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domenica 30 settembre 2012

L'antidoto contro la violenza

Il Logo Vincitore del Concorso Religioni in Dialogo
L’antidoto contro la violenza è «l’alleanza tra persone religiose e persone che non si sentono appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, ma sono in sincera ricerca della verità. Il comune pellegrinaggio verso la verità potrà tradursi anche nel comune pellegrinaggio verso la pace. La pace ha bisogno di essere sostenuta da cuori e menti che cercano la verità e si aprono all’azione di Dio» BENEDETTO XVI

martedì 25 settembre 2012

La morte non avrà dominio

Offro a due persone che amo questo riflessione piena di speranza:

«E la morte non avrà dominio». È il verso finale di una poesia memorabile del grande Dylan Thomas. Un verso che risponde alla domanda fondamentale dell’uomo, se tutto cessa con la morte, o se esiste una vita ulteriore. La domanda primigenia, a cui cercano risposte le religioni, i filosofi, i poeti. La risposta di questi ultimi è piuttosto una scoperta: a differenza del filosofo, che ricerca attraverso la ragione, il poeta, più similmente al mistico, viaggia spiritualmente e incontra delle visioni. Come risponde Dylan Thomas? Nel modo drammatico e complesso, che la poesia esige. Affermare che la morte non esiste, a chi sta perdendo una persona amata, o sta sentendo spegnersi la propria vita, è inefficace. E sarebbe anche una scappatoia, per un poeta, che deve guardare il mondo con gli occhi degli uomini, non dei profeti, e parlare con la lingua dei profeti, umanata. La risposta, il verso finale, ha qualcosa dell’esperienza del mistico ma una tremenda forza di fango umano. Un poeta non sopporta la sofferenza dei suoi simili, spesso sta male anche per quella di un uccellino o di una pianta. Non può rivolgersi a un malato terminale tranquillizzandolo con l’affermazione che la morte non esiste. Non è nella sua natura e nel suo compito. No, ma può cantargli a piena voce che la morte esiste, e non avrà, non avrà dominio.
FONTE: Roberto Mussapi su Avvenire del 22 settembre 2012


sabato 22 settembre 2012

Appello per la Pace

I rappresentanti delle religioni si sono incontrati a Sarajevo, su invito della Comunità di Sat'Egidio. Ecco il testo dell'appello per la pace che ha concluso l'incontro.
«Uomini e donne di religioni diverse ci siamo riuniti su invito della Comunità di Sant’Egidio, delle Chiese ortodossa e cattolica e delle comunità islamica e ebraica in questa terra, bella ma ferita dall’ultima guerra combattuta in Europa.Tanti a Sarajevo ricordano quel doloroso conflitto.Tutti a Sarajevo, e tutte le comunità religiose e nazionali ricordano a noi tutti come la guerra è un grande male e lascia un’eredità avvelenata. Bisogna evitare con tutte le forze di scivolare nella spirale terribile dell’odio, della violenza e della guerra. Il vicino non deve trovarsi a lottare con il vicino perché appartiene a un’altra religione o a un’altra etnia. Mai più in questa terra! Mai più in nessuna parte del mondo! Ci siamo chiesti: la convivenza tra gente di religione o di etnia diversa porta in sé i germi dell’odio e della violenza? No. Così non deve essere. Anche se, purtroppo, troppi Paesi soffrono per la violenza, la guerra, l’insicurezza. Siamo in un tempo in cui sempre più gente diversa si avvicina geograficamente. Ma non basta. Occorre avvicinarsi nel profondo. Bisogna farlo spiritualmente pur nella differenza delle religioni. Siamo diversi. Ma la nostra unanime convinzione è questa: vivere insieme tra gente diversa è possibile in ogni parte del mondo, è molto fecondo. È possibile a Sarajevo e ovunque. Bisogna preparare con responsabilità il futuro. Grande è la responsabilità delle religioni in questo. In questi giorni a Sarajevo abbiamo vissuto la grazia del dialogo e visto come costruire il futuro. Invece oggi, in un tempo di crisi economica, è forte la tentazione di ripiegarsi, anzi di incolpare gli altri popoli dei propri problemi, quelli del passato o del presente. Così un popolo diventa per l’altro straniero o nemico. Si sviluppano pericolose culture del risentimento, dell’odio, della paura. Ma nessun popolo è nemico: tutti hanno sofferto, tutti hanno un’anima buona! Tutti possono vivere insieme! Le religioni hanno un grande compito: parlano di Dio al cuore dell’uomo e lo liberano dall’odio, dai pregiudizi, dalla paura, e lo aprono all’amore. Cambiano l’uomo e la donna dal di dentro. Le religioni possono insegnare a ogni uomo e ogni donna e ai popoli l’arte di vivere insieme attraverso il dialogo, la stima reciproca, il rispetto della libertà e della differenza. Possono, così, creare un mondo più umano. Perché siamo tutti uguali e tutti diversi. Bisogna avere un nuovo coraggio di fronte alle difficoltà. Guardando lontano, si deve creare nel dialogo una lingua fatta di simpatia, di amicizia, di compassione. Questa lingua comune ci consente di parlarci, vedendo la bellezza delle differenze e il valore dell’uguaglianza.Vivere insieme in pace è volontà di Dio. L’odio, la divisione, la violenza, le stragi e i genocidi, non vengono da Dio.
Chiediamo a Dio nella preghiera il dono della pace. Sì, Dio conceda al mondo e a noi tutti il grande dono della pace!».

