diamo ai nostri figli o studenti siano assolutamente poco efficaci.
L'apprendimento inizia a funzionare se è nel settore attivo di questo cono. Il coinvolgimento, il lasciarsi coinvolgere, valgono più di tante letture!
Con questo non intendo dire che non abbia più senso leggere e ripetere ma che è l'approccio allo studio che va cambiato: non più passivi, ma attivi.
Già migliaia di anni fa, Confucio, il noto filosofo cinese, proponeva un metodo per imparare:

Vedo e dimentico. Sento e ricordo. Faccio e comprendo.

Tradotto oggi è il concetto del Learning by doing. Come direbbe Matteo Salvo nel suo libro:

Esci dallo schema di studiare per imparare e invece studia per spiegare

sabato 9 settembre 2017

Donne dottori della Chiesa

La qualifica di Dottore della Chiesa  è attribuita fin dall'antichità ad alcuni santi della Chiesa tanto orientale che occidentale ed è quindi un importante elemento di comunione con i fratelli ortodossi. Per l’Oriente ricordiamo i santi dottori Basilio Magno, Giovanni Crisostomo, Atanasio di Alessandria e Gregorio di Nazianzo, per l’occidente Ambrogio di Milano, Agostino di Ippona, Gregorio Magno, Tommaso d’Aquino.
In età relativamente recente si è giunti a riconoscere tale qualifica anche ad alcune donne che, con il loro 'genio femminile', sono state testimoni di un amore tenero per la persona di Gesù.
La prima donna a ricevere questo riconoscimento è stata santa Teresa di Gesù. Nata ad Avila in Spagna nel 1515, Teresa fu una delle protagoniste della riforma del Carmelo e più in generale della vita della Chiesa nel tempo segnato dalla riforma protestante. Scrisse Paolo VI nella lettera apostolica La multiforme sapienza divina del 27 settembre 1970: «Noi non dubitiamo doverla proclamare dottore della Chiesa, prima fra le donne, specialmente per la sua conoscenza e dottrina delle cose divine». Amante della lettura e dei libri, Teresa sognava una vita avventurosa. Finì, tuttavia, per scegliere la vita religiosa nell'ordine carmelitano. Inizialmente si trovò a suo agio in una comunità molto numerosa. Alla soglia dei 40 anni, invece, le accadde un fatto che impresse una svolta alla sua vita: l’esperienza mistica, puramente spirituale, della presenza di Gesù induce Teresa a divenire scrittrice, fondatrice di monasteri, guida di un movimento spirituale. È sostenuta in questa svolta dall'incontro con san Giovanni della Croce che diventa suo discepolo e nello stesso tempo maestro e confessore. In breve, i due danno origine ad una delle più avvincenti avventure dello spirito cristiano: la loro sintonia è perfetta, la loro poesia infuocata d’amore di Dio. Teresa ha una buona conoscenza della Sacra Scrittura, ma per la sua opera di scrittrice attinge soprattutto alla sua esperienza di Gesù. Il Libro della vita è uno scritto tra ringraziamento e testimonianza. Nello stile delle Confessioni di sant'Agostino, l’autrice racconta l’opera di Dio nella sua vita. Per le sue prime consorelle scrive, invece, il Cammino della perfezione, un libro di iniziazione alla vita contemplativa. Seguì il Castello interiore, una reinterpretazione del suo itinerario spirituale e nello stesso tempo una sintesi di ciò che è la vita spirituale quando raggiunge il suo pieno sviluppo. Il magistero di Teresa si esercitò anche attraverso le lettere che manifestano una grande capacità immaginativa. Parla di castello interiore, di orto dell’anima, di acqua viva di fonti e canali, di rispetto della persona, di gioia di vivere, di amore per la natura. In breve, per la solidità del suo pensiero spirituale, per la sua sensibilità poetica e per le doti di scrittrice Teresa meritava pienamente di essere proclamata prima donna dottore della Chiesa.
Quasi a voler dimostrare che il riconoscimento attribuito a Teresa d’Avila non era un fatto isolato, a distanza di una settimana Paolo VI proclamò dottore della Chiesa anche santa Caterina di Siena. La giovane senese non poté studiare come i suoi confratelli Alberto Magno e Tommaso d’Aquino in prestigiose università o centri di studio dell’ordine. Fin da bambina, tuttavia, visse all'ombra del convento dei padri domenicani di Fontebranda, assimilò una grande sensibilità per il sentire con Dio e per Dio, aderì alle mantellate, il terzo ordine di san Domenico. Disse di lei Paolo VI: «Ciò che più colpisce nella Santa è la sapienza infusa, cioè la lucida, profonda ed inebriante assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede, contenuti nei Libri Sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento: una assimilazione, favorita, sì, da doti naturali