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lunedì 21 maggio 2012

La nostra risposta all'orrore

Avevo l'età di Melissa quando rapirono Moro. Ero più grande quando leggevo sui giornali delle stragi di mafia.
Quanto accaduto davanti alla scuola di Brindisi mi lascia sgomenta ed anche arrabbiata. Come si può colpire così, nel mucchio, alla cieca? Perché cancellare il futuro andando a "profanare" un luogo come la scuola che, per sua "natura" è proiettata alla formazione dei giovani, futuro della nostra società?
Cosa ci sia dietro quella che doveva essere una strage non lo so. So che adesso i genitori piangono Melissa, 16 anni, vittima sacrificale di chissà quale infame rito, altri sono in ansia, tutti noi siamo scossi.
Dal Blog di Alessandro D'Avenia prendo in prestito alcune frasi:
Il terrore non ci paralizzerà, ma darà nuovo slancio ad un eroismo per troppo tempo compresso per affrontare una crisi già in atto da anni e che abbiamo accettato solo quando è diventata economica. Ma la vera crisi è avere abbandonato un Paese alla forza cieca dell’avidità, del potere, del compromesso, del silenzio omertoso, dello sberleffo, della disunione, del cabaret, della raccomandazione, della parola vuota. Questo ci ha indebolito sino a chiudere gli occhi: basteranno tre bombole di gas a risvegliarci? 
[...] Io non so se quella di Brindisi sia una strage mafiosa. Preferirei di no. Quello che so è che tocca proprio a noi, docenti e studenti, a scuola, indossare quelle scarpe svuotate, mettere in spalla quegli zaini abbandonati e leggere quei libri macchiati di sangue. Altrimenti dimenticheremo ancora una volta perché siamo arrivati sin qui e non sapremo rispondere alle domanda che ieri, Mia, sei anni e nipotina di un’amica, le ha posto: «Zia, perché mettono le bombe nelle scuole? Io a scuola non voglio più andare se mettono le bombe, voglio studiare, diventare grande e diventare una dottoressa come te».

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