venerdì 21 settembre 2012

mercoledì 19 settembre 2012

Che idea ti sei fatto dello studio?

Forse è il momento che incominciate a chiedervi che cosa pensate dello studio. E' una perdita di tempo o serve per la vita?
Per aiutarvi a rispondere vi propongo un test di MONDOERRE.
Cliccate sull'immagine.

lunedì 17 settembre 2012

La dignità dell'uomo

da "La Settimana Enigmistica" del 21 luglio 2012
La Bibbia ci dice che ogni essere umano è creato a immagine di Dio. Come l'Adamo della vignetta proposta, ognuno di noi "viene" da Dio e togliendo Dio dal proprio "albero genealogico" non ci guadagniamo nulla. Anzi. Dice Benedetto XVI che «...dove scompare Dio, l'uomo non diventa più grande; perde anzi la dignità umana, perde lo splendore di Dio sul suo volto» (omelia del 15 agosto 2005).
Leggo nel Catechismo dei Giovani "YouCat":
«Se la dignità umana derivasse dai successi e dalle prestazioni dei singoli uomini, i deboli, i malati e coloro che sono privi di forze non avrebbero alcuna dignità. I cristiani credono al contrario che la dignità umana derivi in primo luogo dalla dignità di Dio; egli guarda ogni singolo uomo e lo ama come se si trattasse dell'unica creatura del mondo. Poiché Dio ha gettato il suo sguardo anche sulla più  piccola delle sue creature, essa possiede una dignità infinita che non può in alcun modo essere distrutta da parte degli uomini» (n.280).
Se ne fosse ricordato Adamo prima di cadere nella trappola del serpente! Purtroppo Dio lo mettiamo di mezzo solo quando ci fa comodo, per dimenticarcene, se non eliminarlo, quando la sua presenza si fa ingombrante, perché ci richiama alla Responsabilità, al Bene, alla Verità.Quant'è più comodo, invece, scegliere la via meno impegnativa.
Dice ancora Benedetto XVI:
«L'uomo che si volge verso Dio non diventa più piccolo, ma più grande, perché grazie a Dio e insieme con Lui diventa grande, diventa divino, diventa veramente se stesso» (omelia dell'8 dicembre 2005).

domenica 16 settembre 2012

Creare giochi educativi con Dibujosparapintar

Girando su internet, alla ricerca di strumenti per costruire giochi didattici mi sono imbattuta in  "dibujosparapintar.com" e ho scoperto che offre la possibilità di costruire alcuni tipologie di giochi da eseguire on line.

Costruire i vostri giochi non è difficile; provate a seguire le indicazioni.
GIOCO di COLLEGAMENTO
La freccia indica dove cliccare per costruire il vostro gioco, una volta che siete entrati nel sito www.dibujosparapintar.com
   La freccia vi dice dove cliccare per costruire il vostro gioco.        



Date un titolo al gioco, descrivete l'attività e indicate il vostro nome. 


Questa immagine vi indica dove cliccare per inserire gli elementi del gioco.
Non potete creare il gioco se non avete aggiunto almeno 5 coppie di elementi. Dopo averlo fatto cliccate dove è indicato dalla freccia.

Al gioco creato viene assegnato un indirizzo a cui potete accedere per avviare l'attività.