singolarissime, ma evidentemente prodigiosa, dovuta ad un carisma di sapienza dello Spirito Santo, un carisma mistico». La grande intuizione della santa di Siena è la ricerca dell’adesione piena a Dio per mezzo dell’unione mistica con l’umanità di Cristo. Particolarmente avvincente il racconto del cambio del cuore tra la santa e Gesù: «Un giorno mentre pregava le parve che il Signore Gesù le avesse aperto il petto dalla parte di sinistra e le avesse portato via il cuore. Dopo un certo tempo, egli le riapparve con in mano un cuore umano rosso splendente, le aprì il petto, ve lo introdusse: 'Carissima figliola, come l’altro giorno presi il tuo cuore, ecco che ora ti do il mio, col quale sempre vivrai'». Molto amata dai suoi discepoli, Caterina venne da loro progressivamente accostata ai santi dottori della Chiesa. Anche per questo motivo, dopo 6 secoli dalla sua morte, è stata a sua volta inserita nell’elenco dei santi dottori.
Con santa Teresa di Gesù Bambino e del volto santo, la terza donna proclamata dottore della Chiesa da san Giovanni Paolo II il 19 ottobre del 1997, ritorniamo al Carmelo. La giovane Teresa Martin vi entra nel 1888 ad appena 15 anni. Figlia di genitori a loro volta proclamati santi e compagna di sorelle che a loro volta scelsero la vita religiosa, Teresa deve in un primo momento liberarsi di una pietà troppo scontata, troppo naturale. Fin dai primi anni al Carmelo «l’aridità divenne il mio pane quotidiano», mentre nella fase finale della malattia che la porterà alla morte le è chiesto di «mangiare alla mensa dei peccatori, di vivere l’assenza di fede di coloro che sono lontani da Dio». Prove autentiche che non intaccano l’esperienza essenziale di Teresa che è quella dell’amore di Dio cui ella è chiamata a rispondere con la piccola via, la via dell’infanzia spirituale. «L’ascensore che deve innalzarmi fino al cielo sono le vostre braccia, Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più». In breve, Teresa ha scoperto, secondo von Balthasar, l’esperienza della chenosi di Gesù, della discesa per amore accettando la propria e altrui debolezza come luogo della grazia e quindi della resurrezione. Per questo Teresa non si aspetta niente da se stessa, ella spende la vita nel «gettare fiori», nel «niente» di ogni giornata vissuta per amore. Scrive ancora: «Quello che piace a Lui è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che ho nella sua misericordia». Davvero l’insegnamento di Teresa resta di una sconcertante attualità, in piena sintonia con il magistero di papa Francesco.
La santa più di recente riconosciuta dottore della Chiesa è la più anziana in ordine di tempo. Santa Ildegarde di Bingen, nata nel 1089 e morta nel 1179, è stata dichiarata dottore della Chiesa dal connazionale Benedetto XVI, il 7 ottobre del 2012. L’insegnamento di santa Ildegarde si svolge su un duplice livello: quello della fede e quello della natura. Il magistero spirituale ebbe origine da una serie di visioni che la voce di Dio poi le spiegava. Da una parte esprimevano il desiderio e la consapevolezza dell’unione con Dio, dall'altra suggerivano il comportamento da tenere nel presente e nel futuro. Di qui la grande autorità che Ildegarde ebbe sui contemporanei. Alla dimensione spirituale la monaca benedettina univa un interesse non comune nel suo tempo per l’analisi dei fenomeni naturali, nel cosmo e nell'uomo. Il tutto aveva fondamento nella convinzione che Dio è luce in eterno movimento che crea, conserva e rinnova il cosmo e l’uomo. Il Cristo è la pienezza della rivelazione di Dio, ma anche un uomo bellissimo e sommamente degno di essere amato. Egli è il punto d’incontro tra l’uomo e Dio. La natura, che reca l’impronta di Dio, è nello stesso tempo pienamente affidata alla responsabilità dell’uomo. Disse papa Benedetto proclamandola santa e dottore della Chiesa il 7 ottobre del 2012: «L’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa universale a Ildegarde di Bingen ha un grande significato per il mondo di oggi e una straordinaria importanza per le donne. In Ildegarde risultano espressi i più nobili valori della femminilità: perciò anche la presenza della donna nella Chiesa e nella società viene illuminata dalla sua figura, sia nell’ottica della ricerca scientifica sia in quella dell’azione pastorale». Resta solo da augurarsi che l’elenco delle donne dottori possa arricchirsi presto di nuove figure magari originarie di Paesi di più recente adesione al cristianesimo.
Adattato da Elio Guerriero, Donne dottori della Chiesa: Vangelo e amore per Gesù,  in Avvenire del l'8 settembre 2017

