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martedì 24 agosto 2010

Educare all'obbedienza

Obbedire è una virtù? Non sempre. Ci sono situazioni, e la Storia lo insegna, in cui l'obbedienza ha comportato l'oppressione del debole, la persecuzione, la minaccia alla dignità umana.
Disobbedire per partito preso è però altrettanto pericoloso.
La riflessione sull'obbedienza è nata da una frase pronunciata dal cardinale Montini, il futuro Paolo VI.
Ve la propongo:
"Noi dobbiamo educare i giovani all'esercizio del dovere liberamente compiuto. Obbedire per amore, servire per amore, essere forti per amore; questo ha da essere lo stato d'animo che vogliamo creare nella gioventù d'oggi. Se vogliamo una democrazia vera, dobbiamo volerla eminentemente morale".
Queste parole venivano pronunciate nel lontano 1955. Più di 50 anni sono passati, eppure mi sembrano ancora molto attuali.
L'obbedienza è una virtù quando è espressione di un servizio al bene di tutti, quando è impegno verso ciò che è giusto e buono. Se si perde di vista la dignità umana, il rispetto per l'altro, per se stessi, per l'ambiente, tutto diventa prevaricazione, egoismo, arbitrio. Allora anche la democrazia è vuota, apparente. Educare al senso del dovere vuol dire educare al rispetto per l'altro, ad uscire dal proprio tornaconto, a vivere la propria vita con senso di responsabilità. Allora sì che saremo veramente liberi, che l'obbedienza sarà critica e costruttiva, che il senso di responsabilità ci aiuterà a costruire una società più giusta, dove "i furbetti di quartiere" si troveranno sempre più fuori posto.

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