Gli altri giochi che potete creare, con un procedimento simile, sono quelli indicati dalle immagini.
Cliccando sull'immmagine verrete indirizzati alla pagina per la costruzione del vostro gioco. Questo gioco non viene salvato, ma vi consente di costruire sfide a due.
Cliccando sull'immagine verrete indirizzati alla pagina per la costruzione del vostro gioco, a cui potrete accedere successivamente salvando l'indirizzo assegnato.
Cliccando sui numeri che seguono potete giocare con alcuni dei giochi che ho creato.
1
2





sabato 15 settembre 2012

Creare test interattivi con Textivate

Textivate è un'applicazione del web che consente di creare esercizi interattivi su testi, come completamento, riordino di sequenze, ... Come si utilizza?
Entrate nel sito cliccando qui.
Inserite il testo nella finestra che compare.
Scegliete il tipo di attività che volete proporre, tra quelle che vi vengono offerte.
Io ho scelto un esercizio di completamento testo con le parole che vengono fornite, ma, come vi dicevo le possibilità sono diverse.
Se vi "loggate" potete salvare il vostro lavoro e inserirlo nel vostro blog come ho fatto io.
Provate a vedere come funziona completando il testo che ho scelto, tratto dagli Atti degli Apostoli.
Click below to access the activity. (Opens in a new window on touch devices.)

Click here to open the above activity in a new window.

mercoledì 12 settembre 2012

L'ora di religione : un'ora per crescere

Una breve presentazione, realizzata con il simpaticissimo PowToon, per illustrarvi alcuni buoni motivi per cui valga la pena frequentare a scuola  il corso di religione cattolica.

martedì 11 settembre 2012

Non arrendersi mai

Andrea (nome di fantasia) non ha superato il test di ammissione alla facoltà di medicina. Parlavo alcuni giorni fa con la sua mamma che mi confidava la preoccupazione per quel figlio che si sentiva amareggiato e depresso. Comprensibile, specialmente quando ti sembra che i tuoi sforzi e il tuo impegno non siano serviti a nulla.
Sono tante le volte che la vita ci presenta un conto che sembra troppo salato. Ma dobbiamo avere la capacità di andare avanti, di non permettere alla malinconia o alla sfiducia di averla vinta. Non importa se siamo caduti, l'importante è rialzarsi. Sempre.
Ve l'ho detto molte volte, lo ripeto ogni giorno anche a me stessa.
Mentre guardavo le Paraolimpiadi alla televisione ho provato una profonda ammirazione per quegli uomini e quelle donne che hanno saputo affrontare le difficoltà che la vita non ha certo loro risparmiato. Pensate a quanto possa essere complicato per loro compiere azioni per noi banali, come correre, nuotare, andare in bicicletta, ecc. Eppure li abbiamo visti correre, nuotare, andare in bicicletta, ecc. ad alti livelli. Campioni nello sport ma anche nella vita, perchè capaci di non arrendersi all'evidenza della loro disabilità.
Vi riporto un'intervista alla simpatica Cecilia Camellini (tratta da Popotus del 6 settembre 2012), che ci ha regalato delle bellissime medaglie:

Cecilia ha vent’anni, è non vedente dalla nascita, ma le basta ascoltare il rumore dell’acqua di una piscina perché le sue braccia comincino a girare come mulinelli. Con la spinta delle gambe il suo corpo diventa leggero e prende quella velocità che la porta, spesso, a toccare per prima il bordo della vasca. Così nessuna meraviglia se la prima medaglia d’oro del nuoto alle Paralimpiadi (i Giochi per atleti disabili) di Londra 2012 è arrivata da Cecilia Camellini. Che ci ha preso gusto e ha calato il tris: un altro oro e un bronzo, dopo i due argenti vinti alle precedenti Paralimpiadi di Pechino, quando aveva solo sedici anni. Cecilia vive al buio come tutte le persone cieche, ma si illumina ogni giorno perché è un vulcano di idee. Oltre alla passione per il nuoto coltiva anche quella per i cavalli; nel frattempo fa atletica, scia, ama leggere e suonare il pianoforte. Lo sport è in cima ai suoi pensieri, ma Cecilia si dedica seriamente anche allo studio. Al liceo classico si è diplomata con il massimo dei voti e ora è iscritta alla facoltà di Psicologia. Un genio? «No, sono una ragazza normale», dice Cecilia che nonostante i suoi successi nel nuoto non vuole essere paragonata al “fenomeno” Federica Pellegrini: «Siamo diverse. Io e Federica siamo solo due colleghe». È un collega, un atleta tetraplegico, anche il suo fidanzato Francesco Bettella, in gara pure lui a Londra 2012. «Con Francesco stiamo bene insieme, siamo l’uno il sostegno dell’altro», racconta tenera Cecilia. Realizzati tutti i suoi desideri di vittoria alle Paralimpiadi, ci racconta dell’ultimo sogno che sta per concretizzarsi: «Sto aspettando un cane guida». Un nuovo amico a quattro zampe che l’aiuti a muoversi per la città e l’accompagni tutti i giorni in piscina a nuotare.