giovedì 7 settembre 2017

Il più grande servizio da rendere all'umanità

"Dobbiamo iniziare con l'essere felici perché è il più grande servizio che si possa rendere all'umanità. 
Se siamo felici, c'è almeno un luogo di felicità. La felicità deve però continuamente accrescersi, e si accresce man mano che altre persone diventano un po' più felici. Se nella vostra vita avete reso felice anche una sola persona, non avete perduto il vostro tempo; se avete fatto felice un cane, oppure una pianta fiorita in un giorno di primavera che vi ha dato l'impressione di rispondervi, ne valeva la pena. Credo che la nostra vita sia perduta se questo dono, che è dentro di noi, non riesce ad essere comunicato. Se nessuno vuole il dono che è in voi, offritelo a tutti gli esseri, alla vita, al vento! Il vento lo porterà a quelli che ne hanno più bisogno... 
E' il momento di dare! Io dono e accolgo coloro che possono avere bisogno".
(Jean-Yves Leloup, La montagna nell'oceano)

lunedì 4 settembre 2017

sabato 12 agosto 2017

Uomini e donne del dialogo interreligioso

Nel corso del viaggio in Egitto del 28 aprile del 2017, parlando alla prestigiosa università di Al-Azhar al Cairo, dichiarava papa Francesco: «Nel campo del dialogo, specialmente interreligioso, siamo sempre chiamati a camminare insieme, nella convinzione che l’avvenire di tutti dipende anche dall'incontro tra le religioni e le culture». Davvero uno stile nuovo anticipato da alcuni santi e testimoni che hanno saputo far prevalere la carità su precedenti atteggiamenti di astio e di rivalità. L'articolo di Elio Guerriero in Avvenire del 9 agosto 2017 ci aiuta a ricordare alcuni di loro.
Nel 1219 san Francesco si presentò al sultano Al Kamil con sentimenti di amore universale.
Il beato Charles de Foucauld (1858-1916) si fece interprete di un atteggiamento di rispetto e di simpatia verso la religione islamica. Rimasto presto orfano, venne cresciuto da un nonno colonnello dell’esercito, che lo avviò a sua volta alla carriera militare. Negli anni giovanili, tuttavia, condusse una vita di ozio e trasgressioni fino a farsi espellere dall'esercito. Compì allora alcuni viaggi di esplorazione in Marocco che gli valsero degli importanti riconoscimenti in campo geografico. Nel frattempo, qualcosa in lui stava cambiando. Riaffioravano i suoi ricordi d’infanzia, insieme a quelli dei musulmani in preghiera. Riferì in una lettera all'amico Henri de Castries: «Non appena ho creduto che ci fosse un Dio, ho capito che non potevo vivere che per lui: la mia vocazione religiosa è nata nel momento stesso in cui nasceva la mia fede: Dio è grande...». Entrò allora nella trappa di Nostra Signora delle nevi ed emise i voti monastici. Partì poi per la Terra Santa dove cercò di imitare la vita povera degli anni nascosti di Gesù. Chiese poi di diventare sacerdote per potersi recare ai margini del deserto del Sahara, nell’oasi di Béni-Abbes e celebrare in solitudine il sacrificio della salvezza per elevare l’Ostia nel deserto, adorare il Signore che in essa è nascosto e, così, portarlo al prossimo. Venne ucciso il 1° dicembre del 1916 da un gruppo di tuareg in rivolta.
Un'altra figura che merita di essere ricordata è la santa ortodossa, mat’ Marija Skobcova. Nata in Russia da nobile famiglia nel 1891, Elizaveta Pilenko visse da vicino la fine della dinastia degli zar, gli anni duri della rivoluzione sovietica, la fuga dalla madre patria e l’approdo a Parigi. Due volte sposata, ebbe tre figli, ma all'istituto di teologia ortodossa di San Sergio incontrò personalità straordinarie. E allora matura una nuova vocazione, quella di diventare monaca in mezzo al mondo. È una situazione eccezionale anche per la Chiesa ortodossa, ma il metropolita Evlogij, grande personalità del cristianesimo russo dell’emigrazione, accoglie questo suo desiderio. Le dice al momento della tonsura monastica: «Vi è più amore, più umiltà e necessità nel rimanere nelle retrovie del mondo, respirandone l’aria viziata». Dal canto suo madre Maria, soprattutto dopo la morte delle due figlie naturali, vuole diventare una madre universale. Dapprima si dedica a raccogliere i più poveri tra i migranti russi poi estende la sua azione agli ebrei perseguitati. In particolare, nel luglio del 1942, si reca al Velodromo d’inverno dove sono raccolti i bambini ebrei destinati al campo di concentramento. Con la sua prontezza di spirito riesce a farne fuggire un certo numero, ma firma così la sua condanna. Gli è vicino l’unico figlio rimasto in vita, Jura, che viene arrestato e deportato prima ancora della madre. Arrestata a sua volta, madre Maria viene deportata nel campo di Ravensbrück dove muore il 31 gennaio 1945. Giusta delle nazioni, è stata canonizzata insieme con il figlio il 6 gennaio del 2004, divenendo così esempio straordinario dell’ecumenismo cristiano e del dialogo tra le religioni.
Il cardinale di Firenze Elia Dalla Costa nel 1938 pubblicò una nota pastorale in cui prendeva le distanze dalle leggi razziali contro gli ebrei. Successivamente favorì l’aiuto concreto a favore degli ebrei. Per questa sua opera Dalla Costa è stato riconosciuto come giusto delle nazioni. Amico del patriarca Roncalli, ne favorì l’elezione a pontefice e ne sostenne l’iniziativa conciliare. Trascorse gli ultimi anni della vita nel silenzio e nella preghiera, nell'amore sempre più vivo per Gesù.
Ritornando al dialogo con l’islam, è diventata famosa la testimonianza dei monaci trappisti di Tibhirine sulla costa atlantica dell’Algeria. Guidati dal priore padre Christian de Chergé, i monaci conducevano una vita di preghiera e insieme di testimonianza cristiana in un Paese islamico. I rapporti con gli abitanti del luogo a lungo pacifici e rispettosi divennero improvvisamente tesi in seguito alla guerra civile che sconvolse l’Algeria. I monaci trappisti sapevano di essere in pericolo, decisero tuttavia di restare nel Paese che li aveva accolti per solidarietà con le tante vittime innocenti della violenza. Scrisse il padre de Chergé in quello che viene considerato il testamento dei trappisti di Tibhirine: «Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese... Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato». Come aveva previsto padre Christian, 7 monaci, tra cui lo stesso priore, vennero presi in ostaggio nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996. I loro corpi martoriati vennero ritrovati dopo circa due mesi.
La morte dei monaci di Tibhirine suscitò molto scalpore in Occidente. Il regista Xavier Beauvois ricostruì la loro vicenda nel film Uomini di Dio, vincitore del premio speciale della critica al festival di Cannes del 2012. È importante tuttavia sottolineare che i monaci erano ben lontani dal cercare la notorietà e soprattutto non desideravano suscitare sentimenti contrari all’islam. Volevano, invece, evidenziare gli elementi che possono favorire un incontro di fraternità tra le religioni.
Shahbaz Bhatti (1968 2011) era ministro per le Minoranze religiose in Pakistan. Noto per il suo impegno a favore delle minoranze religiose nel suo Paese, si definiva un uomo che aveva distrutto le sue navi, che non poteva dunque recedere dal suo impegno. Aveva scritto in un testo di autopresentazione:
«Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita...».
L’auspicio di Bhatti venne accolto nel mistero della volontà di Dio ed egli venne ucciso il 2 marzo del 2011. Aveva scritto ancora: «Credo che i cristiani del mondo che hanno teso una mano agli islamici in occasione del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno, sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione».


