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Per non dimenticare: una visita virtuale al Campo di Auschwitz

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Cliccando sull'immagine è possibile accedere ad una visita virtuale al campo di concentramento di Auschwitz.

La storia del bambino con la pagella cucita nella giacca

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Torna sui social dopo il racconto del medico legale Cristina Cattaneo, in un’intervista pubblicata da Il Foglio, e la vignetta di Makkox su Twitter, una storia che risale al naufragio nel Mediterraneo del 18 aprile 2015. Per ricordarla riporto alcuni passaggi tratti da un articolo di Daniela Amenta in www.globalist.it. [...] Il cadavere del naufrago ha età apparente 14 anni, provenienza Mali. Indossa una giacchetta. All'interno della tasca una pagella cucita con cura. Ha ottimi voti. Questo ragazzino di cui non sappiamo, non sapremo il nome, aveva sperato in un lasciapassare per un mondo più libero e più giusto, un mondo più accogliente, con la sua pagella da "perla rara". L'illustratore Makkox gli ha dedicato una struggente vignetta. Dolorosa. Di sale, come le lacrime. Di sale, che brucia. C'è sempre un prima e un dopo nelle storie dei migranti, così simili a quelle dei terremotati, di chi a un certo punto si trova costretto a lasciare, a fuggire, ad andare...

Sii te stesso!

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Il mio augurio per il nuovo anno. Dedicato in particolare agli studenti del Liceo. Ma non solo a loro.

Favola di Natale 2018

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In quel tempo l’Angelo di Dio portò l’annuncio ai pastori di andare a Betlemme: avrebbero trovato un bambino deposto in una mangiatoia. Come i pastori giunsero davanti alla capanna, la trovarono chiusa. C’era un cartello con su scritto: «Comune di Betlemme. A seguito di verifiche strutturali e della relativa documentazione edilizia, questa abitazione viene dichiarata inagibile, per violazione delle norme urbanistiche». I pastori allora chiesero in giro e venne detto loro che erano venuti anche gli ispettori del Dipartimento di Igiene ed avevano fatto uscire tutti, perché partorendo in una stalla avevano violato le norme igieniche. Poi la Protezione Animali aveva portato via l’asino ed il bue perché: l’asino non risultava vaccinato nel registro degli animali da trasporto, mentre il bue andava abbattuto avendo superato l’età prevista per gli animali da macello. Quando chiesero dove fosse san Giuseppe, risposero che era in carcerazione preventiva in attesa di giudizio, dopo aver perso...

Il presepe: mai per separare

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Da Popotus del 13 dicembre 2018 Piccolo o grandissimo, artistico o casalingo, il presepe riassume lo spirito del Natale. Ed è bellissimo prepararlo insieme, lavorare la carta stagnola per il cielo e il laghetto, decidere in che ordine mettere le pecore, trovare il posto giusto, magari un po’ nascosto, per il pastore addormentato. Di fronte alla grotta di Gesù Bambino anche chi non è lo più torna piccolo. Riscopre l’importanza della famiglia, prepara il cuore alla festa, sente il desiderio di dividere quel che possiede con chi ha meno. Perché il presepe ci dice proprio questo: che abbassarsi rende grandi, che tutti sono invitati alla festa del Signore, che gli ultimi, i più soli, sono i primi agli occhi del Padre. La Natività ci rivela l’amore folle di un Dio che si fa bambino, che pur di starci accanto accetta il freddo e la povertà, che agli applausi dei vip, degli uomini importanti, preferisce l’allegria semplice, un po’ grossolana, di chi ha le mani sporche di fatica. Per questo...

Adulti che non amano abbastanza il mondo

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Una frase che invita noi adulti alla grande responsabilità che abbiamo verso noi stessi e soprattutto verso le giovani generazioni. Alcune domande sono inevitabili.  Con la nostra incapacità di dare risposte credibili alle domande dei giovani, che sono costretti a cercarle da altre parti (droga, alcool, trasgressione,ecc...), non è che dimostriamo di non amarli abbastanza? E, in un certo senso, di non amare abbastanza neanche questa vita e questo mondo che abitiamo? No sono i giovani il problema,  ma siamo noi adulti, incastrati nel nostro egocentrismo, incapaci di desideri che vadano oltre il personale tornaconto. Siamo degli «irresponsabili», nel senso che siamo incapaci di prendere sul serio il desiderio di vita dei nostri ragazzi dando loro risposte credibili. 

L’amore salva quando...

Dedico le belle parole di D'Avenia agli studenti dello Sportivo, in particolare a quelli del Quinto. Un ulteriore spunto di riflessione per il percorso che si sta concludendo. «L'amore salva nella misura in cui siamo disposti ad affrontare le regole della morte». Le parole della settimana "Cosa ci dice il mito di Orfeo e Euridice? L'amore salva nella misura in cui siamo disposti ad affrontare le regole della morte". Il mito di Orfeo e Euridice, Alessandro D'Avenia a #LeParole della...