Che ne dite? Non è un bell'esempio di costanza e fiducia nella vita?

domenica 9 settembre 2012

Su accanimento teraupetico ed eutanasia

Il rifiuto dell’accanimento terapeutico è legittimato dal magistero bioetico della Chiesa, come insegna il Catechismo: «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire». La Chiesa è certamente per la vita, ma non per la vita a ogni costo. C’è un 'costo' clinico umanamente e teologicamente inaccettabile. Umanamente perché gravoso, non atto a curare, non dignitoso e rispettoso della persona. Teologicamente perché volto a contrastare il disegno di Dio su ognuno, che abbraccia anche il morire, da accogliere e vivere in naturale libertà. I mezzi teraupetici vanno distinti in proporzionati e sproporzionati rispetto ai loro effetti. I primi sono doverosi perché, anche se non guariscono, curano. Essi sono un valido sostegno al vivere della persona malata. Rinunciare a essi è atto soppressivo della vita: è eutanasia omissiva. Ai mezzi straordinari invece si può e, per non cadere nell’accanimento terapeutico, si deve rinunciare. Essi infatti danno luogo a un prolungamento forzoso e penoso della vita. L'accanimento teraupetico non consente alla vita di fare il suo decorso, fino al suo atto ultimo, il morire. L'eutanasia è invece interruzione della vita.
Per chiarire ancora meglio: l'eutanasia è "la morte ad ogni costo", l'accanimento terapeutico è "la vita ad ogni costo".
Perché equiparare il rifiuto dell’accanimento terapeutico a una scelta eutanasica? Perché far passare la delegittimazione dell’eutanasia come la privazione di un diritto? La morale cattolica, come ogni etica centrata sul valore indisponibile e inviolabile della persona, non può ammettere un diritto a morire. Ma un diritto a morire con dignità umana e cristiana sì. È quanto fa la Chiesa con la delegittimazione dell’eutanasia da una parte e dell’accanimento terapeutico dall’altra. Di questa dignità umana e cristiana del morire sono stati testimoni il cardinal Martini e il Beato Giovanni Paolo II, anche la sua morte assoggettata a una strumentalizzazione pro-eutanasica. Il modo come hanno affrontato la malattia e la loro rinuncia all’accanimento terapeutico sono un brano di quel Vangelo della vita che hanno insegnato e vissuto.

Liberamente adattato da "Quella cristiana testimonianza della dignità del morire" di Mauro Cozzoli (Avvenire del 4 settembre 2012)

sabato 8 settembre 2012

La felicità è...

«La felicità, è un passero che lascia sulla neve pochi segni memorabili, mentre il dolore è un fulmine che spacca la quercia».
Maria Luisa Spaziani, poetessa, in Donne in poesia, Marsilio, 1992

mercoledì 5 settembre 2012

Il circo della farfalla

Vi avevo proposto questo film nel post del  17 luglio 2012.
Ho trovato un commento molto interessante di Antonio Socci che vi propongo. E' un aiuto a cogliere il senso profondo del film attraverso la riflessione sulla figura del signor Mendez, il direttore del circo, che simboleggia Gesù che non è venuto a condannarci, ma a farci rinascere.