venerdì 11 agosto 2017

Perché il destino diventi destinazione

Il destino è dato, la destinazione la scegli. Due parole apparentemente simili ma distanti. Un conto è vivere pensando che più di tanto non si può fare (perché tutto è già scritto, è destinato); altra cosa è pensare che devo dare un senso, un verso alla mia vita, come quando si parte per una meta, una destinazione, appunto. Non posso accontentarmi di una vita scialba, insignificante, né posso rincorrere come un matto le occasioni che mi facciamo provare emozioni forti. Se non ho una direzione rischio di bruciarmi e non trovare mai quello che cerco: in primo luogo, perché non mi do il tempo per capire cosa effettivamente vado cercando; in secondo luogo, perché non so dove cercarlo. Dal libro di D'Avenia "L'arte di essere fragili" trovo alcuni suggerimenti per far sì che il destino diventi destinazione.

giovedì 20 luglio 2017

Pocket: salvare i contenuti con un click

Navigando in internet mi capita spesso di trovare, nelle mie ricerche, siti interessanti per il mio lavoro o per le mie passioni (la cucina è una di queste). Scrivere in un foglio word i link? Salvarli nella barra degli indirizzi? Oppure?
Ho scoperto Pocket, che utilizzo sia dal pc di casa che sul cellulare.
Di che si tratta?
Pocket permette di archiviare i link dei contenuti che ci interessano in un unico posto, con la possibilità di accedervi in un secondo momento e da qualsiasi dispositivo. Poiché l'archiviazione permette l'inserimento d tag, sarà più semplice ritrovare quanto abbiamo conservato.
E' necessario creare il proprio account e ci si può accontentare della versione free.

