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sabato 28 agosto 2010

Educare all'affettività

Co­sa spinge un ragazzo come tanti a dare addosso a una coetanea, cosa lo induce a non fermarsi davanti al suo no, a pensare di potersi prendere quel che lei gli sta negando? E cosa induce una ragazza a esporsi al perico­lo, cosa le impedisce di ve­dere che piega stanno pren­dendo le cose? Colpa del­l’alcol, hanno detto in tanti, erano tutti ubria­chi. «Con l’alcol in corpo, o con la droga, si dà il peggio di sé. Quel peggio che già sonnecchia dentro»: Roberta Vinerba è una suora france­scana che sa parlare ai giovani – e non solo – di sessualità, i suoi corsi per fidanzati sono di­ventati un cult, a Perugia. Sui ragazzi – su certi ragazzi – esprime giudizi per nulla teneri: «Be­re troppo è solo l’esito finale di una serie di com­portamenti, l’alcol è il partner inseparabile – spiega suor Vinerba – di un certo genere di idee. Anzi, della mancanza di idee, di quel niente che tanti giovani si portano dentro e che li spinge a provare tutto». Ma per vincere la monotonia che una vita senza limiti produce, i ragazzi han­no bisogno di emozioni e se le procurano con la droga, l’alcol, la violenza. Con i primi due fi­niscono per far male solo a se stessi ma quan­do la voglia di novità diventa aggressiva le cose cambiano parecchio: «Sono costantemente e­rosi i confini tra il corpo proprio e quello altrui, i ragazzi faticano a capire dove finiscono loro e cominciano gli altri. È sotto gli occhi di tutti – spiega suor Roberta – come gli adolescenti non siano capaci di tenere le distanze. Le effusioni, i baci e le carezze sono condivisi con tutto il gruppo, persino con gli amici dello stesso ses­so, e non riservati al fidanzato. Sono esibiti in­vece di essere confinati alla sfera dell’intimità».
FONTE: dall'articolo di Nicoletta Martinelli su Avvenire del 10 agosto 2010

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