«C'è da tempo, in rete, un cortometraggio bellissimo The Butterfly Circus (Il circo della farfalla) diretto da Joshua Weigel. Dura 20 minuti ed è sottotitolato in italiano. E' struggente. Ve lo consiglio. [...] Penso che si sbaglierebbe a credere che questo stupendo film metta a tema la sofferenza della disabilità o l'emarginazione. Per me non è un film sui corpi, ma sulle anime e lo suggerisce proprio il "signor Méndez", direttore del "Circo della farfalla" che presenta alla fine Will come "un'anima coraggiosissima". La "deformità" di Will, la sua mutilazione è l'immagine della nostra povera umanità, l'immagine di ciascuno di noi, inchiodato al proprio limite, alla propria incapacità, alla propria disperazione e solitudine, al proprio peccato, ai propri sbagli, al proprio "non essere amato" e quindi vittima impotente di un mondo crudele che trae guadagni dalle sue mostruosità. La storia infatti si apre proprio sullo spettacolo crudele del mondo, che di questa miseria umana fa spettacolo: "il miglior spettacolo di mostri della città". Promesse di soldi, dolore e crudeltà, tristezza. E quei poveretti esposti come animali e crudelmente derisi per le loro deformità... Il tipaccio che li illustra infine annuncia: "una perversione della natura, un uomo – se così lo si può chiamare – a cui Dio stesso ha voltato le spalle!". Ecco, questo è il modo come noi ci vediamo e vediamo gli altri: abbandonati da Dio. E quindi asserviti a chi fa senza scrupoli mercimonio della nostra umanità. Il pubblico davanti a Will alterna sguardi di orrore, derisione, risolini e crudeltà. Ma quel giorno, in quel cinico luna park, è arrivato un uomo diverso da tutti. Il "Signor Méndez" ha uno sguardo diverso su quei poveretti. Vi fa pensare a Qualcuno? Ecco la sua compassione, il suo fermare la crudeltà dei ragazzetti, il suo levarsi il cappello davanti a Will, il suo "tu sei magnifico!", l'immediato perdono per lo sputo del povero disperato che credeva di essere deriso perché lui non si vedeva "magnifico". Il "Signor Méndez" è subito pronto a scusarlo e giustificarlo: "non è successo niente. E' colpa mia. Forse mi sono avvicinato un po' troppo, giusto amico?". Chi è quest'uomo strano, unico? E' il "signor Méndez", famoso perché direttore del "Circo della farfalla", quello che – secondo il mondo – fa "spettacoli stravaganti". E' considerato "strano", "stravagante", perché è diverso dal luna park delle mostruosità. Will decide di andare col "Circo della farfalla", dove lo accolgono con calore, ma non gli fanno fare quello che faceva prima perché "da noi non c'è nessun fenomeno da baraccone". Il "Signor Méndez" gli dice: "non c'è niente di edificante nell'esporre le imperfezioni di un uomo... noi siamo contenti che tu stia qui con noi e puoi restare finché vuoi, ma io dirigo un altro tipo di spettacolo" È lo spettacolo della bellezza, dell'armonia, dell'audacia, dell'abilità umana. Lo si vede quando in un villaggio triste e decadente arriva la compagnia del "Circo della farfalla".... Il "Signor Méndez" annuncia: "signori e signore, ragazzi e ragazze, ciò di cui ha bisogno questo mondo è di un po' di stupore". Il "signor Méndez" guarda i suoi artisti incantato e commosso. E sussurra a Will: "splendidi, non è vero? Come si muovono, pieni di forza, colore e grazia. Sono sbalorditivi!" Poi lo scuote bruscamente. Gli fa capire quanto è crudele e ingiusto ciò che pensa di se stesso e gli dice che anche lui può essere come loro. Infatti gli svela qual è la vera bellezza dei suoi artisti: sono tutti dei redenti, sono persone che erano state buttate dal mondo come perduti e perdenti. E sono rinate. Perché il "Circo della farfalla" mostra appunto questo meraviglioso spettacolo: il bruco deforme che diventa bellissima farfalla. Dice il "Signor Méndez" a Will: "se soltanto tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri". E' una possibilità anche per Will. Perché la vera bellezza è quella di chi si lascia amare, di chi accetta la misericordia e "rischia" tutto se stesso in questo amore, L'obiezione di Will: "Ma sono diversi da me" (tipica obiezione di chi si sente più disgraziato e più incapace di tutti gli altri). Ma il "Signor Méndez" rovescia totalmente le sue categorie di giudizio: "Sì. Tu un vantaggio ce l'hai: più grande è la lotta e più è glorioso il trionfo". E infatti per Will arriva il trionfo. Così il "Signor Méndez", felice e commosso può annunciare: "I vostri occhi saranno testimoni, in questo stesso giorno di un'anima coraggiosissima". Non più spettatori di una mostruosità, ma testimoni di una gloriosa rinascita e di un'avventura ardimentosa. Io penso che il "Circo della farfalla" esista in questo mondo. E' il Regno di Dio che Gesù è venuto a instaurare. E' lui che davanti alla mostruosità di ogni uomo gli sussurra: "Tu sei magnifico!". E gli diventa amico perché il bruco, il verme, diventi la libera e bella farfalla... Gesù non è venuto a incriminare, a giudicare, a puntare il dito (lo fa già il mondo). No. Gesù è venuto pietosamente a guarirci. A farci rinascere. E chi siamo noi per dire: no, quello non può farcela, quello è uno abbandonato da Dio? Ecco una bella pagina del grande Dietrich Bonhoeffer: "Dio non si vergogna della bassezza dell'uomo, vi entra dentro, sceglie una creatura umana come suo strumento e compie meraviglie lì dove uno meno se le aspetta. Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l'insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono 'perduto', lì Egli dice 'salvato'; dove gli uomini dicono 'no!', lì Egli dice 'sì'! Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì Egli posa il Suo sguardo pieno di un amore ardente incomparabile. (...) Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, lì Egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il Suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del Suo amore, della Sua vicinanza e della Sua Grazia". Questo è il cristianesimo».

FONTE: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2375

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