venerdì 7 luglio 2017

La crisi dell'umanità

Siamo cresciuti, per lo meno io, con l'illusione che il progresso fosse un percorso lineare e inarrestabile, a meno di sciagurate scelte umane.
Ho visto la mia quotidianità arricchita da soluzioni tecnologiche che, da bambina, mi potevo solo immaginare guardando i cartoni animati dei Pronipoti. La cosa strana, però, è che all'evoluzione della tecnologia non è seguita una pari evoluzione dell'uomo. Rimaniamo infatti ancorati agli antichi vizi (potere, corruzione, disprezzo dell'altro, egoismo, ecc...) ed anzi, per certi aspetti, a sentire le notizie dai vari TG, mi pare che stiamo precipitando in una fase di regresso spaventoso.
Di regressione del pensiero e della coscienza parla anche Morin (vedi Avvenire del 27/06/2017) che sottolinea come la crisi che stiamo vivendo non è solo di carattere economico ma è «una crisi dell’umanità che non riesce a essere umanità».
Credo che anche il caso del piccolo Charlie sia espressione di questo triste declino dell'umano, come l'indifferenza o l'ostilità con cui guardiamo ai flussi di gente disperata che preme alle coste del sud dell'Europa.
So che è tempo di vacanza, ma che non sia l'umano, quel briciolo di umano che è ancora in noi, ad andare in ferie.



martedì 20 giugno 2017

Raccontare un anno di scuola attraverso risorse multimediali

I terremoti che hanno sconquassato i nostri paesi e città hanno fatto di questo anno scolastico un anno un po' particolare. Tante lezioni perse, un istituto scolastico sovraffollato per fare posto ai bambini della primaria e dell'infanzia "evacuati" da una struttura non più idonea, le teste altrove, l'allerta ad ogni scricchiolio o rumore.
Immaginando quest'anno scolastico come un gioco dell'oca, sono state tante le caselle che ci hanno costretto a tornare indietro o a fermarci per un turno. Insomma, gli imprevisti non sono mancati (tra le tante cose ci si è messa anche la neve caduta copiosa, tanto da bloccare strade e isolare paesi) ma, nonostante tutto, siamo riusciti a produrre qualcosa.
I padlet realizzati dalle classi, su alcune delle tematiche proposte, testimoniano percorsi e modalità di lavoro.
Tagul ci ha permesso di individuare parole chiave e concetti, rappresentandoli in modo artistico e creativo.
Gli acrostici, realizzati anche con l'applicazione Acrostic poems, hanno stimolato a cogliere gli aspetti essenziali, o  più interessanti, delle tematiche affrontate.
La creazione di collage di immagini con photovisi o la realizzazione di locandine con postermywall  ha portato gli alunni a riassumere quanto appreso in un  modo per loro insolito .
La scoperta dei qr-code realizzati con qr-code monkey ha rappresentato un altro modo per imparare ad essere sintetici ed efficaci.
Un aggregatore di link come BridgeURL mi ha permesso di raccogliere i padlet realizzati con i lavori dei ragazzi in una sorta di slideshow.
Cliccare sull'immagine per vedere i padlet in sequenza.



giovedì 25 maggio 2017

martedì 9 maggio 2017

I padlet sull'amicizia

L'amicizia fa parte dell'esperienza umana. Gli amici, specialmente nell'età dei miei alunni, sono indispensabili. La proposta didattica presentata ai ragazzi ha fatto loro scoprire che anche la Bibbia ha qualcosa da dire sull'amicizia e che il rapporto che Dio vuole instaurare con l'uomo, sempre alla luce della Bibbia e del Magistero della Chiesa, è un rapporto di amicizia, di vera amicizia. In questo padlet sono raccolte le riflessioni degli alunni, divisi per classi.

Creato con Padlet

lunedì 8 maggio 2017

Chi è l'uomo? Le riflessioni dei ragazzi di terza media

Se questo è un uomo, scriveva Primo Levi nel descrivere il dramma della Shoa. Da lì siamo partiti per chiederci se qualcosa sia cambiato da allora. Viene da dire che purtroppo la negazione della dignità umana è ancora un male del nostro tempo, che continua a distinguere tra noi e loro, intendendo per loro chi è diverso, chi vogliamo escludere dalla nostra società, chi è visto come un peso se non un vero e proprio nemico. La Bibbia ha qualcosa da dirci? Il Magistero della Chiesa può suggerirci una visione dell'uomo e della donna su cui vale la pena riflettere? I ragazzi hanno raccolto le loro riflessioni e i risultati del loro lavoro nei padlet di classe. Per poter leggere alcuni lavori è necessario disporre di un lettore per qr-code.

Creato con Padlet

giovedì 4 maggio 2017

Sul peccato originale: vecchie e nuove attività

Diversi post ci aiutano a comprendere cos'è il peccato originale.
A questo link si trova una scheda per aiutarci nella lettura del brano biblico. Qui invece una riflessione su pace e peccato. Una catechesi di papa Benedetto XVI sul racconto di Gen 3 la trovate qui. Un esercizio di completamento sulla definizione di peccato nel Catechismo della Chiesa Cattolica lo trovate cliccando qui.
Le ultime attività inserite in ircprof lo spazio di profrel, sono queste:
papa Francesco ci spiega il peccato originale (tre esercizi di completamento)
per comprendere il racconto del peccato originale (guida interattiva alla comprensione del testo di Gen 3)
Pacino di bonaguida, albero della vita, 1310-15


lunedì 1 maggio 2017

Accogliersi in un abbraccio

Proviamo a confrontare queste due immagini: 
San Francesco di Assisi che incontra il sultano di Egitto.
L’abbraccio tra papa Francesco e il grande imam di al-Azhar, Ahmed al-Tayyib, la massima autorità dell’islam sunnita.



L’incontro di san Francesco con il sultano d'Egitto fu a dir poco straordinario. Il Sultano incantato, volle che Francesco restasse suo ospite per diversi giorni, per ascoltarlo e per dialogare con lui, approfondendo temi religiosi con l’aiuto di teologi e saggi musulmani. Tra i due nacque un’amicizia che durò tutta la vita. Al momento della partenza, il Sultano ricolmò Francesco di doni, che lui rifiutò in nome del voto di povertà a cui era legato. Dunque il Sultano diede a Francesco un dono ancor più unico e di estrema importanza: l’immunità eterna per lui e per tutti i suoi frati, e riconobbe in Frate Francesco un uomo umile, portatore di pace e amore, fattosi servitore di Dio. Un riconoscimento ad dir poco incredibile, in un tempo in cui musulmani e cristiani erano intenti in quella che fu definita la più grande guerra tra religioni; in un periodo in cui si concepiva l’altro solo come nemico, il mite ed umile Francesco, contrario alla guerra e sopratutto ad una guerra in nome di Dio, dimostra che un uomo solo vestito della sola armatura dell’amore, riesce dove un esercito non riuscirà con anni di armi e inutili battaglie (in Egitto infatti i Crociati subirono una disastrosa sconfitta). 
L’incontro e l’amicizia nata tra Francesco e al-Mailk al-Kamil, sono da allora diventati segno possibile di dialogo e pace tra le religioni e simbolo della possibilità per gli uomini di comprendersi e superare contrasti e difficoltà, per quanto profondi e gravi essi siano, senza ricorrere alla violenza, all'uso della forza e delle armi.(tratto da http://angelidisanfrancesco.blogspot.it/p/s.html).
L'immagine che vede uniti in un abbraccio fraterno papa Francesco e l'imam Ahmed ci richiama lo stesso concetto: accogliersi come persone e ancor di più come fratelli, al di là delle differenze di credo, razza, opinione.
Riprendo le riflessioni di Marina Corradi su Avvenire del 29 aprile 2017.
«È qualcosa che stupisce, perché non è il gesto formale fra due sconosciuti, ma un abbraccio vero di due uomini che si stringono l’uno all'altro, mentre le mani destre si serrano in una stretta calorosa. E intanto la sala del Conference center di al-Azhar rumoreggia e applaude. Non c’è niente di finto in quell'incontro, pure dopo anni di incomprensioni, pure nel contesto di un paventato scontro di civiltà, mentre Oriente e Occidente sono dilaniati da attentati terroristici. Come ha fatto Francesco, viene da domandarsi stupiti, quale è il segreto. Forse è nell'amore con cui parla dell’Egitto? «Terra di incontro tra cielo e terra, di alleanze fra le genti», terra dove risuonò sul Monte Sinai «rivolto a uomini e popoli di ogni tempo, il comando: "Non uccidere"».
Francesco ricorda all'Egitto la grandiosa sua storia, e anche che proprio sul suolo egiziano trovarono rifugio Maria, Giuseppe e Gesù, bambino: ospitalità che «è fonte di abbondanti benedizioni, che ancora si estendono». Forse il segreto di Francesco sta allora nel rammentare all'altro ciò che ha di buono, e di grande? Quasi in un abbraccio di madre, che ricorda, del figlio, solo il bene.
 «Viviamo sotto il sole unico di Dio misericordioso... in questo senso possiamo dunque chiamarci fratelli e sorelle». Qui il Papa cita Giovanni Paolo II in Nigeria, nel 1982. Poi chiede l’intercessione di san Francesco, che otto secoli fa incontrò in Egitto il sultano al-Malik al-Kamil.
Quell'abbraccio così vero fa pensare a chi guarda che anche questo sia un incontro che si iscrive nella storia. Nel momento in cui il terrorismo islamista insanguina l’Occidente, e in Oriente e nel mondo perseguita i cristiani e altri credenti e no, il Papa va in Egitto come uomo di pace, pace vera. Nel discorso alle autorità del Paese ricorda «il dovere di smascherare i venditori di illusioni circa l’aldilà, che predicano l’odio per rubare ai semplici la loro vita presente e il loro diritto di vivere con dignità, trasformandoli in legna da ardere». Chiaro e franco riferimento ai ragazzi delle banlieue europee, gonfiati di odio da cattivi maestri.
 «L’Egitto – conclude il suo discorso alle autorità – che al tempo di Giuseppe salvò gli altri popoli dalla carestia è quindi chiamato anche oggi a salvare questa cara regione dalla carestia dell’amore e della fraternità; è chiamato a condannare e a sconfiggere ogni violenza e ogni terrorismo; è chiamato a donare il grano della pace a tutti i cuori affamati di convivenza pacifica».
 Il metodo di Bergoglio è dunque richiamare ai popoli e agli uomini la nobiltà dei lombi, della storia da cui provengono, e quindi la statura delle sfide cui sono chiamati? Come un padre che dica a un figlio in crisi: ricordati la tua storia, e tutto il bene da cui vieni. Ma una breve frase rivolta ai giovani egiziani racconta forse ancora meglio il "segreto" di Francesco. Dice il Papa ai ragazzi: vorrei darvi la benedizione, ma voi in silenzio pensate a chi amate di più, e anche alle persone a cui non volete bene, e pregate per gli uni e per gli altri. Pregare per quelli che non si amano, pregare per chi consideriamo nemico: nel primato della carità, nell'estremismo della carità». Forse in questo sta la forza di un uomo che capovolge i cliché e sa abbracciare davvero; uno che abbraccia forte, come ci si stringe tra fratelli. Per questo l’incontro tra papa Francesco e il grande imam sunnita a guardarlo ci meraviglia: perché diresti che quei due sono amici, davvero. E dimostrano ai "mondi" che più d’uno vorrebbe separati e inconciliabili che cos'è essere e sentirsi fratelli.

sabato 29 aprile 2017

Come i credenti dovrebbero abitare il mondo

Dal viaggio del Papa in Egitto alcune frasi, tratte dai suoi discorsi, che possono aiutarci a capire come i cristiani, e tutti quelli che si professano credenti, dovrebbero abitare il mondo.

"Dio gradisce solo la fede professata con la vita, perché l`unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità! Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!"

"La fede vera è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell'altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell`incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l`affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l`orfano, a dar da bere all'assetato, a soccorrere l`anziano e il bisognoso. La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri. In realtà, più si cresce nella fede e nella conoscenza, più si cresce nell'umiltà e nella consapevolezza di essere piccoli".

domenica 23 aprile 2017

Le attività previste per il percorso della classe prima

In un post precedente (clicca qui) ho presentato l'ultimo percorso dell'anno per la classe prima media. In questo post presento nel dettaglio le attività previste.

mercoledì 19 aprile 2017

Per i miei alunni del Liceo Sportivo: una bacheca per avere chiaro l'ultimo percorso di apprendimento

Come integrazione dei post del 30 marzo (classi secondo e terzo; classe prima) vi propongo tre bacheche create con linoit che possono aiutarvi ad avere ancora più chiare le finalità del lavoro proposto. CLASSE PRIMA CLASSE SECONDA CLASSE TERZA

lunedì 10 aprile 2017

Il compito sulla libertà e la check list

Immaginavo il disorientamento di alcuni di voi, cari alunni di terza, di fronte al compito sulla libertà. E così è stato. Non è facile organizzarsi da soli, soprattutto quando si è abituati ad avere tutto pronto e a non assumersi responsabilità. Il confronto in classe che era stato proposto doveva servire a chiarirsi le idee, a porsi domande, ad ascoltare le proposte, anche dei compagni. Ovviamente questo richiede il rispetto di alcune regole, come ascoltare chi parla, contribuire con le proprie riflessioni e proposte, avere un atteggiamento serio e responsabile. E così non è stato. Non per tutti, ovviamente. Certo che la libertà è una rovina, specialmente quando diventa la scusa per fare solo quello che ci pare! Giustamente, alcuni di voi hanno evidenziato che le regole servono. Sono utili perché ci proteggono e ci impediscono di far del male agli altri. Le regole servono, quindi, anche per gestire liberamente l'attività che vi ho proposto. Sarete voi a stabilire se lavorare in gruppi o individualmente, ma dovete avere in testa alcune idee chiare. Per questo vi ho preparato una check list, cioè una lista delle cose da fare o delle cose di cui potete aver bisogno. Non è possibile gestirsi autonomamente e liberamente se non è chiaro l'obiettivo. La libertà richiede senso, altrimenti è solo anarchia, capriccio, girare a vuoto senza concludere nulla.
O meglio, come dice una vostra compagna, con il rischio di farvi del male o di fare del male agli altri (da un punto di vista didattico, in questo caso).
Meditate, gente! Meditate!
Ecco a voi la check list.

sabato 8 aprile 2017

Le novità da ircprof

Vi propongo di dare un'occhiata all'altro spazio online che curo ormai da diversi anni. Nello Spazio di profrel (ircprof.altervista.org) ho inserito nuovi giochi e attività.
Cliccando sulle immagini dei mesi verrete indirizzati alle attività in questione.






venerdì 31 marzo 2017

Una proposta didattica sulla libertà per la classe terza media

Proviamo a vedere come ve la cavate, alunni dell'ultimo anno di scuola media. Vi propongo un lavoro sulla libertà. Vi lascio liberi di organizzarvi come credete (visto che parliamo di libertà!) per realizzare il compito indicato nella presentazione che segue. Leggete attentamente la parte relativa alle competenze, le domande, il compito. Concorderemo i tempi, discuteremo su quello di cui avrete bisogno, fornirò la mia consulenza a chiunque lo chiederà. Non ci resta che augurarci buon lavoro.

Vivere questo mondo da cristiani

La proposta per le classi seconde della scuola media. 

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giovedì 30 marzo 2017

Le proposte per il secondo e il terzo liceo

Per il secondo sportivo
   

 Per il terzo sportivo


 

La risposta di Dio alle attese dell'uomo

Argomento simile alla proposta della prima media, ma con obiettivi e contenuti diversi. Presento il percorso per la classe prima del Liceo. Le pagine si riferiscono al libro di testo adottato.

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martedì 28 marzo 2017

Incontrare Dio nell'altro

Vi propongo un video carino che può aiutarci a riflettere sul nostro modo di relazionarci agli altri. Sto pensando in particolare a voi, alunni di seconda. Abbiamo riflettuto sullo sguardo e sull'amicizia, aiutati anche da alcune pagine della Bibbia e del Magistero della Chiesa.
E' bello poter essere guardati con uno sguardo "primavera", cioè lo sguardo di chi ci dà fiducia, di chi va oltre i nostri sbagli, come ha fatto Gesù con l'adultera o con Zaccheo, ed è altrettanto bello sapere di avere un amico sincero e fidato. La Bibbia definisce l'amico vero un tesoro, medicina che dà vita (libro del Siracide) e Dio stesso (l'abbiamo letto in un passo della Dei Verbum) si propone agli uomini come amico vero.
Gli esseri umani fanno tanta fatica a costruire un mondo migliore perché l'altro è molte volte visto come un nemico, qualcuno da temere o da rendere innocuo, piuttosto che come amico. "Homo hominis lupus" diceva un filosofo (Thomas Hobbes) per descrivere la natura profondamente egoistica dell'uomo.
Ma è proprio questo il destino dell'uomo? farsi la guerra, pensare solo al proprio tornaconto, usare gli altri per i nostri comodi?
Io vorrei sperare che tutti rispondano di no, perché sono certa che il nostro cuore, il cuore di ogni essere umano, desidera altro.
Il video (da lì sono partita) ci fa vedere che il desiderio di bene che abbiamo ha un nome: Dio.
E quando facciamo il bene Dio lo incontriamo per davvero e nel mondo in cui viviamo si realizza un pezzetto di Paradiso.

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giovedì 9 marzo 2017

Chi siamo? Da dove veniamo?

Ne abbiamo parlato in questi giorni, riflettendo sulle tragedie alimentate dall'idea della razza pura o della superiorità di un'etnia sull'altra. Se veramente prendessimo consapevolezza che negli esseri umani sono di più gli elementi che li accomunano da quelli che li dividono, il nostro modo di porci di fronte alla "diversità" sarebbe senz'altro diverso.
Il messaggio biblico e cristiano ci invita a vedere in noi e negli altri l'immagine di Dio e a riconoscersi fratelli, in quanto figli di uno stesso Padre. E, in effetti, una sorta di fratellanza genetica ci può unire a popoli molto lontani e diversi da noi. E' quanto hanno potuto sperimentare alcune persone che si sono sottoposte ad una analisi del DNA per mappare il loro profilo genetico.


In conclusione, il nostro stesso DNA ci costringe a ritrovare le nostre radici dove meno ce lo aspettiamo, e ci ricorda che siamo più uniti di quanto pensiamo. Fratelli, direbbe Gesù.

sabato 25 febbraio 2017

"Leggiamo" l'icona dell'amicizia

Ripresento un'icona di cui ho scritto in un post di diverso tempo fa. Per facilitare la lettura dell'immagine ho utilizzato Thinklink.